domenica 5 aprile 2009

LE LEGGI FONDAMENTALI DELLA STUPIDITà UMANA – C. M. Cipolla

Una specie di pamphlet, credo si dica cosi, che spiega quali sono le 5 leggi fondamentali della stupidità umana. Alcune perle: la prima legge della stupidità umana, sempre e inevitabilmente ognuno di noi sottovaluta il numero di individui stupidi in circolazione; la terza (ed aurea) legge, Una persona stupida é una persona che causa un danno ad un’altra persona o gruppo di persone senza nel contempo realizzare alcun vantaggio per sé od addirittura subendo una perdita. Insomma l’approccio scientifico all’identificazione della stupidità umana é meraviglioso, vi dico solo che alla fine del libro c’é anche un grafico che serve per capire dove localizzare le varie personalità e alcuni grafici vuoti nei quali incasellare i vostri nemici! Saranno una quarantina di pagine che si leggono in un’ora, vale davvero la pena. Voto 10.

giovedì 2 aprile 2009

Six and the City all’Ile Maurice – Parte 1

Guadalupa. Dopo giorni e giorni di discussioni, esplorazioni via internet, racconti dei parenti serpenti, sguardi fugaci alla Colo’ su Youtube, optiamo per la Guadalupa. Prenotazione confermata, possiamo procedere all’acquisto delle creme solari che abbiamo tenuto in stand by per scientifiche ragioni scaramantiche.
Quando ad un tratto, in fondo al corridoio, con piglio sicuro e volto sorridente, lo vedo avvicinarsi a grandi passi alla mia scrivania e bastano poche parole per riconoscerlo, é lui, proprio lui: lo iettatore.
Ciao, come stai? Mi fa. Bene grazie ho appena prenotato le mia vacanza in Guadalupa, parto fra 2 mesi. E la sua risposta lo identifica nel suo ruolo di malefico porta iella, invidioso, fetente, misero e pure tapino.
Ah. Beh si, splendida destinazione. Se non fosse per lo sciopero. Ma si, comunque non preoccuparti... e qui mi sento che me la sta gettando la mala sorte, la chiama a gran voce il verme. Cerco ferro, guardo il vicino e spero che si tocchi, cerco un cornetto su internet (Algida? Certo che un gelatino ci starebbe proprio bene), incrocio le dita dei piedi e delle orecchie ma la gufata arriva inesorabile: vuoi che lo sciopero non sia finito fra 2 mesi?
NOOOOOOOOOOOO! Questa dichiarazione mi annienta. Quindi gli offro una caramella anno 1994, Gran Riserva, che tengo per le occasioni speciali tipo questa e me ne libero, sperando che passi le prossime ore in meditazione sull’asse in preda alla maledizione di Toutankhamon. Pero riflettendoci, storicamente quanti scioperi sono durati 2 mesi? Quindi mi metto tranquilla e comincio a sognare di spiagge assolate, di palme mosse dal vento e di braccioli della Sirenetta che ci permetteranno di fluttuare nel mare blu. Intanto le settimane passano e seguo con trepidazione gli eventi isolani. Siamo alla settimana 3 di sciopero, beh certo tengono duro, pero é giusto combattere per i propri ideali, bravi, cosi si fa. Settimana 4, barricate per strada, muri di auto incendiate, tutte le attività lavorative sospese, scuole, supermercati, villaggi vacanze chiusi, si ecco, pero magari se vogliamo almeno pensare all’istruzione, se no i ragazzi mi perdono l’anno e vengono su ingnoranti come capre, non importa se state perdendo l’alta stagione vacanziera, e la vostra economia si basa su quello, l’importante é resistere, bravi, bravi. Settimana 5: un morto. Un sindacalista colpito da una pallottola vagante, numerosi feriti tra i poliziotti, vetrine dei negozi distrutte. Ok ora pero’ esagerate un pochino, ma possibile che si debba arrivare a sto punto, non che non mi tocchi la crisi economica pero’ miseria, ma dovete proprio far sciopero dove io dovrei fare le mie vacanze? SI. Settimana 6, il rappresentante dei sindacati minaccia di morte il rappresentante degli imprenditori. Alla radio e alla tele non si parla di altro mentre in Italia, la notizia appare come due sparute righe a pagina 56 del Corriere, nella posta del cuore. Tant’é vero che delle six, le four che vivono in Italia, non si capacitano della preoccupazione mia e di Daniela e pensano che siamo in preda ad un delirio tremens. Alla settimana 7 di sciopero generale, scatta l’annullamento della vacanza. Ora basta scioperanti del menga, ci avete rotto, non ci veniamo più, avrete tutte le vostre ragioni ma non é che possiamo essere in balia di uno sciopero per la ventiquattresima volta in questa nazione!
Parte cosi’ la ricerca di una nuova meta. Ora, vi pongo un quesito: come si fa a trovare una nuova meta che deve rispondere a criteri ben precisi che vi elenco di seguito?
1) Temperatura media tra i 27 e 30 gradi, sole caldo ma non cocente ogni giorno, possibilmente un filo di vento, ma non troppo
2) Meta mai visitata da nessuna delle girls, neanche nelle vite precedenti quando eravamo gabbiani o scimmie o pantegane
3) un po’ mare un po' cose da vedere un po' cultura un paio di negozi
4) a meno di 12 ore di volo
5) economica
6) lussuosa
7) fettina di c... con i pinoli magari anche

Non male eh? Ma niente ci scoraggia ho la soluzione nel DNA, quindi butto giù un file excel, dove chiedo di inserire con ordine di priorità le varie ipotesi di destinazione e nel giro di un’ora abbiamo la risposta: Mauritius. Siamo veramente efficienti.
Mettiamo in valigia qualche crema (penso che potremmo aprire in loco un Sephora come quello degli Champs Elisées), un paio di costumi (non abbiamo mai messo lo stesso per due giorni di fila nessuna delle sei) e un paio di top (sembriamo una filiale di H&M) e misteriosamente il peso cumulato delle valige supera di gran lunga le 0,1 tons. Ma come é possibile scandisce Mirella? Non ci abbiamo messo dentro niente... ci saranno massimo 5 paia di scarpe, le babbucce di gomma per i coralli, le pinne, 6 pantaloni, 2 maglioncini perché magari sai la sera fa freddo, il phon, il kway, due spazzole, 4 vestitini, i pantaloni corti, quelle medi, quelli da corsa, un jeans e le tennis. Mi sa che é la spuma dei capelli che pesa, la prossima volta non la porto.
Finalmente si parte e praticamente voliamo sull’aereo più pazzo del mondo. Una concentrazione esagerata di bambini urlanti e non, un gruppo significativo di viaggiatori episodici (quelli che applaudono quando l’aereo atterra perché anche stavolta ci é andata bene) e delle hostess cosi antipatiche che dopo 5 minuti riprendono zia Simonetta che peserà 21 kg perché é seduta sul bracciolo del sedile mentre ci parla. Su 6 video 4 sono morti 1 si vede e 1 si sente. Cominciamo bene. 11 ore di strazio, già all’ottava ora non sai più dove mettere le gambe, decidi di dormire appollaiato sul poggiapiedi, con un ginocchio in bocca e l’altro incastrato tra i due sedili davanti, la testa appoggiata al finestrino, la fronte congelata dopo 41 minuti, bocca aperta e rivolo di saliva che scende. Che bella immagine. Insomma arriviamo a destinazione provate ma felici perché l’isola é davvero un paradiso. Abbiamo 2 appartamentini e ognuna la sua stanzetta: meraviglia!
Ogni giorno prendiamo un taxi per visitare una nuova spiaggia e facciamo subito amicizia con due personaggi memorabili: taxi Centrino e taxi Precisino. Il primo ci recupera al mattino, ha una macchina del 1943 tipo Simca, con la passamaneria plastificata sotto i finestrini, il tocco di classe é che solo il pezzo del conducente ha una fantasia diversa, un paio di plaid di cotone, diversi santini attaccati allo specchietto, che ci spiega sono per allietare i trasportati! Saliamo in 6 più lui, ancora oggi sono convinta che siamo magrissime visto che siamo riuscite ad entrare. Taxi Precisino invece ha una specie di Espace chicchissimo, sedili in pelle, aria condizionata, quando arriviamo alle 6 dalla spiaggia un po’ unte e un po’ insabbiate ci guarda disgustato e temiamo sempre che cambi idea e non ci faccia salire, dopo averci depositato in hotel passa 20 minuti circa a spolverare la sua creatura! Una sera ci é venuto a prendere, agghindate per la cena, non ci ha riconosciute, troppo pulite e ordinate, quindi chi ha chiesto dove stavano le randagie che portava al mattino.
Spenderei due parole anche relativamente all’argomento foto. Giusto per chiarire qualche numero:
5 macchine fotografiche digitali
1002 foto generate
456 foto censurate (non pensate male, anzi bene, in realtà sono state inviate a l’Oreal per la campagna anticellulite, al forum internazionale dell’obesità, all’Associazione GG Ginocchia Giganti, al Centro Mondiale per lo studio del doppio mento)
247 foto a gruppi di 5 identiche (questo perché il gioco consiste nel fermare una vittima dopo un’attenta analisi, gli si chiede una foto e immediatamente accertata la disponibilità, gli si rifilano le altre 4 macchine, per ottenere come risultato 5 foto fotocopie)
25 foto di Arcobaleni ognuna di grande qualità, con dettagli futuristi:
Arcobaleno con antenna radio della macchina
Arcobaleno con lampione
Arcobaleno in movimento (quella sfuocatura che pare nebbia)
Arcobaleno ipotetico: nooooo, ma dove ho messo la macchina? Sposta l’asciugamano, dai dai veloce! Ma no miseria c’é la batteria scarica! Ecco ora c’é il sole.

- continua -


domenica 15 marzo 2009

Lunghi attimi di shopping

Chiaramente ci troviamo di fronte ad una tematica decisamente femminile, ma credo che gli uomini, in primo luogo, possano dare consigli utili ed, in secondo luogo, trarre insegnamenti preziosi al trattamento delle donzelle in generale.
Cominciamo con un quesito esistenziale:
potete commisurarmi l’utilità di un vestito di raso di seta nero, lungo fino ai piedi, scollato davanti e dietro, senza maniche, chiaramente da sera? Potremmo enumerare le occasioni a disposizione per indossarlo per aiutarvi:

1) Serata alla Scala o all’Opera, vi ricordo che quando si acquistano i biglietti al quarto anello alla modica cifra di 120€, si puo tranquillamente andare vestiti da punkabbbestia e portarsi un cane pulcioso. Vi consegnano un binocolo per la visione, non c’é neppure la maschera ad accompagnarvi perché non le forniscono i ramponi da montagna per salire e alla fine dello spettacolo ricevete in omaggio un cd dell’Opera a cui avete assistito perché da quella distanza é abbastanza difficile che abbiate captato anche solo una nota.
2) Serata di Natale dell’azienda. Normalmente si svolge in mensa. La comunicazione ufficiale informa che é gradito abbigliamento informale cosa che autorizza i colleghi uomini a presentarsi indossando una camicia a righe verticali che pare il fine trasmissioni RAI degli anni 80, calzino rigorosamente corto, preferibilmente con stampa di personaggio dei fumetti: un fantasma, una papera, un orsetto, cravatta regalata dai figli, gesto tenerissimo, peccato solo per il disegno del cesto di frutta nell’angolo in basso, del tronchetto della felicità in centro o di una donnina nuda in alto.
3) La sfilata dell’azienda della mia amica che lavora nella moda. L’evento si svoge chiaramente in settimana, durante orari lavorativi, a Milano (giusto quegli 862 km di distanza, un battito di ciglia) ma soprattutto niente ci lascia presagire che saro invitata...

Quindi secondo voi la risposta é chiara: l’abito non é necessario e non si compra. Ma... ebbene si, c’é un ma, che le donne in lettura hanno già elaborato. Ragazzi sembra fatto su misura! Mai visto un abito cadere meglio addosso, non segna neanche i fianchi (si, si certo, se non respiro e metto le mutande a pancera di Bridget Jones, sempre li a fare i pignoli, miseria) senza contare il prezzo: 90€ scontato dell’85%. Eh no, scusate si deve comprare.
Vi ricordo che sono finance nel DNA, nell’animo, fino all’ultima cellula, si tratta di un vero affare, ma soprattutto, tenete conto del fatto che sono accompagnata alla prova da 5, dico 5 amiche. Ora, secondo voi con quale probabilità anche una sola di loro mi dirà di non comprarlo? Nessuna. Quindi scatta l’acquisto, un’occasione per metterlo la troveremo, é come il tubino nero di Audry Hepburn, una donna di classe nell’armadio un tubino nero lo deve sempre avere, stiamo parlando di generi di prima necessità, mica di acquisti superflui.
Aaaahhhhh, che sollievo, mi sento meglio, veramente mi serviva, mi sembra di aver compiuto un’impresa titanica, di aver risolto i problemi del mondo, di avere un guardaroba veramente all’altezza di Carla Bruni ora. Ma questa sensazione di sollievo é solo momentanea. Un dubbio atroce mi attanaglia al punto da togliermi il respiro: MA CON CHE SCARPE LO METTO?
Amiche, lo so che voi ci avevate già pensato. Amici, so che siete caduti dalla sedia per lo sconforto.
Eppure si tratta di un problema serio. D’accordo che il nero va con tutto, ma mica lo posso mettere con le Nike da corsa, o le ballerine da ufficio, o il sandalo da mare, insomma mi rendo conto che tra le 76 paia di scarpe stivate nell’armadio non ce n’é una che possa andare bene. Prendo 33 gocce di fiori di Bach Impatients, perché mi rendo conto che lo stress mi sta rendendo agitata. Ho bisogno di riflettere con calma: non ho biglietti della Scala, siamo a Luglio quindi Natale é ancora lontano e la settimana della moda é a settembre, in 2 mesi ce la potremmo fare a trovarle.
Infatti, neanche un mese dopo, a spasso per Barcellona con la mia amica Daniela l’occasione d’oro si presenta. Una piccola nota, Daniela é stata premiata dall’Associazione negozianti di New York (a questo dedicheremo un capitolo a parte) per il supporto dato alla crescita dell’economia della città, é stata un caso di studio del centro psicosi dell’Ospedale di Piacenza relativamente a evidenti casi di Ossessione da bijoux, Sfruttamento compulsivo della carta di credito, Mappatura mentale del punto vendita da saldo con aggiornamento settimanale tipo Tom Tom, é ancora sotto osservazione in quanto la sua malattia é evidentemente contagiosa, solo che dato il periodo, Berlusconi le ha chiesto di candidarsi come ministro dell’Economia con lei la deflazione sarà un termine caduto in disuso.
Comunque sono in giro con lei quando in un meraviglioso negozio di calzature, le vedo. Splendide, luminose, eleganti. Nere, tacco 12, di raso dietro e davanti trasparenti e attraversate da strass talmente brillanti che mi sono abbronzata con il segno degli occhiali solo a guardarle. Le sentite? No dico, le sentite? Mi stanno chiamando, stanno invocando il mio nome: Nadiaaaaaaaa. Costo 150€ scontate del 50%. Vi prego, vi prego, San Saldo, Fra Scontrino e Sorella Etichetta, ditemi che non c’é il numero!
Vi pongo ora un secondo quesito:
potete commisurarmi l’utilità di un paio di scarpe che costano quasi il doppio di un vestito con il quale vogliamo metterle che riteniamo sia inutile?
Non siate frettolosi nella risposta per favore. Mi riferisco agli uomini perché le donne hanno già trovato la geniale soluzione.
Vi spiego. Il vestito, ormai abitante onorato del mio armadio, senza le scarpe é ancora più inutile. E l’acquisto delle scarpe invece aumenterebbe la probabilità di indossarlo. Non trovate? Logica stringente femminile, siamo cosi pratiche quando ce n’é bisogno, astute come delle faine, sono impressionata talvolta dalla nostra capacità di problem solving.
Chiaramente c’é il mio numero. Un evidente segno del destino. Se il cielo non avesse voluto farmele comprare (improvvisamente guarda come ti divento credente), non avrebbe di certo fatto apparire un delizioso 37, proprio sotto le mie dita! Mai contrastare il destino. Proviamole, abbiamo sempre l’ultima chance: non mi andranno, faranno male e sul piede saranno uno schifo.
Meravigliose. Sono felice come Cenerentola e non ho neanche davanti un principe, ma solo Genoveffa, questa commessa arcigna che evidentemente non condivide tutto il nostro entusiamo per aver risolto un problema che ci toglieva il sonno da settimane. Mentre Daniela é al telefono con Tremonti, che le chiede consigli sul salvataggio delle piccole e medie imprese del lusso, pago i miei gioiellini e usciamo. Camminiamo verso il bar più vicino, perché un saggio acquisto é sempre seguito da una manifestazione alimentare alcolica e/o calorica, e mi sorge un dubbio a cui non abbiamo ancora dato una risposta, ne approfitterei quindi per rivolgere la domanda a anche a voi: MA NON CI VORRA QUALCOSINA DA METTERE SULLE SPALLE???
Per la cronaca, l’abito é stato acquistato nel luglio del 2008, le scarpe sono state acquistate nell’agosto 2008, entrambi soggiornano nel mio armadio e ne sono usciti solo stasera, per la foto di copertina. Vi chiedo quindi cortesemente di comunicarmi al più presto le date di eventi Glamour al quale potrei partecipare cosi abbigliata, tipo: Festival Nazionale del Tacco a Spillo, Seminario esplicativo degli effetti di Strass e Perline nella produzione di CO2, Serata Commemorativa dello sterminio dei ratti di città (magari a questa non vengo se permettete), Discussione aperta con tavola rotonda sul tema: pochette o tracolla? Due culture a confronto.

SE MI LASCI FA MALE – S. Bertola

Stefania Bertola é una delle mie muse ispiratrici e leggendo questo libro capirete perché! Qui sono contenuti preziosi consigli e strategie da mettere in atto per uscire al più presto dalla sofferenza causata dalla fine di un amore.
Capitolo dolci, capitolo foto dell’ex, capitolo shopping, capitolo amiche. Insomma un bel cocktail per ridere davvero, magari se siete stati lasciati riderete un po meno perché tutto quello che scrive é drammaticamente vero! Pero almeno vi renderete conto di quanto é pesante una lasciata o anche un lasciato, di quante cavolate vi raccontano quelli che non vi vogliono davvero bene e che vogliono convincervi che riuscirete a riconquistare l’amore perduto, di quanto il vostro lui vi dia le risposte che volete sentire e non quelle che conoscete bene! Insomma voto 9, per l’onesta mentale, la simpatia e l’ironia.

PICCOLI SUICIDI TRA AMICI – A. Paasilinna

Di solito il mio amico Paasilinna mi regala momenti divertenti, leggeri, grazie a personaggi improbabili, a volte anziani, di sicuro emarginati, spesso infelici, ma caratterizzati da grande ironia, da un senso della vita molto forte, da grandi amicizie e dai paesaggi spettacolari della Finlandia. In questo libro di certo i paesaggi non mancano solo che il tema é il suicidio, grande problema sociale di quel paese. Due uomini che si ritrovano casualmente nello stesso capanno, nello stesso istante per suicidarsi e decidono quindi di rinunciare per il momento, ma di provare a raccogliere altri candidati, con l’idea che un suicidio collettivo sarebbe di sicuro molto meno triste e molto più spettacolare. Non fa tanto ridere, sia perché il problema é reale, sia perché qualcuno durante il percorso ce la fa comunque a suicidarsi in solitaria, sia perché alcuni personaggi hanno storie talmente tristi che davvero togliersi la vità pare l’unica soluzione possibile. Lieto fine. Ma é doloroso leggere di questo tema. Non me la sento neppure di dare un voto. Se siete giù di morale non leggetelo, non é il caso. Decisamente meglio: Il bosco delle volpi, L’anno della lepre, Il figlio del dio del tuono, con questi si che si sorride per davvero.

giovedì 12 marzo 2009

Buon Compleanno a Parigi

Volevo augurare un buon compleanno a me e a Parigi, per questo 1 anno, 8 mesi, 13 giorni di bonjour et au revoir, di cose successe e altrettante invece che non sono successe.
Volevo ringraziare questa meravigliosa città per quello che mi ha dato e per quello che mi ha tolto. Per questo viaggio verso l’ignoto che ho deciso di affrontare, per questa casa con il soffitto più basso che abbia mai visto, per questo balcone dal quale una volta ogni ventotto giorni vedo la luna, per le mie orchidee che sono rifiorite per la prima volta, per le luci della mia via.
Per avermi fatto comprendere che un amico vero viene a trovarti per vedere dove vivi, cosa fai, per condividere con te un sabato di compere ed una domenica di cultura ma soprattutto le crepes di Josselin. Perché un amico vero torna anche più di una volta e a suo modo vive con te quest’esperienza, ti accompagna, ti tiene per mano e accetta la tua scelta anche se non capisce fino in fondo perché non hai voglia di tornare. Perché lo senti più ancora di quando stavi a 2 km, perché aspetta il tuo ritorno per portarti a mangiare gli spaghetti con le vongole ed una cosa tanto banale fino a poco tempo fa diventa un evento, un rito di festa.
Perché per ogni amico che esce da questa porta, una fotografia di sorrisi resta appoggiata sul mobile.
Ringrazio Parigi per aver dissolto un amore, che forse, tanto amore non era se é stato cosi facile dissolverlo, ma che ti ha comunque portato via un pezzo di anima che non tornerà più e che farà di te una persona diversa.
Per un amico cinese che mi ha reso veri i racconti di Terzani, che é tornato a Shanghai con una caffettiera Bialetti che usa ogni volta che vuole far colpo sui suoi amici e che ha capito perché il grana va grattuggiato fresco sulla pasta.
Per due amiche francesi che mi hanno aiutato a tradurre la bolletta della luce, che mi hanno corretto gli errori di grammatica, che mi hanno portato al cinema, che mi fanno ridere in ufficio e che mi permetteranno di non dire mai che i francesi sono stronzi.
Per il fois gras, che sia benedetto alla faccia del colesterolo, per lo champagne, che ho tanto denigrato in patria ma adorero fino a quando calpestero questo suolo e che smettero di bere se mai in patria tornero, perché alcune cose hanno valore nel posto in cui le fai. Per il sabato mattina, con la baguette ancora calda sotto il braccio che a casa intera non ci arriva mai.
Per la domenica mattina, in cui si corre fino a stremarsi, in cui si scoprono quegli angoli di città umidi, polverosi, profumati, che poi ti dimentichi dove li hai visti, per quell’ammasso di metallo a punta che fa tanto turista la prima settimana che stai qui, ma che già la seconda ti é entrato nel cuore e cerchi con lo sguardo per sentirti a casa.
Per andare in ufficio a piedi e dimenticarti della tua macchina, per la bicicletta con cui prendi più fischi dai vigili che in macchina perché qui contromano non si puo andare per davvero! Per Parigi Roissy che ho fatto 100 volte in taxi e mai saprei rifare da sola. Per l’oroscopo alla radio, che ci ho messo 2 mesi a capire che “ariete” era “belier” e non era che i francesi partivano dal toro.
Per le mostre di questa città, perché ti viene l’ansia di non riuscire a vederle tutte e quando le hai viste ti viene l’ansia di non ricordarti tutto quello che c’era e se ti ricordi ti viene l’ansia di non aver colto il giusto messaggio e se lo hai colto ti viene l’’ansia di .... di niente. E’ meraviglioso sapere di avere a disposizione tanto cibo per la mente e che sarà impossibile che tu possa dimenticare davvero tutto, che per quanto poco rimanga, quel poco avrà lasciato la sua traccia e avrà cambiato un pochino di te e non vedi l’ora di raccontarlo perché possa essere condiviso.
Per l’edicolante che sta qua sotto, che mi tiene in caldo la rivista preferita da leggere la domenica mattina a letto a ritmo di caffé bollente (ecco perché a correre si va tardi), per il clochard di fiducia, che adora il panettone e i croissant di Paul. Per la vetrina di Dior, che un giorno entro e faccio un danno sul serio. Per il semaforo rosso dei pedoni, che pero ci vogliono ancora 5 secondi prima che diventi verde per le macchine e quindi passiamo tutti, perché tanto qui il clacson non te lo schiantano nelle orecchie.
Ringrazio Parigi per la sua bellezza, perché se anche mi sono capitate una sacco di disavventure, sentirsi tristi qui é decisamente meglio che sentirsi tristi a Milano.
E il teatro? Ringrazio per il teatro e non per quello che ho visto, ma per quello che ho fatto. Per avermi dato il coraggio di recitare davanti ad un pubblico vero, con una pronuncia che ha ammazzato l’anima di Voltaire, Baudelaire e della Deneuve. Perché non contenta ho anche cantato e ballato e non mi hanno ancora espulso dal paese, ma sono sotto stretta sorverglianza.
E per finire grazie a Parigi per il blog, sbocco naturale (insomma non proprio!) della newsletter, idea nata ormai diversi anni fa durante una riunione di lavoro. Per un amico che mi ha convinto che potevo farlo da sola e per tutti gli altri che lo leggono e mi fanno venire voglia di continuare.
Grazie a Parigi, perché mai, neanche per un solo attimo, mi sono pentita di essere qui. Buon Compleanno quindi, a me e a lei.

Ratatouille

Prego gli animalisti e gli appassionati di lieto fine di astenersi dalla lettura. Una nota: nelle cultura cinese, l’anno 2008 é l’anno del ratto. Leggendo gli episodi qui di seguito narrati capirete come mai non é stato un anno da ricordare.


Episodio N. 1

Serata di autunno, sono sul divano di casa mia con le mie due amiche, che chiameremo Gina e Geppa per rispettare la loro privacy, guardiamo distrattamente la televisione. Ecco, appunto, distrattamente con la coda dell’occhio, percepisco un leggero movimento davanti alla lavastoviglie, un movimento come di... RATTO! Mi giro di scatto, non c’é più. Scomparso. Non é possibile a questa velocità, di sicuro ho avuto un’allucinazione, non puo mica essere stato assorbito dalla parete dell’elettrodomestico per osmosi, no? Devo essere ragionevole, devo aver mangiato troppo fois gras. Queste cene tra amiche stile Sex&TheCity, a base di leccornie e champagne mi appensantiscono. Per essere più sicura mi volto a guardare Gina e Geppa che tranquille, continuano a commentare il programma tv: evidentemente mi sono sbagliata. Trascorriamo un’altra mezz’ora in serenità quando, improvvisamente, non più con la coda dell’occhio, ma con l’intero apparato visivo che il buon Dio mi ha fornito lo vedo, é là. Davanti al frigorifero stavolta! Si strofina le zampine, certo: il fetente pensa di uscire a cena. Mi alzo alla velocità di Flash Gordon ma lui scompare, Si di nuovo! Ma dove é andato? Come ha fatto? Dove si é nascosto? Intanto le mie amiche ignare di tutto mi guardano evidentemente preoccupate, dichiaro di essere in preda ad un raptus alimentare e che cerco del ciocciolato, continuano a guardarmi inquiete, ma non più di tanto, sanno che sono un po strana. Beh, perché non glielo dici? Perché devono dormire da me ancora una notte e in questa casa non ci sono porte! Quindi, glielo dite voi alle mie amiche che dovranno passare la notte con Ratatouille???? Decido di rimandare il problema al giorno successivo, post partenza. Nel frattempo comincio ad affezionarmi alla creatura e a valutare l’idea di tenerlo come animale domestico. In fondo non si tratta di una pantegana da naviglio, é un topolino grigio di città. Potrei nutrirlo, mettergli il cip in un orecchio, comprargli un guinzaglio e magari un gatto finto da rosicchiare, non vi pare una buona idea? Espongo il progetto ad amici e colleghi. Sono tutti colti da malore, ho sottovalutato alcuni aspetti sanitari del problema: il ratto adora mangiare i fili elettrici, non solo, pare che i suoi escrementi depositati sugli alimenti siano vettori di malattie mortali. Vado in internet e cerco di valutare il rischio. Ecco, appunto, abbiamo: tifo murino, febbre da ratto, leptospirosi, salmonellosi, afta epizootica, adenvirosi, listeriosi, rickettsiosi, arborvirosi, leihsmaniosi, verminosi, insomma tutti i mali finiscono in osi e sembrano esageratamente pericolosi! Direi che morire di una di queste cose non sta nelle mie priorità. Quindi decido, mio malgrado, di procedere allo sterminio implacabile della creatura. Come? E qui le mamme sono sempre le mamme. La mia propone il veleno per topi, semplice, veloce, efficace. Peccato che non sappia dove comprarlo perché dal momento che vivo in centro, la drogheria non fa chic, quindi la più vicina sta a 5 km. Provo ad entrare in farmacia e vedo cosa possono fare per aiutarmi. La farmacista mi guarda mentre cerco di spiegare il problema, e la vedo pronta a premere il tasto emergenza sotto il bancone: pensa che voglia uccidere mio marito, anzi mia suocera. Mi guarda sorridente, annuisce, come si fa con i pazzi, mi segnala un nuovo latte detergente, mi vende uno sciroppo per la tosse, forse pensa che potrei scagliarlo contro la creatura. Va bene, ho capito, niente veleno. Interviene a questo punto la mamma di Daniela e mi parla delle tavolette collanti, dice che sono formidabili. Mi chiedo: ma un ratto, dico un ratto qualunque di città, puo essere cosi idiota da appiccicarsi ad una tavoletta? Non ci credo neanche se lo vedo. Comunque sprovvista di altri mezzi di sterminio, prendo il metro, faccio 8 fermate e mi reco all’unica drogheria che ho trovato in internet in tutta Parigi, acquisto le magiche tavolette e me ne torno a casa abbastanza sconfortata, non funzionerà mai. Mentre preparo gli strumenti di morte medito su metologie di assassinio alternative: lo prendo a scopate in testa, pero devo chiedere ferie aspettando che si palesi; gli lancio scarpe con tacchi a spillo, ne ho solo 12 paia nell’armadio, le munizioni finirebbero subito, intanto mi annoto che devo fare assolutamente shopping per incrementarne il numero; gli sparo aghetti avvelenati con la cerbottana, ma mi serve il veleno e si ripropone la scena di cui sopra (certo perché invece di cerbottane ne ho pieni i cassetti); metto il dvd di un film di Win Wenders e lo uccido di noia, no, troppo intellettuale, metti che al topo piaccia siamo fregati, non solo non se va ma ai fini di uno scambo culturale mi tocca magari passare al noleggio di Nanni Moretti. Insomma alla fine poso le due tavolette a terra, incollandomi le dita, la N.1 davanti alla lavastoviglie ed la N.2 davanti al frigorifero e cerco di ficcarmi in testa che devo fare attenzione o mi incollo io, invece del topo, domani mattina quando mi alzero e cerchero il latte... Dunque mi metto a stirare, pero, astuta come una faina, tiro fuori un prosciutto scaduto, lo apro e lo lascio visibile vicino alla tavoletta N.1. Ebbene amici miei, dopo solo 4 minuti Ratatouille si appiccica alla tavoletta. Meno astuto di una larva é caduto in trappola, un vero dilettante. Ora mi si pone il problema morale: lo lascio morire appiccicato di stenti o lo finisco? Amici, con costernazione e dolore opto per la seconda opzione. Non posso vederlo soffrire. Vi risparmio i particolari, chi già lo sa si ricorderà di questo mio drammatico squarcio di vita. Dopo l’esecuzione sono risalita in casa, ho chiamato Gina e Geppa, che dopo la partenza avevo reso coscienti del rischio corso e ho pianto per 20 minuti al telefono con le due virago che ridevano a crepapelle totalmente insensibili al mio dramma esistenziale e al rischio di sentir bussare alla mia porta un’intera divisione di Greenpeace. Il mattino successivo la vendetta di Ratatouille mi ha colpito insorabile: assonnata e priva di conoscenza appoggio ignara infradito e piede sulla tavoletta N.2... Ancora oggi, dopo 4 mesi il mio arto inferiore presenta tracce di collante...
Chi di tavoletta ferisce, di tavoletta perisce.

Episodio N.2.

Grandi magazzini Primptemps. Vago tra i piani alla ricerca dell’affare del mese, primo piano ghiottonerie di lusso: un macaron 5€, un scatola di zuccherini a forma di cuore 18€. Secondo piano cose per la casa cheap and chic, teiera di Mariage Freres a soli 285€, lenzuola in oro zecchino a 596€ la federa, plaid in pelo di coniglio delle praterie russe 2.800€. Terzo Piano abbigliamento per bambini: cappottino Chloé pret a porter 960€, infradito Gucci in pura gomma del Burkina Faso 179€ in offerta speciale. Quinto piano: la brasserie di lusso del grande magazzino: moquette in pura lana merinos che ancora bela (muggisce?), tavoli di cristallo di Boemia, Bacarat e Murano messi insieme e.... un meraviglioso Ratatuille che a tutta velocità attraversa il locale, surfando sulla moquette, smarcando le gambe delle sedie per ficcarsi a 90 all’ora in una fessura dalla parte opposta della sala: NON HA PREZZO!

Episodio N. 3.

Mia mamma e la sua migliore amica vengono a trovarmi a Parigi, per scoprire insieme a me le meraviglie della città! Quindi di domenica affrontiamo il Marais, quartiere pittoresco e vitale anche nel giorno di festa, vetrine colorate, personaggi bizzarri e tanti simpatici localini. Stanche dalla lunga camminata decidiamo di rifugiarci in petit café. Di fianco a noi una coppia innamorata sbrana un hamburgher di dimensioni ciclopiche. Ad un certo punto lei alza i piedi di scatto, urla e chiama il cameriere. Mi percorre un brivido di orrore: NO! Un ratto dove ci sono mia mamma e l’amica no! Il cameriere arriva di corsa e non capisco cosa dice, o meglio cerco di non cogliere parole dolorose che non voglio sentire e capto solo la parola GATTO. Dunque, puo essere che la ragazza ha visto un gatto. Si certo, ed io sono Naomi Campbell. Intanto mamma e amica mi chiedono cosa sta succedendo ed io mento spudoratamente dichiarando che la ragazza ha visto un gatto. Solo che la tipa ed il fidanzato si alzano e imprecando se ne vanno. Gulp. Mia mamma: “Certo che fare cosi per un gatto mi pare proprio esagerato”. “Eh si mamma, hai proprio ragione, che gente strana c’é in giro, guarda te”. Intanto penso speranzosa che se si tratta di RATTO e non di GATTO, si sarà spaventato con l’urlo della ragazza e resterà nascosto per almeno una buona mezz’ora, il tempo di finire il the, non abbiamo neanche i biscotti, ce la possiamo fare. E invece no, perché il ratto parigino é proprio imbecille. Felice e sereno come una Pasqua si materializza di fianco al mio stivale, scatto a destra, mia madre abbassa lo sguardo e.... AH!! Un RATTO!!! Che deambula sotto i piedi di una coppia gay seduta di fianco a noi. Un dei due ragazzi sconvolto solleva i piedi e si mette seduto sui braccioli della poltrona, pare un condor e viene colto da una crisi isterica! Il cameriere ritorna brandendo un vassoio come se brandisse la spada di Luke Skywalker chiedendoci dove lo abbiamo visto! Indichiamo il divanetto sotto il quale é scomparso convinte che sarà impossibile che ritorni. E invece no, perché il roditore ha evidenti tendenze suicide. Si ripresenta sul parquet visibile come una macchia di pomodoro su una camicia bianca o come una patatina fritta per una donna a dieta. Massimo Decimo Cameriere Meridio lo scorge e abbatte il vassoio capovolto sul malcapitato, la folla del locale esaltata dal momento di caccia e lotta, esulta, impreca e condanna, il destino dell’infame é segnato, pollice capovolto: deve morire. Solo che Riccardo Cameriere Cuor di Leone non ha il coraggio di prenderlo quindi chiama rinforzi dalla cucina. La folla grida invasata, pollice verso, pollice verso, arriva Tommaso Francois il Sanguinario direttamente dai fornelli, brandendo a sua volta una tovaglia da 12, infila il tutto sotto il vassoio, cattura l’imbecille e lo porta fuori. Non ci é dato sapere che ne sia stato di lui. Mia madre e l’amica osservano la scena allibite, non credo torneranno mai più nella ville lumiere. Gli animi si calmano, il sangue presunto versato ha placato la sete di vendetta, una nuova coppia entra ignara nel locale e si siede sul divano maledetto. Alcune domande giacciono senza risposta nel faldone degli X files: avranno lavato la tovaglia? E il vassoio? Ma Ratatouille é davvero morto? Oppure fa parte dell’intrattenimento del locale? Esce dalla porta portato in palmo di mano su un vassoio, sdraiato su un metro di lenzuola per rientrare poche ore dopo dalla finestra, via verso nuove e straordinarie avventure!

martedì 3 marzo 2009

Incidenti di percorso in terra straniera parte 2 – Fine -

Episodio 2 – Tentativo di furto in casa

Ore 12.20, sono all’aeroporto di Barcellona in attesa di rientrare a Parigi... MA DAI? NO? All’aeroporto? A Barcellona? Veramente uno scoop! Non si poteva certo immaginare, ci vado solo 80 volte all’anno, ho una poltroncina con il mio cognome, conosco tutte le hostess: Carmencita De La Lavazza al bar dell’ingresso, Helena Rodriguez del Bollo al controllo passaporti, Beatriz Dismentiga La Valisa all’imbarco. Comunque sono seduta che aspetto di partire quando ricevo la chiamata della mia portinaia: hanno tentato di “cambrioler chez vous”. Beh, direi che la parola non mi é nuova e se faccio partire il wikipedia del mio modesto cervello la prima cosa che elabora é “tentativo di furto”... COME? TENTATIVO DI FURTO??? Ma possibile? Ma perché non sono davvero andata a Lourdes come peraltro molti di voi hanno creduto? Comunque madame Rosita é agitata come Jerry davanti a Tom e intuisco che deve aver sorpreso il ladro che tentava di entrare in casa mia perché é stato silenzioso come un cellulare alla Scala, quindi beccato dopo 5 secondi esatti dall’apertura della porta con un piede di porco. Certo usa una ruspa brutto cretino, perché non farla saltare con la dinamite da già che ci sei? Comunque meglio che tu sia un cretino perché ti hanno scoperto con le dita nel vaso della marmellata e non hai neanche potuto assaggiarla. Forse.
Comunque da 1000km di distanza difficile capire se e cosa sono riusciti a rubare, ma comprendo che ho la porta aperta. E che non si chiude più, quindi deve scattare l’operazione fabbro: trovare Iron Man. Già certo, non lo conosco neppure a Milano un fabbro voglio capire come lo trovo nella Ville Lumiere, quindi in aereo, durante l’imbarco, mentre tutti fighissimi chiamano gli schiavi in ufficio dando ordini o chiamano la borsa per vendere azioni o programmano cene prestigiose in ristoranti di lusso, io sottovoce nascosta sotto il sedile chiamo i servizi generali dell’azienda alla disperata ricerca di Nicolas Serrure De La Porte Cassé. Ad un certo punto percepisco un silenzio assordante alle mie spalle. Ehm...alzo la testa con il cellulare ancora attaccatto all’orecchio e mi accorgo che su di me incombe una hostess con la struttura fisica di king kong che con la voce della De Filippi mi invita a spegnere il telefono se no non possiamo partire (tra le righe leggo: se non lo spegni cafona malefica ti prendo il cellulare e lo faccio uscire da un finestrino durante il decollo con te attaccata). Quindi ubbidiente spengo senza sapere se Pino Chiave sarà a casa mia prima di sera o se mi toccherà dormire in piedi davanti alla porta come i cavalli brandendo una clava per difendermi. Insomma ore 16.00 arrivo a casa. Salgo ed accerto che effettivamente la porta é spalancata. Non hanno rubato le pastiglie dimagranti all’ananas (peccato visto i risultati), neanche i bulbi dei giacinti del bagno (meno male, ci tenevo molto) e sono salve anche le scorte di cioccolato per affrontare la stagione fredda nascoste nell’armadio. Insomma le cose preziose sono tutte al loro posto. Mi riattacco al telefono per trovare Gino Serratura e mentre troviamo un accordo qualcuno mi lascia un messaggio in segreteria. Si tratta della mia banca che mi avvisa che forse mi hanno clonato la carta di credito perché ci sono dei movimenti strani sul conto. NOOOOOO! Ma non é possibile, ma sono perseguitata dalla iella. E siccome vedo troppa TV comincio a chiedermi quale collegamento ci possa essere tra il furto e la clonazione e preparo una lavagna sulla quale appendere dei post it con i vari indizi necessari a risolvere il caso, ci metto pure due diagnosi tanto per non farmi mancare niente. Richiamo subito il numero che mi ha chiamato e intanto mi collego al conto on line per vedere che é successo. Mi risponde una signorina gentile ma non la solita che conosco bene e mi dice di verificare i movimenti perché c’é per esempio un movimento ambiguo di 2 giorni prima: 21,15€ Monoprix (la nostra Esselunga) ma sei scema? É la spesa. E ti pare un movimento ambiguo? Cosa devo fare? Comprare le mele e pagarle con le monetine? Rubare i porri da una bancarella? Di colpo realizzo: e se fossero i ladri al telefono che cercano di carpirmi il PIN? Ora glielo comunico cosi possono prelevare indisturbati direttamente dal bancomat. Ma saro io la scema? Colta da un raptus sbah! Butto giù la cornetta. E mi precipito a verificare se il numero che ho chiamato é effettivamente quello dello banca. Colta dal panico ovviamente non riesco a trovarlo e incomincio a ribaltare casa creando i danni che il ladro non ha creato: butto le maglie sul pavimento, controllo tra le stoviglie, ravano nella zuccheriera, devo solo tagliare i divani e il materasso e poi ho terminato l’opera devastatoria. Trovo il numero nella mia agenda (pensarci prima no eh?): é quello giusto, quindi i miei sospetti sono infondati. Richiamo la signorina e mento spudorantamente: excusez moi, la ligne est caduta. Confermo che i movimenti sono solo i miei e che effettivamente la spesa desta sospetti, ma che tengo sotto controllo l’acquisto del latte e degli spinaci, sarà colpa dell’inflazione e del caro vita. Ringrazio e appendo. Almeno una cosa l’abbiamo sistemata. Nel frattempo con l’entusiasmo di McGiver armeggio con le chiavi e come per miracolo riesco a sbloccare la serratura e almeno ad accostare la porta, mentre aspetto Luigi Scasso che arriva e dopo 2 ore di intenso lavoro sistema tutto. Un vero supereroe.
Intanto si sono fatte le 21.00 e la fatica fisica e mentale cominciano a farsi sentire quindi dopo una parca cena a base di bastoncini findus, patatite fritte surgelate pronte in 5 minuti nel forno a micronde, un po di pane e maionese e una coppetta di creme brulée sono pronta per andare a dormire. Beh scusate eh, ma lo stress psicofisico a cui sono stata sottoposta necessita di una proporzionale gratificazione alimentare, in fondo sto mangiando pesce, verdure e latte intero cotto al forno no? Chiaramente ogni minimo rumore mi sembra un secondo tentativo di scasso quindi dopo essermi messa a letto ritengo utile prendere alcune minime precauzioni. Sposto l’appendiabiti dell’ingresso e lo sdraio di traverso davanti alla porta, con attaccati 2 cappotti, un giaccone, 4 sciarpe ed un foulard di seta, al massimo se tentano di rientare li strangolo con il cashmere o con un hermes, una morte decisamente chic. Poi, dal cassetto della cucina, estraggo il coltello del pane, che é il più grande che ho, ma ho dei dubbi sull’efficacia: che faccio? Li affetto? E poi delle briciole che ne facciamo? Che se mi va male fanno a fette me come nei film di Dario Argento, qui Daire Argent. Mi viene un’idea geniale: LA PADELLA ANTIADERENTE QUELLA GRANDE! Li piglio a padellate. La mia astuzia riesce sempre sorprendermi. Quindi ritorno a letto, confortata anche dal fatto che la mia amica Claudia mi abbia detto: “se hai bisogno chiama”, certo che vivendo a 862km di distanza magari non arriverà subitissimo. Decido allora di memorizzare il numero della polizia sul cellulare. Infatti.... che diavolo di numero ha la polizia francese? Ricomincia una disperata ricerca, tanto é ancora tutto sottosopra da prima, dovrebbe essere facile e infatti lo trovo subito, tra la scatola dei biscotti al ciocciolato e il portafrutta: n. 17 (eh certo che é proprio di buon auspicio) lo digito e faccio partire la chiamata per essere pronta in caso di necessità e...... BUONASERA. BENVENUTI AL SERVIZIO DI SEGRETERIA DELLA POLIZIA DI PARIGI DISTRETTO 8: IN CASO DI URGENZE DIGITARE 1, IN CASO DI CONTESTAZIONE MULTE DIGITARE 2, IN CASO DI ASSASSINIO CON PADELLE ANTIADERENTI DIGITARE 3. Appendo. Vado a prendere vecchi tappi per orecchie e metto 100€ sul tavolo e capisco che per quanto mi dolga ammetterlo, il denaro risolve sempre un sacco di problemi.

MAMMA MIA – Teatro degli Arcimboldi

Travolte dall’entusiasmo per il film vi pareva possibile che non andassimo a vedere anche il musical? E abbiamo fatto un gran bene perché é proprio ben fatto. La mamma, canta divinamente e pure la ragazzetta ci da delle soddisfazioni. Grande allegria, musica trascinante al punto da vedere il pubblico freddino milanese battere le mani a ritmo e abbozzare addirittura una mossa d’anca. Per non parlare della malinconica lacrima che sorge spontanea alle prime note di The winner takes it all... che ha visto palesarsi decine di kleenex.
Chiaramente vi deve piacere il genere se no, non ci siamo, ma devo dire che é uno dei più bei musical che abbia visto. Solo un po caruccio, perché i posti su al terzo anello laterale costavano praticamente 50€. In ogni caso é cominciato il 26 Febbraio e resterà a teatro fino al 15 Marzo, vi consiglio di non perderlo. Voto un bel 9: how can I resist it?

JOSEPHINE - Penelope Bagieu



Vi avevo già recensito il suo primo libro che si intitolava Ma vie est tout à fait fascinante, ed ora eccovi il secondo: Josephine. Direi che i francesi dal punto di vista del fumetto sono davvero avanti. Questo reparto nelle librerie vi puo paralizzare per mezz’ore intere. Ci sono talmente tanti autori, tanti stili e tante idee diverse che la prima volta alla Fnac ci sono stata quasi un’ora! Comunque, detto questo, Josephine é una trentenne, single, dai fianchi “leggermente” pronunciati, vittima dello shopping, con una sorella, perfetta donna sposata e cerca di sopravvivere nella giungla parigina, tra scioperi, lavoro e la disperata ricerca di un fidanzato. Voto 9, é un personaggio davvero adorabile! Fumetto colorato, divertente e leggero, capace di strapparti un sorriso senza fatica.




martedì 24 febbraio 2009

Incidenti di percorso in terra straniera parte 1 – Segue -

Episodio 1 – Volo ad angelo dalle scale

Ore 7 del mattino, arrivo a Linate pronta per recarmi a Monaco di Baviera. Scusate lo specifico, perché astuta come una faina, ho cercato il meteo su internet senza dettagli, per capire come vestirmi e mi é uscito il tempo di Monaco’ (Montecarlo), cosi sono andata in un posto con neve e -2 gradi, vestita come se andassi a Borghetto Santo Spirito in primavera: un vero genio.
Insomma, tailler nero, pantalone largo in fondo con risvolto, tacco 12, borsa del computer, borsetta, trolley 24 ore. Insomma, senza modestia, sembro una pagina di Vanity Fair o una puntata di Sex&TheCity, vabbé, si insomma il catalogo Modafil o Postal Market oppure Arabella di Topolino, sempre li a fare i pignoli...
Mentre sto scendendo le scale per arrivare al gate, il mio corpo prende iniziative assolutamente non richieste e quindi m’infilo il tacco 12 piede destro nel risvolto del pantaloni della gamba sinistra (insomma sembianza nodo) e questo mi fa precipitare per almeno 10 gradini, a faccia avanti, a volo d’angelo, insieme a valigia, borsa, borsetta. Mi sento in una puntata di Paperissima, no Giochi senza frontiere, il Circo Orfei. Più che la vergogna pero é il dolore bestia! Perché cadendo in avanti, decido di tatuarmi un gradino sullo stinco, di generarmi un ematoma che pare la Russia con il Kazakistan annesso e di sfilacciare un po’ il pantalone che cosi fa etno chic centro Leoncavallo.
Mi rialzo aiutata da anime compassionevoli e pie che non hanno neanche il coraggio di ridere perché percepiscono l’entità della tragedia. Non riesco a stare in piedi e non voglio guardare sotto al pantalone. Sento tutto un formicolio, do un’occhiata e.... tremenda riga viola che parte della caviglia e arriva la ginocchio, sbucciatura sanguinante, ma soprattutto, immediato gonfiore tipo panzerotto di Luini. Impavida mi siedo su una poltroncina e attendo l’imbarco, con l’occhio lucido e un embrione di lacrima. Giunta a Monaco, innanzi tutto realizzo l’inadeguatezza del mio abbigliamento alla vista di un taxista munito di colbacco e doposci pelosi tipo capra, ve li ricordate? e cane husky, ora cerchiamo la slitta, che brandisce un cartello con scritto FRINCHETTINI, saro io? Sarà un chiaro riferimento a FRACCHIETTINI ovvero tutta la Germania già sa che sono precipitata dalla scale? Intanto la mia gamba gonfia, gonfia, gonfia e diventa viola, viola, viola, direi che per comodità potremmo chiamarla confidenzialmente Il Cotechino. Insomma per farla breve, vi propongo un veloce quiz: quanto tempo lascio passare prima di farmi vedere da un medico?

A) mezz’ora, giunta a Monaco mi faccio portare all’October Fest e ingesso Il Cotechino con le assi delle botti di birra
B) 4 giorni, rientro a Parigi e mi faccio un’imbottitura firmata Chanel retta da un foulard Hermes
C) 10 giorni, ma dopo aver aspettato il taxi 34 minuti perché pas de taxi dans votre quartier, rappeller dans 15 minutes.. (per ben 3 volte) cioé, io ho una gamba che sembro Luciana Turina e mi tocca prendere la bicicletta per andare al pronto soccorso?????

Bene, esatto risposta C) 100 Punti +5 che do io in testa alla centralista del servizio taxi. Inutile dirvi che mia mamma, che ormai voi conoscete bene, dall’Italia lancia anatemi e al telefono dichiara: se vai al pronto soccorso in Italia dopo 10 giorni che ti sei fatta male, ti pigliano a calci (meritati, ci dovevi andare prima screanzata) e li di sicuro ti arresteranno come clandestina, ci vai in gommone dalla Senna?
Ma io ho fiducia nel sistema e quindi mi presento con l’ammasso violaceo al Centre Pompidou (per un attimo ho temuto che volessero mandarmi al museo di arte moderna per esporre il pezzo prima dell’amputazione, invece era un evidente caso di omonimia) e con: LA TESSERINA SANITARIA EUROPEA! Che carina eh? Che tenerezza. Penso fosse la prima volta che la tiravo fuori dal portafoglio in 38 anni.
Vi risparmio la scena penosa della spiegazione in francese dell’accaduto brandendo la tessera sanitaria, la carta di identità e il badge dell’azienda (ovviamente provvisorio) per darmi un tono, all’infermiera all’ingresso che mi guarda con evidente disappunto e sento che vuole chiamare la neuro. Insomma vengo messa su una barella in attesa, con una vecchina scivolata sul marciapiede e un tossico abbandonato su una sedia. Incontro dopo soli 40 minuti un medico che comincia a fare ipotesi tragiche sulla diagnosi: subito radiografia, poi doppler, esami del sangue, tac, tic, cips & lips e nel caso si tratti di %£µ@X§&µµ non si potrà alzare dalla barella per 30 giorni. Si certo, mettetemi magari nel polmone d’acciaio, datemi 40 punti e già che ci siamo un trapianto di cervello: ciccio, ti ricordo che cammino da almeno 10 giorni quindi cosi grave non puo essere, la finisci di fare il Dottor House, qui naturalmente il Dottor Maison e mi dici se mi partirà un embolo perché mi sono rotta l’orta (ah no quello é il lago vicino a casa mia) come si chiama quella arteria miseria? Dopo un paio di ore di attesa in corridoio, sdraiata in barella con compagni di sventura di età compresa tra i 76 e gli 84 anni più il tossico, giunge l’esito.
Insomma alla fine ho “solo” un ematoma di dimensioni ciclopiche che ci metterà all’incirca 4 mesi ad andarsene lasciandomi una gamba e il rispettivo piede di tonalità cangianti tra il verde bottiglia, il viola melanzana e il giallo zafferano (colore molto moda questa stagione, chiaramente sempre cool anche nella tragedia), con una pence sullo stinco. Conservero per settimane e con estrema cura l’ematoma persino sul tallone (no dico, si é mai visto un ematoma sul tallone per una botta allo stinco?), a seguito di fasciatura rinforzata da portare per 15 giorni giorno e notte che mi regala l’incedere elegante di Gambadilegno. In fondo, cominciando come Arabella come potevo finire?

Le amiche

La lunga, é davvero imbarazzante andare in giro con lei, 183 cm di cui almeno la metà sono gambe, e pesa quanto me che di centimetri ne ho 20 di meno. Purtroppo la legge non le ancora vietato l'uso smodato delle zeppe, ma basta avere avere un walkie talkie per raggiungerla là in alto, dove osano le aquille. Se io leggo 4 libri al mese, lei ne legge 4 nel fine settimana e purtroppo la legge non le ha ancora imposto di farmi almeno una recensione ogni 10 libri, ho aperto il concorso "Pensa ad una punizione mentre io le smonto un tacco". Quando mi abbraccia il mio orecchio arriva all'altezza del suo ombelico, nelle foto sembriamo i twins di Schwarzenegger e Danny De Vito, oppure la pubblicità di un centro estestico chirurgico, io prima della cura e lei dopo.

La sposata. E’ l’unica tra le mie amiche e anche tra un enorme numero di donne che conosco, a non voler ammettere la taglia del suo reggiseno. Non mi sono spiegata: porta palesemente minimo una quinta rinforzata (su una taglia 44, non sto mica parlando di un’obesa e aggiungo che supera il metro e settanta) ma lei sostiene di portare una terza coppa D. Noti scienziati hanno dimostrato che la coppa é almeno una M. E’ l’unica tra le mie amiche che anche di fronte alla più enorme catastrofe riesce a mantenere il self control e quel senso dell’ironia che ti salva dallo strapiombo. Lovable la vuole assumere per testare i reggiseni delle pornodive. La Perla le ha fatto causa perché rompe tutte le spalline. Baudo l’ha contattata per la puntata di Natale “Maggiorate del mondo unitevi, Robin Hood della molecola umana, togliamo ai ricchi per dare ai poveri, a Natale dona una tetta anche tu a chi non ne ha”. Dopo questa pubblicazione non sarà più amica mia.

La letterata. Se dovete andare ad una mostra andate con lei, cosi evitate di noleggiare le cuffie, sappiate pero già che alla Sala 2 avrete radunato un codazzo di 22 persone che ascoltano quello che lei dice. La sua conoscenza immensa spazia tra arte della friggitura napoletana, storia del vaso Greco, datazione del sanpietrino in piazza di Spagna, Moby Dick: lei sa i nomi e le specie di tutte le balene citata nell’opera, la data di nascita e ambizioni per il futuro. Credo abbia conosciuto in un’altra vita il conte di Montecristo, é amica di Leopardi che ogni tanto le scrive per avere consigli letterari. Se siete in macchina con lei la sfida é: trova un libro che non ha letto, arriverete fino a Brindisi da Milano senza neanche accorgervene. Ha un difetto: al cinema piange a zampillo anche se sta vedendo Vacanze di Natale, portate sempre pacchi di kleenex, quando avrà finito di strofinarsi il naso vi citerà regista dell’opera, libro da cui é stato tratto, data del film originale perché questo é solo un rifacimento, museo in cui é ospitato il Tiziano che si vede nella scena 2, ma come non lo avevi notato?????

La bionda. Bionda come una tedesca, occhi azzurri, supera il metro e settanta pure lei (ma giri con dei giganti??? Si, destino beffardo) dolce e tenera come una mammoletta. Non alza mai la voce, non risponde mai male, non cerca mai di prevaricare sugli altri ma... dietro questo aspetto da agelo caduto dal cielo in visita, si nasconde una lingua più tagliente della lama di Gamon l’amico di Lupin. Ho assistito ad una battuta fatta al suo capo (mentre era ancora in periodo di prova, complimenti per il coraggio) che incassando il colpo ha registrasto istantaneamente la frattura di due costole, spappolamento della milza e orecchie cosi rosse da dar fuoco ad un paio di fondi di investimento a rischio moderato, il crollo della borsa di Milano é partito da li. Ricordo anche l’approccio un po maldestro di un corteggiatore che ha pagato cara la sua iniziativa: si é ritirato su un colle a meditare insieme ai Carmelitani scalzi e risponde alle lettere delle adolescenti su Cioé, sotto mentite spoglie, si firma Giusi.

La storica. Classe 1995, fecimo (ma guarda che bella parola!!!) il colloquio di assunzione insieme. Tanto io sono precisa nella vita, tanto sono pressapochista quando racconto le cose, ma lei: LEI NO!!! Ti ricordi la settimana che eravamo in Portogallo? Nadia eravamo in Spagna, ah già, si va be, quando in quel ristorante mangiavamo quella frittata, Nadia era una tortilla, si ecco, sai che mi ha chiamata quella mia amica, Nadia ma non era una tua collega? Si, era anche una mia collega ma anche una mia amica, beh ecco mi ha ricordato di quel tuo collega, Nadia non era un mio collega era un mio amico... L’ammazzo ora l’ammazzo perché non mi ricordo più cosa volevo dire, porca miseria. Pero le voglio un mondo di bene perché la chiamo dall'Angola per dirle che ho bisogno, che mi si é rotta un'unghia e lei va in aeroporto e prende il primo volo, no, c’é lo sciopero dei controllori di volo di Air France e dei piloti di Alitalia, allora va a prendere il metro, no perché c’é lo sciopero dei conducenti di metro, eh si, c’est la France, allora va a predere il Velib (note bici a noleggio parigine) e misteriosamente dopo 2 ore é in Angola portando delle mignotterie, ops delle mignonettes calde appena sfornate, arriva guarda l’unghia e dice: non é rotta é solo sfaldata....

sabato 21 febbraio 2009

DAVID LACHAPELLE – Musee de la Monnaie Paris

GENIO E SREGOLATEZZA ! CAPOLAVORO ! Bella, bella, bella! Un’ora di coda ma ne valeva davvero la pena. Non avevo mai visto una mostra di LaChapelle ma ne avevo sentito molto parlare e mi aveva incuriosito parecchio, potenza del marketing e della comunicazione. Grande originalità dei soggetti, ci sono anche temi religiosi, rivisitazione di scene bibliche ambietate a New York o in altre città americane, interpretate da ragazzi di strada. Poi ci sono i ritratti dei personaggi famosi, veri capolavori di sensibilità. Riesce a cogliere un lato insolito dei visi che fotografa, facendoti sorridere compiaciuto. Insomma una sorpresa ed una scoperta. Devo ammettere che non sono un’appassionata di fotografia, e quindi non ho visto molte mostre, ma é un modo di fare arte che mi piace molto e mi colpisce, quindi di sicuro da approfondire! Voto alla mostra 8! Se passate di qui, andate a vederla perché resterà fino al 31 maggio, al Palazzo della Moneta.

COME DIO COMANDA – Niccolo Ammaniti

L’attacco di questo libro é durissimo. In un attimo sei li, in camera con Cristiano tirato giù dal letto a grida da suo padre, che gli ordina di andare a far fuori il cane del vicino, il cui abbaiare gli impedisce di dormire. Uno dei più bei libri che io abbia letto negli ultimi anni. Entri subito nel cuore della storia e non riesci più a staccartene. Devi divorarlo questo libro perché vuoi sapere come va a finire, perché questo ragazzino cosi diverso ti entra nel cuore, perché questo suo rapporto malato ma fortissimo con il padre ti appassiona. Perché c’é Quattro fomaggi, lo scemo del villaggio che esce fuori di senno, perché c’é Danilo che progetta la rapina del secolo e poi c’é Beppe Trecca che si accorge di amare la moglie del suo migliore amico e poi... E poi, poi qualcuno muore. Ammaniti non delude mai, nessuno dei sui libri é mai stato un tono sotto, né Io non ho paura, né Ti prendo e ti porto via e mai 3 racconti sono più diversi. Voto 9, senza dubbio, 500 pagine volate in una settimana. Non perdetevelo. ME RA VI GLIO SO.

martedì 17 febbraio 2009

Brevi attimi di sport

Affetta da cronica incapacità di stare a dieta, un giorno ho deciso di ridurre il livello di senso di colpa generato dall’atto nutritivo grazie all’attività fisica ed é cosi che io e la corsa siamo diventati buoni amici (insomma conoscenti educati). Quando ho cominciato, abitavo ancora a Milano e la prima volta, dopo 4 minuti e 41 secondi, avevo praticamente fatto in tempo a svoltare l’angolo del quartiere, ho dovuto telefonare alla mia amica Simona chiedendole di venire a prendermi con un’autolettiga perché me ne stavo accasciata sullo zerbino del palazzo di fronte. La seconda volta ho tirato 10 minuti e ho passato la notte sulla panchina dei giardinetti di Largo Marinai d’Italia, perché non ero in grado di tornare indietro. La terza, dopo 15 minuti mi vedeva agonizzante sul tappeto di casa mia (per la prima volta ero stata in grado di rientrare da sola, mai sottovalutare microscopici miglioramenti) intenta a fissare il soffitto sul quale sono apparse nell’ordine la Madonna di Lourdes con le scarpe da tennis che mi diceva ‘Impossible is nothing”, San Tommaso che si misurava la circonferenza del quadricipite gridandomi: “Provare per credere” e Dustin Hoffman che mi puntava una pistola in faccia come nella locandina de Il Maratoneta sussurandomi minacciosamente: “Muovi le chiappe cicciona”.
Ma come dice la Ventura “Mollare mai, resistere sempre”, quindi dopo una serie di uscite riesco a stabilizzarmi su una dignitosissima media di un’ora di jogging guadagnandomi solo un paio di bolle per piede e il cardiofrequenzimetro del babbo, strumento che serve solo a farti sentire fighissima quando rantoli in giro e dai un occhio con l’aria di quella che sa cosa sta leggendo, mentre in realtà confondi le calorie consumate con il battito cardiaco, l’ora con la distanza percorsa e il tuo peso medio con l’età di tua nonna.
La parte divertente dell’attività pero, dal mio punto di vista, é quella musicale. Ebbene si, perché io, se ho l’MP3 scarico, non mi alzo neanche dal letto la domenica mattina, non tolgo neanche il pigiama (scusate credo che nell’immaginario collettivo ci sia la convinzione che chi vive da solo dorma esclusivamente con biancheria sexy in pura seta e pizzo, non vorrei sfatare il mito, quindi rifaccio), se ho l’MP3 scarico non tolgo neanche la mia sottovesta grigia firmata La Pirla.
Infatto ho creato una serie di playing lists specifiche, con nomi evocativi prendendo spunto anche dal cinema: Born to run, Born natural runner, Pretty Running Woman, Sunday Running Sunday, Blade Runner (e qui già dovreste capire che ci sarebbe bisogno di uno bravo, ma dopo ne avrete la certezza). In effetti la musica ti aiuta, ti da la carica, tant’é vero che é stata proibita alla Maratona di New York, unica ragione per la quale non potro partecipare mai, certo unica J.
Dicevo, che il fatto é che, a volte, seleziono un po di musiche che mi sembra possano andare, a casaccio e poi me ne scordo. Scoprendo solo nel momento del bisogno, che cosa diavolo ho selezionato.
Bene, ecco, l’altra sera, qui a Parigi, prendo il mio vecchio MP3 e mi getto nel kilometro lanciato e ci terrei a descrivervi i momenti correlati da colonna sonora. Si comincia da Boulevard Haussmann con un banalissimo Lay all your love on me, direttamente da Mamma mia, classico cool del momento, mi sento molto Maryl Streep, un po figlia dei fiori e cosi trascorrono i primi 5 minuti, che sono i più duri. Poi una serie di canzoni speedy, serie “film da ballo selvaggio” che danno molto la carica e ti fanno sentire una delle ragazzette di Maria de Filippi pronta per un provino, tipo Irene Cara, What a feeling o Fame (vi pare che potesse mancare?) o Live your dreams da Save de last dance. A questo punto sono passati 20 minuti e siamo giunti in Place Charles de Gaulle Etoile, se sopravvivo all’attraversamento dell’incrocio e fatta.
E’ qui che per la prima volta ho seri dubbi sulla mia apparenza da Maratoneta, perché immancabilmente c’é qualcuno che mi chiede delle informazioni stradali. Ma miseria ma mi vedete come sto messa? Ma la notate la tenuta da competizione? Questo qui non é mica un orologio qualunque sai? É un CARDIOFREQUENZIMETRO! E mi dice chiaramente che quando torno a casa posso sbranare un piatto di spaghetti senza il minimo rimorso. Mi dice che peso 1h e mezza, che ho corso per 375 calorie e che domani devo ritirare i pantaloni in lavanderia. Lo vedi questo corpicino, si corpicino, beh qualcosa da dire? Questo corpicino é pronto per la Parigi Dakar sulle ginocchia! Ma mi vedi che ho l’antica Grecia tatuata sui muscoli delle gambe? Ma non ti sembro Filippide? Filippida? Filippa? Evidentemente no, nonna Pina, questa graziosa signora ultrasettantenne non comprende il dramma, non comprende la continuità dell’allenamento, anche perché, in fin dei conti, siamo bloccate entrambe dal rosso degli Champs Elisées quindi nell’attesa, mentre nell’orecchio mi urla It’s a maniac (Flashdance) pietra miliare della movimentazione della chiappa, le spiego dove é il panettiere.
Insomma riprendo la corsa, a ritmo sostenuto e ovviamente non puo mancare Far from over (Saturday night fever) che mi vede scattante come una gazzella obesa, giù per la rue Kleber e ci metto pure un salto, proprio là, in quel pezzo dove lui sta sul piedistallo alla fine dell’assolo, il piedistallo sale e lei lo guarda senza sapere che diavolo fare e lui SALTA MALEDIZIONE SALTA! Cosi, per stare in tema scavalco un tombino e mi sento John Travolta di bbbrutto. Ma il top si raggiunge al Trocadero, quando tutt’a un tratto cosa mi parte? Eyes of the Tiger! Ma che tempismo e mentre mi molleggio giù dalle scale godendomi la torre, mi sento Rocky Balboa, “non fa male, non fa male” (e il cigolio delle mie rotule raggiunge i visitatori della torre su all’ultimo piano).
A questo punto sono a bordo Senna e NOOOOOO: IL BUONO, IL BRUTTO, IL CATTIVO.... Non dite niente, lo so, sono incredula pure io. Ma come ho potuto mettere sta musica? Pero, pensandoci bene, non é male! Ora tiro fuori la colt e sfido a duello il ciclista sul marciapiede. Datemi il poncho che ho visto Lee Van Cleef dietro a una quercia. Insomma lascio perdere perché ormai sono passati 40 minuti e ho la maglia appiccicata addosso, la coda di cavallo (in testa) fuori controllo e il solito colore paonazzo sulle guance che da l’idea che stia per svenire da un momento all’altro (che é vero)..... e qualcosa rimane tra le pagine chiare e le pagine scure e cancella il tuo nome dalla mia facciata....ma cosa diavolo ci fa De Gregori nella cartella Running? Ma cosa avevo mangiato a cena quando l’ho fatta? Peperonata? Trippa? O meglio cosa ho bevuto? .... e ora le tue labbra puoi spedirle ad un indirizzo nuovo e la mia faccia sovrapporla a quella di chissà di chi altro ancora.... Per fortuna manca poco per arrivare a casa, il Grand Palais, gli Champs parte bassa, Place de la Concorde, fuga tra l’Ambasciata Americana e l’hotel de Crillon, passando davanti al Buddah Bar, dove le guardie regolarmente mi fischiano. No, non avete capito, non é che mi fischiano perché fanno i tacchini, mi fischiano perché scendo dal marciapiede per non investire i passanti ed é proibito per ragioni di sicurezza! Insomma, come disse un mio amico “Scusa Nadia, tu che sei abituata a fare figure di m.. potresti cortesemente?”. Insomma é quasi finita. Sono alla Madeleine, solo che prima ci piazzo: Lorella Cuccarini, con La notte vola, Pupo con Su di noi e udite udite per chiudere in bellezza Ricchi e Poveri con Sarà perché ti amo. Qui pero una giustificazione ce l’ho: é inconscia nostalgia di casa. Giuro mai sentito Pupo in Italia, pero quando sei lontano ti piace pure Toto Cutugno, mangeresti solo pizza e vorresti iscriverti ad un corso di mandolino. Insomma arrivo a casa stravolta, faccia bluastra, frangia appiccicata alla fronte, evidenti isole di sudore tatuate sulla felpa. Mi tuffo a testa in vasca da bagno e comincio a sognarmi con la fiamma olimpica in mano... ma prima magari, un bel piatto di pastasciutta!

Per le strade di Parigi

Cammino per strada, cosa che adoro fare in questa città, e mi sono resa conto che ci sono delle personalità che vi devo decisamente segnalare....

Dunque, partiamo dall'Uomo Marrone, no, ecco voi pensate subito ad un momento di razzismo ma non é cosi, l'Uomo Marrone é colui che vende le castagne per strada!!! ehehe!! Ti arriva alle narici questo delizioso e dolciastro profumino di autunno, lo stomaco ti guida nella giusta direzione, le bave colano copiose sul bavero della tua giacca e finalmente con lo sguardo di Gatto Silvestro davanti alla gabbia arrivi al "punto" vendita... e come Will il Coyote, nel suo momento peggiore, ti sgretoli davanti alla scena seguente: un carrello della spesa ospita un bidone di latta tutto arrugginito dove crepita il fuoco (l'unica cosa che ricorda vagamente un camino, probabilmente dentro ci brucia l'immondizia della settimana...), un vassoio sempre di latta e sempre arrugginito ospita le castagne!! Meravigliose. Con quel taglio sul fianco come nelle migliori pubblicità... MA!! eh si amici, c'é un ma... le castagne, che saranno più o meno 12 o 13 non una di più, vengono continuamente girate dalle dita dell'Uomo Marrone, che ovviamente le tocca tutte quante anche sul taglio, una per una, smanocciandole ogni 3 secondi. La mascella ti cade al suolo in mille pezzi, la bava ti si é inaridita sul cappotto e lo stomaco si é spostato per l'orrore al posto di un polmone cercando di passare inosservato. Con nausea prepotente ti rechi alla vicina farmacia a comprare il Plasil.

L'Uomo Tzigano. Prima domenica di Primavera. Mi alzo piena di gioia, spalanco le finestre e mi godo il sole (certo, per quei 20 minuti prima che venga a piovere...) e in quel momento sento il suono di un violino!! Fa Re Sol, La Si Do!! Penso sia il mio vicino di casa, ma quando mi affaccio mi accorgo che viene dalla strada! Questa si che é vita amici!! C'ho pure il violino sotto casa!! Figata!! Seconda domenica di primavera: mi rialzo, rispalanco le finestre ed eccole li le note: Fa Re Sol, La Si Do!! Fa Re Sol, La Si Do!! ehehe!! Ho la cultura in casa, come mi sento bohemienne!! 15esima domenica di estate: apro, Fa Re Sol, La Si Do!! Fa Re Sol, La Si Do!! Fa Re Sol, La Si Do!! Osteria ma ripete sempre lo stesso pezzo? Possibile? Sarà la 20esima volta. Si vede che mi sbaglio. Chiudo, metto a manetta l'aspirapolvere e dopo 3 ore riapro, non ci credo: Fa Re Sol, La Si Do!!Fa Re Sol, La Si Do!!Fa Re Sol, La Si Do!! Mio nipote di 9 anni mette in fila più note di 'sto qui. 21esima domenica d'estate (pazzesco quanto duri la bella stagione a Parigi neh?), mi alzo, apro la finestra e sono pronta a scagliare un vaso di fiori: Fa Re Sol, La Si Do!!Fa Re Sol, La Si Do!! Eh no, ora basta, devo capire chi diavolo é!! Ma non puoi ambulare in un altro quartiere sto bohemien dei miei stivali? Scendo in strada e lo vedo!! E' probabimente uno zingaro, con un violino del 1891, un cappotto degli anni 30 e le scarpe con i funghi porcini, più due cani ululanti, sto li 15 minuti e lui suona sempre le stesse 6 note: Fa Re Sol, La Si Do!!Fa Re Sol, La Si Do!! Sull'orlo di una crisi di nervi, decido di entrare alla Fnac, gli compro una grancassa e gliela regalo, magari se fa più rumore lo chiamano alla Star Accademy (l'Amici francese) oppure qualche vicino meno tollerante di me, lo abbatte con un vaso di gerani. Speriamo.

L'autista dell'autobus. Vado al cinema sugli Champs con Roberta e Daniela (che chiamero al banco dei testimoni) al ritorno decidiamo di prendere un autobus che secondo le indicazioni pare passi dalla Tour Eiffel ma non capiamo se dal lato di casa di Daniela (dove siamo dirette) o dall'altro. Saliamo e chiediamo all'autista, semplice: scusi da quale parte passa? Da Av. Bosquet o da Rue de la Cippelippe?? E lui: non lo so. Ehm, non é possibile che non lo sappia, si vede che non capiamo il francese, perché lui é l'autista del bus, di questo bus, che sta per partire, ci deve passare fra pochi istanti, quindi deve sapere che strada fa no? Ci guardiamo, tutte pervase dalle stesso dubbio e mettendo in discussione il nostro francese lasciamo parlare Roby che vive qui da una vita: scusi da quale parte passa? Da Av. Bosquet o da Rue de la Cippelippe?? E lui impassibile ma con spiegazione: non ne ho idea, mi dispiace, é la prima volta che faccio questa linea. Ah beh, allora. Vi giuro che nessuna di noi ha osato ribattere, ci siamo guardate come Amleto guarda il teschio, abbiamo raggiunto un posto a sedere e la domanda é sorta spontanea: MA COME DIAVOLO FAI A GUIDARE IL BUS E A FARE IL PERCORSO SE NON SAI LA STRADA??? CI PORTI A MONTEPARNASSE E PASSANDO PER SAINT MALO DOPO UNO SCALO A BILBAO SEMPRE DRITTI VERSO LA TOUR?? Ma la Francia é cosi, sprizza efficienza da tutti i pori, il bus parte e dopo 10 minuti ci deposita a casa di Daniela, negli X files ancora sta ancora la spiegazioni di questa misteriosa vicenda.

E per finire, se venite da queste parti, non pensate di capire come vestirvi al mattino guardando in strada come sono vestiti gli altri!! Qui con 11 gradi trovate la nonna con i sandali senza calze, la mia vicina di casa con i guanti di lana ed io capotto, l'edicolante in T-Shirts ed il rasta vestito di puro canwool 100%.

lunedì 16 febbraio 2009

DIARIO DI SCUOLA – Daniel Pennac

Ho affrontato questo libro rassicurata dall’autore. Eppure qualcuno mi aveva detto che non era il solito Pennac. E aveva ragione. Raramente mi capita, ma stavolta non l’ho finito, mi sono fermata a pagina 88. Troppo lontano da me quello che racconta. Esperienze di uno studente sfaccendato o che insomma proprio non ci arriva. Esperienze di un professore, che é stato studente sfaccendato. Non ci trovo legami né con il mio passato, tantomeno con il mio presente. Non mi diverte, non mi emoziona, non mi colpisce. Mi spiace che sia cosi. Ma non puo piacere tutto. Se dovete cominciare a leggere Pennac, non cominciate da questo, non scoprireste il vero Daniel, quello che ti sorprende, che ti meraviglia, che ti diverte, che sa regalarti davvero un nuovo modo di leggere. Voto a Pennac 9, voto a questo libro... non pervenuto, in fondo, non l’ho finito!

CACCIA - Luigi Lo Cascio di Carla Mayrhofer

Sono andata a teatro, a vedere “La caccia” di Luigi Lo Cascio, uno degli attori più bravi e rappresentativi del cinema italiano, protagonista di vari successi, come I cento passi e La meglio gioventù. "La caccia" è uno spettacolo ispirato alle Baccanti di Euripide, di cui Lo Cascio è protagonista e regista, ed è affiancato dall´attore Pietro Rosa.
Nella tragedia, Euripide mette in scena lo scontro tra un uomo, Penteo, tiranno di Tebe, e un dio, Dioniso, che lamenta il fatto di non essere stato riconosciuto e venerato proprio nella sua città d’origine. Il conflitto coinvolge tutta la comunità che ne resta sconvolta. Alla fine, Dioniso si vendicherà in maniera smisurata, sconfiggendo i suoi avversari con la morte, l’esilio, la distruzione e la pazzia.
Nelle Baccanti si affronta il tema del confronto tra razionalità e irrazionalità: l’uomo razionale si oppone con tutte le sue forze alla potenza dell’irrazionale, che comunque ha il sopravvento con il desiderio di sapere e con l’emozione che trascina l’uomo fino agli estremi confini della follia.
"La caccia" è lo svolgimento di un’indagine portata avanti da Penteo, rimasto solo sulla scena e visitato solo da fantasmi, ora solitari, ora raccolti nel coro delle sue allucinazioni. Penteo, che vorrebbe identificarsi totalmente con la propria maschera di tiranno e cacciatore, è in realtà animato da una forte contraddizione. Da un lato respinge Dioniso, ma dall’altro ne subisce il fascino. Comincia per lui una notte di tormenti e di rivelazioni che lo conducono inesorabilmente ad affrontare il dio in un corpo a corpo definitivo. Da cacciatore, Penteo sarà ridotto a preda. E in questa nuova condizione, transitando dalla regalità iniziale all’inedito ruolo di vittima, andrà incontro ad un terribile destino di frammentazione. È lo stesso tema, affrontato da tante altre grandi letterature, dell’uomo che è spinto dal desiderio di vedere che cosa c’è al di là del lecito, quel desiderio che porta l’uomo alla rovina, ma che lo rende veramente uomo proprio nel rischio della conoscenza.
Lo Cascio è BRAVISSIMO e partecipa con tutto se stesso all’espressione piena dell’umanità.

domenica 8 febbraio 2009

Quando hai bisogno di un call center

Titolo: Non so ancora perché ieri sera abbia deciso di chiamare il Call Center del mio operatore telefonico Free.
Sottotitolo: Dopo aver chiamato ho capito perché non ho chiamato per 3 mesi e ne passeranno altrettanti prima che io richiami.

Problema (che ormai mi sembra davvero insignificante...), dopo aver affidato il mio PC all'IT locale, il mio WIFI a casa non é più riconosciuto dal mio computer (ma perché tutte le volte che dai il tuo pc ai sistemi informativi ti sistemano una cosa e te ne sminkiano due???). Quindi pervasa da un ottimismo del tutto ingiustificato e con un'ora di tempo per rilassarmi, decido di chiamare quelli di Free.
Leggo il numero su internet (a cui sono collegata grazie al cavo, ndr) e l'indicazione: non vi verrà addebitato il tempo di attesa, pagherete solo quando vi risponderà un operatore che si prenderà a cuore il vostro problema. Ma si! W la France! Questo si che é un servizio, quindi chiamo.
Prima mi risponde la vocina che mi dice che il tempo di attesa sarà di meno di 5 minuti, ma di attesa per cosa per prendere la linea? mah...
Tempo trascorso 4,5 minuti (ma dai, che caso)
Poi mi risponde un'altra vocina: benvenuti nel servizio consumatori di Free, per problemi con la vostra fattura premere 1, con la tv 2, con il pc 3, per trasloco 4, per cambio nominativo 5, tua mamma sta male 21, tuo figlio si droga 33, tuo marito é gay 44, cellulite 67 (dopo li richiamo e chiedo anche per questo). Insomma dopo aver sentito tutta la lista, pigio 3, mi fanno altre 3 domande tra le quali se ho un codice segreto. Mah... sarà quello del bancomat? La taglia del reggiseno? Numero di scarpe? Troppo vago, digito il numerino corrispondente al NO e mi fanno parlare con un ragazzo gentile che mi chiede di identificarmi dopo una fantastica e spontanea accoglienza:
Benvenuta nel servizio consumatori di Free, i nostri operatori sono a disposizione 24 ore su 24, 7 giorni su 7 per risolvere i suoi problemi, sono Ashmmed ARahsid Abdulallh, posso esserle utile in qualche modo?
Tempo trascorso 12 minuti intanto.
Si la ringrazio, guardi non mi funziona il WIFI. Bene mi dia le sue coordinate che le do il codice segreto e la password cosi puo richiamare il numero e non pagare l'attesa. Allegro e gioioso come un fringuello. Ma brutto demente ma allora fino ad adesso che cosa abbiamo fatto? Pettinato le bambole? E mi rimborsi tu i 5 minuti che ho passato al telefono ora? Calma, calma, io sono calma e rilassata e voglio il WIFI. Quindi mi precipito a cercare una penna ed un foglio di carta e scrivo il codice e la password: sulla scatola della pasta con un rossetto.
Molto bene, ringrazio e richiamo.
Tempo tascorso 16 minuti....
Ridigito il numero: Avete un codice digitare 1, Non avete un codice digitare 2, siccome sono veloce come una lepre, digito l'1 prima che la signorina abbia finito di parlare, Fatal error.... Non capisce il mio 2 ripete la domanda.. Ridigito il 2, non abbiamo recepito la sua scelta. Riascolto la domanda, aspetto, digito 2 e finalmente mi chiede di digitare il codice. Alè, ce l'ho. Lo digito, NOOOOOOOOO!!! Codice errato!! Ricomporre il numero. No, amici, mi ha buttato giu. La segreteria bastarda mi ha buttato giu.
Ma sono sempre nel mio mood super positivo e poi ho anche appena finito di fare le polpette, sono orgogliosa di me vuoi che non ce la faccia a fare questa banalissima chiamata?
Richiamo, rifaccio tutto, mi trema un po la mano, come un'adolescente all'esame, arriva il momento, sono agitata, digito il codice e.... no! Ho il dito più veloce del cervello e premo per errore il tasto verde per avviare la comunicazione che cade e SFR (operatore tipo TIM) mi dice: il numero da lei digitato non é al momento disponibile!!! NNNNNNOOOOOOOOOOOO!! E colpa mia stavolta!! no no no!!!
Tempo trascorso 20 minuti.
Ho gli occhi lucidi, sob, sono una ragazza positiva, non posso lasciarmi abbattere da una banalissima telefonata. Lo rifaccio, intanto bevo la camomilla che mi sono preparata, so che mi sarà utile dopo, anche prima.
CE L'HO FATTA!!!! dopo solo 20 minuti sto parlando con un operatore dopo aver aspettato altri 5 minuti pero GRATIS!Ma questa si che é democrazia! Bene, bene, ora ci siamo!! Mi risponde Salim Achtamnan Budabi, pronto a servirmi, mi ridice la frase di rito.
Io: Senta guardi, ho un problema, sono connessa alla rete con il cavo, ma non riesco a far funzionare il WIFI.
Lui, bien, lei é connessa, alla rete con il cavo, e non riesce a far funzionare il WIFI. Ehm, esatto, é quello che ti ho appena detto. Che tipo di windows ha? Ho windows XP. Lui, bene ha Windows XP. hem... si appunto. Lui, Cosa non va nel WIFI? Mentecatto, fetente se lo sapessi ti avrei chiamato? Sai cosi, per fare amicizia!! Non lo so, caro signore, non ne ho la più pallida idea, mi dice che non riconosce l'indirizzo IP.
Mi fa fare 52 manovre, lanciare 34 comandi dalle schermino nero (questo per darvi un'idea del mio grado di confidenza con il mezzo, lo ammetto) e sento che lui non fa un plissé, gentile, solerte, mi piglia un po per il culo, lo so, lo sento... Mi dice Fai una giravolta, falla un'altra volta, guarda in su, guarda in giu e dai un bacio a chi vuoi tu.

Tempo trascorso 35 minuti.
Il mio sistema nervoso é prossimo al crollo. Ora lo denuncio: io ho problemi alla tiroide, se lo fanculizzo sono giustificata!! Sai lo stress da malattia. Dopo avermi fatto lanciare 200 programmi e varie, mi chiede: ma lei é connessa via cavo?
Dimmi in che cavolo di nazione ti trovi che vengo li e se sei bianco di faccio nero di botte, se sei nero ti candeggio e sei giallo ti ci faccio diventare di più, intendo con l'ematoma che ti procuro. Ma sono una signora, quindi, gli dico, con la voce distorta dallo sforzo per contenere un embolo: certo mio caro!! Allora facciamo una procedura in internet e poi mi dice la cosa che temo di più perché l'ho già fatto con presente la mia amica Daniela, che puo testimoniare che é vero perché lo hanno detto anche a lei:
SIGNORA DEVE STACCARE LA PRESA di FREE E RIATTACCARLA E ATTENDERE CHE L'OROLOGIO SI RISINTONIZZI (TEMPO IMPIEGATO MEDIAMENTE 2 MINUTI), BENE, LO FACCIA.... X 5 VOLTE!!!!!!
Daniela, ti prego, intervieni, conferma che non mento. Bastarda, tu che ridevi con la lacrime agli occhi quando hai assistito la prima volta alla scena di me inginocchiata davanti alla box con il telefono a staccare e riattacare la presa 5 volte con il telefono in mano.
Ovviamente devo anche spegnere e riaccendere il PC... solo una volta.

Tempo trascorso 55 minuti (sob, é finito anche CSI)
Il pc é riacceso e ovviamente il WIFI non va... Il mio telefilm preferito é finito, é ormai mezzanotte, la camomilla si é freddata, ho il pavimento tatuato sulle ginocchia, l'orecchio ha una temperatura di 43 gradi, due spirali al posto degli occhi. La mucca del mio pigiama é scesa ed é andata a dormire. Il vicino di casa mi bussa alla porta e mi regala una scatola di Kleenex e mi batte una mano sulla spalla.
Facciamo un'ultima procedura banalissima: abbiamo una risposta, non sono un amministratore non posso cambiare l'IP.
MA COME TE LO SPIEGHI ALLORA CHE FINO A TRE MESI FA ANDAVA E IL TUO COLLEGA é STATO CAPACE DI FARLO?
CI DEVI METTERE UN'ORA PER CAPIRE CHE NON SONO UN AMMINISTRATORE? E POI DI COSA? DI CONDOMINIO? DELEGATO?
Non ce la faccio ad instaurare la polemica, é troppo tardi, ho lo scoramento. Quindi gli dico che sono delusa ma che getto la spugna e lui:
la ringraziamo per aver chiamato il servizio consumatori Free, speriamo che il nostro servizio sia stato soddisfacente e la ...

SDENG!! gli ho sbattuto il telefono in faccia e mi sono alzata a cercare la telecamera della Candid che mi stava filmando.... Non l'ho trovata... ma sono sicura che sia da qualche parte. Non puo essere successo tutto gratis.. su che Canale mi avete vista? Lo devo sapere.

NOTRE DAME DE PARIS – Teatro degli Arcimboldi di Piergiorgio Calanchi

Premetto che sono uno che si esalta persino quando lo vede messo in scena dall'Equipe degli animatori del Valtur Club, quindi il mio giudizio e' obiettivo solo fino ad un certo punto; comunque Notre Dame de Paris, in scena al Teatro degli Arcimboldi, e' uno spettacolo da non perdere assolutamente.
Molto suggestiva la scenografia, a momenti addirittura imponente e che si sviluppa sui tre piani dello spazio, favorita dalle dimensioni (soprattutto in altezza) del palcoscenico. Sbalorditivo il corpo di ballo, formato da veri e propri street dancers, che si esibiscono in passi acrobatici degni delle migliori scuole di breakdance e hip-hop con tanto di posa finale e che, all'occorrenza, si trasformano in free climbers a sei metri d'altezza. Affascinanti i protagonisti, perfettamente caratterizzati senza scadere nella caricatura (ah, il gobbo di Fiorello...) ed all'altezza di una partitura lunga anche se non particolarmente difficile che non prevede alcun momento di parlato.
In sintesi un'esperienza pienamente gratificante sotto tutti gli aspetti, con due piccoli nei: la vastita' del teatro, che permette allo spettatore di godere appieno dello spettacolo solo dalle prime file della platea, con conseguente esborso elevato per il biglietto (80€) e la frequenza degli spettacoli (due il sabato e la domenica) che rendono inevitabile qualche passaggio a vuoto e qualche calo di voce dei protagoniti nei momenti piu' impegnativi. Questo e' il tempo delle Cattedrali. Andateci, ne vale la pena.

MAGRITTE – Palazzo Reale Milano

“Essere surrealisti significa bandire dalla mente il già visto e ricercare il non visto.”
E’ esattamente quello che succede guardando i quadri di Magritte.
In transito da Milano accetto un cortese invito di un amico a vedere questa mostra e devo dire che ne sono molto felice. Si tratta di una mostra splendida. Meravigliose le spiegazioni della guida, che non commentano quandro per quadro ma lo spirito in generale delle opere che sono esposte in ogni sala e che ci descrive il pittore come un uomo tutto sommato banale, con una vita priva di eventi di rilievo fatto salvo il suicidio della madre, che amo la stessa donna per tutta la vita e condusse un’esistenza relativamente borghese. Eppure in questo uomo dall’apparenza normale si nasconde una creatività inattesa. Perché Pollock no e Magritte si? Perché Magritte mi sorprende, mi diverte, mi incuriosce, mi comunica qualcosa. Perché non c’é un solo titolo che corrisponda al contenuto dell’opera, perché ci sono colori insoliti, perché ci sono opere come L’impero delle luci che sono capolavori di controsensi: una casa con le finestre illuminate, in un paesaggio di sole splendente. O la Magia nera, rappresentata da una bella donna nuda bicolore. Insomma, dal momento che la mostra continua fino marzo, vi suggerisco di non perderla. Voto 8 e mezzo.

IL BALLET DE CHINE – Opera Garnier Paris

Quando riesco, acquisto i biglietti per i balletti dell’Opera Garnier, perché sono sempre spettacoli memorabili. Questa volta il cartellone proponeva il Balletto della scuola di ballo cinese e quindi mi sono affrettata al acquisto. Pero stavolta é stato un po deludente. Un modo diverso di concepire il balletto. Prima di tutto troppa recitazione e poco vero e proprio ballo, come sono abituata a vedere in altri tipi di spettacoli, poi i costumi : niente veli, niente sete fluttuanti che rendono le ballerine ancor più leggere ed eteree, niete tutù, solo pantaloncini corti, tanti pantaloncini che rappresentavano la divisa dell’esercito cinese. E la storia, onestamente un po troppo celebrativa della gesta di questo esercito che salva i poveri e i derelitti dai soprusi di signorotti locali. Poca emozione, salvo un paio di assolo della prima ballerina, con pantaloncino in seta lungo e musica militare. Non andate a vederlo se venisse a Milano. Voto 5.