lunedì 8 febbraio 2010

Sorbole

Ebbene sì, per chi ancora non lo sapesse, non vivo più a Parigi da circa due settimane, si chiude la parentesi in terra d’oltralpe e si apre una parentesi in terra di mare Adriatico: Savio di Cervia, ridente località turistica in provincia di Ravenna. Il triangolo del business appunto: Milano-Parigi-Savio.
Che cosa ci sto a fare lo scopriremo strada facendo, in ogni caso mi pare logico che la seconda ragione di scelta di questa meta è il meteo appunto, la prima è il mare. Molto bene, deve essere per questa ragione che sono scesa a Ravenna domenica 31 gennaio, ovvero la giornata di nevicata più intensa dell’anno e sono risalita a Milano il 5 febbraio, la seconda giornata di nevicata più intensa dell’anno, come dico io: miseriaccia barbina di una ladra miseria.
Partenza ore quindici da Linate, Fiat Punto munita. Il viaggio comincia già in modo conflittuale, perché vado allo sportello Budget e non trovano la mia prenotazione. Dopo aver analizzato tutte le ipotesi possibili, ci guardiamo in faccia e lui mi chiede: “Ma è sicura che sia con noi?” e ha lo sguardo di uno che sa il fatto suo, sembra Clint Eastwood davanti a Lee Van Cleef, mi sento che ha ragione e guardo i miei documenti: “Ehm… si ecco, in effetti, c’è scritto Maggiore, ha presente Maggiore&Budget?” gli dico, “Ecco ma non siete sposati? Ah, avete divorziato? Ah mi spiace non lo sapevo, sembravate cosi una bella coppia, ah siete rimasti in buoni rapporti, mi fa piacere sa è sempre meglio, come? Devo andare affff.. a far vedere la mia prenotazione all’ufficio di fronte? Si grazie mille, e mi spiace sa, ma se litigavate spesso meglio così, poi i figli ne risentono”. Alle diciassette già sento il profumo della mortadella di Bologna. Numerosi di voi mi chiamano per dirmi che è prevista neve in Romagna, ma io minimizzo e rassicuro tutti dal momento che c’è il sole. Dopo due chilometri percepisco alcuni fiocchetti bianchi, dopo cinque chilometri mi sembra di essere in Lapponia, almeno venti centimetri di neve sulla strada e un paesaggio natalizio, mi attendo di veder sbucare due renne da un istante all’altro. Invece sbucano quattro spartineve e tutti noi automobilisti ci accodiamo ad una velocità media di trenta chilometri l’ora, non c’è problema, a questa velocità per mezzanotte arrivo.
La Punto tra l’altro slitta che è una meraviglia e già mi vedo spalmata sulla pianura dopo un decollo spettacolare. Non ho un navigatore e le mie indicazioni stradali sono copiate su una carta di formaggio perché non ho neanche una stampante a casa, quindi ho dovuto arrangiarmi, e le indicazioni mi suggeriscono di uscire a Cesena, peccato che la dimensione dei fiocchi di neve abbia ridotto la visibilità a zero, senza contare che la neve ha sapientemente ricoperto tutto i cartelli stradali, quindi per quanto ne so potrei essere indifferentemente a Bari cosi come a Pisa. All’improvviso un cartello: Cesena Nord. Eh no, a me serve solo Cesena, non quella nord, ma neanche quella est, ma non potete specificare meglio accidenti? Quindi cosa faccio ora? Insomma se Google mi ha detto che c’è una Cesena pura, mi devo fidare, continuo a tallonare lo spartineve e procedo impavida. Intanto cinque orsi polari mi fanno ciao con la zampa da una piazzola. Finalmente intravvedo Cesena Nord ed esco. Insomma provo. Rampa di discesa completamente innevata, comincio a invocare san Tomba di non dover frenare e penso che il fatto di essere uscita dall’autostrada sia una bella notizia. Non ho idea di quello che mi attende, povero donnino. Ignara mi avventuro alla ricerca dei cartelli che indicano Cesenatico. Ne vedo uno che recita cosi: …..natico 22 km. Quello che non si legge sta sotto la neve. La distanza letta mi fa venire da piangere, non ho le catene e non ce la farò mai a fare 22 km in queste condizioni, mi armo di coraggio e procedo. Nuovo cartello: Ces… co 13 km, ma dove sono finiti 9 km poiché ho percorso al massimo 500 metri? Continuo a seguire le indicazioni. Nuovo cartello dopo pochi metri: Cesenat… 18 km. Ora scendo a cercare il sindaco di Cesena e gli chiedo chi ha sistemato le indicazioni stradali: Polifemo? Ha fatto come quando si gioca a Shanghai? Ha mescolato e buttato giù i cartelli? Quanti calci che gli darei guarda.
Continuando a pregare Santa Circolazione e costantemente in seconda a venti allora, dopo una decina di chilometri arrivo ad un bivio: c’è sempre nella vita di ognuno di noi un bivio che ti porta ad una scelta definitiva e non modificabile. Questo è il mio: Cesenatico di Ponente o Cesenatico? ……………… …………….
MA CHE C…..O NE SO? CHE LE INDICAZIONI DI GOOGLE HO SMESSO DI SEGUIRLE ALMENO QUARANTA MINUTI FA!
Improvviso e scelgo Cesenatico di Ponente, m’ispira. Non ho considerato che questa scelta mi porta sopra ad un cavalcavia dove, se per qualche inspiegabile miracolo riesco a salire, mai mi sarà concesso di scendere, data la pendenza. Bruuuuuuuum, bruuuuuuuum, in prima arrivo in cima, se non devo frenare sono a posto, scendo in prima cosi come sono salita e siamo a cavallo, ops, siamo in slitta, se mai questa fosse la strada giusta. Ma ovviamente Murphy è dietro l’angolo, da una laterale mi arriva un macchinone che chiaramente non si ferma perché ha i miei stessi problemi, ma essendo più grossa si sente autorizzata a spadroneggiare, quindi essendo difficile scalare le marce sotto la prima, freno e comincio a spostarmi perpendicolarmente e assolutamente contro la mia volontà verso la corsia opposta. San Gelo mi fa fermare dopo un metro e ricomincio a scendere. Una rotonda e sono in una strada parallela alla ferrovia, che non mi comunica assolutamente niente se non che, eventualmente decidessi di suicidarmi, il luogo è a portata di piedi. Individuo via Mazzini e ho quasi le lacrime dalla felicità, la via dove devo andare io è una traversa. Si tratta veramente di una botta estrema di fortuna! Ringrazio la sorte e so che pagherò pegno, anzi, forse ho pagato in anticipo stavolta. Primo bivio ci sono capannoni industriali, niente che abbia l’aspetto di un hotel. Ma perché non guardi i cartelli scusa? Vi ricordo che non posso semplicemente perché sono ricoperti dalla neve e non mi pare un’ottima idea ad ogni incrocio scendere dalla macchina spolverare un pannello e risalire pregando che la macchina riparta. Secondo bivio, via ….. our. Che ne dite potrebbe essere Via Camillo Benso Conte di Cavour? Eh, sperem guarda. Giro a sinistra e per miracolo mi appare l’hotel. Sembra di essere in Austria, non certo a Cesenatico. Mi avvio verso il parcheggio, ma scorgo una rampa in discesa pendenza 90°, se mi va bene, mi spalmo in fondo come un cartone animato e domani devo chiamare i Power Rangers per risalire. Insomma parcheggio sulla strada e scarico la valigia. Meno male che ha le rotelle cosi la traino senza fatica. Certo. Certo. Si di sicuro. Peccato che la Delsey non abbia pensato di fare le rotelle con le catene perché provate voi a trascinare venti chili in trenta centimetri di neve…. Quando arrivo alla porta, ho spostato almeno otto chili di neve dalla strada all’entrata e la valigia è bagnata. Non commento. Mi sento il ragionier Fantozzi. Per fortuna entro e mi accoglie Cristina, una deliziosa signora rumena che mi tratta come se fossi la sua sorellina e mi da una bella stanzetta. La mattina successiva mi farà trovare una fetta di torta appena sfornata per colazione.
Bene siamo alla mattina successiva. La mia auto non è più una Fiat Punto, bensì una Fiat Findus, surgelata fino al midollo, la metto in moto e per miracolo riesco ad uscire dal parcheggio, devo percorrere solo dieci chilometri per arrivare a Savio ora e la temperatura esterna è -7° c. Forse sono in Canada e non lo so, intorno a me è tutto meravigliosamente bianco e splende il sole. Parto e mi fermo al primo distributore per chiedere indicazioni. Destra, sinistra, sotto, semaforo, benzinaio, dritto, Cervia … eh?? Amici, devo avere un problema, perché nell’esatto istante in cui uno mi da delle indicazioni stradali due secondo dopo le ho dimenticate? Vi giuro non mi ricordo più niente! E non ho di certo il coraggio di chiedergli di ripetere, quindi risalgo, riparto e mi fermo al distributore successivo. Fino a che ci sono distributori c’è speranza, dice così il proverbio no?

VIE DE MERDE – con immagini di P. Bagieu

http://www.viedemerde.fr/


Il sottotitolo annuncia: E’ vero, è divertente salvo quando capita a voi… Si tratta della raccolta di avvenimenti “sfigati” che sono stati pubblicati sul sito Viedemerde suddivisi in diverse categorie, si parte con Grandi momenti di solitudine “Oggi ho inviato una mia foto ad un casting per un catalogo di acconciature e trucco. Ho ricevuto una risposta negativa, con la proposta di un secondo casting per un relooking… Vie de merde!”, poi c’è la sezione Troppo ingiusto “Oggi il mio amore è passato da me per portarmi della biancheria che avevo dimenticato da lui. Nel sacchetto alcuni pezzi non erano miei… Vie de merde." E la sezione Non bisognava provare “Oggi mi sono svegliata e mio marito era già fuori dal letto. Mi sembra di sentirlo nel corridoio e gli dico: Forza non fare il timido, porta il tuo sesso di corsa e vieni a farmi delle cose… Una voce mi risponde: E’ uscito a cercare il pane, era mia suocera. Vie de merde." Insomma, basta aprire una pagina a caso e vengono le lacrime agli occhi dal ridere! Non so se esiste una versione italiana di questo libro e di questo sito, nel caso qualcuno ne fosse al corrente fatemelo sapere, perché se avete bisogno di divertirvi questo fa al caso vostro! Dato il grande successo in Francia è uscita anche una seconda versione che è Vie de merde in fumetti, è nella mia libreria, lo tengo con cura per cominciarlo non appena finisco il primo! Voto 9.

THE FIRST 90 DAYS – M. Watkins (Harvard Business School Press)

Secondo voi potevo cominciare un nuovo lavoro senza leggere un manuale di Harvard in inglese? Ovviamente no. Diciamo che se fosse stato in romagnolo, data la mia nuova sede di lavoro, probabilmente avrei avuto un aiuto linguistico e poi dovevo risollevare il livello delle letture visto Vie di merde! O forse ho letto Vie di merde per riuscire a leggere il manuale! Comunque scherzi a parte, un manuale organizzato e strutturato relativo a come affrontare i primi 3 mesi di lavoro portando a breakeven la quantità di tempo utilizzato per capire in che palcoscenico si è arrivati e il tempo in cui si riesce ad apportare valore aggiunto all’azienda che si è appena raggiunta. E’ necessario contestualizzare il tipo di situazione che si affronta: start up, azienda che va male (turnaround), riallineamento o mantenimento del successo, perché ovviamente il comportamento sarà diverso per ognuna delle realtà. Direi utile, alcuni spunti sono decisamente interessanti, con domande, atteggiamenti e esempi di casi realmente accaduti.

JAMES ENSOR – MUSEE D’ORSAY


L’ultima mostra di Parigi, come al solito con la mia compagna di mille avventure Roberta! Che dire di questo pittore che vede come protagonisti teschi, maschere e soggetti marittimi? In fondo basta conoscere l’infanzia di questo personaggio per comprendere la sua arte, la madre e lo zio collezionavano questi oggetti nelle loro botteghe e ben presto gli stessi diventano il centro delle sue rappresentazioni decisamente di protesta nei confronti dei critici d'arte dell'epoca che per un lungo periodo di tempo di sicuro non gli resero la vita facile stroncando le sue opere. Ensor è anche molto polemico nei confronti del governo belga e del suo re e numerose sono le pitture di contestazione decisamente forti e volgari anche per noi oggi. Non mi è piaciuta molto la sua pittura di debutto, spunti impressionisti, ma non molto originali ai miei occhi. Per il resto artista eccentrico e particolare, interessa, colpisce, stupisce e piace, a me! Voto 8 e ½.

domenica 24 gennaio 2010

L’Africa e la Colonia

A metà dicembre Gina, Pina, Lina e Giuditta decidono di andare in vacanza a gennaio. Identifichiamo le protagoniste se no, non siete contenti! Allora Romina, regina della ristorazione, in altre parole la commenta come giornalista e cucina come Vissani, Claudia, la contessa del mercato mobiliare, che mi consiglia appunto di tenere i miei risparmi sul libretto postale della nonna, Simonetta, l’anestesista, è sempre confortante avere un medico a portata di mano, sperando comunque di non averne bisogno e di non incontrarla mai sul posto di lavoro! Meta prescelta la Tanzania e per essere precisi Zanzibar, evidente colonia italiana. Tanto per farvi un esempio, le bancarelle nelle capanne sulla spiaggia hanno i seguenti nomi: Ipercoop, Armani d’Africa, Mariella Burani, un vero intenditore quello che ha suggerito questo brand, non so neppure se esista ancora, ma supporta il mercato di nicchia, ma il professionista della vendita ci si avvicina sulla spiaggia, dove stiamo facendo una lunga passeggiata e ci sottopone un volantino home made: BENVENUTI NEGOZIO DI GUCCI DI ZANZIBAR – IO VENDE TUTTI TIPI DI LEGNO, SPEZIE, BATTIQ (mi domando se invece di essere una tela tinta a mano non picchiano la gente su commissione…), COLLANINE, CARTOLINE, ANCE VESTITI (ance? Saranno lance? Anche? Pance? Che diavolo vende? Sovrappeso? Mah…), PAGHI DUE PRENDI TRE (avantissimo anche la promozione!!!) VICCINO SPIAGIA VENTAGLIO, meno male che abbiamo anche l’indicazione geografica, metti che ci perdiamo In ogni caso stoiche resistiamo alla tentazione di comprare monili, quadri, magliette o qualunque altra cazzata di cui abbiamo già discusso in un post precedente. Non ho più pareti e i quadri della Tanzania già stanno sopra il mio divano.
Un altro incontro interessante fatto durante le interminabili passeggiate è quello con un ragazzetto Masai che gioca a pallone.
Abbigliato da guerriero, lunga tunica rossa e nera, capelli lunghi intrecciati in modo molto complicato, scarpe fatte con il copertone delle auto, strette da un laccio e lancia. Insomma una visione veramente poetica, un guerriero vero (si insomma quasi, un guerrierino dato la giovane età) che gioca con gli amichetti al tramonto. Lancia la palla verso di noi ma nessuna risponde, insomma, non per cattiva volontà, ma alla nostra età uno scatto ginnico potrebbe costare molto caro, la palla scappa via verso l’onda e il Masai si volta verso di noi piuttosto contrariato, vi prego di notare la finezza di questa definizione, perché dopo pochi istanti si rivolge a noi chiedendoci in italiano perché non abbiamo preso la palla, dopo una breve giustificazione molto educata della dottoressa, il Masai esordisce con un: “Mi avete inculato il pallone”. Ah complimenti per la conoscenza della lingua. Ammutolite dalla sorpresa procediamo a passo spedito verso una palma, dobbiamo assorbire il colpo!
Durante la vacanza abbiamo avuto anche un momento ecologico. Su uno degli alberi vicino all’ingresso notiamo un sacco di nidi, da cui vanno e vengono dei canarini gialli bellissimi, ci avviciniamo per fotografarli e Romina esclama: “Guarda che bello!" È uscito dal nido e sta appeso a testa giù, fotografiamolo!”, facciamo un reportage degno della Reuter quando ci accorgiamo con l’astuzia di Piero Angela che il povero volatile si è incastrato e non riesce a staccarsi. Ma sarai scemo che rimani impigliato a casa tua? Per fortuna dopo due minuti di volo isterico e di nostri tentativi di salvataggio vola via libero. Ci rendiamo conto che forse non abbiamo l’animo del tutto verde, perché passiamo i successivi cinque minuti a ridere.
Un’altra esperienza memorabile della vacanza sono le immersioni. Non ne faccio da quasi due anni e quindi ne approfitto per fare un pomeriggio di ripasso teorico e pratico. Mi sottopongono un questionario di trenta domande e comincio a sudare. Se sbaglio muoio circondata da aragoste? E vado nel paradiso delle mante, nel purgatorio del pesce pietra o nell’inferno degli squali? Concentrazione, concentrazione. Sintomi della narcosi da azoto: eh? Ma me lo date in italiano per favore? Ah, è già in italiano, bene. Che cosa fate se vedete uno squalo? Probabilmente gli sorrido e gli stringo una pinna, no? Meglio essere educate. Se siete scesi a 22 metri per 47 minuti dato il tempo di compensazione nello spazio infinito, la seconda discesa a 18 metri per 38 minuti quanto tempo di decompressione necessita? Direi sale e pepe quanto basta e ed è certo che mi partirà un embolo. Poco male, una morte abbastanza gloriosa direi.
Insomma passo alla pratica e mi danno una muta, pinne e maschera. Tempo di vestizione 2h e 40. La muta è facile da indossare come per un cammello passare per la cruna di un ago. Dopo la prima ora e mezza sono riuscita a infilare le gambe, mentre il sedere sta ingloriosamente fuori e cerco di inserirlo come quando infili la camicia nei pantaloni, il tutto su un pavimento scivoloso dove sto prendendo di sicuro un fungo esotico. Allo scadere delle 2 ore sto infilando il torace e alle 2 ore e 15, le braccia ma non riesco a far uscire le mani, quindi sembro subnormale, un strano incrocio fra una donna e una lontra. Alla fine del processo però enorme soddisfazione, sotto talmente sottovuoto che sembro un giunco, peso stimato 40 chili a occhio, potrei usare questa combinaison per andare in ufficio, un figurone farei.
Pensate che sia finita vero? Invece no, perché ora mi tocca infilare le pinne, e poi il giubbotto con attaccata la bombola da quindici chilogrammi netti, sono impalata sul bordo della piscina, con le pinne che sporgono e tento disperatamente di mettere la maschera cercando di non perdere l’equilibrio altrimenti cado all’indietro trascinata dal peso dell’armamentario senza alcuna possibilità di rialzarmi salvo intervento di un caterpillar.
Testo il respiratore in cui avranno sbavato almeno un altro migliaio di sconosciuti e poi il tipo mi dice: fai un salto a sforbiciata ed entra il più lontano possibile dal bordo. No, ora dico, ma per chi mi hai preso per la Comaneci? Ma non posso buttarmi di faccia punto e basta? Insomma sforbicio e mi butto, dopodiché cominciamo gli esercizi furbi: togli e metti la maschera sott’acqua, cosi se tutto va bene soffochi cieca in piscina invece che in alto mare, scambia il respiratore con il vicino per raccogliere l’ultima coltura di microbi, fai esercizi di stabilità sdraiata come una sogliola e per finire ripasso dei segni di comunicazione con le mani. Vi dico solo che per un italiano è immensamente più difficile visto quanto gesticoliamo e vi dico solo che il gesto comune di “va tutto bene” che noi usiamo, in altre parole il pugno con pollice alzato, in mare significa voglio risalire in superficie perché c’è qualcosa che non va, fate un po’ voi… pure sott’acqua ci tocca approfondire il tema dell’incomunicabilità.
Insomma riemergo e vedo le mie amiche che mi guardano con ammirazione mista a compatimento. Da notare che se fossi abbordato in tenuta da sub sarebbe amore vero, perché si tratta della combinazione di abbigliamento sportivo meno seduttiva del mondo e non sembri certo Eva Kant quanto ti togli la maschera e un otto di silicone ti rimane tatuato intorno agli occhi.
L’uscita prevede due immersioni la stessa mattina e dopo un percorso di quaranta minuti con un motoscafo che fa i 140 nodi e che farebbe vomitare anche il capitano Achab, arriviamo a destinazione. Il mio compagno d’immersione è John, inglese di Cambridge, che pare esperto e che invece, mi accorgerò a mie spese alla seconda immersione, non ha capito che non devi mai perdere di vista il tuo compagno e se non lo vedi per un minuto intero, devi risalire a cercarlo. Infatti, io dopo trenta minuti trascinata dalla corrente riemergo a 100 metri di distanza e l’eroe risalito dopo cinquanta in tutta tranquillità mi dice: “Oh ma sai che ad un certo punto non ti ho più visto? Ma dove sei sparita?”. MA BRUTTO DEMENTE E SE ERO MORTA AZZANNATA DA UNA MURENA, IN NARCOSI DA AZOTO (non so cosa sia ma fa molto grave direi) O RAPITA DA JACK SPARROW (nel caso poteva lasciarmi li)? Insomma per fortuna che tra la prima e la seconda immersione ho avuto incontri ravvicinati con tartarughe marine, murene, aragoste, stelle marine ciccione e pesci napoleone enormi. Questo ha compensato la sensazione di abbandono provata alla risalita imprevista della seconda in mare aperto a 500 metri dalla barca più vicina suonando il fischietto come i superstiti di Titanic.
Per riprendermi dallo choc al rientro vado con le ragazze a farmi il solito aperitivo molto cool a base di zenzero, ginger insomma, solo che qui pizzica di brutto e la musica che ci accoglie è: Ne me quittes pas, che per una che vuole disintossicarsi dalla Francia non è di certo il massimo!
La vacanza volge al termine ed è quasi ora di tornare, come negarci però il piacere del solito set di foto all’arcobaleno?
Questa volta totalizzati ventidue arcobaleni in quattro, niente male come risultato e neanche un palo della luce. Si può ancora migliorare. Alla prossima!

sabato 23 gennaio 2010

SHERLOCK HOLMES – Film di G. Ritchie

http://www.youtube.com/watch?v=S4K3aM5H5KM

Allora mettiamo subito in chiaro che non vi sto mandando a vedere un film impegnato da oscar, così non ci saranno fraintendimenti! Questo è un bel film, leggero, ben girato, con effetti speciali niente male, con due protagonisti niente male (questo lo dico per le donne!!) perché in effetti Jude Law nel ruolo di Watson e Robert Downey Jr. In quello di Sherlock danno sicuramente del gran valore aggiunto alla pellicola! In più è ironico e divertente. Insomma voto 7, se non volete impegnare la testa, non è mica sempre necessario vero?

NEI BOSCHI ETERNI – F. Vargas

Me ne hanno parlato in tantissimi di Fred Vargas, che poi è una donna! Però non avevo ancora avuto occasione di approfondire, fino a che un’amica non me l’ha regalato! Che dire? Splendido! Un bel genere di poliziesco. I personaggi sono fantastici a partire dal commissario Adamsberg, al suo antagonista dai capelli marroni striati di rosso, sarà un vero antagonista? A Retancourt, la fidata poliziotta che pesa almeno 130 chili o il dottor Romain ammalato di languori. E che dire del fantasma di una monaca del '700 che vaga in casa sua? E i cervi straziati a cui si strappa il cuore? Insomma a voi il piacere di leggere questo libro che ho sbranato in 2 giorni, di sicuro leggerò anche gli altri! Voto 8 ½. Anzi se qualcuno ne ha letti, vi prego di mandare recensioni e suggerimenti sui migliori!

IL PESO DELLA FARFALLA – E. De Luca

Si, si, sono di parte lo so! Ma mi piace che ci posso fare? Questo libro conta 67 pagine, lo leggete in un’ora. I protagonisti? Un bracconiere ed un camoscio, ma non uno qualunque, il re dei camosci. Che dire? Avete presente Il vecchio e il mare? Oppure Il vecchio che leggeva romanzi d’amore di Sepulveda? Ecco quello è il genere. L’eterno scontro tra l’uomo e l’animale. E la farfalla? Cosa centra? Quanto pesa una farfalla? Beh, non vi posso mica raccontare tutto, se no non lo leggete. Voto 8.

COLLA – I. Welsh

Irvine mi piace sempre, ma se avete lo stomaco fragile, se siete ben educati e vi scandalizzate per le parolacce, se amate le cose soft, non leggete questo libro. Le prime 50 pagine sono abbastanza sorprendenti, durissime, servono per entrare nello spirito del libro: la vita di quattro giovani irlandesi in condizioni economiche sfavorevoli. Scritto in un italiano sgrammaticato, il congiuntivo non esiste, perché cosi parlano quei ragazzi, pieno di parolacce, di maleducazione, di sesso senza amore. Droga, furti, partite di calcio in cui si scatena una violenza gratuita, per il piacere di far male e di colpire il nemico, senza neanche capire bene chi sia davvero il nemico. Le seconde 250 pagine sono altrettanto dure, ve lo dico subito! Droga, furti, violenza, sbornie da competizione e sesso! Una cosa positiva spicca tra le pagine, sempre, fino in fondo, l’amicizia, che è l’unica cosa su cui questi ragazzi possono davvero contare. Voto 8.

domenica 27 dicembre 2009

CONSIGLI VARI – Roberto Sonzini

"Consigli":
1) "Messaggeri dell'oscurità" di Alicia Gimenez Bartlett, ennesima avventura dell'Ispettore Petra Delicado e del suo inseparabile vice Fermin, come sai coppia talmente male assortita da risultare vincente. Libro da sconsigliarsi agli "uomini" che si lasciano coinvolgere dal racconto.
2) "Il Brigante" di Marco Vichi, in una notte tempestosa quattro uomini si ritrovano in una taverna sperduta nell'appennino pistoiese a raccontarsi le proprie vite e.....libro con due finali, molto piacevole.
"Se non hai niente di meglio":
1) "Scarpe Italiane" di Henning Mankell, storia con poco ritmo e abbastanza ovvia, forse lettura più indicata per le "donne". Direi che il meglio di Mankell lo si ha con i romanzi polizieschi che vedono come protagonista il commissario Kurt Wallander della polizia di Ystad, decisamente molto avvincenti.
"Dubbi":
1) "L'amore del bandito" di Massimo Carlotto, purtroppo ho affrontato il libro subito dopo aver letto "Marinai perduti" di J. C. Izzo (e tre) e, mi dispiace per Carlotto, ma è tutto un altro scrivere quello di J. C.

DIECI INVERNI – Film di Valerio Mieli

http://www.comingsoon.it/video.asp?key=47597

Film di esordio di Mieli è proprio gradevole, stessa sensazione de L’uomo nero, ovvero uscire dal cinema con un bel sorriso stampato in faccia e buoni sentimenti nel cuore e aggiungerei anche orgogliosi di essere italiani, visto che è stato presentato a Venezia. Si sente che sono sotto l’effetto dello spirito natalizio? No dai, scherzi a parte, è proprio bellino. Una storia di amore che nasce a Venezia nell’inverno del 1999 e che ci mette dieci anni a diventare qualcosa che ... insomma, dieci inverni, nella splendida città lagunare, ma non solo. Due meravigliosi protagonisti Michele Riondino (Silvestro, protagonista anche di Il passato è una terra straniera) e Isabella Ragonese (Camilla). Cameo di Vinicio Capossela alla festa di matrimonio. Voto 8 e mezzo.

domenica 20 dicembre 2009

Buon Natale anche se è una frase banale (però fa rima)!

Siamo praticamente a Natale e ho deciso che vi farò gli auguri attraverso il blog, che fra qualche giorno compirà un anno e che mi ha accompagnato in questi mesi non facili per qualcuno.
Buon Natale ad Alex, il mio amico clochard di Bld Haussmann che ha vissuto a Pantelleria, perché “Sai Nadia, devo tornare in Romania, ho problemi con la gendarmerie!”, e penso ci sia ben poco da ridere.
Buon Natale a te amica romana che stai cercando di superare la prova più difficile di tutta una vita perché non è toccata a te, ma al tuo meraviglioso bambino, la prova.
Buon Natale ai miei due nuovi amici, che ospiti a casa mia, mi hanno fatto provare l’ebbrezza del caffè a letto e del sacco a pelo Decathlon e che per fortuna non hanno comprato la medusa di cristallo.
Buon Natale all’amica che mi cazzia con inimmaginabile frequenza, che cerca di tirar fuori il mio lato ragionevole con scarsissimi risultati e che nonostante questo è mia amica lo stesso!
Buon Natale alla mia amica bionda, che c’è sempre, e quando dico sempre, intendo sempre, anche a 862 km di distanza anche alle 3 del mattino anche al passante ferroviario e che se non ci fosse la chat del blackberry saremmo morte!
Buon Natale alla mia mamma che sopravvive a tutte le mie dichiarazioni: “Mamma torno a casa in macchina da Parigi”, mi insulta, sviene e poi si mette a monitorare tutti i siti meteo del globo con precipitazioni, neve e temperatura, esperta come Bernacca.
Buon Natale a mio papà, con la promessa che con il nuovo anno ritirerò fuori gli sci e lo prometto solennemente davanti a tutti.
Buon Natale al mio amico che sta in Bahrein, perché mi scrive e mi dice: “Ma sai che non ne posso più di aprire la finestra e di vedere il sole?” Con l’augurio che tutti noi che stiamo sotto lo zero non lo pestiamo!
Buon Natale alla mia piccola amica che sottotitola programmi per non udenti, e che invitata da me per capodanno mi ha detto: “Non lo so se posso perché forse sottotitolo -3, -2, -1!” e mi fa ammazzare dal ridere!
Buon Natale alla mia amica ”pure lei” italiana a Parigi, che anche quando sono di umore nero, che tende al viola, con sfumature di grigio, riesce a inculcarmi frammenti di cultura facendomi ridere di cuore: ho verificato “pure” è menzionato dalla Treccani, possiamo continuare ad usarlo!
Buon Natale alle due sorelle italiane a Parigi e ai loro due magnifici bambini, perché mi hanno fatto scoprire i “cessi” della Madeleine!
Buon Natale alle girls, perché questo è per qualcuna di loro il quattordicesimo Natale da quando ci conosciamo e siamo sempre insieme anche se di strada ne abbiamo fatta tanta!
Buon Natale alle mie due piccole francesi che saranno nel mio cuore anche se un giorno non sarò più qui.

Buon Natale alla mia amica che vive nella metropoli di Vuittel e che farà fare al suo micio un viaggio di 8 ore con 12 mezzi diversi!
Buon Natale al Monte Bianco, sperando che questo augurio scongiuri il montaggio catene al traforo, volendo evitare di battere il record di montaggio, in 8 minuti netti la, coppia nel garage dell’ufficio. Buon Natale a tutti voi che leggete, davvero di cuore!

martedì 15 dicembre 2009

Ma possibile che sia già Natale?

Ebbene sì, abbiamo appena finito gli avanzi della colomba e già ci si prospettano pandoro, panettone, torrone e marroni ed eviterei le facili battute su questi ultimi. Le cose però non sono cosi semplici come possono sembrare, per esempio, sfido chiunque oggi a trovare un panettone dotato dei conforts originali ovvero frutta candita e uvette, invece delle decine di creme che nella tradizione, con il panettone non hanno mai avuto niente da spartire, Cascata di Limoncello, Splendore al Cioccolato fondente, Rivo di Coulis di Fragole e Lamponi, ma quando mai in un Panetùn de Milan? Aggiungo il super panettone speciale senza uvette né canditi, ma allora chiamalo con il suo nome: è un Pandoro!
Ma soprattutto la vera psicosi è causata dalla ricerca del regalo di Natale. Devo dire che quest’anno ho avuto modo di divertirmi mica male per le strade della ville lumiere e ho trovato delle cose da lasciare veramente senza parole che ci tengo a condividere con voi.
Bracciale Vintage Teschio. Sì, avete letto bene, si tratta di un delizioso nastro di stoffa cui viene attaccata una “tete de mort” come la chiamano qui, grande o piccola annuncia l’offerta, abbiamo anche la scelta (che cul...ops). Insomma un teschio, come descrive lapalissianamente il titolo. Costo del grazioso oggetto 45 euro versione mignon, quella grande costa 55 euro. No dico, ma stiamo scherzando? A parte il prezzo, che se riescono a venderne anche uno solo entro nel business e provo a mantenermi con quello, ma la domanda è: ma a chi diavolo posso regalare un bracciale con il teschio? Qualche suggerimento: alla suocera, al capo, al collega che odiamo, all’amica che ci ha rubato il fidanzato (auspicandole un attacco a sorpresa di cellulite o peggio un tripudio di brufoli). Si prevede per la primavera un ampliamento della collezione, saranno disponibili in diversi colori tibie, clavicole, peroni e metatarsi.
Soprammobile finto gelato. Foto rubata da Colette, dopodiché i miei amici ed io siamo stati
pesantemente caziati dal commesso che ci ha visto sghignazzare davanti all’assurdo oggetto con in mano il telefono intenti a rubare immagini come Corona con un politico. Insomma, onestamente io lo definisco un soprammobile perché altro non mi viene in mente, ma se avete suggerimenti, non esitate (forse stragalattica cavolata? iper genialata? straordinaria minkiata?). Costo del simpatico oggetto 84 euro. La domanda è? Quanti gelati veri, spantegati sul tavolo posso comprare per 84 euro? E in più se di arte si tratta con quello vero come dice la parola stessa, ostentiamo del realismo e magari prima di posarlo possiamo dare un paio di leccate. No?


Frutta gigante. Direi che si tratta di un’idea regalo davvero green in questo momento in cui l’ecologia è cosi importanti. Un paio di ciliege dimensione cane lupo. Una pesca 50cmx50 cm. Ma sai che marmellate vengono fuori? Scusate questa battuta è veramente orrenda. Comunque il prezzo di questi graziosi articoli e solo su domanda. La domanda è: MA CHI DIAVOLO SI VUOLE TENERE UNA BANANA GIGANTE IN SALOTTO? Se la risposta è: io ho detto no alle banane, passate all’articolo successivo.
Medusa in cris
tallo. In effetti, ora cominciamo con gli articoli davvero chic. La tua casa ha bisogno di luce? Il tuo salotto necessita di un tocco di originalità? La tua sala da pranzo ti ricorda il mare? Come hai potuto vivere fino ad oggi senza una medusa in cristallo di Boemia dimensione delle ciliege di cui sopra? Problemi nella casa di montagna? Disponibile anche la versione country con teschio di bufalo. Inutile ricordarvi che il teschio quest’inverno svetta nelle classifiche di vendita. Fa fine, va su tutto e non impegna. Gli animali non devono comunque essere nutriti, sono autosufficienti ed autopulenti. In omaggio con la medusa una confezione di Polaramin. Prezzo su richiesta. La richiesta è: se la comprate, evitate di invitarmi a casa vostra.

Borsa e portafoglio di Hermes AFDC (Alla Faccia Della Crisi). Quest’articolo in un momento economico come questo è davvero illuminante. Vi dico solo il prezzo: 101.800 euro la borsa e 11.200 euro il portafoglio; insomma un bel 113.000 cifra tonda, in concreto regalato, l’anima finance che mi contraddistingue, esulta gioiosa. Fonti ufficiali dichiarano che i brillanti che ricoprono la chiusura siano stati estratti dalle cave del Sudafrica a mano nuda da Carla Bruni e trasportati a piedi da Baldini in tappe successive da quarantadue chilometri l’una accompagnato da Sarkozy. I coccodrilli dai quali è stata tratta la pelle si sono nutriti a fois gras, champagne e caviale per cinque anni, hanno soggiornato in un villaggio cinque stelle almeno quattro volte all’anno e sono stati scuoiati con una coltello d’oro tempestato di pietre preziose del tesoro del sultano del Top Kapi che abbiamo già citato in precedenza. Pur costando come un modesto monolocale, non potrete abitarci, non ha ricevuto l’abitabilità dal comune, provate con il condono.
Bene, direi che di idee ve ne ho date un sacco, ora dovete solo scegliere.
Ultima notazione la farei al paquet cadeau. La confezione regalo. L’altro giorno compro un simpatico regaletto per mia mamma (so che state pensando ad uno squalo mignon di renna dati i precedenti, beh ci siete quasi) e la commessa si offre di incartarmelo. Accetto di buon grado perché, in effetti, qui in Francia hanno un concetto religioso del pacchetto regalo e normalmente creano tali opere d’arte che il tuo dono fa un figurone anche quando costa la metà di tutto quello che viene usato per imballarlo e renderlo sfolgorante. Peccato che la signora delle Galerie Lafayette, essendo l’inizio del mese di dicembre, non è ancora sufficientemente allenata alla velocità e si sente Warhol. In soli dodici minuti mi incarta una cosa di forma cubica 7X7X7 cm (scusate, ma non posso dare ulteriori dettagli perché mi mamma legge accidenti!!). Dopodiché decide che i pois neri, che sono da usare per la chiusura della carta rossa, stanno molto meglio se usati come fantasia coccinella, quindi mi riempie il modestissimo pacchettino di bolloni neri generando un effetto monile da morto.
Rassegnata, tento a casa di staccare i bolli, impossibile! Mi toccherà donarlo cosi, in versione Milan!
Insomma vi lascio con alcune domande amletiche per fare in modo che arrivate preparati al venticinque:
Ma la Pia, l’amica della Luisa, mi farà il regalo?
Ma chi diavolo mi ha regalato il cestino con i fiori di sapone? Se non te lo ricordi, non lo puoi riciclare, fai attenzione.
Quante volte ho regalato orecchini a Simona che non ha i buchi alle orecchie?
Perché a Verbania la messa di mezzanotte è alle 22.30 a San Vittore oppure alle 21.00 a Zoverallo?
Chi può dire alla nonna Pina che continua a regalarmi costumi che non so nuotare?

L’ARTE DELLA GIOIA – G. Sapienza

Devo dire affrontare un libro di 600 pagine ha sempre un suo perché... e questo è fra quelli! Non è niente male, interessante la storia, ma non scorre proprio via come un fiume di montagna. Modesta è la protagonista di questa storia, una ragazzetta con un inizio di vita decisamente drammatico. Figlia senza padre, sorella di una ragazza down, maltrattata dalla madre, un giorno da fuoco alla casa e stermina metà della famiglia. Viene rinchiusa in un convento dove seduce la madre superiora, che le lascia una rendita alla morte, evento non accaduto del tutto per caso... Accolta nella famiglia della madre superiora, con grande astuzia riesce a divenirne la Signora suprema. Nel frattempo nella sua vita passano grandi amori sia donne sia uomini e grazie alla cultura che riesce ad acquisire con studi matti e disperatissimi e al potere conquistato sul campo grazie ad astuzie e forza di volontà, si guadagna un posto nella storia.
Il buono è rappresentato da tutto quello che questa donna coraggiosa e forte riesce a fare grazie solo a se stessa. In un Italia, degli inizi del '900, dove una donna non può neppure pensare di indossare un paio di pantaloni, lei diviene un punto di riferimento per tutti quelli che le stanno intorno, mai un attimo di esitazione, ma un dubbio. Interessata alla politica, alle nuove correnti nascenti di sinistra, all’arte, alla cultura, al potere per garantire comunque la continuità è però disposta a molto, per difendere quello che ha costruito o per raggiungere i suoi obiettivi. Per la mia morale decisamente troppo. Un libro sicuramente originale. Voto 6/7.

lunedì 14 dicembre 2009

L’UOMO NERO – Film di Sergio Rubini

http://cinetrailer.it/L-uomo-nero/1

Molto carino, davvero molto dolce e delicato. Il film comincia con la morte del protagonista, un capostazione (Sergio Rubini) con la passione per la pittura ed in particolare per Cezanne. Chiama il figlio al capezzale, cita due nomi e dichiara: Sono due stronzi...
Beh, da quel momento il figlio, ripercorre il passato e la storia del ritratto di Cezanne, da cui il padre è stato ossessionato per tutta la vita. Le ore passate a dipingere nello sgabuzzino, i litigi con la moglie (Valeria Golino), le ripetute visite al museo di Bari dove la tela orginale era stata esposta per alcuni mesi, il grande litigio del compleanno, fino a scoprire una cosa sorprendente, che ovviamente mi guardo bene dallo svelarvi! Voto 8. Uscirete dal cinema con il sorriso.

sabato 5 dicembre 2009

Per uomini – FOR MEN

Sapete che sono per la par condicio, quindi dopo aver preso in giro le donne, tocca ora agli ometti e per fare cio’ ho chiesto un aiutino... ho comprato For Men. Questa meravigliosa rivista specializzata in cazzate!
Prima di tutto vi chiedo cortesemente di comunicarmi la tiratura di questo grazioso oggetto, perché se da un lato spero di essere rassicurata scoprendo che ci sono in circolazione solo venti copie, dall’altro temo di aver trovato la vera ragione dell’incomunicabilità tra uomo e donna se le copie sono più di cento, senza omaggi.
Partiamo dalla copertina e la prima impressione è buona perchè ci sono tanti numeri! Pazzesco, vuoi vedere che è una rivista per intellettuali?
Perdi 5 kili con questi 10 facili trucchi. Dopo vado ad approfondire metti che serva anche alle donne.
Aumenta i tuoi bicipiti di 5 centimetri. Ecco magari no. Noi li vogliamo diminuire. Anzi non vogliamo neppure averli i bicipiti, a meno che non ci circondino in un forte abbraccio.
19 alimenti allunga vita. Ma fare venti e mettere cifra tonda no? Scusate il vero controller non ama le cifre precise, abbiate compassione.
Salva il tuo scalpo. Trucchi salva capelli. Vi giuro che questo titolo mi fa una gran tenerezza. In effetti questo è un problema che sta ad un uomo come la cellulite ad una donna. Un po’ per uno. Comunque lo leggiamo, perché se seguiamo i consigli al contrario magari eliminiamo irremediabilmente i peli dalle gambe cosi come gli uomini perdono irrimediabilmente i capelli dal cranio.
Bene, apro e sfoglio qualche pagina e alla numero quattro mi rotolo al suolo dal ridere di fronte alla seguente pubblicità:
RENDILA FELICE CON UNA POTENTE CARICA DI ENERGIA. (Bastasse quella). Stratos, testato clinicamente per aumentare l’energia esplosiva e la durata.
Scusate vogliamo commentare? Chi mi spiega cosa è l’energia esplosiva? Non è che ti si chiede di esplodere mio caro, ti si chiede solo di dimenticare che in certi casi Valentino Rossi non è un punto di riferimento.
Specifica tecnica: Come tutti i SerumTM MMUSA, come se tutti sapessimo di cosa si tratta, non contiene steroidi, ormoni o farmaci vietati. Molto bene, è sano. Non è una polvere o una capsula da ingerire: agisce in fretta, grazie all’assunzione per via orale. Ehm, ma allora cosa è? Un gel da ingerire? Ma che schifo, evito di sottolineare immagini evocative. Comunque esiste anche in comodi gel pack monodose. Geniali, pensano proprio a tutto, perché se no ti spremi il tubo in gola? Mi fermo qui, l’immagine è disgustosa. Va bene, non voglio inferiere passo ad altro. Angolo della cultura.
Toglietemi tutto ma non il mio museo, ah questa si che è una rubrica seria, approfondiamo. “In pieno centro a Londra, all’angolo con Piccadilly Square (vedi che non bisogna essere superficiali, vedi che anche gli uomini sono interessati alla cultura?) ha aperto Amora – Accademia del sesso e delle relazioni. (Forse ho parlato troppo presto). Non è un semplice museo del sesso (no certo, è l’accademia delle Belle arti mascherata da porno) ma un parco a tema. Sette padiglioni inclusi quelli del Piacere e dell’Orgasmo. 15 sterline l’ingresso (la domanda sorge spontanea, l’ingresso in cosa? Ops scusate). Offro 50€ a chi mi trova quali sono gli altri cinque padiglioni.
Cinema e spettacolo. Ciack, gli insetti copulano. Vi prego, ditemi che ho una disfunzione oculare e che quello che leggo non è reale. La regista Isabella Rossellini ha realizzato Green Porno, una serie di cortometraggi da lei ideati, diretti, prodotti ed interpretati sul tema del sesso tra gli insetti. Da vedere! INTERPRETATI? Ma cosa è un orror? Ma stiamo parlando sul serio della Rossellini che copula con un tafano? Ah certo da non perdere... o magari che fa sesso di gruppo in compagnia di un ragno, di un kafar (questo venuto direttamente dalla mia India) e di un millepiedi, certo che se fosse un millemani magari potrebbe essere più interessante. Gran finale, Rossellini uccisa da una mantide religiosa colta da un raptus di gelosia.
Sono stupefatta. Altri 50€ se trovate il cortometraggio per favore.
Notizie dall’estero. Vacanze? Al parco in Olanda. Un decreto approvato in Olanda permette d’avere un rapporto sessuale completo al parco senza timore di denunce. Assolutamente vietata però la sigaretta finale.
Ditemi che sono vittima di uno scherzo. Ditemi che è una puntata speciale del Truman show per alzare l’audience visto che ultimamente non mi capitano cose strane. Ma quanti sono quelli che vogliono fare sesso al parco in Olanda? E soprattutto quanti sono gli arrestati italiani che fanno sesso in camporella come si dice dalla mie parti? Ma chi legge questa rivista, ma che razza di pirla eh? A che specie appartiene? Cercopiteco Demens? Unsapiens Deficiens? Neanderthal Minkion? No perchè onestamente sono stupetta, io che non mi stupefaggo di niente.... si dirà cosi? Stupefaccio? Sembra un comando magico di Harry Potter più che una parola questa qui. Procedo perchè ogni pagina è fonte inesauribile di saggezza.
Lettere allo psicologo. E ce ne sarebbe proprio bisogno dico io.
Il lettore scrive: “spesso, quando sono seduto, mi accorgo che faccio ballare il piede. Che posso fare per smettere?” Enrico, Napoli. (Certo che nella tua vita ci sono problemi seri direi).
Risposta: se hai le gambe accavallate potrebbe dipendere dalla compressione di alcuni tendini del cavo del ginocchio, in questo caso il movimento è meccanico, dice Claudio Cricelli medico di medicina generale di Firenze (un tuttologo insomma).
Domanda di Trincherini: ma fai ballare quello sopra della gamba accavallata o quello sotto? Scusate volevo capire.
Cricelli continua: Se invece lo fai tu, allora è espressione di uno stato di agitazione. (un vero genio sto Cricelli, uno scienziato, pare che sostituisca Piero Angela quando è e in ferie). Rilassati, dice, e se non passa chiedi al tuo medico. Ma va?
Domanda di Trincherini: fai ballare il piede anche quando scrivi lettere dementi alla tua rivista di fiducia? Nel caso suggerisco di indossare un tacco a spillo, per un fattore estetico, oppure sostituisci lo scuotimento del piede con lo sgranocchiamento delle unghie, cosi, per variare un po’. Come si dice dalle mie parti, invece di far ballare il piede fai ballare l’occhio (fa balà l’oech in milanese) ovvero fatti furbo e se vai da un medico, ma da uno bravo, prima di dirgli che fai ballare i piedi, ricordagli che leggi riviste da pirla e che fai ballare i maroni a quelli che hai intorno con le tue paranoie.
Ora vi cito alcuni titoli di articoli con un mio breve commento, anche voi potete lasciare il vostro se lo ritenete opportuno.
Un buon bicchiere di vino contro l’influenza suina - Certo e magari code di pipistrello e ali di farfalla mescolate in un bicchiere con sangue di gnu.
Quando ho il raffreddore mi si otturano le orecchie - Mai pensato ad un cotton fioc? O a soffiare il naso mentecatto cafone?
L’amata patata - Questo è il titolo dell’angolo della cucina. Mi appello al quinto emendamento.
Facciamoci una bionda - Trattamenti alla birra nel villaggio wellness. Secondo me la Peroni ha fatto causa. Ora apro un gruppo di sostegno su facebook.
Problemi di capelli? I capelli vanno difesi e non rimpianti - Pubblicità dell’Istituto Elvetico per la cura del cuoio capelluto.
Vorrei terminare con l’Angolo della scienza: Monitor, scoperte, scienza, alimentazione, salute, ricerche. Ci siamo qui arriva l’articolo furbo. Per chi è più alto la vita è in discesa. Leggiamo. Nani, non alteratevi.
Bastano due centrimetri in più per sentirsi più soddisfatti, realizzati e per avere più successo nella vita. Secondo uno studio dell’università di Princeton (Usa), le persone che hanno una statura più alta di due centimetri rispetto alla media della popolazione vivono meglio.
Sono svenuta, nell’era di Obama, si scrive un articolo cosi? Continuo a leggere: la regola vale solo per gli uomini (certo sono pirla), tra le donne le differenze tra “spilungone” e “bassotte” (e qui ne approfitto per ringraziare la sensibilità umana del brefosauro che ha scritto queste due parole) non esistono proprio.
Avrei un piccolo suggerimento sulle donne, di sicuro i due centimetri in più relativamente all’altezza non interessano, nè su di loro e neppure sugli uomini che frequentano. I due centimetri di differenza sono rilevati in altri contesti più appropriati.
Tutto quello che avete letto è contenuto nel numero 81 di dicembre di FOR MEN. Il documento resta a disposisizione per eventuali consultazioni e approfondimenti.

giovedì 3 dicembre 2009

L’AMORE DEL BANDITO – M.Carlotto

Al solito, due giorni, sbranato. C’è l’Alligatore con Rossini e Max la Memoria. E vengono minacciati di morte perché non vogliono seguire un caso di furto di stupefacenti e poi dei bastardi russi rapiscono Sylvie, la donna di Rossini e poi si trovano coinvolti in una brutta storia con la mafia kosowara e poi devono sparire per due anni.... insomma non vi posso dire tutto. Avvincente come gli altri, un po’ più amaro, forse i personaggi cominciano a sentire il peso dell’età e a fare un bilancio sulla loro vita. Voto 8.

lunedì 30 novembre 2009

LE CONCERT – Film di Radu MIHAILEANU

http://www.mymovies.it/trailer/?id=59311

CAPOLAVORO!!!!!Andate a vedere questo film. Un mio amico mi prenderebbe in giro per cinque minuti se ammettessi che il film è in lingua russa sottotitolato in francese per me ed in italiano per voi, ma vi assicuro che non è affatto un polpettone culturale da cinema d’essai che fa dormire, ma un racconto divertente e dolce che ti lascia con una bella sensazione quando esci.
All’epoca di Brejnev il più grande direttore d’orchestra del Bolshoi si rifiuta di suonare senza i suoi musicisti ebrei e per questo viene licenziato. Venticinque anni dopo, lavora ancora per il Bolshoi ma facendo le pulizie, per caso intercetta un fax del Teatro Chatelet di Parigi che invita l’orchestra russa per una rappresentazione e decide di ricostuire il suo vecchio gruppo e di sostituirsi a quello vero. A parte lo spasso di alcune scene, c’è una dolcezza nella vicenda e una sensibilità nel raccontare gli eventi che vi farà bene al cuore. Nessuna lacrima perché la storia è veramente dignitosa. Superba Melanie Laurent, che interpreta la solista francese chiamata dal gruppo russo, per una ragione ben precisa che lascio a voi scoprire e che è la stessa attrice che in Inglorious Bastards interpreta la proprietaria del cinema. Voto 9 e mezzo. Ps. Gulp, ho scoperto che in Italia uscira il 29 Gennaio 2010! Beh pero’ almeno sapete che non dovete perdervelo!

Eccoti alcuni consigli di lettura di Roberto Sonzini

1) "Il gioco dell'Angelo" di Ruiz Carlos Zafon, l'autore è lo stesso di "L'ombra del vento" e come il primo libro anche questo risulta molto intrigante e coinvolgente.
2) "La lunga estate calda del commissario Charitos" di Petros Markaris, lettura decisamente meno impegnativa del precedente ma molto piacevole. Sarebbe bene leggere tutta la serie del commissario Charitos perchè i libri che seguono hanno sempre dei richiami dai precedenti. Lettura consigliata se si conosce il personaggio/autore.
3) "Le parole sognate dai pesci" di Davide Van De Sfroos, brevi racconti nello stile Van De Sfroos.

Adesso uno "sconsiglio":
4) "Il mago del vento" di Vauro Senesi, tentativo non riuscito di cavalcare i successi di racconti come "Il cacciatore di Aquiloni" o "Mille splendidi soli", quella araba non è la sua cultura.

LA FORTUNA NON ESISTE – M. Calabresi

Un saggio. Una serie di racconti di personaggi incontrati nell’America di Obama da Calabresi. Che ne penso? Mah, direi che non è il mio genere, perchè alla fine il saggio non riesce quasi mai ad appassionarmi e perchè i contenuti non mi hanno convinto nonostante questo libro abbia avuto un grandissimo successo. Si tratta di storie legate alla crisi americana di persone che hanno toccato il fondo e sono riuscite a risalire grazie alle loro capacità e alla loro forza di volontà a sostegno del fatto che la fortuna non esiste, nel senso che sono le abilità umane che permettono di raggiungere i traguardi. Ne discutevo con un amico qualche sera fa e indubbiamente ci vogliono le capacità umane, sapete bene quanto credo nell’arbitrio umano e nella forza di volontà, ma purtroppo non sempre sono sufficienti. E secondo questo libro basta volere e impegnarsi. In realtà mi domando quante sono le persone che non sono citate e che hanno fallito, nonostante l’impegno, perchè purtroppo talvolta la fortuna esiste e serve. E’ comunque una lettura piacevole. Il pezzo che ho preferito è quello che parla di John Nash, ve lo ricordate A beautiful mind? Ecco proprio lui, il matematico un po’ folle della teoria dei giochi, che pero’ con l’America della crisi non ha niente a che vedere. Voto 6-.

mercoledì 25 novembre 2009

Momento Benessere

Questo pezzo è dedicato alle donne, quindi uomini se volete, voltate pagina, oppure in questo caso, dato lo strumento, scollegatevi dal blog e andate sul sito della Sampdoria oppure aprite una lattina di birra e mettetevi a mastruzzare il telecomando. Ogni riferimento a fatti e persone contenuti in questo pezzo è puramente causale. Immaginatevi se facessi anche solo un minimo riferimento ad una delle mie amiche … fine di amicizie storiche. Comunque passiamo oltre e arriviamo al punto. Ci sono dei pomeriggi, nei fine settimana delle donne, dedicati alla cura della persona. Ecco alcuni esempi illuminanti di procedure di ringiovanimento, rinnovamento cellulare (nel senso di cellule epiteliali, non nel senso di Nokia), asportazione di materiale in eccesso, spianatura di solchi d’espressione che sul viso degli uomini sono segni di fascino e maturità, mentre sul viso di una donna il corridoio antecedente la residenza per anziani.
La maschera all’argilla
Strumento purificante della pelle. Stendere uno strato di maschera sul viso ben pulito e lasciar asciugare. Ci sono un paio di dettagli che il foglietto informativo si dimentica di specificare. Punto uno, appena finite di cospargervi assumete l’aspetto di un Visitors, verde pisello, impressionante, fate schifo anche alla vostra migliore amica, neanche vagamente immaginabile farlo con un fidanzato a casa, l’abbandono immediato sarebbe più che giustificato. Punto due, quando la maschera si asciuga, voi avete la faccia completamente paralizzata, perchè l’argilla si secca e si indurisce, generando delle crepe sul volto che sono identiche a quelle del deserto del Gobi. Chiaramente proprio in quel momento vi suona il telefono e dovete per forza rispondere perchè si tratta dell’uomo più bello del mondo che vuole invitarvi a cena, oppure è il vicino di casa che vi avverte che vi stanno portando via la macchina con il carro attrezzi, o ancora è vostra madre e se non rispondete chiama la polizia per denunciare il vostro rapimento, essendo le sue ipotesi in generale sulla vita caratterizzate da un ottimismo tale da prevedere sempre come minimo un evento di entità catastrofica da dover essere citato al telegiornale, a Chi l’ha visto, o ancora a Grandi drammi della storia. Rispondete e hanno sbagliato numero, la faccia si spacca e cade al suolo. Ora dovete anche far pulizia.
La ceretta
Mi rendo conto che non si tratti di un argomento edificante, eppure è una tematica di grande interesse per le donne vittima di questo trattamento decespugliante o di deforestazione nei casi più drammatici, che nella migliore delle ipotesi e in bassa stagione si subisce almeno una volta al mese, e dati i tempi direi che anche gli uomni possono essere interessati al soggetto. Ci tengo a raccontare qualcosa che mi è capitata appena arrivata a Parigi e ho tentato di prenotare un appuntamento per farla. Fase uno: capire come si dice. Sarà “cerette”? Ma no dai, scopro che si dice “épilation”, molto bene, però non abbiamo finito, come diavolo si dice inguine? Si, fate pure gli spiritosi però è un casino. Scopro che si dice “mallot”. Bene sono pronta per telefonare. Aspetto che tutti scendano a bere il caffè per avere discrezione e riservatezza e compongo il numero del centro estetico. Buongiorno, volevo prenotare “un’epilation jambe entière plus mallot” precisa e corretta come un vocabolario. E la fetente ingrata dell’estetista mi domanda: “Quale inguine?”. Ma in che senso quale inguine? Ma che domanda è? Due ne ho o uno? Cioè ho un inguine o due? Ora rifletto. Ma cosa vuol dire la tipa? Insomma le chiedo quanti tipi ce ne sono. Mi risponde: “Echancré, Brasilien ou Americain”. Ma vaffan …. Ma ne so quanto prima! Le chiedo cosa vuole dire Americano, perché sciancrato mi pare di averlo capito, sarà tipo sfumatura alta. Provo con l’estremo opposto. E lei mi dice una cosa che non posso né scrivere né ripetere a voce alta dato il dettaglio con cui me lo spiega perché siamo un blog serio e non a luci rosse, ma che mi fa comprendere esattamente cosa vuol dire. Peccato che nell’esatto istante in cui rispondo “No, la totale no”, tutti i colleghi si rimaterializzano improvvisamente alla loro scrivania, anche se per fortuna le uniche che comprendono il significato di quello che sto dicendo solo le due ragazzine che lavorano con me, il che non impedisce a me comunque di diventare rossa come un peperone, e alle due sbarbatelle di rotolarsi al suolo a ridere. Negozio un brasiliano ignorandone le conseguenze e riappendo. Queste sono le occasioni in cui si percepiscono le differenze culturali tra i paesi! In Italia abbiamo un inguine solo in Francia ne abbiamo tre.
Il parrucchiere
Ammetto che su questa tematica sono una donna un po’ atipica, io odio il parrucchiere. Praticamente ci vado ogni quattro mesi, ovvero dopo aver tagliato da me medesima la frangia almeno due volte da sola e giusto in tempo per guadagnarmi il disgusto di Dominique, il principe della forbice che guardando il risultato mi chiede se per svolgere l’operazione ho utilizzato il trinciapollo oppure una sciabola … Che shampoo vuole? Ma io sono qui perché facciate tutto voi, potete evitare di farmi delle domande? Burro di karité e pomodori per la brillantezza? Mango del Canada e fiori di eucalipto dei Caraibi per renderli più soffici? Ma da quando l’eucalipto cresce ai Caraibi? Lì di fianco a scimmie e cervi? Lasciamo stare vah, preferisco continuare a vivere nell’ignoranza. Ma che bel colore che ha, glielo abbiamo fatto noi? No ciccia, me lo ha fatto la natura, sono i miei questi capelli anche se non ci credi. Avrò ragnatele di rughe sotto agli occhi e la dentiera, ma almeno non ho capelli bianchi. Tagliamo corti? Ancora domande? Senti ma vuoi tagliare la parrucca di tua nonna cortesemente? Io vorrei solo accorciare la frangia (raccurcir la frange … eh? Couper la frange … ma come si dice?). xknfoi nn brushing? Eh? Cosa hai detto? Non ho capito. Piega a brushing? Mi sta venendo lo scoramento. Ma fa un po’ quello che ti pare tanto massimo domani lavo i capelli. Perché questa è la verità, la maggior parte delle donne che conosco va dal parrucchiere e poi si rilava i capelli appena tornata a casa. Chissà cosa ci prende, se non ti piace il parrucchiere perché non lo cambi? E se ti piace perché ti rilavi i capelli appena rientri? Donne. O forse semplicemente il tema dell’incomunicabilità vede la sua massima espressione nella conversazione di una donna con il suo acconciatore. Infatti a questo proposito, aggiungo anche che io amo i riccioli non avendoli di natura e quando esco di solito ho i capelli dritti che sembro Cleopatra passata sotto una pialla e il commento di chi mi vede è: ma cosa hai fatto oggi ai capelli che sono cosi depressi?
Udite udite, la crema anticellulite (fa anche rima)
Specifichiamo subito che noi donne mettiamo la crema non per curare, ma per prevenire, perché la cellulite non sappiamo neanche cosa sia … vero? Bene, in ogni caso per questo tipo di problema esistono un paio di rimedi infallibili: il gel effetto calore e la mitica Somatoline. Bene, cominciamo con il gel effetto calore, siccome sei superficiale non hai letto bene il foglietto informativo ti spalmi la crema in quantitativi industriali, come un muratore che prepara la malta e dopo dieci minuti esatti, quando stai già facendo altro, cominciano a formicolarti le gambe e a scottare come se stessi facendo un bagno in pentola a pressione. Assalita dal panico abbassi le braghe della tuta per capire cosa sta succedendo e vedi che le tue ginocchia da modella sono rosse come la brace e hanno puntini rossi da unire con un pennarello per ottenere una figura, quale? Un pollo, ovvero te in questo momento. Attimo di illuminismo, afferri la scatola della crema e leggi le istruzioni, abbiamo scampato la reazione allergica, peccato che sia luglio e tu hai una temperatura corporea di 40° C. Somatoline. L’unica crema considerata farmaco, quindi credi che in ragione di questo fatto possa davvero fare qualcosa e poi se è un farmaco, allora sei malata e non grassa e questo è un sollievo enorme. Un dettaglio: questa crema ha la caratteristica di essere spalmabile come il cemento. Una consistenza tale da servirti la forza di venti braccia per farla assorbire. Quando inizi il trattamento devi chiedere le ferie. Qualcosa fa, perché per farla assorbire devi massaggiarti ininterrottamente per 4 ore, ergo le gambe ti si assottigliano, ma ti vengono le braccia di un lottatore di sumo. Bisogna solo scegliere. Vorrei che questo pezzo facesse riflettere su quanto è dura la vita di una donna... e gli uomini sono pregati di evitare di dire che devono fare la barba tutti i giorni, perchè alla fine, la barba, la vostra, la subiamo pure noi!

giovedì 19 novembre 2009

CHE LA FESTA COMINCI – N. AMMANITI

Lo ammetto, l’ho visto da Fazio e sono andata a comprarlo. Per me non è facilissimo sapere quando i miei autori preferiti pubblicano qualcosa di nuovo! A Parigi non lo dicono! Comunque, l’ho letto in tre giorni, altra cosa che scorre via in un attimo. Molto interessante di sicuro anche se non è tra quelli di Ammaniti che mi è piaciuto di più, ma è decisamente originale e avvicente. Salvatore Chiatti, detto Sasà, un uomo arricchito, e ricchissimo, sospettato di collusione mafiosa, per riscattarsi agli occhi del mondo, decide di organizzare la più maestosa festa di inaugurazione della sua casa, Villa Ada a Roma, che sia mai stata concepita. Non deve mancare nessuno. Fabrizio Ciba scrittore di successo, di un arrivismo disgustoso, Larita, cantante pop convertitasi alla fede dopo aver rischiato una brutta fine per questioni di droga, miss Italia, il chirurgo plastico tossicodipendente e molti altri ancora, ma insieme a loro anche Mantos, capo di una microsetta ispirata al maligno Le belve di Abaddon, che vuole uccidere Larita, con una durlindana comprata su ebay.... Non è ironico, ma dissacrante e sarcastico. Voto 7 e mezzo.

PINACOTECA DI BRERA

Nell’ultima newsletter vi ho scritto che ho vissuto 18 anni a Parigi... distrazione, ma nessuno mi ha contestato, o non siete attenti o siete molto umani! In ogni caso volevo dire che vissuto 18 anni a Milano e non ho mai visitato l’accademia di Brera, come sempre quando una città è la tua non vai a vedere quello dovresti! Quindi presto provvedero’ anche andando a vedere il Cenacolo.
Comunque qualche domenica fa chiamo per sapere se c’è molta coda e una gentilissima signorina mi risponde: “No, guardi, non c’è praticamente nessuno, come tutte le altre domeniche”. Certo che se dici cosi fai veramente scomparire ogni entusiasmo... Insomma alla fine ci vado lo stesso. Devo dire che è una collezione molto ricca. La sala chiave è l’ultima, con Lo sposalizio della Vergine di Raffaello. Un film proiettato sulla parete spiega l’origine, la composizione, i personaggi, gli aneddoti, come nelle migliori esposizioni europee. Peccato che tutto il resto delle sale abbia un sapore un po’ antico...vabbè dico la verità: vecchio. Le audioguide non funzionano e nelle sale ci sono delle tavole di commento solo in lingua italiana. Peccato. Se fossi una straniera mi arrabbierei. Comunque le opere sono prevalentemente italiane: da Bramante, sala 1, a Veronese con le sue magnifiche pitture, Tintoretto, Lotto. Tutto italiano, salvo una sala che è frutto di uno scambio con il Louvre, che ci espone un Van Dyck, un Rembrandt, un Rubens e un Van Goyen. Non male! Insomma mi è piaciuta molto, andateci. Voto 8.

VOLEVO SOLO DORMILE ADDOSSO – M. Lolli

160 pagine sbranate in 3 giorni. Bravissimo questo Lolli. Il libro è abbastanza noto, scritto più di una decina di anni fa, ne hanno tratto anche un film, interpretato da Pasotti.
Considerando il periodo di crisi globale che affrontiamo e il tasso di disoccupazione, direi decisamente attuale.
Ad ottobre ad un giovane manager viene offerta una promozione a dirigente ed un bonus pazzesco se riesce a licenziare 25 dipendenti (ovvero uno su tre rispetto al totale dell’azienda) entro Natale. Il target è 25 o niente promozione, non uno di meno. Nello stesso momento Maria, la sua ragazza lo lascia, senza una spiegazione, o cosi a lui sembra. In un’uscita serala incontra una “jeune fille francaise”, splendida bellezza africana che lo porterà a vivere esperienze assurde.
Durissimo, cattivissimo. La stimo molto. Frase simbolo del libro. E il titolo, sarà comprensibile solo alle ultime pagine, non vi svelo niente. Una fine degna del pagine che precedono, al cardiopalma, si dice cosi?
Belle anche le meditazioni sull’amore che scappano fuori dalle conversazioni tra i protagonisti, sembrano cadute li per caso, ma non lo sono affatto: amare, ciniche, reali, dolorose. Voto 9. Ti tiene incollato fino a che non hai finito.

lunedì 9 novembre 2009

Gaffes

Diciamo la verità, tutti noi siamo vittime delle gaffes, vero? VERO? Ditemi di si vi prego! Quindi vorrei citarne qualcuna mia e non!
Episodio 1.
Dunque, l’altro giorno torno a Milano e per caso incontro sulle scale un mio vicino di casa che oserei definire saggio, perchè nelle assemble condominiali di norma non picchia nessuno, non gli viene un principio di infarto e, non ridete perchè abbiamo un caso documentato nel palazzo di morto per grondaia e non perchè gli sia caduta in testa, ma perchè durante la discussione con l’arpia del quinto piano gli è preso un coccolone, e non si esibisce in uno scontro di kick boxing con il mastino del piano terra per il colore della Viola del Pensiero Cornuta da posare davanti al bidone della plastica. Insomma il mitico signor Brambilla, si è conquistato tutta la mia stima durante le mie passate partecipazioni in assemblea, quindi durante la permanenza parigina, l’ho delegato in un impeto di responsabilità sociale nei confronti dello zoccolino delle scale o del colore della canna fumaria tra la variante grigio topo Ratatouille, grigio muffa del Camembert o grigio nebbia di Milano, direi un po’ scontato quest’ultimo pero’. E come lo delego? Gli lascio una lettera anonima nella buca delle lettere perché non so neppure a che piano abita. Si, pero’ non potete credere a tutte le cazzate che scrivo, certo che la lettera non è anonima, volevo solo dire che non so se sa chi sono! Comunque gli delego i miei tre virgola cinque millesimi di casa e mi sento socialmente a posto. Dunque, l’ho presa un po’ alla larga, ma anche per calarvi nel contesto assembleare. Insomma lo incontro sulle scale e gentilissimo, non solo riconosce in me la Jacopo Ortis della Brianza, ma mi chiede quando torno a vivere nel palazzo. Ed io, tranquilla come mia nonna durante la siesta del pomeriggio davanti alla tv con la bolla al naso, gli rispondo: “Spero presto, perché J’en ai marre des francais, ne ho piene le scatole dei francesi”. Ora che risposta vi attendete da uno che si chiama Brambilla? Specifico che è Brambilla senza alcun accento: solidarietà e partecipazione. Errato! Risposta: “Ma lo sa che io sono di origini francesi?”. No, ora ditemi voi. Ma come diavolo è possibile che con quel cognome li tu sia un gallo? Ma porca di quella miseria fetente, cow killer (vacca boia), satanasso (Tex), ma stare zitta io mai? Insomma lo guardo con un sorriso di plastica, una paralisi delle guance mal riuscita che mi da la spontaneità di un gatto caduto nel cemento. E abbozzo un: “No, beh, ecco, non dico tutti, no guardi, cioè si figuri che ho anche due carissime amiche francesi, nel senso che ecco anche un collega, che è turco, ma sembra proprio francese e poi sa, anche la mia panettiera, la boulangère, quando non ringhia e non mi lancia le baguette mi sembra molto gentile..”. Insomma, come sempre il tentativo di rammendo peggiora dannatamente le cose. Lui mi guarda compiaciuto pensando che qualunque cosa chiedero’ ai condomini in futuro mi verrà negata perchè è stato promosso consigliere e con un sogghigno satanico se ne va ed io risalgo nei miei appartementi e comincio a chiamare Gabetti e Tecnocasa.
Episodio 2.
Amici a cena da me. Una coppia ed un amico. Si discorre amabilmente di un milione di cose. Si mangia, si beve, si ridacchia e ci si prende un po’ in giro. Ad un certo punto Piero, marito di Luisa, entrambi presenti all’infausto evento, si mette a commentare la camicia di Gino (no, non è un nome vero, è chiaramente un nome fittizio, vi pare che tra tutte le disgrazie che mi capitano devo pure avere un amico di nome Gino? Datemi un minimo di credibilità per cortesia), il terzo invitato, a righe verticali bianche e blu, LA CAMICIA NON L'INVITATO A RIGHE! Dimensione medio piccola. Ed in questi momenti, io mi domando, con il ritardo medio del treno dei pendolari, perchè invece di fare sempre la spiritosa, per supportare il gioco, non mi metto un lucchetto alla lingua, non mi piazzo un blocco di marmo in bocca, o non mi faccio andare di traverso la saliva procurandomi un principio di soffocamento da fesseria. Quindi esordisco con un “Vero, vero! Assurda questa camicia un po’ tecnicolor! Fa un un po’ Francia!”.
Silenzio in sala. Tutti mi guardano, la temperatura del locale scende di 10° C e Piero mi dice: “Gliel’abbiamo regalata noi”. Sdeng, scende la ghigliottina, si abbatte la mannaia, esplode un candelotto di dinamite sulla mia lingua.
Mi sgretolo sulla sedia come Willy il Coyote. Vorrei nebulizzarmi, diventare improvvisamente spirito senza corpo e ascendere ai cieli, come in Gost vedere gli altri ma non essere vista, un ologramma. E sto zitta? Ovviamente no? Dopo aver versato una secchiata d’acqua sulle mie guance in fiamme che Heidi sembra pallida a confronto, ammicco. MA COSA VUOI AMMICCARE??? STAI ZITTA E COMINCIA A RIEMPIRE LA FOSSA CHE TI SEI SCAVATA DOPO ESSERTICI BUTTATA DENTRO. Ci fosse almeno il teletrasporto, ma non c’è mai quando serve. Insomma, faccio finta: “Ma dai scherzavo! E’ bellissima”. Si sente il gracidio delle unghie sul vetro. Lo scivolone sulla lastra di ghiaccio. Va bene, è ufficiale ora taccio. Vado a prendere le lasagne e mi tatuo il manico su una mano per punirmi con dolore e flagellazione. Gli amici riprendono la conversazione parlando del trans di Marrazzo. Per fortuna sono amici, domani comprero’ una pagina del Corriere della sera per scusarmi.
Episodio 3.
Stavolta non sono io, non posso mica fare tutto da sola sapete? Chiara. Il corpo di Alessandra Ferri, con quaranta centimetri più in altezza pero’. Parla dodici lingue tra cui il francese come se sua mamma si chiamasse Royale e suo papà Chirac. Ha studiato anche alla Sorbona, chicchissima nell’animo, ha uno spirito artistico e come tutti gli artisti in alcuni momenti vive nel suo pianetino.
Entra da Hermès, per cercare un maglione per il marito, si avvicina ad un ragazzo e gli chiede “Ci sono tutte le taglie di questo maglione?” il ragazzo, che evidentemente non è un commesso le risponde in inglese “Sorry I don’t speak Italian” e lei, gentilissima: “Have you got all the sizes of this pull?”. Grandioso, lui la guarda e si rassegnato si mette a sfogliare i maglioni alla ricerca di una L.