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lunedì 19 settembre 2016

Ho comprato Kessié al Fantacalcio!

Ebbene si! Da due settimane ho anche io una rosa! NO NO! Ma cosa avete capito! Non un fiore, ho  una squadra di fantacalcio bellissima.
Perché ho una squadra di fantacalcio? 
1) Perché mio marito ne ha una da dieci anni e mi rende il week end un incubo
2) Perché voglio anche io scegliere le iconcine dei giocatori e disporle in campo dal mio smartphone
3) Perché voglio che durante il week end mi arrivino le notifiche delle performance dei miei giocatori e rendere anche io a lui il week end un incubo
4) Perché mio marito non mi fa giocare nel tornei dei "maschi" anche se manca sempre il decimo, ma preferisce prendere l'ultimo degli sconosciuti piuttosto che una donna! 
5) perché voglio dimostrare che posso fare meglio anche solo di uno di loro!! Così per puntiglio 
Soluzione pacifista? Vediamo cosa siamo riusciti a fare: 
Ho una squadra a Magic Fanta. Io contro tutti!! Però non ha un'applicazione che funziona con cellulare e non ha manco le iconcine (sono una persona matura io...) quindi bisogna trovare un'altra soluzione. Giocavo solo per quello. 
Si passa allora a Fantamaster. Ho la squadra, ho l'applicazione, mi arrivano le notifiche ma non ci sono le icone dei giocatori (delusione pari a quella di un bambino a cui cade il gelato senza averlo neanche assaggiato). Le icone sono la svolta. 
Soluzione 3, mio marito, forse impietosito dalla mia delusione, forse diabolicamente con la speranza di vedermi vittima dello stesso virus calcistico, scopre che sull'applicazione Fanta Gazzetta (quelle delle icone belle per intenderci) possiamo sfidarci io e lui. La svolta. 
Per mettere le cose in chiaro, la squadra l'ho fatta prima della sua asta. L'ho scelta interamente io, che loro non avevano ancora scelto la sera dell'asta. Io operativa dalla seconda giornata loro dalla terza. 
Ho scelto con criteri scientifici e non c'è niente da ridere. Alcuni punti fermi: 
1) voglio Buffon
2) voglio Higuain
3) voglio Bonucci
E poi ho finito i crediti! 
No dai scherzo! Dopo ho scelto in base agli esiti della prima giornata, criterio statistico basato su una statistica troppo ridotta però... 
Con la conoscenza di calcio di una zamia ho comprato: 
Kessie, Kucka, Ljaic, Radovanovic, Bacca, Berardi e Borriello (ammetto, quest'ultimo sull'onda delle vicende Vacchi, va bene la statistica ma anche l'occhio vuole la sua parte) . Ho comprato anche un tipo che è stato venduto alla serie B dopo 5 minuti, e un paio che credo giocheranno nel 2026 ma avevo finito i soldi!!
La fida è cominciata. Ho solo qualche piccolo problema che credo risolverò a fine campionato: 
a) Non so in che squadra gioca la maggior parte dei miei giocatori! 
b) Non so identificare I simboli delle squadre 
c) Non ho ancora capito la performance del giocatore in casa e fuori casa
d) Il mio difensore in panchina segna sempre. 2 su 2 al momento Antei, Radu, malediction.
Punteggio prima giornata: 75,5
Punteggio seconda giornata: 73,5
Adesso vado che domani c’è l’anticipo e devo dare la formazione!!! Lo schiero Bacca? 

martedì 6 settembre 2016

Un bucato a pois!!!


Bucato rosa? Azzurro? Giallo? Siete ancora dei principianti. La vera tendenza dell'estate 2016 è il bucato a pois. Come realizzarlo? Alcuni preziosi suggerimenti. Prendete biancheria bianca, Lapalissse insegna. Inseritela nella vostra lavatrice che asciuga anche. Scegliete il programma per cotone a 40°, e poi asciugatura con aria fredda (quando l'asciugatrice ha finito scotta, dove sia l'aria fredda ancora non l'ho capito). Nell'eseguire questa operazione però, fate in modo di dimenticare un eyeliner sopra alla suddetta lavatrice e di inserirlo chiuso all'interno della stessa, insieme al bucato, accidentalmente. Così potrete godere dell'effetto sorpresa. Azionate il tutto. Lavaggio 1h e 30, asciugatura 2 H. Estraete e..... cominciate a piangere. Anche se avrete lasciato l'eyeliner chiuso, esso si aprirà autonomamente e efficacemente durante il lavaggio, toccando e macchiando ogni singolo pezzo coinvolto nel processo. L'asciugatura permetterà di fissare le molteplici macchie indelebilmente. Funziona con ogni tipo di tessuto, camicia da notte di seta, magliette di cotone, camicia preferita di vostro marito, prendisole nuovo usato una volta e mutande di pizzo. Prendete i panni, divideteli in due sacchi equivalenti, e portateli da H&M. Vi faranno dono di due splendidi buoni sconto del 15%, sul vostro prossimo acquisto. 
Buona lavatrice a tutti. Nadia Miralanza. 



sabato 3 settembre 2016

Pole Dance

Ebbene sì! Sono andata a fare una lezione di prova di Pole Dance.

Aspettavo di venire in Lussemburgo e di essere lontana da tutti per fare questa esperienza trascendentale...  L'hot yoga in Romagna non é stato sufficiente.
Prima di tutto lo dico alle amiche giovani e magre che conosco qui e con mia grande sorpresa mi dicono tutte di si! E si iscrivono anche, lasciandomi credere nella loro partecipazione. Martedì arriva il gran giorno e, una ad una, mi tirano un pacco clamoroso.
Avrebbero dovuto essere quattro oltre a me e una dopo l'altra, con l'innocenza di Shirley Temple, mi dicono che non possono venire, chi accampa la scusa di essere in un altro paese, chi addirittura mi dichiara una malattia grave (si, tu che stai leggendo lo sai! ;-), mentre le ultime due buttano la colpa su un capo inopportuno (lo sapete anche voi due care mie!!). Insomma l'unica pirla che ci va sono io!
Arrivo e per fortuna mi rendo conto che non sono né la più vecchia né la più sovrappeso, che sono già delle soddisfazioni.
Il corso dura un'ora e mezza, e già dopo la prima mezz'ora di stretching e riscaldamento io sarei a posto e potrei tornare a casa dolorante, ma il bello deve ancora venire.
Esercizio N. 1. Una sorta di verticale con schiena appoggiata al palo. Se questa è la prima lezione la prossima cosa faccio, la bandiera come Jury Chechi? Non so come, ma riesco a farla, ma non pubblico alcuna foto perché se no sono costretta ad uccidervi.
Esercizio N.2. Rimanere attaccata al palo come da foto. E' evidente che l'esercizio fatto correttamente preveda prima di tutto di essere dritte e non piegate come sono io e poi il braccio destro che con tanta solerzia mi sostiene, andrebbe staccato e dovrei sostenermi solo con quello che sta sotto (di braccio!), la mia gamba destra e i miei addominali (non pervenuti).
Credo vi rendiate contro che la gravità la pensi in un altro modo. Risultato ematoma sul retro ginocchio.
Esercizio N. 3. Arrampicarsi con grazia sulla pole e salire. Peccato che io riesca a malapena a stare appesa come un pollo arrosto, ma di sollevare il mio sedere non se ne parla! Sembro più un pompiere che una ballerina! 
Insomma, se volete divertirvi io ve lo consiglio fortemente. Dato il successo di questa prima lezione penso che mi iscriverò e poi magari mi presenterò a qualche trasmissione televisiva "Nonne alle sbarre" in cerca di un'alterna fortuna!
Buona pole a tutti!!

giovedì 30 aprile 2015

Storia di un culo - Saggio di Scrittura

 
Chiara è una ragazza di trent’anni, piccoletta, fatta un po’ a pera, secondo le riviste di moda, timida e schiva. Lavora alla cassa di un supermercato. Trascorre otto ore della giornata seduta, combattendo una personale battaglia contro lo scanner che, di norma, s’inceppa e fischia come una gazza.
È sicura che la causa del suo culo 3.0, sia proprio quel lavoro. Ha preso la forma dello sgabello dove sta appollaiata come una poiana e poi, quando arriva a casa la sera, è troppo stanca per qualsiasi sport, così si accascia sul divano sgranocchiando patatine o cioccolato per combattere le frustrazioni di un lavoro tanto ripetitivo e del suo amore infelice.
È innamorata di Marta, una cliente. La vede almeno una volta la settimana, quando viene a fare la spesa e conosce il suo nome perché l’ha letto sulla carta di credito (e si sente un po’ un’agente speciale per questa poliziesca scoperta). Marta, secondo lei, non si rende neppure conto che lei esiste, come donna intende, non come cassiera
In fondo però Chiara è anche contenta che Marta la veda solo da seduta, così almeno è impossibile per lei notare il culone…certo che se mai dovesse alzarsi sarebbe la fine di una storia mai cominciata.
Un giorno, si sente chiamare all’altoparlante. Deve raggiungere con urgenza, la direzione.
Quando arriva le comunicano che ha vinto il premio Cassiera del mese e ha diritto a un week end per due a Rimini. Ovviamente ci porterà Paolo, l’amico gay di sempre.
Mentre sono in giro x Rimini, la domenica mattina, finiscono per caso in mezzo alla Maratona e rimangono bloccati a causa del passaggio dei runners appena partiti.
Beh, Chiara rimane folgorata, stanno passando i primi atleti, i kenioti, dai tratti inconfondibili e dagli scatti da leopardo, seguono altri corridori dai corpi scolpiti e leggiadri. Anche Paolo è folgorato, ma per ragioni diverse! La guarda e scoppia a ridere, pensava di essere l’unico a osservare i corpi dei ragazzi, invece anche Chiara ne è rapita e lui ne approfitta per dirle che forse potrebbe cominciare anche a lei a correre un pochino come va tanto di moda ora, visto che si lamenta sempre del suo sedere, anzi potrebbero correre insieme visto che anche lui qualche chiletto lo perderebbe volentieri. Lei lo guarda inorridita, come se le avesse appena chiesto di sgozzare 20 venti galline a mani nude. Gli gira la schiena imbizzarrita e si ammutolisce per mezz’ora. Intanto però, a sua insaputa, un malefico tarlo si è insinuato in lei: il Tarlo della Magrezza, la versione snella del grillo parlante di Pinocchio.
Un giorno, al super, sta ultimando il conto di Marta, che è lì in compagnia di un’amica, quando una collega la chiama per una sostituzione urgente, si alza imprecando in bulgaro, per dover lasciare l’amata, e si avvia. Proprio in quel momento sente Marta fare un commento sul suo culo: Ma hai visto? Da seduta non si vedeva, sembra uno zaino pieno! E peccato che di faccia non sarebbe manco brutta.
Sente le lacrime pungerle gli occhi, ma si ammazzerebbe piuttosto che piangere.
Il Tarlo si materializza su uno scontrino: e le comunica un paio di cose importanti. Fatto N. 1: Marta è una stronza, e questo l’abbiamo accertato. Fatto N. 2: ha detto una cosa vera, lei ha il culone. Fatto N. 3: non ha mai fatto niente per farlo diminuire. Il Tarlo ha ragione. Troppo comodo crogiolarsi sul divano a smangiucchiare porcate, che se l’avesse vista Bastianich inorridito le avrebbe detto: “questo neanche mio cane mangerebbe, mi stai diludendo”. 
Scappa in bagno fingendo un bisogno impellente, afferra il cellulare seduta sulla tazza e chiama Paolo. Il Tarlo la osserva dal rotolo della carta igienica, mento tra le mani, con sguardo interlocutorio. Hai ragione Paolo. Da domani si corre.
Il giorno successivo va a comprarsi tutto l’occorrente ed è pronta per il primo allenamento.
Quel giorno fa appena in tempo a svoltare l’angolo del quartiere che telefona a Paolo per farsi venire a prendere con l’autolettiga, perché se ne sta accasciata sullo zerbino dei vicini.
La seconda uscita, dopo una settimana di convalescenza, corre per dieci minuti e poi passa la notte sulla panchina del parco, perché non è in grado di tornare a casa sulle sue gambe.
La terza uscita, la vede agonizzante sullo zerbino di casa sua stavolta, dopo quindici minuti. Per la prima volta dopo tre tentativi è stata in grado di tornare da sola, mai sottovalutare ciclopici miglioramenti. Il Tarlo è molto orgoglioso. Paolo però non ha ancora cominciato a correre!
Nel frattempo si è iscritta alla DJ TEN e dopo due mesi di uscite, 15 bolle ai piedi e un ginocchio sbucciato, ora corre dignitosamente per mezz’ora di fila e per due volte la settimana. Si è comprata anche della letteratura scientifica specializzata: Parli sempre di corsa di Linus. Niente potrebbe essere più adeguato, meglio fare riferimento a testi altamente scientifici.
Intanto arriva il sospirato giorno della corsa. Sveglia presto, agitazione diffusa, tre sedute al bagno, manco dovesse correre la maratona di New York. Indossa la sua maglietta nuova e si guarda allo specchio. Negli ultimi mesi ha perso peso, il suo culo è più sodo ed è diminuito. Ha le guance abbronzate, grazie al tempo trascorso all’aperto e si sente più sicura di sé, non è più la cassiera pera, è ancora una cassiera, ma forse più banana.
Paolo suona alla porta, è passato a prenderla e insieme si recano alla partenza.
Musica, gente sorridente. C’è di tutto alla partenza. E c’è anche lei. 10,9,8…3,2,1 via!
I primi 2 km vanno via lisci. Al 3° km comincia a scapparle la pipì, sarà che ha bevuto una tanica alla partenza? Forse se aumenta il ritmo, suda di più e le passa lo stimolo. Così fa un tentativo. Ma al 6° vede la madonna di Lourdes in lontananza che indossa il velo azzurro, ma con le nike e dei pantaloncini giallo acido.
Non molla. Rallenta il ritmo, stringe i denti, si domanda se si noterebbe un rivolo di pipì scendere lungo l’interno coscia. Ma non è ancora abbastanza stanca distruggere la sua dignità. Resistere, le ordina il Tarlo.
8° km, dolore al tendine, ma non le scappa più la pipì, son soddisfazioni.
9 e mezzo, quello in lontananza sembra Paolo, che si sbraccia per salutarla, lei ha gli occhi annacquati dal sudore. Il dolore al tendine ora è 8 in una scala da 1 a 10. Vorrebbe tanto alzare il braccio per ricambiare il saluto, ma sa che se lo farà non avrà energia necessaria per fare un altro passo, quindi gli passa accanto e spera che si accorga del suo sbracciare con le sopracciglia, è un amico vera, capirà.
“Ma non potevo andare semplicemente in palestra come tutte?” E mentre impreca, in uzbeko questa volta, pensa che ormai è davvero troppo tardi per tornare indietro, mancano solo pochi fottutissimi met… SBOING!
Non ha notato una buca nel selciato e ora sta cadendo rovinosamente sull’asfalto. Si vede da fuori alla moviola. Storta, inclinazione in avanti, 30°, 90°, 180°, impatto al suolo, strisciata, “sbucciatura tragica” del ginocchio, rotazione a destra, culata e imprecazione turca (nell’improperio è poliglotta nella vita dice a malapena Hallo). Il tarlo emette un urlo sordo e si mette le mani nelle antenne.
Ritorna in sé, si guarda. Ginocchio sanguinante, dolore pazzesco e persone che continuano a correrle intorno. Una ragazza si ferma, la aiuta a rialzarsi, le chiede se sta bene e se ce la fa a continuare. Avrebbe voglia di piangere, ma lei non piange mai, come nei migliori film di eroine in sovrappeso. Dai, dai, le grida il Tarlo!
Maledizione no, ha ragione. È arrivata fino lì, si vede il traguardo, non può mollare adesso. Sente la musica di Momenti di gloria, altra allucinazione? Non le importa se è sudata, tutta rossa, sanguinolenta e probabilmente, anche un po’ maleodorante… le interessa solo che due splendidi occhi castani, la stanno guardando preoccupati e vogliono sapere se ce la farà.
Zoppicante si rimette a correre di fianco a lei che la guarda sorridendo. Km 10. Stavolta lo vede bene Paolo e ammiccando gli indica la nuova amica strizzando l’occhio. Alza le braccia e taglia il traguardo! Ciao io sono Chiara e tu come ti chiami?



domenica 8 marzo 2015

Sven, io e l’ascensore

Sven è il mio simpatico collega belga. Da circa 6 mesi lavoriamo insieme ad un progetto. Arriviamo a Parigi, dove ci attendono due giorni di lavoro matto e disperatissimo. A voler essere precisi arriviamo a Chatou, un luogo a 30 km da Parigi, dimenticato da Dio e dagli uomini, perché ormai le sedi delle aziende sono ben lontane dal centro, sono ben lontane dalle capitali direi, sono ben lontane dalla civiltà… e a buon intenditor poche parole.
Una delle dirigenti, dell’area personale, ci incontra nei corridoi e guardando il nostro badge ci dice: “Uscite prima delle 21.00 perché dopo quell’ora il badge non sarà più attivo”. Siamo tranquilli, non abbiamo così tanto da fare. Dobbiamo tenere un corso il giorno successivo, ma siamo abbastanza avanti con i lavori.
L’azienda, a partire dalle 18.00, comincia a svuotarsi, noi siamo al terzo piano, in una piccola sala riunioni di fianco all’ascensore a lavorare. Cominciamo a stampare i materiali per il giorno successivo.
Sono diversi manuali, e quindi fino alle 20.00 andiamo avanti a imprimer, come dicono i francesi.  Siamo rimasti solo noi in ufficio. E poi sembra che si ammazzino di lavoro…
Recuperiamo tutte le copie dalla stampante del piano, e siamo alla fine dei lavori. Ce ne possiamo anche andare, ma non prima di aver portato al quarto piano, sede del corso, tutti i documenti, così siamo già a posto per l’indomani mattina. Abbandoniamo le nostre cose, dove stiamo lavorando, e saliamo a portare i materiali.
Arriviamo al quarto piano, lasciamo le cose nella sala riunioni e ci accingiamo a tornare a recuperare le nostre cose al piano sottostante, per poter andare in hotel prima e poi finalmente a mangiare un boccone.
Chiamiamo l’ascensore, appoggiamo il badge sull’apposito strumento, e schiacciamo il terzo piano. Non succede nulla. Si accende una luce arancione sul display. Eh? Come mai non scende? Usciamo dall’ascensore e decidiamo di scendere a piedi, direi che per un piano si può fare.
Arriviamo al terzo piano, e dobbiamo riutilizzare il badge, perché le porte tra i piani sono apribili sono con quello, per evitare ai malintenzionati di entrare.
Ecco, però si accende di nuovo la malefica lucetta gialla, il badge non funziona, la porta non si apre. Dal vetro scorgiamo le nostre cose nella sala riunioni: valigia, cellulare mio, borsa, ogni cosa. Noi alla stregua dei malintenzionati: ma porcaccia miseria!!! Ma noi dobbiamo riprendere le nostre cose!!
Scendiamo al piano terra. Volendo riusciremmo a uscire dal palazzo, ma tutte le nostre cose sono dentro: spazzolino, dentifricio, pigiama, abiti di ricambio….
Andiamo su e giù come due malviventi, solo che due malviventi probabilmente dopo mezz’ora sarebbero già riusciti a entrare, noi invece vaghiamo tra il quarto piano e il piano terra. Riusciamo ad arrivare anche al primo e la porta si apre. Ma, maledizione non ci serve!
Sven ha il suo cellulare in tasca, uno di quelli vecchio stile, non Smart per intenderci, ergo possiamo solo telefonare. Che sarebbe utile, se solo sapessimo chi chiamare, visto che i numeri di telefono ce li ho io sul mio fantastico iphone che però giace sulla scrivania insieme a tutte le altre mie cose…
A un certo punto mi viene un’idea: Sven! Facciamo partire l’allarme dell’ascensore!!
E così facciamo. Ovviamente non risponde nessuno.
Usciamo di nuovo sulle scale e vedo l’adesivo di un’azienda che fornisce servizi di sorveglianza, ecco qua!! Abbiamo la soluzione, ora chiamiamo la guardia che ci viene a prendere e ci apre le porte. Digitiamo il numero indicato e dopo una ventina di squilli ci risponde un tizio che sembra appena venuto giù da una brandina. Oui? Eh? Non non, il servizio è stato disdetto due anni fa, deve essere un vecchio adesivo. Non ce ne occupiamo più noi. Ci viene da piangere, un belga e un’italiana prigionieri di un ascensore e di una scala francesi. Si tratta di sicuro di un sabotaggio pianificato dai cugini d’oltralpe per mettere in difficoltà due popolazioni nemiche…. Avranno sentito che mi piace Stromae….
Ritorniamo dentro all’ascensore, non dopo che io abbia provato a forzare la porta con una Bic (l’unica cosa di cui dispongo) richiamiamo il numero di emergenza dell’ascensore.
Stavolta ci risponde un tizio un po’ più sveglio di quello dell’esperienza precedente. Gli spieghiamo la situazione e la sua domanda sibillina ci fa capire che siamo in guaio: ma l’ascensore è bloccato?
Ehm, no. Semplicemente non va al piano che serve a noi, ma non perché sia rotto, ma perché il badge non funziona. Lui ci conferma che, infatti i badge dei dipendenti smettono di funzionare alle 19.30 mentre quelli degli ospiti, cioè noi, alle 19.00. Maledetta francese!
Essendo delle risorse umane ed essendo francese pensava di prendere due piccioni con una fava: due dipendenti di meno e oltretutto stranieri!!! Nuovi metodi di razionalizzazione… intanto sono le 21.00 e noi vaghiamo da un’ora tra il primo e il quarto piano, tra le scale e l’ascensore.
Usciamo all’esterno tenendo un piede nella porta, o si chiuderà e noi saremo fuori senza alcuna possibilità di rientrare. Vedo un uomo vestito di scuro camminare intorno al palazzo, gli chiedo se è una guardia, risponde di no, che è il cuoco del ristorante cinese lì vicino. Ecco appunto, al momento non ci serve.

Rientriamo e richiamiamo il tizio dell’ascensore, gli chiediamo che nome ha come riferimento aziendale, e lui ci risponde citando l’amministratrice delegata. Che io conosco bene perché ci lavoro per questo progetto. Gli chiedo di darmi il numero. E lui risponde che non può per la privacy ovviamente. Lo supplichiamo di chiamarla, e di darle il nostro numero di telefono, lui gentilissimo dice che lo farà. Si fa dare il nostro numero di telefono e ci lascia.
Lasciate ogni speranza voi che entrate, o voi che uscite, o voi che state sulle scale.
Sono le 21.30, sediamo sulla panca del piano terra, abbiamo messo le stampe a bloccare la porta dell’ascensore perché abbiamo paura che se si chiudono non si apriranno mai più.
La batteria del telefono di Sven è ormai agli sgoccioli. Forse ci dobbiamo rassegnare, andare all’hotel, senza alcun oggetto personale, senza neanche un documento, ci faranno entrare? Almeno è di fianco agli uffici e ci hanno già visto diverse volte, andranno sulla fiducia.
Sono ormai le 22.00, è passata un’altra mezz’ora, il telefono di Sven suona. Miracolo!
Il tizio ha trovato l’amministratrice delegata dopo svariati tentativi e ora lei manderà qualcuno a prenderci. Pare che un direttore, che abita lì vicino, dotato di badge dai magici poteri (funziona 24 ore su 24) stia tornando da Londra e quindi arriverà ad aprirci il mitico terzo piano. Dobbiamo avere fede.
Lo ringraziamo commossi e non ci pare vero. Dopo poco ci richiama anche lei, e ci racconta che sentiva il telefono suonare, ma che siccome aveva riconosciuto il numero, e che visto che spessissimo chiamano per falsi allarmi aveva deciso di non rispondere (tutto ciò mentre noi giacevamo sulla panchina…). Poi il marito insospettito dall’insistenza degli squilli le ha detto che forse il caso almeno di dare un’occhiata. Grazie a lui siamo liberi!!
Poco dopo arriva il collega dotato del magico badge, ci ha apre il terzo piano, lucina vedere, malefica.
Prendiamo le nostre cose e raggiungiamo l’hotel, dotati di pigiama e di spazzolino.
Si sono fatte ormai le 22.30, andiamo a mangiare qualcosa, e dove? All’unico ristorante ancora aperto: il cinese! Dopo il cuoco ci accoglie con la banda… e ci scongela un paio d’involtini.
Tout est bien quel che finish bien!


martedì 3 dicembre 2013

La palestra, secondo me - segue -

Abbiamo affrontato una prima parte di corsi specifici, ora affronteremo la seconda. Come vedete li conosco tutti. Peccato che li abbia fatti tutti al massimo un paio di volte!
La regola è: tutti, saltuariamente, senza una frequenza precisa, per minimizzare con professionalità ogni effetto benefico che ne possa derivare.

Acquagym
Adoro! Dopo la Zumba è il mio preferito! Si tratta di quarantacinque minuti di attività in acqua, e quando finisci ti senti proprio leggera. Anche se il corso non è il mio preferito, la proff invece lo è, Enrica. Bella e simpatica, e ha un modo di tenere la lezione che ti motiva: musica lanciatissima, esercizi dinamici e cambiati spesso. Riusciamo sempre a occupare due corsie piene e questo per la gioia dei nuotatori seri. Essi (!) infatti arrivano e quando si rendono conto che ci siamo noi hanno proprio un moto di stizza. La disperazione si dipinge sul loro volto, per un’ora dovranno subirsi musica a manetta con un effetto radio gracchiante, più una squadra di foche monache che si agita in acqua senza la minima coordinazione generando onde anomale e chiaramente lasciando libere solo 3 corsie.
Questo per loro è inaccettabile, il vero nuotatore schifa i corsi. Disonoriamo la piscina.

Body Pump
Quando il corso si fa innovativo, i duri cominciano a corsare!
Questo corso è chiaramente fatto per aumentare la massa corporea.

Ora che ci penso, perché lo frequento che il mio obiettivo è quello di ridurla? Ho un momento di smarrimento….
Comunque non c’è pericolo, come per gli altri ci sono andata solo un paio di volte, quindi non corro il rischio che succeda!
Si tratta di un’ora di esercizi, ma va? No dai, aspettate che spiego. Ogni canzone è dedicata a una serie di muscoli, addominali, tricipiti, bicipiti, dorsali, etc.
Bene. Chiaramente sembra che tutti gli altri siano lì da sempre e per sempre, quindi quando il trainer dice, facciamo i dorsali, tutti sanno già che pesi prendere e in che posizione mettersi, mentre io resto ferma come una mummia.
Non vi sto a dire che mentre tutti sollevano 15 kg, io ho il bilanciere con 5… certo, se no domani non sono in grado di alzare nemmeno una penna, come tutte le volte che lo faccio.
Tra l’altro penso di avere l’incapacità appresa, perché non riesco a riconoscere i muscoli, che differenza c’è tra bicipiti e tricipiti? Stanno tutti e due nelle braccia? E poi che odio gli esercizi per le gambe, squat su e giù dallo step.
Vorrei solo aggiungere un’ultima nota a mia difesa, questo corso ha una partecipazione altamente maschile, quindi il trainer ha un approccio militare. Chiaramente contesta il peso del mio bilanciere, e quando si fanno gli addominali sono quelli in cui ci si mette in posa tipo flessioni e si sta lì, ad aspettare che l’addominale di spezzi, per 3 o 4 minuti. Ucciderebbe anche Rambo.


Pilates
Premio Corso noia 2013.
Evidentemente non sono mai contenta. Mi sono lamentata fino adesso che i corsi sono stremanti, ecco questo non lo è. Però, vi giuro, mi fa addormentare. Lo so che fa bene, lo so che è la nuova frontiera del movimento, lo so che lo fanno le ballerine che sono magre e leggere e quindi, questo dovrebbe convincermi, però non ce la faccio a non sbadigliare. No musica, gli esercizi sono tutti lentissimi e a mio avviso non faticosi, quindi mi sembra di buttare via il tempo. Ovviamente saranno leggeri perché non li sto eseguendo bene….
Dopo questa dichiarazione penso che perderò l’amicizia di almeno 4 o 5 persone, però ora sapete che dico sempre la verità!
Questo corso l’ho fatto solo una volta! E non penso di rifarlo!! Alla fine sento la necessità di qualcuno che mi maltratti e mi faccia sputare l’anima per un’ora almeno!

Per questo ci iscriviamo in palestra! Mica siamo signorine!