ente di andare a fare questa cosa?”, magari non proprio con le stesse parole. Monica ed io ci guardiamo disperate: lei era quella motivata, noi stiamo solo cercando di capire se la pioggia smetterà di scendere e come saranno due giorni a dormire nel sacco a pelo a mollo. Così non va bene, è lei che deve motivare noi e non viceversa. Comunque arriviamo a Spezia a recuperare Stefano in stazione, puntuali come orologi e dopo soli venti minuti di strada, un sacchetto di patatine bisunte e la discesa con più curve del mondo direzione porto, parchDecidiamo di andare a mangiare per prima cosa, perché come sempre siamo un gruppo di simpatici anoressici, la cui priorità è sempre e solo alimentare. Incontriamo Alessandro al ristorante e per fortuna non assomiglia a capitan Findus, sembra simpatico. Vediamo se è solo l’apparenza o se si trasformerà in un incubo domani mattina. Finita la cena ci avviciniamo al porticciolo e le barche sono numerosissime, cerchiamo quelle con la bandierina Horca Myseria per capire dove dormiremo e ci appaiono tre barche a vela di tutto rispetto di fianco a tre barchini in miniatura. Bello dico! Queste sono proprio belle! Anche Monica e Simonetta sorridono rinfrancate alla vista dei velieri. Ma Stefano ci riporta subito alla realtà. “Guardate che sono questi qui!”. Quali? I tre barchini che avevamo fatto finta di non vedere. No, non è possibile, non ci staremo mai in quattro li dentro. Ora risalgo in macchina e torno a casa. Ci guardiamo disperate, tra l’altro so
La mattina successiva, comincia con una colazione importante, ma solo con il fine di socializzare, Anna e Federico per socializzare ancora di più si fanno fuori due brioches a testa, una cioccolato e una nutella per restare in tema, Paola una fetta di focaccia perché siamo in Liguria, io e Simonetta brioches alla marmellata perché siamo a dieta e ci vuole la frutta. Segue la spesa per la cambusa, nuova parola che apprendo, riusciamo però a mandare fuori di senno la commessa sessantenne del Conad, perché le chiediamo di affettare 2kg di prosciutto, aprire 12 panini, 12 focacce e di div
Segue a questo punto il momento di teoria e scopriamo che anche in questo settore ci sono dogmi, presto scopriremo che sono molti di più di quello che pensiamo. La cosa inquietante è che incontriamo un uomo di cui sono convinta di avere già visto la faccia, che ci saluta cordiale con un accento fortemente romano, che contrasta non poco con la località ligure. Di colpo in tre capiamo dove lo abbiamo visto: sopra la nostra testa in cabina stanotte. C’era la foto di un uomo appiccicata sopra la nostra testa con scritto: Ubaldo vi vede sempre! Sembrava una campagna elettorale! E’ lui! E’ Ubaldo! Sorvegliante del porto!! E scopriamo che l’adesivo è uno scherzo dei suoi compagni skipper. Ci fa un po’ di battute da farci sbellicare e spera di rivederci la sera… è di sicuro di buon auspicio questo augurio.
Dogma: sapere sem
Skipper Alb
Insomma non so come, riusciamo ad issare le vele, e a partire. Chi è il primo a stare al timone? Ma stai scherzando vero? Sono qui, con il mio giubbino salvagente, affascinante come l’omino Michelin, a momenti non so neppure cosa è un timone, se ci muoviamo cadiamo e tocca a me? Ma non se ne parla
Ad un certo punto una raffica di vento fa partire la barca a manetta (che termini tecnici. Non so se notate) e la barca si inclina a 45° , io sto per svenire e Alberto mi chiede: “ con che andatura stai andando?” Con quella di una che ha la dissenteria e cerca un bagno! Ma che domanda è??? Ma che diamine ne so?? Capisco che è la bolina. Anzi, non è che lo capisco, me lo dice lui. Cerca il punto morto, mi dice. Come scusa? Non mi interessa, non lo conosco, rispettiamo il suo dolore, il suo momento di nulla. Cerca il punto moooooorto!! Oh mamma mia, ma dove è? A destra? Noooooooooo!! Non si dice destra, si dice dritta. Ma porca miseria ma perché in questo diavolo di barchino niente si chia
Insomma per fortuna dopo un po’ tutte e tre le barchine si riuniscono per la pausa pranzo e dopo esserci disposti a pacchetto mangiamo. Disporsi a pacchetto vuol dire stare vicini vicini, manovra che riesce dopo esserci lanciati delle cime (non si chiamano corde) da una barca all’altra possibilmente bagnate e sulla testa. C’è però lo sfigato del gruppo che deve agguantare la trappa, di solito capita ad Anna, siciliana doc, che la chiama THRAPPA, con trh alla siciliana. Ovvero la cima attaccata
Dopo una doccia nei lussuosi bagni della marina, essere in India in una guest house da 2 euro a notte fa più o meno lo stesso effetto, andiamo a cena tutti insieme. Ma neanche andare in bagno è cosa facile, per aprire la porta bisogna conoscere il codice, quindi non solo devi portarti tutto il fabbisogno in un sa
La cena scorre via veloce, tra una fetta di focaccia e un piatto di lasagne al pesto, due cozze fritte, una salsiccia al forno, le acciughe con i crostini, la zuppa di pesce, un bicchiere di vino e tiriamo le due anche stavolta. Ormai si è creata confidenza con tra compagni di corso, in vino veritas e la strizza del pomeriggio ci ha uniti tutti quanti. Riusciamo comunque ad andare a letto e alle 7 e mezza di nuovo tutti in piedi. Un’altra ora di teoria e poi pronti a salpare, ormai oggi dimostriamo una certa padronanza, forse mi sto un po’ allargando. Cambio equipaggio e cambio skipper e via per una nuova avventu
Insomma anche la seconda giornata scorre via veloce e alle 5 torniamo in porto. Disarmate la barca. E qui non capisco lo sbattimento. Ma come, abbiamo tanto faticato ieri per montare tutto ed oggi tiriamo giù tutto? Ma non è fatica inutile? Ovviamente vengo cazziata come la randa per questa imprudente affermazione, ah no, randa è cazzata, non cazziata! Io avrei incartato nel domo pack le vele o nella pellicola e per me erano pronte per la settimana successiva, ma invece niente, bi
La seconda settimana però abbiamo preso più confidenza! Io scendo con un litro e mezzo di limoncello home made, tasso alcolico della vodka russa in inverno e una crostata ancora calda di forno e Anna, con un muffin al cioccolato da volar via! La serata comincia con un momento di socializzazione in barca a testare il limoncello! E anche lì, tiriamo le tre. Abbiamo capito, la prima sera non si riesce ad andare a letto prima e poi pronti per infilarci nei sacchi a pelo e confondere i quattro russamenti sotto coperta. E spendere appunto russando le 4 ore che mancano ad alzarci, solita posizione mummia, ormai dormiamo così anche a casa nel matrimoniale.
Ce la faremo anche stavolta! La prima giornata dobbiamo fare un percorso tra strambate e virate e dopo i primi cinque minuti di panico ormai padroneggiamo il barchino. Ad un certo punto però ci accorgiamo che ci sono un sacco di barche a vela intorno a noi! Ma che bello! Ma che belle! Ma come vanno f
Anche la prima giornata volge al termine e raggiungiamo Marina di Fezzano, un posto davvero cari
Il maiale, se lo skipper è a bordo (suggerito da un amico skipper)
Il cavallo, dei pantaloni dello skipper (suggerito sempre da amico skipper)
L’armadillo, ovvero interpretazione dell’amantiglio, che ancora non ho capito a cosa serve
Leoncini, il cognome dello skipper
Insomma, non ci passano mai niente come valido, anche loro sono intransigenti e pignoli.
Comunque anche questa seconda cena termina con una camminata. Ebbene si, perché mi sono dimenticata di dir
Arrivati al porto, co
Siamo arrivati all’ultima domenica! Che vola via in fretta, ci tocca di nuovo disarmare la barca, ma ormai siamo espertissimi. L’unico momento di difficoltà è la lettura fatta con Paola dell’elenco delle cose da controllare prima di lasciare la barca. Fantastico, basta leggere, verificare e spuntare, pec
Nel giro di pochissimo comunque siamo pronti per l’aperitivo da Giuliano come al solito. Siamo un gruppo di alcolisti anonimi, non di velisti conosciuti! Doniamo ai nostri fantastici skipper delle magliette autografate che loro educatamente hanno il coraggio di provare e il primo numero del giornalino di bordo! Non sapremo navigare, ma Paola ed io in quanto a cazzate creative siamo imbattibili, lei come scrittore io come fotografo, correttore di bozze! Un po’ di malinconia perché stavolta non ci attende un week end successivo e siamo pronti a rientrare nella città tentacolare, ma già m
Anna detta Thrappa: siciliana doc, parla in siciliano, sembra di avere in barca Giovanni Verga, cucina da dio, il suo punto di forza è l’attitudine al sogno: quando la barca si inclina, lei chiude gli occhi, anche se la barca la sta conducendo lei!
Federico detto Panda: è salito in barca e già aveva il segno degli occhiali, pensiamo sia nato così ma non glielo abbiamo chiesto per educazione, ed è peggiorato dopo due fine settimana. In ogni caso è nato per navigare, capisce i comandi e sa gestire randa e timone contemporaneamente, decisamente molto più avanti di noi, un fuoriclasse. Per essere più avanti di noi ci
Simonetta detta Fiocco: lei ha una forma di anarchia, vuole gestire solo il fiocco, la randa non le piace e il timone neppure, in fondo, siamo in regime di democrazia, possiamo scegliere, secondo me, vuole testare i guantini di renna del Decathlon, davvero chic.
Stefano detto Trivella: anche lui nato con la vela sulla schiena, peccato che nei momenti di relax, la gola lo tradisca, dopo aver fatto fuori, crostata e muffin decide che non ha finito, tira fuori un pacchetto di gran cereale e comincia a trivellare il barattolo di nutella. Vergognoso.
Silvana detta Manuale: riconosce ogni barca da 500 metri di distanza, sa i nomi di tutti i venti, sa leggere una bussola, sa leggere una cartina! E’ l’unica di noi che ha studiato e ha una barca! Ma la vera domanda è: cosa ci facevamo noi in barca con lei poverina?
Terry detta
Monica detta Randa: anche lei già al giorno 1 sembra nata con il timone in mano, una nasce portata! Per fortuna ci sono anche donne a tenere alto l’onore di questo equipaggio, skippa una boa a pochi centimetri come se facesse uno slalom gigante.
Paola detta Guthemberg: sono salita in barca ed è stato subito amore! Due donne una penna ed un computer, gran visir del cazzeggio e della scrittura! Rientrate a Milano e invece di lavorare sembriamo la pubblicità della Costa Crociere, piangiamo di disperazione e scriviamo cazzate per dimenticare e tirare il prossimo giro!
E per finire, un grazie a
Martino detto Cayard: ci guarda disarmato disarmare e medita a lungo sulle sue scelte di vita: ma chi me l’ha fatto fare di portare in giro questi qui?
A
Alberto detto Platoon: ha voluto farci gestire la scotta della randa insieme al timone il primo giorno. Ha ignorato il pericolo che ha corso, se fosse stato un gatto, di vite se ne sarebbe giocate 3, una per ogni membro del suo equipaggio.
Alessandro detto Capitano: ci ha tollerato per tutti e quattro i giorni. Al rientro a Pontedera ha preso i voti presso i carmelitani scalzi (lui scalzo lo era spesso, dovevamo capire già da lì la vocazione) ed ha abbandonato la vela per sempre.
Nadia detta Limonc’è.









No, non ho deciso di prendere i voti. Neppure quelli televisivi di Maria De Filippi. Non mettetevi strane idee in testa. Sono sempre la solita anticristo, con la propensione alla religione di una strega medioevale, solo che per fortuna i roghi li hanno proibiti, e poi oggi vanno di moda le escort!





