giovedì 25 giugno 2015

Morti fuori e morti dentro: Casa della Memoria e San Bernardino alle Ossa!

Oggi vi voglio parlare di due posti suggestivi anche se in modo molto diverso, nei quali la morte viene commemorata "artisticamente"!
La Casa della memoria e San Bernardino alle ossa (e già il nome ve la dice lunghissima...).
Il primo posto è stato inaugurato quest'anno e si trova in zona Porta Nuova. Un monumento dedicato a tutti i morti che siano essi vittime di stragi, di guerre, di terrorismo, partigiani, deportati, insomma una lunga lista. Un parallelepipedo di mattoni, progettato dallo studio Baukuh, sulle cui facciate sono riprodotte, con un mosaico, immagini simbolo della Milano liberata e dei momenti di dolore collettivo (la scena dell'annuncio della Liberazione in piazza Duomo, il 25 Aprile del 1945, l'interno della Banca nazionale dell'agricoltura dopo la strage di Piazza Fontana e altre) e 19 volti di persone comune, ritratte al lavoro. Sono passata di lì per caso perché il mio parrucchiere sta da quelle parti! (momento gossip) e devo dire mi è piaciuta molto. Struttura semplice che si erge in mezzo al verde e ai palazzoni. Merita! A me è piaciuta molto, l'ho trovata molto contemplativa nella sua semplicità. Sta di fronte all'installazione Campo di grano (Agnes Denes), quindi da già che siete lì guardate anche quella!! Per ora è una distesa verdognola, dove non si capisce bene quali siano le erbacce e quale sia il grano.... Speriamo in un miglioramento futuro!
 
San Bernardino alle Ossa è un capolavoro macabro!! Una chiesa "ornata" di ossa dei morti dell'ospedale vicino! Beh se no non si sarebbe chiamata così! e dico ornata, perché le ossa sono disposte in maniera artistica: teschi e tibie a formare delle greche! E devo ammettere che accantonati i primi istanti di choc in cui uno deve fare i conti con centinaia di resti umani, poi ci si abitua e si riesce a percepirne la grazia e l'armonia e ad un certo punto non fa neanche più paura. A me è sembrato un luogo di grandissima meditazione, un luogo di CALMA MORTALE!!!
Si trova in una traversa di via Larga, ci sarete passati milioni di volte. La prossima volta fermatevi però e andatela a visitare! poi mi saprete dire. Io l'ho trovata magnifica! ...cominciate a preoccuparvi....ehehehe!!
 

 
 
 
 
 






mercoledì 24 giugno 2015

Museo Poldi Pezzoli - Passerella - Mercato di Milano

Quale è il filo conduttore di questi tre elementi? Solo che sono vicini e si possono vedere uno dopo l'altro come abbiamo fatto noi!!! 
Il Museo è magnifico. Ne avevo sentito parlare spesso. Poi se vi è capitato di comprare uno dei giornali turistici a Maggio, che parlano tutti di Milano è citato decine di volte tra le 10 cose che vale la pena di vedere in città e hanno ragione: si tratta di un piccolo gioiello. 
Purtroppo è stato quasi completamente distrutto durante la seconda guerra mondiale e i bombardamenti, ma mantiene inalterate alcune sale come lo studiolo Poldi Pezzoli e in molte sale sono presenti fotografie che mostrano come erano prima della distruzione, così si riesce ad avere un'idea degli antichi splendori. 
Un nuovo splendore invece è la sala delle armature, è stata completamente ristrutturata ma soprattutto costruita da Pomodoro nel 2000 circa ed è fantastica. Egli ha voluto creare uno spazio dove i supporti di armi e armature non si vedono e tutto sembra sospeso nel sulla. C'è una grazia particolare in questa sala che pur essendo moderna si adatta perfettamente a quel contesto. 
C'è poi una sala arredata con divani moderni sui quali accomodarsi per osservare con attenzione: due Botticelli, un Pollaiolo (simbolo del museo), diversi Mantegna, e molto altro ancora. 
Come dicevo prima poi, lo studiolo della famiglia è magnifico, ornato di vetri colorati e disegnati, boiserie come se non ci fosse un domani e ricchissimi decori, lo rendono un posto affascinante. 
Mettete in conto un paio di ore se lo volete vedere con calma, perché ne vale la pena e bisogna goderselo con i giusti tempi!! 
Quando uscite di lì, se avete voglia di qualcosa di leggero, recatevi in via Pellico al 2 e salite sui tetti di Milano e godetevi la vista di Piazza del Duomo dal lato della Terrazza Aperol ma molto più in alto, poi camminate sulla passerella che aggira la galleria Vittorio Emanuele e per finire scattate una foto al nuovo skyline milanse da dietro un'impalcatura!! deve essere molto bello anche di notte. E qui per voi, la gatta sul tetto che scotta! la passerella si raggiunge salendo con un ascensore modernissimo trasparente e passerete vicino al nuovo ristorante di Pavarotti, un po' museo e un po' ristorante. Il locale è molto bello, aperto da una settimana, come si mangia non si sa ancora! ma abbiamo dato un'occhiata al menù, cose tradizionali italiane, un po' turistiche direi, ma con un prezzo più che accettabile!  
E se non siete ancora stanchi, uscite e andata al vecchio ingresso Feltrinelli o Autogrill che si voglia, che è stato completamente ristrutturato e trasformato in MERCATO DI MILANO. Dentro è bellissimo. Una splendida scala mobile che porta fino al terzo piano tutta trasparente e che vi permette di ammirare un ulivo d'oro (come la torre d'oro di Prada, è un materiale cha va molto in tempo di crisi…:-) ) simbolo dell'eccellenza italiana. Al primo piano un mercato a km zero, ovvero con prodotti che arrivano tutti da lombardia e piemonte, molto simile a Eataly, molto molto carino. Al secondo piano il vecchio self service autogrill trasformato in un moderno self service con piatti molto appetitosi, e per finire, al terzo piano, un ristorante e lo spazio Berlucchi. Devo ammettere che anche qui c'è stata una trasformazione incredibile. Buona passeggiata a tutti!!! 


 http://www.museopoldipezzoli.it/#!/it/scopri

http://centro.milanotoday.it/passerella-percorso-galleria-vittorio-emanuele.html

http://www.milanotoday.it/economia/nuovo-autogrill-mercato-duomo-2015.html





domenica 21 giugno 2015

Santa Caterina del Sasso - Leggiuno (VA)

Con un po' di sano campanilismo ho visitato e ho deciso di commentare Santa Caterina del Sasso! Comunque citata anche da Bell'Italia del mese di Maggio (pag. XXX).
Si tratta di un eremo appoggiato sulla costa di fronte a Stresa, per essere precisi a Leggiuno (VA). E' ancora abitato da monache laiche che gentilmente lo tengono aperto fino alle 17.00 per permettere ai turisti di visitarlo senza pagare alcun prezzo di ingresso e che è facile incontrare durante la visita. Abbiamo scambiato con loro due chiacchiere ed è stato molto piacevole e istruttivo.
L'eremo è composto di tre parti: il convento meridionale meravigliosamente affrescato. Un portico che conduce alla chiesa e infine la chiesa stessa, anch'essa dotata di portico affrescato e di un interno vivace e barocco.  
Vi si può arrivare sia dall'autostrada sia dal lago, ma vi assicuro che la scelta è una sola: arrivate dal lago col traghetto, perché una delle immagini più suggestive è vedere l'eremo arrivando dall'acqua, dal basso, e la costruzione si staglia sopra di voi.
La stessa vista ovviamente scendendo dall'alto è impossibile e tra l'altro dovreste farvi quasi 300 gradini a scendere ma soprattutto a salire. L'Eremo dispone anche di un ascensore per fortuna, al modico costo di 50 cm a tratta! Scegliete voi!
Il traghetto parte dall'imbarcadero di Stresa, che vale comunque una passeggiata. La località è stata completamente rinnovata e sembra di girare in una bomboniera. Aneddoto per i più vecchi: ci sono hotel meravigliosi in quella zona, uno di essi, il Grand Hotel des Iles Borromées, è stato il set del film con Renato Pozzetto: Grand Hotel Excelsior! Un filmone!
Per chiudere aperitivo al Grand Hotel La Palma con la sua splendida terrazza. Io non ci sono ancora stata a causa di avverse condizioni meteo, ma me ne hanno parlato tutti benissimo. Sappiatemi dire!!
Un ultimo aneddoto: ho scoperto perché si chiama Lago Maggiore, non è il più grande e non è il più profondo, ma è quello che contiene la maggior quantità d'acqua. Ecco cosa si impara ad ascoltare le guide altrui... :-)
Buon Lago Maggiore a tutti!!





martedì 16 giugno 2015

Nessuno si salva da solo - M. Mazzantini - Il libro e i film

Mediocrity. Una parola che rappresenta il mio giudizio su entrambi. Ho letto il libro dopo aver visto il film e sono rimasta molto delusa da entrambi. Adoro la Mazzantini e tutti i suoi libri mi sono piaciuti enormemente. Questo però l'ho trovato un po' auto contemplativo. Bella l'idea di raccontare la fine di una grande storia d'amore, il dopo "e vissero tutti felici e contenti", con la tecnica del flashback a quando i due si amavano, ma non è piaciuto il modo. Troppe parolacce forzate, troppe incoerenze, troppi eccessi. Mi è piaciuto solo quello che io interpreto come equilibrio: i due sono ugualmente responsabili della fine di questo amore, hanno colpe eque, sono ugualmente colpevoli, sono corresponsabili e nessuno dei due mi ha suscitato antipatia o simpatia, viaggiano allo stesso livello. 
Il film peggio. Prima di tutto non c'è lo stesso equilibrio, la colpa pare tutta di Scamarcio, lei una santa, ma non è così. E poi, la fine, che io ho trovato originale, snaturata totalmente. Fa finire il film al contrario del libro, ma no!!! Ma no si può vedere!!  
Voto 6  al libro e 5 al film. Leggete altro della Mazzantini se volete leggere qualcosa di suo e non guardate il film. 


domenica 14 giugno 2015

Darsena contro Fondazione Prada

In realtà non si tratta di una battaglia, ma devo dire che i due posti mi sono sembrati agli antipodi pur essendo entrambi molto belli! Quasi una contrapposizione destra e sinistra...

Una è popolare, popolatissima, affollata, allegra, divertente, aperta, rumorosa l’altra è elegante, essenziale, silenziosa, con bodyguards elegantissime all’ingresso, lucida, dorata, trasparente. Lascerò a voi comprendere quale una e qual è l’altra!

Sono entrambe molto belle in ogni caso. Ho avuto modo di vedere la Fondazione Prada solo dall’esterno, non ho visitato le esposizioni che ospitano, e la cosa che mi ha colpito maggiormente, a parte gli spazi ampissimi e molto aperti, è la maestosa torre d’oro che s’innalza in mezzo al cemento finto trasandato. L’ho trovata di una semplicità e di una bellezza mozzafiato. La nuova darsena d’altro canto è piena di vita, rumore e confusione, ma nell’accezione positiva del termine. Ottima per una birra da bere seduti a terra con i piedi a penzoloni sull’acqua. La Fondazione per una colazione o un aperitivo chic nel suo bar design progettato dal regista Wes Anderson. Questo invece me lo sono perso e quindi dovrò tornare a vederlo, ma ho sentito tutti quelli che ci sono stati parlarne un gran bene e anche come di un posto dai prezzi normali, in cui non ti serve telefonare alla Deutsche prima di entrare tra l'altro. 

Un plauso a chi ha trasformato un luogo "quasi abbandonato" in un'attrazione piacevole e ben strutturata. Un plauso a chi ha trasformato una zona periferica quasi dimenticata in un luogo tendenza con una costruzione perfettamente adattata all'ambiente circostante, aumentandone il valore estetico. Anche questi cambiamenti in Milano, come quelli citati nei giorni precedenti contribuiscono a rendere la città più internazionale, più moderna e più simile alle sue cugine Londra e Parigi almeno. Un vero piacere uscire alla scoperta dei nuovi angoli. In questo bisogna ammettere che siamo stati molto bravi! Buona visita a tutti!!! 
 



 http://www.fondazioneprada.org






mercoledì 3 giugno 2015

Sant'Eufemia - San Satiro - San Maurizio

SANT'EUFEMIA. Chiese allegre, così avrei dovuto intitolare questo pezzo in effetti! Nel giro di domenica ho avuto modo di visitare tre chiese davvero magnifiche e caratterizzate da colori splendenti. E' mi è spiaciuto solo non averle visitate prima, e potuto apprezzare prima la ricchezza di Milano anche in quest'area, lasciando stare ovviamente le chiese più maestose che conosciamo tutti come il Duomo o Sant'Ambrogio. La prima meta è stata Sant'Eufemia, incontrata per caso mentre ci spostavamo in scooter vs la manifestazione dei corti aperti. Beh siamo scesi dalla moto e siamo entrati. Sorpresa, sorpresa, colori e armonia in abbondanza! Mi è quasi venuta voglia di pregare! ho detto quasi.... La chiesa ha un giardinetto di fronte molto ben curato, che le lascia respiro e da una sensazione di apertura e che ti invoglia ad entrare. Si pensa venne fondata nel '472 ma continuò ad essere rimaneggiata negli secoli successivi, fino ad un ultimo intervento nel 1870. Pare che grazie alla sua ottima acustica sia stata usata dalla Emi come sala di incisione: Maria Callas vi registrò alcune opere. Guardate i colori delle arcate, semplicemente e le molte pitture ivi contenute. Da non perdere!


SAN MAURIZIO AL MONASTERO MAGGIORE. Ogni volta che ci sono passata, l'ho trovata chiusa. E in effetti è una chiesa nella quale hanno smesso di celebrare il culto e quindi non è mai aperta, tranne la domenica mattina in occasione dell'Expo, grazie ai volontari del Touring Club, quindi informatevi sugli orari nel caso desideriate vederla. Come molti avranno notato, l'esterno è assolutamente trascurabile: quasi un'anonima costruzione. Questo però rende ancora maggiore lo choc entrando: un tripudio di pitture, di cui molte del Luini. Le pareti ne sono coperte. Da rimanere senza respiro, una grazie e una delicatezza infinite in ogni
opera. Fate il giro, con calma, percorrendo tutto il perimetro, tanta luce entra dalle finestre e rende questo posto ancora più accogliente. Un grande organo si erge sovrano in una delle navate, datato 1554.
Particolarmente bella la scena Storie dell'arca di Noè, di Aurelio Luini, figlio di Bernardino. Voto 10, una chiesa semplicemente meravigliosa.





SAN SATIRO.  "L'illusione è perfetta. Si entra nella chiesa di Santa Maria presso San Satiro, a Milano, e pare che, dietro l'altare, ci sia un grande spazio, un'abside regolare, ben completata da colonne e decorazioni.
Invece no, non è così: ma l'illusione (l'inganno?) dura a lungo, e per accorgersi che si tratta solo di un'illusione ottica bisogna arrivare proprio vicino all'altare, quasi toccare con mano: dietro l'altare non si passa, c'è poco meno di un metro di spazio. Insomma, l'abside che vedete nelle foto nella realtà non esiste.
L'artefice di questa meraviglia, o forse inganno (inganno prospettico) è uno dei nostri più grandi architetti, Donato Bramante.
Come è intuibile, dietro a questo strano capolavoro c'è una necessità pratica: al momento di costruire la chiesa, la diocesi non ebbe i necessari permessi. Lo spazio ridotto, anzi annullato, avrebbe ormai richiesto un altro progetto oppure reso impossibile l'opera; Bramante invece accettò la sfida e riportò in scala le stesse misure che aveva previste in origine. E difatti la finta abside realizzata misura 97 centimetri invece dei 9 metri e 70 previsti nel disegno originale; e da questo impedimento Bramante è riuscito a trarre un capolavoro inaspettato." Così scrive Giuliano Bovo e io mi sono impossessata delle sue parole per farvi capire la caratteristica di questa magnifica chiesa.
 

giovedì 28 maggio 2015

Cortili Aperti - 24 maggio 2015

Evento magnifico!! Grazie al touring club, una domenica all'anno alcuni cortili di residenze private di

Milano vengono aperti al pubblico. Ho scoperto che il tutto nasce dai figli di questi proprietari che sono sono uniti in un'organizzazione per la condivisione delle bellezze delle loro case. Questo suscita un po' di invidia di sicuro, ma almeno li vediamo.
Quest'anno il giro prevedeva via Cappuccio e via Luini, una decina di tappe, tra le quali sicuramente la più suggestiva è stata per me il Chiostro delle Umiliate, che in effetti era anche quello fotografato nel manifesto dell'evento. 
Lo so che quest'anno è passato, ma il prossimo, o la prossima volta che lo organizzano non perdetevelo! Tra l'altro il tutto era "condito" dalla musica di Piano Milano, diversi artisti in giro per Milano, che suonavano pianoforte nei cortili, nelle piazze, nei musei! Una vera magia!

http://www.adsi.it/giornate-nazionali-della-d-s-i-maggio-2015/

martedì 26 maggio 2015

MUDEC - Museo Delle Culture

Non so se è merito dell'Expo, ma Milano è piena di fermento, e in queste settimane per la prima volta ho avuto l'impressione di essere in una città vitale quasi come Londra, Parigi o Berlino e questo è decisamente molto molto piacevole! Forse usciamo da quest'immagine provinciale che ci contraddistingue o che almeno io percepisco dopo aver abitato a Parigi.  
Sono stata a vedere questo museo un paio di settimane fa, il Mudec. E' aperto da un paio di mesi. La struttura esternamente non è particolarmente esaltante, si tratta dell'ex area Ansaldo, ma dentro è una vera sorpresa. Una grande scalinata e al primo piano, la modernità, la luce e l'eleganza. Una parete tondeggiante trasparente e sfumata che sale al cielo. Da rimanere a bocca aperta. Le due entrate portano a due mostre ospitate temporaneamente: una mostra sull'Expo a Milano del 1906. Bella ma forse senza troppo senso logico. 
Una sequenza di cose di quell'anno, in parte legate all'Expo stessa e altre totalmente slegate, ma di quegli anni. Carina ma non esaltante. L'altra mostra invece, dal titolo Africa, è molto interessante. Ci sono una serie di sculture africane appunto, più o meno antiche, anche del 1500 con le storie legate alle origini, al ruolo degli artisti, al ruolo di coloro che vengono rappresentati nelle sculture.
Questa mostra ha il cuore in una sala grandissima, al buio, con numerose teche di vetro illuminate, che contengono le opere. Un bellissimo modo di esporle, molto suggestivo e oltretutto passeggiando si è accompagnati dai suoni riprodotti di una foresta. Merita vederla. I corridoi che conducono alle mostre sono davvero colorati, come potete vedere dalle foto e in perfetto contrasto con la parete centrale sono spettacolari. Il museo ospita anche il festival del cinema Africano. Al piano terra si trova un bistrot mentre al terzo piano si trova un elegante ristorante della stessa famiglia di Giacomo all'Arengario. Molto carino! Arredato con grandissima cura, ma come si mangia non lo so, proviamolo!! 
Buona visita a tutti e sappiatemi dire! 




giovedì 7 maggio 2015

Maurizio de Giovanni - In fondo al tuo cuore

Di solito sono una grandissima fan di De Giovanni, però dopo il sesto libro mi sono annoiata, deve essere colpa del corso di scrittura che mi fa analizzare in modo più critico i testi e i film: non riesco più a guardare niente con gli stessi occhi! ;-)
La storia è carina. Un crimine intrigante, personaggi interessanti ma è identica agli altri, e per questo davvero scontata. Il nostro commissario continua a vedere gli ultimi minuti dei morti di morte violenta e a sentire le loro voci, è ambito da due donne e non ne sceglie nessuna continuando ad oscillare come una banderuola da una all'altra e la sua magnifica tata ha un problema di salute che non si capisce se si risolva oppure no. Quindi penso che per un bel po' non leggerò niente di riferito al commissario Ricciardi. Voto 5 e mezzo. Ammetto che per qualcuno che lo legge per la prima volta il voto possa balzare a 7. Se lo leggerete mi direte voi.
 

giovedì 30 aprile 2015

Storia di un culo - Saggio di Scrittura

 
Chiara è una ragazza di trent’anni, piccoletta, fatta un po’ a pera, secondo le riviste di moda, timida e schiva. Lavora alla cassa di un supermercato. Trascorre otto ore della giornata seduta, combattendo una personale battaglia contro lo scanner che, di norma, s’inceppa e fischia come una gazza.
È sicura che la causa del suo culo 3.0, sia proprio quel lavoro. Ha preso la forma dello sgabello dove sta appollaiata come una poiana e poi, quando arriva a casa la sera, è troppo stanca per qualsiasi sport, così si accascia sul divano sgranocchiando patatine o cioccolato per combattere le frustrazioni di un lavoro tanto ripetitivo e del suo amore infelice.
È innamorata di Marta, una cliente. La vede almeno una volta la settimana, quando viene a fare la spesa e conosce il suo nome perché l’ha letto sulla carta di credito (e si sente un po’ un’agente speciale per questa poliziesca scoperta). Marta, secondo lei, non si rende neppure conto che lei esiste, come donna intende, non come cassiera
In fondo però Chiara è anche contenta che Marta la veda solo da seduta, così almeno è impossibile per lei notare il culone…certo che se mai dovesse alzarsi sarebbe la fine di una storia mai cominciata.
Un giorno, si sente chiamare all’altoparlante. Deve raggiungere con urgenza, la direzione.
Quando arriva le comunicano che ha vinto il premio Cassiera del mese e ha diritto a un week end per due a Rimini. Ovviamente ci porterà Paolo, l’amico gay di sempre.
Mentre sono in giro x Rimini, la domenica mattina, finiscono per caso in mezzo alla Maratona e rimangono bloccati a causa del passaggio dei runners appena partiti.
Beh, Chiara rimane folgorata, stanno passando i primi atleti, i kenioti, dai tratti inconfondibili e dagli scatti da leopardo, seguono altri corridori dai corpi scolpiti e leggiadri. Anche Paolo è folgorato, ma per ragioni diverse! La guarda e scoppia a ridere, pensava di essere l’unico a osservare i corpi dei ragazzi, invece anche Chiara ne è rapita e lui ne approfitta per dirle che forse potrebbe cominciare anche a lei a correre un pochino come va tanto di moda ora, visto che si lamenta sempre del suo sedere, anzi potrebbero correre insieme visto che anche lui qualche chiletto lo perderebbe volentieri. Lei lo guarda inorridita, come se le avesse appena chiesto di sgozzare 20 venti galline a mani nude. Gli gira la schiena imbizzarrita e si ammutolisce per mezz’ora. Intanto però, a sua insaputa, un malefico tarlo si è insinuato in lei: il Tarlo della Magrezza, la versione snella del grillo parlante di Pinocchio.
Un giorno, al super, sta ultimando il conto di Marta, che è lì in compagnia di un’amica, quando una collega la chiama per una sostituzione urgente, si alza imprecando in bulgaro, per dover lasciare l’amata, e si avvia. Proprio in quel momento sente Marta fare un commento sul suo culo: Ma hai visto? Da seduta non si vedeva, sembra uno zaino pieno! E peccato che di faccia non sarebbe manco brutta.
Sente le lacrime pungerle gli occhi, ma si ammazzerebbe piuttosto che piangere.
Il Tarlo si materializza su uno scontrino: e le comunica un paio di cose importanti. Fatto N. 1: Marta è una stronza, e questo l’abbiamo accertato. Fatto N. 2: ha detto una cosa vera, lei ha il culone. Fatto N. 3: non ha mai fatto niente per farlo diminuire. Il Tarlo ha ragione. Troppo comodo crogiolarsi sul divano a smangiucchiare porcate, che se l’avesse vista Bastianich inorridito le avrebbe detto: “questo neanche mio cane mangerebbe, mi stai diludendo”. 
Scappa in bagno fingendo un bisogno impellente, afferra il cellulare seduta sulla tazza e chiama Paolo. Il Tarlo la osserva dal rotolo della carta igienica, mento tra le mani, con sguardo interlocutorio. Hai ragione Paolo. Da domani si corre.
Il giorno successivo va a comprarsi tutto l’occorrente ed è pronta per il primo allenamento.
Quel giorno fa appena in tempo a svoltare l’angolo del quartiere che telefona a Paolo per farsi venire a prendere con l’autolettiga, perché se ne sta accasciata sullo zerbino dei vicini.
La seconda uscita, dopo una settimana di convalescenza, corre per dieci minuti e poi passa la notte sulla panchina del parco, perché non è in grado di tornare a casa sulle sue gambe.
La terza uscita, la vede agonizzante sullo zerbino di casa sua stavolta, dopo quindici minuti. Per la prima volta dopo tre tentativi è stata in grado di tornare da sola, mai sottovalutare ciclopici miglioramenti. Il Tarlo è molto orgoglioso. Paolo però non ha ancora cominciato a correre!
Nel frattempo si è iscritta alla DJ TEN e dopo due mesi di uscite, 15 bolle ai piedi e un ginocchio sbucciato, ora corre dignitosamente per mezz’ora di fila e per due volte la settimana. Si è comprata anche della letteratura scientifica specializzata: Parli sempre di corsa di Linus. Niente potrebbe essere più adeguato, meglio fare riferimento a testi altamente scientifici.
Intanto arriva il sospirato giorno della corsa. Sveglia presto, agitazione diffusa, tre sedute al bagno, manco dovesse correre la maratona di New York. Indossa la sua maglietta nuova e si guarda allo specchio. Negli ultimi mesi ha perso peso, il suo culo è più sodo ed è diminuito. Ha le guance abbronzate, grazie al tempo trascorso all’aperto e si sente più sicura di sé, non è più la cassiera pera, è ancora una cassiera, ma forse più banana.
Paolo suona alla porta, è passato a prenderla e insieme si recano alla partenza.
Musica, gente sorridente. C’è di tutto alla partenza. E c’è anche lei. 10,9,8…3,2,1 via!
I primi 2 km vanno via lisci. Al 3° km comincia a scapparle la pipì, sarà che ha bevuto una tanica alla partenza? Forse se aumenta il ritmo, suda di più e le passa lo stimolo. Così fa un tentativo. Ma al 6° vede la madonna di Lourdes in lontananza che indossa il velo azzurro, ma con le nike e dei pantaloncini giallo acido.
Non molla. Rallenta il ritmo, stringe i denti, si domanda se si noterebbe un rivolo di pipì scendere lungo l’interno coscia. Ma non è ancora abbastanza stanca distruggere la sua dignità. Resistere, le ordina il Tarlo.
8° km, dolore al tendine, ma non le scappa più la pipì, son soddisfazioni.
9 e mezzo, quello in lontananza sembra Paolo, che si sbraccia per salutarla, lei ha gli occhi annacquati dal sudore. Il dolore al tendine ora è 8 in una scala da 1 a 10. Vorrebbe tanto alzare il braccio per ricambiare il saluto, ma sa che se lo farà non avrà energia necessaria per fare un altro passo, quindi gli passa accanto e spera che si accorga del suo sbracciare con le sopracciglia, è un amico vera, capirà.
“Ma non potevo andare semplicemente in palestra come tutte?” E mentre impreca, in uzbeko questa volta, pensa che ormai è davvero troppo tardi per tornare indietro, mancano solo pochi fottutissimi met… SBOING!
Non ha notato una buca nel selciato e ora sta cadendo rovinosamente sull’asfalto. Si vede da fuori alla moviola. Storta, inclinazione in avanti, 30°, 90°, 180°, impatto al suolo, strisciata, “sbucciatura tragica” del ginocchio, rotazione a destra, culata e imprecazione turca (nell’improperio è poliglotta nella vita dice a malapena Hallo). Il tarlo emette un urlo sordo e si mette le mani nelle antenne.
Ritorna in sé, si guarda. Ginocchio sanguinante, dolore pazzesco e persone che continuano a correrle intorno. Una ragazza si ferma, la aiuta a rialzarsi, le chiede se sta bene e se ce la fa a continuare. Avrebbe voglia di piangere, ma lei non piange mai, come nei migliori film di eroine in sovrappeso. Dai, dai, le grida il Tarlo!
Maledizione no, ha ragione. È arrivata fino lì, si vede il traguardo, non può mollare adesso. Sente la musica di Momenti di gloria, altra allucinazione? Non le importa se è sudata, tutta rossa, sanguinolenta e probabilmente, anche un po’ maleodorante… le interessa solo che due splendidi occhi castani, la stanno guardando preoccupati e vogliono sapere se ce la farà.
Zoppicante si rimette a correre di fianco a lei che la guarda sorridendo. Km 10. Stavolta lo vede bene Paolo e ammiccando gli indica la nuova amica strizzando l’occhio. Alza le braccia e taglia il traguardo! Ciao io sono Chiara e tu come ti chiami?