Al di là dei tecnicismi, 3 riflessioni; quanto sia pericolosa le deriva della cultura modenra, basata sul successo ad ogni costo, che alimente avidità ed ingordigia (quasi) come fossero le qualità di menti superiori. Quanto possa essere devastante la totale deregulation nei liberi mercati (profitti privati e pubbliche perdite). Quanto sia fondamentale per il futuro che il sistema politico abbia una lungimiranza e un coraggio che possa andare oltre la ricerca maniacale del consenso. Da non leggere la sera, se troppo stanchi
Racconti, recensioni e altre quotidiane amenità della vita in Lussemburgo!
domenica 27 settembre 2009
CRACK, come è saltato il sistema finanziario - Charles Morris di Andrea Negro
Al di là dei tecnicismi, 3 riflessioni; quanto sia pericolosa le deriva della cultura modenra, basata sul successo ad ogni costo, che alimente avidità ed ingordigia (quasi) come fossero le qualità di menti superiori. Quanto possa essere devastante la totale deregulation nei liberi mercati (profitti privati e pubbliche perdite). Quanto sia fondamentale per il futuro che il sistema politico abbia una lungimiranza e un coraggio che possa andare oltre la ricerca maniacale del consenso. Da non leggere la sera, se troppo stanchi
IO SONO DIO - Giorgio Faletti di Andrea Negro
Dopo un inizio mediamente lento, il libro prende un buon ritmo e la vicenda è sicuramente originale, per la sua trama. Forse un po' troppo frammentato il passaggio tra diversi filoni della storia, tra un capitolo e l'altro. Finale originale e di diffiicle intuizione per buona parte del libro.
Comunque non all'altezza del 1° libro, che secondo me è il migliore.
ATTENTI ALLE ROSE – Pino Roveredo
"Sergio mio, l'amore è come la montagna più grande del mondo, che bisogna scalare ogni giorno, scalino dopo scalino, emozione dopo emozione, usando sempre la precauzione di non raggiungere mai la vetta perché quando conquisti la cima, devi poi sopportare il versante noioso della discesa...""...non feci altro che pensare e ripensare all'ipotesi della montagna, quella che mi ero illuso di aver conquistato senza il soldo della fatica, frequentando l'uso delle scorciatoie e la leggerezza del sentimento e incassando il prestigio della cima senza averla mai conquistata.
L'amore è una montagna, la più grande del mondo, dove si sale, si scende, si scivola, si cade... e forse, ma perché no, ha anche la bontà di farsi riconquistare."
Questo è uno dei passi di questo libro che ho preferito. Parto dal voto: 9. Difficilmente mi capita di leggere qualcosa di cosi ben scritto, capace di dare cosi tante emozioni e di farti provare quello che il protagonista sta provando. Sergio un giorno viene lasciato dalla moglie Gianna, dopo anni e anni di indifferenza lei si è stancata ed ha preso la grande decisione. Lui piomba nella disperazione più profonda perché solo in quel momento si accorge di quanto lei sia importante per lui, ma senza capire davvero cosa ha sbagliato. Mentre narra di questo tormento inserisce ricordi di antichi personaggi che riaffiorano alla sua mente. Riuscirà a capire quale è stato il suo errore? Riuscirà ad autodistruggersi visto il suo cammino inarrestabile verso il fondo più fondo che riesce a toccare? E riconquisterà Gianna? Capolavoro. Leggetelo a meno che non siate appena stati lasciati.
giovedì 24 settembre 2009
La telefonata
Pronto? .... Non riesco a crederci, sei tu per davvero? Come hai fatto a trovarmi? Ma è possibile chiamare? Non lo sapevo, beh in effetti ripensandoci non mi sembra neanche cosi strano.Certo che mi fa davvero impressione, pero’ sono molto felice.
Si, sto benissimo grazie. Vivo a Parigi. Ah già certo che lo sai, certe informazioni girano in fretta anche dalle tue parti suppongo...
Mah, diciamo che l’inizio non é stato facile per niente. Anzi, è stato proprio uno schifo, te ne sei andato via cosi velocemente che non ho avuto il tempo di realizzare quello che stava succedendo, accadeva e basta, senza che potessi fare niente, con quell’orrendo senso di impotenza di fronte all’ineluttabilità degli eventi. Questa é forse l’unica cosa che ho imparato in cinque minuti: sai che credo nell’infinita capacità dell’uomo di governare e indirizzare la propria vita, ma mi sono dovuta rassegnare al fatto che certe volte è la vita che governa te, non c’è scelta.
Tu stai bene? Sono contenta. Senti un po’. Ma te la ricordi quella volta che abbiamo dipinto tutta via Piranesi di azzurro? Si, si, la radio a manetta e tu che cantavi quella penosa canzone di Grignani che non voglio neanche citare...si, si, Ti rasero’ l’aiuola, certo che c’é di che vantarsi guarda! Beh io cantavo Onde di Alex Baroni, quindi forse é meglio che stia zitta...
Teli di plastica dappertutto e il dormire sul materasso appoggiato al tappeto della sala con il Gino che impazzito andava avanti e indietro attraverso la portina basculante nel cuore della notte? Quante botte gli avrei dato. E quando hai fatto cadere il secchio del bianco in bagno? Ahahah! Si, si é verissimo, adesso fingi di non ricordarti ma ti sei distratto un attimo e oplà, sembravi un fantasma coperto da capo a piedi!
Ma cosa dici? Io un fantasma in montagna? Beh certo mi chiedi di accompagnarti almeno una volta e la prima uscita che faccio mi fai scammellare per otto ore con 1200 metri di dislivello, vedi tu. Ti volevo strangolare con le bretelle dello zaino guarda, ringrazia che non ho avuto la forza di tirarlo via visto che sono morta sulla porta del rifugio per rinascere di fronte alla zuppa di Luciano. Certo che quanto russavate tutti quanti.... si é vero, mi ricordo che siamo scesi a dormire in cucina con il cane di quel tipo strano per non sentirli e nel cuore della notte si é alzato Ieio per andare in bagno cantando Iannacci in dialetto: Ho visto un re! Quanto ridere che ho fatto! Già veramente. E poi tutti quei mirtilli, ti sei salvato solo grazie a quelli guarda, se no non ti avrei più rivolto la parola accidenti a te, che fatica, miseria ladra.
No, non sono più andata a sciare. Eh lo so, ma non mi diverto come prima. Quindi sono andata una volta sola e poi più. Ma si, ora vedo, magari quest’inverno... No, nessuna delle girls scia. Si, si qualche altro amico che scia ce l’ho, pero’ boh, non mi é mai venuta la voglia, forse non sono ispirata... Li sciate? Ah si, un casino? Bene che bello! Dai che magari allora quest’inverno faccio un Ventina da cima a fondo senza fermarmi come ai bei vecchi tempi, che ne dici? Beh certo, poi il Bombardino, se no che senso ha la gran faticata? Siamo sempre i soliti: bere, mangiare e... ridere!
Come? Devi andare? Ti chiamano? Ok va bene. Ma mi potrai chiamare ancora? Come? Ah ho capito. Va bene, a presto spero allora.
Si, ok. Ti abbraccio forte forte. Ciao papà.
domenica 20 settembre 2009
LE COACH – Il film
http://www.youtube.com/watch?v=u4yK2UjCphs
Film francese, che vi auguro esca anche in Italia perché è davvero carino e con una tematica del tutto contemporanea direi: un coach, anzi il coach, il migliore (nel trailer noterete che viene assunto per assistere la Manaudou ai campionati europei!) assoldato in una multinazionale per affiancarsi ad un ingegnere, ritenuto erroneamente il nipote del presidente, bravissimo ma troppo gentile e trasformarlo in un vero squalo, il tutto senza che il coachato sia al corrente, bell’impresa eh? Inutile dire che il coach nonostante la perfezione e la sua invincibilità apparenti qualche problemino ce l’ha: perde 200 mila euro a poker, la moglie lo lascia e chiaramente non ha nessuno a cui chiedere aiuto. I due personaggi diventano amici e sarà possibile che ognuno di loro trasferisca all’altro la sua parte migliore? Chi sarà il vero coach e qui l’alunno? A voi scoprirlo! Gentile ed educato. Voto 7.
BRUEGEL, MEMLING, VAN EYCK, collection Brukenthal – MUSEE JACQUEMART-ANDRE
Lo so, lo so, ammetto che sono donna dai facili entusiasmi pero’ quando vedo qualcosa che mi entusiasma più del solito lo capite subito vero? Ecco siamo in uno di questi casi. Decido con Roberta di andare a vedere questa mostra di cui si sta parlando molto, trattandosi di una collezione privata messa generosamente a disposizione. 1600, tematiche differenti: i paesaggi, non più come sfondo ma come protagonisti dell’opera, capolavoro del Brughel il giovane che si intitola Paysage à la trappe aux oiseaux, del 1631, veramente meraviglioso; le nature morte, fino a quel momento il quadro aveva valore se ne aveva la cosa rappresentata e la natura non era considerata come patrimonio di certo, poi ad un certo punto nasce una corrente che ne rivendica il valore, Roberta sostiene che una delle domande del Trivial Pursuit è: chi fu l’iniziatore delle nature morte? Pare Caravaggio, ma questa informazione va verificata grazie a fonti più autorevoli ovviamente! La chicca su questo tema è Joris Van Son con Nature Morte d’apparat avec colonne, 1662 con magnifiche tonalità di rosso. La pittura religiosa, Tiziano, con l’Ecce Homo, bello, ma a questo punto devo dare ragione a Roberta bisogna completare la visione: al museo e non nella mostra vediamo l’Ecce Homo del Mantegna, commovente lo sguardo del Cristo. Che si fa? Si mettono in competizione un Mantegna e un Tiziano? Ma non scherziamo, vah! Andiamo avanti. I ritratti, vi cito solo l’Homme au chaperon bleu, del Van Eyck, in tutti i libri d’arte, una cura del dettaglio che lo fa sembrare più simile ad una fotografia che ad una pittura, che in realtà è la caratteristica principale dell’opera del ‘600. Per quanto riguarda il Museo vi dico che è bellissima la struttura, un hotel particulier abitato da questa coppia dedita all’arte... si insomma ve la racconto tutta: lei sposa lui per interesse (i tempi non cambiano le abitudini!! Eheheh) e siccome lui è ricco, già se no perché lo avrebbe sposato, lei si dedica al suo hobby: la collezione di opere! Complimenti, a trovarne! C’é da dire che pero’ le viene decisamente bene essendo donna dotata di gran gusto, evidente anche dall’arrendamento della casa che da immediatamente una sensazione di accoglienza e di calore. Soffitti affrescati dal Tiepolo, scusa eh? Pitture del Bellini, dell’Uccello, del Canaletto, Il ponte del Rialto et La piazza San Marco. Ci sono anche i francesi ma quelli ve li cercate da soli, scusate sono un po’ campanilista! Un’ultima nota, la famiglia possiede anche un Rembrandt; I pellegrini di Emmaus, famoso perché rappresenta quattro figure ma quando siete davanti al quadro ne vedete solo tre grazie al maestoso gioco di chiaroscuri e siccome non potevamo andarcene senza aver visto la quarta ci siamo avvicinate cosi tanto e da tutte le direzioni che abbiamo fatto scattare l’antifurto! Che gine! Per chiudere non puo’ mancare il coté godereccio, il museo è noto anche per la sua sala da brunch, che è uno dei locali di ricevimento della casa, tra affreschi, arazzi e quadri rinascimentali degusterete uno dei migliori di Parigi, che abbiamo testato per voi chiaramente! Voto collettivo: 10 a tutto! LA SOAVISSIMA DISCORDIA DELL’AMORE – S. Bertola.
Ma dove è la Bertola che conosco io? Non in questo libro. Caruccio, ma deludente rispetto agli altri. Una sottile amarezza scorre tra le pagine. Troppi personaggi, quindi impossibile ricordarsi di chi ha fatto cosa, di chi sta con chi e di chi lavora dove e pensa come. Insomma, 4 ragazze che vivono strambe storie. Agnese, tornata dalla Cina perché il marito ha deciso di lasciarla per sposare due sorelle cinesi, Margherita, innamorata persa di un musicista che la chiama una volta ogni quattro mesi, Teresa, che deve sposarsi con Arturo pur non amandolo e il bello é che neppure lui ama lei ma non hanno il coraggio di infrangere i sogni in bianco delle due coppie di genitori, Emilia che é sposata con un medico senza frontiere che in Africa ha una nuova famiglia ma non vuole lasciare la vecchia! Insomma non continuo neanche a raccontarvi cosa succede perché mi sono annoiata a leggerlo figuriamoci a scriverlo. Leggete la Bertola ma questo lasciatelo perdere, piuttosto cominciate da A neve ferma, davvero carino, Biscotti e sospetti divertente e ironico, Aspirapolvere di stelle e per chiudere Ne parliamo a cena. C’é anche Se mi lasci fa male, ma se siete appena stata lasciate, lasciatelo anche perdere, dice troppe verità e vi farebbe piangere o ridere sulle cose che avete fatto e che state per fare!! Voto 5, del recensito non degli altri! mercoledì 16 settembre 2009
I LOVE RADIO ROCK (GOOD MORNING ENGLAND) – Il film
Per quanto riguarda questo film inglese, direi che i miei amici sono stati li li per assassinarmi alla settima dichiarazione di quanto mi fosse piaciuto. Pero’ sono miei amici e in quanto tali abituati alle mie manifestazioni eccessive di entusiasmo, quindi mi hanno solo guardato con benevolenza e affetto misto a compatimento... Grazie amici miei.
Il film racconta di una radio pirata inglese, Radio Rock appunto, che ha la sua sede in una nave, che trasette 24 ore su 24 il meglio del rock dell’epoca grazie ai suoi indimenticabili dj, ognuno con qualche passone musicale particolare e con vicende personali che verranno raccontate con ironia e battute caustiche. Il governo decide di fare scomparire ma loro tentano di resistere nonostante tutto.
Punto 1) colonna sonora memorabile, il meglio del rock degli anni’60. Janis Joplin, Cat Stevens e molti altri ancora, quindi prima cosa fatta, acquisto del relativo cd. Punto 2) Seimour Hoffman, che interpreta il Conte, uno dei Dj di punta della radio, grandioso nel suo personaggio. Punto 3) i costumi, fateci caso, abiti degli anni ’60 cosi colorati, eccessivi, kitck, da aver voglia di trovarli in un negozio e indossarli domani. Voto 8. ps. Chi ricosce nel RE, il compagno di stanza sfigato di Hugh Grant in Notthing Hill, qui trasformato in un sex symbol?
INGLOURIOUS BASTARDS – Il film
UN PROPHETE – Il film
mercoledì 9 settembre 2009
PIU’ BELLA DI COSI – M.D.Raineri
Leggero, meravigliosamente leggero. La protagonista é una ragazza decisamente grassa, innamorata di un attore secondario di telenovela, con un lavoro noioso da un commercialista dispotico, lasciata dal fidanzato per un uomo... cosa altro le puo’ accadere di peggio? Scoprire improvvisamente che ha una sorella frutto di una serata di follia dei genitori. Che questa sorella pesa al massimo quaranta chili e ha quaranta tipi di disturbi alimentari e soprattutto che per alcuni mesi andrà a vivere con lei mentre fa provini in televisione portandosi dietro un simpatico fidanzato che guarda caso.... Beh mica vi posso raccontare tutto no? Leggetelo! Voto 6,5. GIORNO DA CANI – A. Gimenez-Bartlett
In molti mi avevano parlato di questa autrice e dei suoi polizieschi e quindi come non cedere al fascino di un'ispettore donna? Impossibile, soprattutto perché quando si comincia a leggere, la simpatia della sua protagonista Petra Delicado, ma soprattutto del suo collaboratore Fermin rende i personaggi irrestibili ed ironici. Originale il contesto, goliardica e sfacciata lei, innamorato e ingenuo lui e per finire il morto, che sebbene non brilli per onestà e rigore suscita comunque un senso di pietà. E il cane più brutto del mondo dove lo mettiamo? E la libraia? E l’istruttrice di cani? Direi che non si puo’ non leggerlo, bisogna sapere come va a finire e vi terrà attaccati fino all’ultima pagina. Voto 8, senza dubbio ne leggero’ altro. domenica 30 agosto 2009
L’India senza ridere
Fino ad oggi abbiamo riso sull’India e sulle cose che mi sono successe e che ho vissuto, perché lo sappiamo, fa parte del rito e del gioco, ma c’é anche una parte di questa meravigliosa esperienza che voglio condividere con voi e che tanto ridere non fa. Quindici giorni non cambiano la vita, ma a volte fanno cambiare il tuo pensiero, il tuo modo di vedere le cose perché sei li immerso in quella realtà, vivi la loro vita, non vivi la tua o almeno ci provi ed é normale che la tua prospettiva sia diversa, perché é diverso il punto di partenza. E allora provo a raccontarvi l’India attraverso gli occhi dei miei ragazzi.Penso a Ranjini, che con il suo viso affilato e triste ci chiede come potrebbe ingrassare qualche chilo perché le donne come lei in India non sono troppo apprezzate, che lei ci ha provato a mettere su qualche chilo, ma non ci riesce proprio. Che le diciamo? Che Florence ed io siamo in perenne lotta con la bilancia? Che da dove veniamo noi una modella anoressica é il sogno di ogni ragazzina e pure di qualcuna che tanto ragazzina più non é? Oppure ascolto Jenith Eshuan e il suo sogno di studiare a Cambridge. Lui ha 17 anni e ha dovuto sospendere il college per un po’ perché la sua famiglia ha avuto problemi economici, pero’ quest’autunno ricomincia cosi riesce a
rimettersi in pari. Parla un inglese che mi ci vuole un traduttore turco per capirlo eppure la sua curiosità di sapere é evidente, cosa é la crisi economica? E perché le banche sono fallite? Mi spieghi come funziona la borsa? Accidenti, domandine cosi, da risposta davanti ad un tchai... Mi dice che vuole fare l’ingegnere e che un giorno verrà in Italia, perché é una città piena di storia e vuole vedere il Colosseo. E poi c’é Kasturi, che ha 29 anni, la più grande della classe, la più timida, la più silenziosa, eppure é lei l’unica donna tra i primi tre del gruppo al momento dell’esame. Kasturi ha un problema serio, alla sua età non ha un fidanzato e tanto meno un marito, quindi sarà destinata a restare in casa ad occuparsi della famiglia, difficilmente qualcuno la chiederà in sposa. Come glielo dico che non ce l’ho nemmeno io? Certo che se é un problema per lei a 29 a me mi buttano al fiume? Non riesco a farla ridere, lei sai che per me é diverso (lo sarà davvero?). Comunque mi abbraccia e mi da un bacio e mi vengono le lacrime agli occhi, perché in India non si usa baciare le persone e quel gesto difficilmente potro’ dimenticarlo.Mohamed, pare abbia un nonno francese, eredità del colonialismo. Vuole la cittadinanza francese e arriva con un pacco di documenti alto come un bambino di due anni. Mamma mia, come lo aiutiamo? A momenti non capiamo neppure noi cosa vogliono ed é scritto in francese, figurarsi lui. Lo accompagnamo al consolato. La prova di forza delle persone in divisa: far impazzire chi in
divisa non é. Il militare tronfio ci fa fare due code diverse ovviamente inutili, per poi dirci che dobbiamo rivolgerci ad un altro ufficio. Ora ti spezzo un ginocchio imbecille. Alla fine l’unica cosa che riusciamo ad ottenere é un indirizzo di posta elettronica a cui inoltrare le domande ed un sito internet che abbiamo già controllato ed é inutile. Mohamed ha uno zio in Francia, che dovrebbe garantire per lui, che dovrebbe ospitarlo, che dovrebbe aiutarlo a integrarsi. Lo zio non risponde al telefono....Rathakrisnan. Il più bravo della classe 18/20 il suo punteggio all’esame. Una timidezza imbarazzante. Sa tutto ma non ha neppure il coraggio di alzare la mano per rispondere, scrive sul suo quadernetto in modo ordinatissimo oppure lavora al computer preparando alla perfezione quello che chiediamo. I Dalit oltre agli altri problemi hanno anche questo. Non hanno autostima, la storia ha insegnato loro che sono intoccabili, gli ultimi tra ultimi. Nessun diritto, nessuna richiesta, nessun riconoscimento. Molti dei corsi hanno come obiettivo di sviluppare la fiducia in se stessi. Hai detto niente. Il teatro é uno dei mezzi. Tirare fuori quello che hai dentro, senza vergogna, un’impresa titanica. E noi come li aiutiamo? Impieghiamo un paio di ore a spiegare quanto sia importante sostenere il proprio punto di vista sul lavoro e nella vita, dire quello che si pensa. Cominciare dicendo a noi, che non hanno capito quello che spieghiamo se é il caso e chiederci di ripetere. Ci guardiamo Flo ed io e ci sentiamo Don Chisciotte contro i mulini a vento, una barca di carta in una tempesta. Cos’é arriviamo noi e pensiamo di cambiare il mondo? Beata ingenuità. In ogni caso dal giorno dopo qualche voce ogni tanto si alza timida: Madame, no understand. Almeno é un inizio.
Eppure nonostante tutto, quello che ho vissuto é gioioso e ricco. C’é lo spettacolo teatrale svoltosi per strada, tutti seduti per terra, a cantare, suonare e recitare, decine di bambini che ridono di cuore e fanno a gara per farsi fotografare cantando l’inno indiano. Per la gente del villaggio noi bianche in sahari, per giunta, siamo un evento e si affrettano fuori dalle porte mentre passiamo per poterci dire la sola parola di inglese che conoscono e stringerci la mano. La nonna di un ragazzo ci abbraccia forte e ci dice: “Memory, don’t forget us” dopo che abbiamo mangiato a casa sua piatti preparati apposta per noi, non troppo piccanti.E poi le ragazze che ci accompagnano a comprare il sahari, esperte come Vogue India su colori e tessuti e che spenderanno poi 25 minuti netti per abbigliarci con le pieghe al posto giusto, orgogliose del risultato e felici che abbia fatto scomparire la frangia che proprio in India di moda non é!
E la cerimonia di consegna dei diplomi, dove sia noi che loro siamo invitati a dire qualche parola sulle due settimane appena trascorse. E allora che Murugan, un altro campione di timidezza, tira fuori un foglietto sgualcito su cui ha scritto in inglese un lungo discorso maccheronico che conservero’ tra le mie cose. E noi siamo commosse di brutto. Florence tira su con il naso ed io nascondo il mio, di naso, dentro alla tazza del the, per non far vedere che ho i lucciconi agli occhi. E poi festa! E hanno un regaletto per noi. Florence due dei inguardabili che riposano seduti su un fiore di loto ed io un’ode all’insegnante scelta personalmente da Jenith iscritta su una placca di vetro! E risate e chiacchere e tante foto e ci prendono per mano, per un ultimo giro in strada.
Oggi sono qui, a Parigi. Penso che quei quindici giorni siano una goccia nell’universo e penso a come poter aggiungere altre gocce. E’ vero. Ognuno ritorna alla propria vita, ma sono sicura io, di non essere più la stessa. Per fortuna.

lunedì 24 agosto 2009
Nadia e Florence dopo 15 giorni
6) Il tuc tuc, più noto come Riscio’. Non un mezzo di traporto, ma una minaccia. E’ un’ape car cabriolet gialla, l’antenato del taxi milanese suppongo. Vi ispira un casino vero detto cosi? Ecco prima di lasciarvi trascinare dall’entusiasmo vi domando cortesemente di salirci sopra e di attraversare Mission Street all’ora di punta. Salta un pedone, punta due biciclette, scarta una vespa, sfiora una moto, il tutto su una corsia che non é di certo la sua. Ma questo non ha importanza la regola é stare dove ci sono 50 cm di asfalto liberi. La retromarcia é manuale, nel senso che scende e sposta il mezzo a mano, cambio a leva di fianco al piede, clacson rappresentato da una tromba da stadio perché deve compensare la dimensione del mezzo con il rumore. Numero di incidenti rischiati in 500 metri almeno 7, mesi di vita persi 3, capelli bianchi comparsi sul capo almeno 15. Da provare.
7) Il Kafar. Definito più propriamente “scarafaggio”. Dopo la prima apparizione in bagno e la sua fuga con sberleffo, l’impudente decide di ripresentarsi quattro giorni dopo, un afoso mattino di agosto, di fianco al mio barattolino di Nivea, senza alleati, dilettante. Quando sto per afferrarlo, il barattolo, non lui, percepisco un’ombra nera e mentre mi domando, ombra rispetto a cosa, lui decide di muoversi. AAAAAAHHHH! Stavolta pero’ sono pronta, la scarpa giace dietro la porta, lasciata li appositamente con l’intenzione di uccidere, l’afferro e sgnac! Spiacente. Ritenta, la prossima vita sarai più fortunato.8) Il disinfettante per le mani. Penso che la quantità di questo prodotto usata da me e Florence durante i quindici giorni sia pari solo a quella delle puntate di ER, tutto il dottor House, Grey’s Anatomy, qualche scena del dottor Kildare, 7 episodi di Quincy e 22 episodi di Nip and Tuc. Ogni cosa che abbiamo mangiato, rigorosamente con le mani, sapeva di peperoncino e di disinfettante gusto rosa. Una nuova accoppiata. Ad ogni pasto, furtivamente estraiamo la bottiglietta, una versata, una strofinata e via un tuffo delle dita nel riso. Se dovessimo star male, non pensate che si tratti del cibo, si tratta della sostanza chimica disinfettante, ne siamo sicure.
9) Il caldo. Premetto che dopo due anni di vita a Parigi io amo il caldo, anelo la canicola, desidero l’insolazione. Credo pero’ di avere sottovalutato la temperatura di Pondicherry: 42° di giorno con un’escursione termica di 9° che riduce la temperatura notturna a 33°, il che é molto lontano dal rendere necessario un paio di calzini. Alle 4 del pomeriggio abbiamo regolarmente un calo di pressione, geografie di sudore si disegnano sulle nostre magliette e sui pantaloni chiaramente lunghi per ragioni di conformità culturale con il paese ospitante, il ventilatore a pale pare emettere aria da phon, sto meditando di mettere dei bigodini per sfruttare l’evento quando Florence si accascia sulla tastiera ed io mi accascio su una sedia fino all’arrivo del Tchai, il the nero di cui abbiamo già parlato, a temperatura ustione. La dose di zucchero e latte ci permette di tirare le 7, ora in cui usciamo in strada e affrontiamo il traffico con un aspetto fisico raccapricciante: fronte lucida, capello spento, gelsomino appassito e tshirt che pare uscita da una battaglia idrica.10) Il clacson. COSA? NON SENTO? COSA STAI DICENDO? EH?? Mi spiace ma a seguito di questo viaggio non possiedo più un apparato uditivo, si prega quindi di scrivermi invece di parlarmi grazie. EH? COME? QUANDO FACCIO I SUFFUMIGI? EH? AH NO QUANDO RIENTRO A PARIGI? Vabbé, lasciamo perdere vah, COME? VUOTI A RENDERE?
Un’altra cosa importante da segnalare é la localizzazione dell’immondizia: OVUNQUE. Quando svuotano i tombini, di cui preferisco non citare il contenuto, tutto viene delicatamente appoggiato per strada, non esistono bidoni della spazzatura, quindi le cose si accumulano sul ciglio delle vie generando un tripudio di colori, ma soprattutto di odori. L’immondizia oltre ad essere una moderna metodologia di arredamento é anche l’alimentazione delle vacche, che saranno pure
sacre ma mangiano rifiuti, probabilmente perché sanno che tanto poi non saranno cibo per nessuno, una sorta di vendetta, certo che la vacca che mangia la calce pero’... suppongo avrà problemi digestivi e di transito, non voglio neppure immaginarmelo.Un’ulteriore nota, una sera, di ritorno da Surguru, il nostro ristorante indiano preferito, arredato in stile minimalista, ove per minimalista intendo stile mensa, solo tavoli e sedie di plastica, placche in domopack al soffitto, in caduta libera che a momenti falciano un bambino, nessuna posata prevista; nel bel mezzo di una discussione sulla spazzatura (certo, tematica di un certo spessore culturale), scorgiamo di lontano un camion con i lampeggianti: il camion della nettezza urbana! Si, si, si! Ci precipitiamo per filmare il grandioso evento. Poveri innocenti e sprovveduti ragazzetti. Si tratta di una betoniera, enorme, che macina sabbia e che.... DECIDE DI SCARICARLA DAVANTI A NOI NEL CANTIERE ADIACENTE! Troppo tardi per la fuga, rimaniamo li, paralizzati dalla sorpresa, mentre lui spietato lascia cadere una tonnellata di sassi e sabbia, una coltre di polvere di ricopre, sembriamo mummie, ci guardiamo e ci viene troppo da ridere, siamo veramente al minimo storico di livello igienico in quindici giorni! Potremmo tirare su un muro con quello che abbiamo addosso. Alla fine compriamo una bottiglia di acqua per impastare il cemento e ci avviamo verso casa lasciando tracce bianche dietro di noi peggio di Pollicino con i sassolini o Lapo Elkann con altro.
Comunque decalogo e altre amenità a parte, abbiamo anche fatto un paio di gite. Il sabato di libertà gita ad Auroville, centro di meditazione yoga. La cosa divertente di ogni uscita é che il vero polo attrattivo siamo noi, cosi straordinariamente bianchi, rari ed evidentemente pure un po’ ridicoli, perché ad ogni breve sosta ci viene richiesto di partecipare a foto di gruppo e dopo una mezz’ora ci sentiamo già delle vere star! Un gruppo di ragazzi di un’università della capitale, ci chiede anche l’indirizzo email per poterci scambiare le foto, ci chiedono come mai siamo li e da dove veniamo, un fiorino (citazione da Non ci resta che piangere, ndr).
Il pomeriggio lo trascorriamo in una piccola gioielleria il cui proprietario mi vuole in sposa, come moneta di scambio, dopo che lo stremiamo per circa un’ora e mezza in negoziazioni di tappeti, anelli e orecchini. Per un attimo vedo l’’occhio di Florence brillare di gioia quando capisce che lasciandomi li avrà in dono un magnifico anello d’argento e pietre dure grande come un Ferrero Rocher, poi per fortuna l’amicizia prevale sulla cupidigia e dichiara di aver promesso al mio fidanzato di riportarmi indietro (come le sarà venuto in mente???) mi getta in macchina e gli promette che se il fidanzato mi dovesse lasciare mi rispedirà indietro, rifletto un attimo e penso che oltre al Briatore delle Mauritius abbiamo anche un Aga Khan di Auroville, in fondo é consolante sapere di avere un piano B.Quando il processo si conclude lui é sull’orlo dell’esaurimento, Lalida, la nostra accompagnatrice indiana ha guadagnato un tappeto gratis e noi siamo sedute a terra (sai che novità) a bere tchai circondate da stuoie, cuscini e collane. Chiaccheriamo con lui per un’ora abbondante e poi ce ne andiamo con il nostro bottino.
Un ultimo evento da segnalare é la vestizione con il sahari. Dobbiamo indossarlo di primo mattino, per recarci a scuola da dove poi partiremo per il Festival di Veerampatinam. Il primo componente é un top che ci é stato fatto su misura dello stesso colore del velo. Ecco appunto, su misura non vuol dire che deve seguire le nostre dimensioni fisiche? Evidentemente no, perché io che lo provo per prima, mi trovo strizzata in un trapezio di stoffa che faccio fatica ad allacciare e che una volta terminato di agganciare mi impedisce la respirazione. Florence cade sul letto con le lacrime agli occhi quando mi vede sottovuoto come in un corpetto dei primi dell’ottocento, ma la sua risata si esaurisce tristemente al tentativo di infilare il suo, quando la mancanza di fiato le impedisce di proferire parola. Decidiamo di muoverci in apnea perché il benché minimo movimento potrebbe generare lo strappo, quindi respiriamo solo una volta ogni venti minuti.Indossiamo la sottogonna e poi dobbiamo gestire i due metri e mezzo di sahari. Ma dove diavolo
lo facciamo passare? Prese dallo sconforto ci avvolgiamo alla bell’e meglio, tanto poi qualcuna ci sistemerà e usciamo con l’aspetto di due mummie venute male e stranamente colorate. Giunte alla scuola vi lascio solo immaginare la faccia delle ragazze che ci accolgono: disgusto e disapprovazione condite da una palese vergogna. Ci nascondono in ufficio e ci sbendano per ricominciare tutto daccapo. Usciamo dopo 35 minuti di attività di restauro e la conferma che il top deve essere aderente, la respirazione non é rilevante. In effetti la differenza si nota, ora invece di avere nodi e colline abbiamo cinque pieghe sul petto e cinque pieghe sul ventre che creano un’eleganza naturale e soprattutto permettono di camminare senza dover sollevare le sottane, cosa che nella versione precedente non era prevista.In
credibilmente trascorriamo tutta la giornata cosi, riusciamo a prendere il tuc tuc, camminare alla fiera, pranzare a casa di Jenith Esua, un nostro alunno, con le mani, sedute per terra, ve lo ricordo nel caso non foste attenti, andare a bagnare i piedi in mare, breve riposino alla guest house sdraiate come salme per non ciancicarci, ritornare a scuola, partecipare a tutta la cerimonia di distribuzione dei diplomi, passeggiata in centro e poi cena finale di gruppo in un ristorante dotato finalmente di forchette. CAMPIONESSE DEL MONDO, CAMPIONESSE DEL MONDO! Siamo riuscite a non rimanere in mutande, evento straordinario, meriteremmo un premio che sarà sbottonare il corpino malefico che avendo un laccetto sulla schiena che va da una spalla all’altra rimane tatuato stile mezzaluna a causa delle tre ore che abbiamo trascorso a picco sotto il sole. No comment, una riga bianca che non se andrà mai.Insomma ridendo e scherzando siamo giunte alla fine della vacanza, mancano solo quattro ore di macchina e dodici di aereo e poi saremo di nuovo in patria! Non male. Solo una breve segnalazione relativa al tratto Pondicherry – Chennai. Dopo un’ora di macchina in cui siamo solamente in nove su una jeep, la solita, l’aria condizionata smette di funzionare, o meglio viene spenta perché genera la fuoriuscita di fumo dal cruscotto che non é certo un evento rassicurante.
Sosta pranzo in un “ristorante” sul ciglio della strada rappresentato da: una capanna di foglie di banano, tavolacci in legno, due cani in libera circolazione sui quali si agitano colonie di pulci e mosche, una foglia di banano come piatto, che viene lavata con l’acqua locale (la probabilità che la maledizione di Shiva che ancora non ci ha colpito si abbatta su di noi si alza al 98%), una cucchiata di riso bianco, una di barbabietola, l’unico alimento capace di far piangere Florence dal disgusto, una di funghi, credo si tratti di amanita muscaria e una salsa vegetale che viene sdraiata sul riso, con una tale concentrazione di peperoncino che la foglia di banano rimane parzialmente deturpata per autocombustione. Sopra il tutto viene depositata una frittatina probabilmente arrostita su una lamiera esposta al sole. Sopravviviamo anche a questo.A pochi chilomentri dall’aeroporto tutta la macchina comincia a fumare, impossibile fermarsi subito, siamo imprigionati nel traffico delle venti, dopo dieci minuti approdiamo ad un distributore, l’apertura subitanea del cofano fa saltare via il tappo del radiatore, Patricia e
Vincent che sono con noi ma hanno un volo anticipato, stanno per perderlo, vengono quindi caricati su un tuc tuc e consegnati all’aeroporto mentre noi con la mia torcia a dinamo cominciamo a cercare il tappo. La scena é veramente esilarante, se non fosse che il proprietario del distributore viene a dirci che essendo a rischio di esplosione non possiamo stare in prossimità delle pompe e quindi dobbiamo sgommare! Miracolosamente il tappo riappare, versiamo due litri di Levissima nel serbatoio e ripartiamo sprezzanti del pericolo e riusciamo ad arrivare incolumi all’aeroporto. Passiamo ventuno controlli passaporto, bagagli, febbre, massa grassa, tasso alcolico, % di cellulite, conoscenza dell’inglese, domanda di geografia, dire, fare, baciare, lettera e testamento e poi veniamo abbandonati in una sala d’attesa che non ha neanche il numero del gate di imbarco esposto. Attendiamo un’ora e mezza dopodiché il numero del gate viene appiccicato in maniera davvero poco rassicurante, con un foglio di carta ad una porta, siamo pronte per partire. Back home! Il nostro regno per una doccia, una sedia ed una forchetta! Wanakam! lunedì 10 agosto 2009
Nadia e Florence dopo 5 giorni
Ore 4 suona la sveglia, alle 4.45 dovrei prendere il taxi che mi porta dalle parti di Florence per andare insieme poi all’aeroporto. Peccato che trovi di sotto ad attendermi Tazio Nuvolari con il carattere di King Kong che mi urla perché non vuole portarmi dove devo andare. Il percorso é troppo corto e non gli permette di guadagnare abbastanza. Vorrei abbatterlo con un colpo di valigia, ma siccome non ho alternative mi limito a fare la straniera scema e lo supplico di portarmicisivi perché sono sola e abbandonata in città. Io mi carico 18 kg di valigia lui impreca e partiamo a razzo. Guarda continua cosi che ti tramortisco con la guida dell’India se non la smetti di brontolare, ti spacco la busta dei medicinali sul cranio imbecille e vedi di andare piano che mi sta venendo il paludismo prima ancora di partire.Testa la sua auto che raggiunge gli 80 km orari in centro abitato in 8 secondi. Ho capito che arriverà solo il mio spirito in aeroporto. Peccato essere morta prima di arrivare a destinazione. Magari mi reincarnero’ in un pollo e andro’ cosi a Pondicherry.
Non so come arriviamo a Porte de Vicennes dove devo incontrare Flo e Xavier, il suo gentile marito che ci accompagnerà. Mentre li aspetto scambio due parole con due prostitute, due poliziotti e due ubriaconi, in effetti la zona é un po’ periferica, comprendo che il vero problema non é sopravvivere in India ma uscire vive da Parigi. Finalmente arriviamo al terminal 1 di Roissy e siamo pronte per il lungo viaggio, che va decisamente bene, fatto salvo che decidiamo di affrontare il cibo locale fin dall’inizio ordinando pollo cucinato all’indiana e schifando quello internazionale. Mettiamo in bocca un gran boccone di riso e bocconcini di volatile e tempo due secondo ci voltiamo una verso l’altra: Florence comincia a piangere e io emetto fuoco dalle orecchie. Una concentrazione esagerata di peperoncino. Quello di Soverato a confronto é una zolletta di zucchero! Ovviamente facciamo l’unica cosa da evitare, beviamo acqua e siamo pronte per il cimitero.
Insomma dopo 14 ore di viaggio, 3 film, 8 riviste e 4 chiacchere con i vicini indiani, giungiamo a Chennai, detta anche Madras, dove facciamo prima una coda per verificare se abbiamo l’influenza porcina, ci misurano la febbre e ci manca solo che ci controllino i pidocchi. Poi una coda per i passaporti e il tipo mi chiede dove sta l’Italia, ecco andiamo bene, ho trovato uno che conosce la geografia quanto me, gli dico che sta di fianco alla Francia un po’ sulla destra, pare convinto e mi lascia andare. Secondo me sul passaporto non mette un timbro ma un voto come a scuola ed io avro’ preso 4 come al solito. Poi una coda per le valigie, che stranamente arrivano tutte abbastanza velocemente (certo proporzionalmente alla coda di due ore, probabilmente ti fanno fare la coda per portarsi avanti con i bagagli e darti l’impressione che quando esci lei é già li ad aspettarti, astutissimi ‘sti indiani) e per finire controllo al metal detector per uscire. Ma cosa vuoi che porti fuori dall’aereo? Le polpette come bombe chimiche? I calzini del vicino? Ma lasciami uscire vah.
Appena fuori comprendiamo che la percentuale di europei é di circa uno ogni mille noi saremo una decina immaginatevi il resto. Troviamo subito Lalida e Perumal, i due responsabili del centro che ci sono venuti a prendere, tenete conto che é mezzanotte ora locale e ci dirigiamo verso una missione cattolica a dormire. Il primo trauma é l’attraversamento del parcheggio dove ci saranno centomila macchine che suonano il clacson senza sosta e la cosa più divertente é che quando innestano la retromarcia parte una musichetta tipo discoteca. Siamo schiantate dal ridere,
musichette e clacson ovunque, una dependence di Rimini, ma quanto vediamo la geep con 195.000 km che ci dovrà trasportare ridiamo un po’ meno visto che il giorno successivo ci dovremmo passare 4 ore. Tappezzeria classe 1968, sulla quale si rilevano evidenti tracce di funghi, direi tartufi dall’odore, due ventilatori mini uno piazzato di fianco al guidatore e l’altro dietro per i passeggeri che scopriremo in seguito emanano aria calda, due foto di dei pendono dallo specchietto al quale é attaccata anche una profumatissima collana di fiori di
gelsomino che emana un tale profumo che dimentichiamo tutto il resto.Si parte! La seguente mezz’ora di auto é una delle cose che ricordero’ per la vita. Hanno la guida a destra, essendo un ex colonia britannica, ma non importa, perché il concetto é: mettiti dove c’é spazio, i semafori valgono solo se ci sono macchine più grandi della tua e soprattutto suona SEMPRE. E quando dico sempre, intendo sempre. Ad un certo punto sono talmente divertiti nel vederci attonite e stordite che ci spiegano di essere appena stati rimproverati da un automobilista perché non hanno
suonato! La corsa più pazza del mondo, ecco dove siamo finite. Arriviamo alla missione e mi sembra di vedere la Madonna di Lourdes che ride a crepapelle mostrandomi una colonia di gechi sulla parete, ventidue zanzare e un montacarichi per arrivare al piano superiore dove dormiremo. Entriamo in camera, dove la temperatura é di 35 gradi circa, attiviamo un ventilatore a soffitto che potrebbe far partire un jumbo e verifichiamo che abbiamo solo un lenzuolo per dormire, quello dove staremo sdraiate. Il bagno é simpaticamente arancione di ruggine, non rileviamo la presenza di carta igienica perché qui non si usa e dal lavandino scendono stalagmiti di incrostazioni che hanno richiamato in passato colonie di scienziati, come le grotte di Toirano pressapoco. Laviamo la faccia con due dita come i gatti con la bocca sigillata. Cerchiamo di assicurarci che non ci siano ratti nelle vicinanze e proviamo a dormire.Il mattino successivo appuntamento alle 9.30 ora locale, ovvero le 6 ora di Parigi, perché per rendere le cose facili qui non abbiamo manco un fuso come si deve, ci sono 3 ore e mezza, ora ditemi voi come diavolo faccio a sapere che ora é durante la giornata? E infatti non lo so da una settimana. Colazione in uno shop vicino al centro. Credo di aver preso il colera solo oltrepassando la soglia mentre scavalcavo l’immondizia e un tombino. Un the nero servito in una tazzina utilizzata ventidue volte prima del nostro arrivo senza essere stata lavata e che deve arrivare a trenta passaggi in totale prima di vedere una goccia d’acqua, chapati (frittelle di riso, come vedete la risomania comincia fin da subito) e frollini fritti, eh si, non aspettavo altro alle 6 del mattino.... una cosina proprio leggera.
Partenza per Pondicherry, 4 ore di macchina a 42 gradi, sosta all’autogrill rappresentato da un
tizio in bicicletta che spacca cocchi freschi con un macete e siamo pronte a ripartire. Arrivamo e pranziamo in un ristorante tipico dove si mangia davvero bene e per stare leggere prendiamo un riso kashmir consigliato da Lalida, buonissimo, se non fosse che é giallo e fino a qui niente da recriminare ma con la frutta candita. Qui abbiamo ancora un cucchiaio per mangiare, non sappiamo ancora che da domani dovremo usare solo la mano destra! E non per ragioni politiche.Alla fine arriviamo alla Ram Guest House che ci ospiterà per il prossimi quindici giorni ed é proprio carina vista da fuori, la stanza non é male é il bagno accettabile, abbiamo capito che la ruggine fa parte dell’arrendamento ma almeno non ci sono le stalagmiti. La prima notte facciamo amicizia con un altro ospite inatteso. Alle 4 del mattino vedo
Florence uscire dal bagno con la faccia terrificata dall’orrore che brandisce un asciumano e che mi invita ad entrare. Comprendo la gravità del pericolo dalla sua espressione, mi armo di una scarpa pesante e mi precipito con l’intento di uccidere senza pietà. Entro e lo vedo. Enorme, nero, con due antenne radio e una dozzina di gambine! AAAHHHHHH! Che schifo! Soprattutto perché sta camminando sul lavandino. Lancio la scarpa ma lo manco e si rifugia nel buco, irragiungibile. Tappiamo il buchetto con la carta igienica e mettiamo un secchiellino per impedirgli di uscire dallo scarico. Siamo diaboliche, speriamo non stia preparando un assalto con amici venuti per aiutarloPrimo giorno all’associazione. Prima di tutto realizziamo che dobbiamo togliere le scarpe prima di entrare, quindi trascorreremo quindici giorni a piedi nudi con conseguenze igieniche che dureranno due mesi.
Comunque tutto é perfetto, ci sono dodici ragazzi e ragazze che ci aspettano per le lezioni e cominciamo con un giro di presentazioni. Questo ci permette di capire la prima difficoltà: non capiamo niente di quello che dicono in inglese e loro non capiscono niente di quello che diciamo noi in inglese. Perfetto sarà tutto facilssimo. Come in ogni classe che si rispetti ci sono i preferiti e qualche capra. Non faro’ nomi, ma ne abbiamo uno che qualunque sia la domanda che facciamo
risponde: income tax, tasse sul reddito. Dove le mettiamo le spese di trasporto? Income tax. Da che parte dello stato patrimoniale stanno di Debiti verso fornitori? Income tax. A che ora cominciamo domani? Income tax. Bene ora lo pesto, con la mano sinistra cosi é ancora peggio. Poi abbiamo i bravi ma timidi, che mandiamo alla lavagna per la correzione e ci pregano di rimanere nascosti, ma noi, vere Rottenmehier siamo inflessibili, anche perché abbiamo ricevuto precise consegne dalla loro capa: sono bravi ma timidi, bisogna dar loro coraggio. Siamo a posto, con me come massimo
esempio di timidizza tempo una settimana sono a fare comizi in piazza...Un altro momento molto bello e molto buono é il the delle 11. In quanto a livello di gradevolezza penso paragonabile solo al the alla menta del Marocco. Qui si tratta di the nero con latte e zucchero. Un dettaglio importante, viene servito in tazze di alluminio. La prima volta lo afferro senza riflettere e i resti bruciati delle mie dita sono ancora attaccati a quella tazza. I ragazzi vedendo la mia espressione di dolore si rotolano al suolo dal ridere.
Altro momento magnifico é il pranzo collettivo. Tutti seduti a terra in cerchio a condividere riso, pollo speziato e verdure. Anche qui diamo spettacolo. A parte il fatto che dopo cinque minuti che siamo sedute diventa impossibile rimuoverci dal tappeto a causa della paralisi che ha colpito i nostri arti inferiori, la parte migliore e di sicuro portare il cibo alla bocca usando solo la mano destra spezzando eventualmente quello che abbiamo nel piatto. Ecco appunto. Loro non fanno cadere neanche un grano di riso, noi siamo una catastrofe umana! Si danno di gomito e ridacchiano sotto i baffi cercando di contenersi, siamo pur per sempre le professoresse per il momento.Comunque questa prima settimana di vita, o meglio di sopravvivenza qui, ci ha fatto comprendere che ci sono alcune regole base da seguire, che permettono di non avere conseguenze letali sulla nostra salute almeno per il momento.
Ecco la prima parte del decalogo, dopo Rust il Selvaggio, Rubbish le Selvaggie, perché é un po’ quello che siamo diventate, socialmente inaccettabili e sicuramente Intoccabili, in tutti i sensi:
1) Il bagno. Se lo conosci lo eviti e se lo eviti non ti uccide. Ergo andarci il meno possibile, quindi non si beve, se non si beve non si deve far pipi e se non si deve far pipi non c’é bisogno di avvicinarsi a quelli che qui sono considerati bagni. In ognuno di essi é presente un secchio per “sciacquarsi” perché qui la carta igienica é considerata impura, certo mentre il secchio in cui ognuno mette le mani dopo l’attività evaquativa é una sorgente di alta montagna e ci vedi dentro le aquile volare, circa cinque centrimetri di acqua per terra che é uscita dal secchio medesimo, ricordatevi di portare le pinne é possibile trovare una concentrazione di batteri tale da permettere al centro di ricerca batteriologica Pasteur di potrebbe organizzare un convegno.
2) L’acqua. Niente acqua. Principale causa della maledizione di Shiva, va bevuta esclusivamente in bottiglia e va evitato ogni contatto inutile. Un semplice esempio: lo spazzolino da denti. Vi chiedo solo di provare a inumidirlo con una Levissima naturale, lavate i denti, sciacquate la bocca, lo spazzolino per bene e guardate la bottiglia. Inutilizzabile per chiunque altro, un incubo da guardare, tutta ricoperta di dentrifricio per tre volte al giorno, per quindici giorni. Si consiglia questo genere di attività solo dividendo la stanza con qualcuno che conoscete bene. Florence ed io ora siamo unite da un patto di sangue, riso e dentifricio ormai. Inutile ricordarvi di chiudere la bocca mentre fate la doccia vero? Ecco, l’acqua la potete scegliere fredda o calda, nel senso che o a 17° o a 42° come la temperatura esterna. Potete anche miscelarla con il secchio suddetto, a voi la scelta.
3) L’antizanzare. Sempre e ovunque. Brandirlo come una spada. Al mimimo svolazzare sospetto estrarre e spruzzare. In patria vi dicono di usare quelli europei che sono più forti, quando arrivate qui, alla cinquantesima puntura comprendete la portata della menzogna e andate a prendere Odomos, il tuo aiuto contro le bagotte. Un euro di antizanzare locale che allontana pare anche i pippistrelli, qui presenti in grandi quantità, viene utilizzato come fertilizzante nei campi e decespugliatore, nel caso di presenza di Kafar lanciarlo.4) Riso. Sempre e ovunque, come l’antizanzare. Un altro amico fidato nella lotta alla maledizione. Con la frutta candita, fritto, saltato, bollito, basmati, pilaf, vegetale, con il pollo, al kurry, allo zafferano, con l’uovo, frittella di riso, uttapahm di riso, idly di riso. Colazione, pranzo, cena. Pausa delle 11, pausa delle 16. Al terzo giorno lo guardi e ti viene da piangere. Al quinto ne sei assuefatto, vuoi mangiare solo riso. Ho chiesto a mia mamma di prepararmo un risotto quando arrivo a casa. Mangia riso e muori.
5) Cibo. Più in generale. Quando dici che vai in India tutti i tuoi amici, parenti, conoscenti, colleghi improvvisamente diventano più esperti di Gandhi. Sanno tutti cosa devi evitare di mangiare e la lista é infinita. Proibiti: verdura, frutta, carne, uova, latticini, succhi di frutta, gelati, tutto cio’ che é venduto per strada. Beh ora ditemi voi cosa resta! Pane di vari tipi e riso. Appunto di questo ci nutriamo da 7 giorni, un tasso glicemico da diabetiche. Avremo energia disponibile per correre 24 ore.
- segue -
giovedì 30 luglio 2009
Nadia e Florence in missione in India
Destinazione Pondicherry, come il nome dell’ultimo profumo di Dior e vi giuro che la metà non é stata scelta per questa ragione.Florence mi coinvolge in questa avventura un paio di mesi fa, mi getta la pulce (e di pulci avremo occasione di parlare in seguito immagino) nell’orecchio e mi chiede di partecipare alla riunione esplicativa delle cosiddette “vacanze solidali”. E subito mi illumino! Che bello, andiamo con qualcuno che si occuperà della mia miserrima esistenza? Un’anima pietosa si prenderà cura di me, mi dirà parole amiche e mi tenderà una mano e mi aiuterà a risolvere i miei problemi esistenziali? Questa si che é una gran cosa. Rewind. Non ci siamo. Nadia? Sei con noi? Nelle vacanze solidali guarda che siamo noi che diamo un aiuto agli altri e non viceversa. Ah. Ecco. Ma che aiuto vuoi che dia io? Spolvero i mattoni? Scavo un pozzo? Spazzo via la sabbia dal deserto per fare ordine? Rastrello le foglie della foresta amazzonica per aiutare a cercare i mirtilli? Recensisco i babbuini del sedere rosso che si sono sbiaditi?
Insomma, la mia piccola amica, detta appunto Petite, scova una missione in cui possiamo insegnare la contabilità agli Intoccabili, non come quelli di Brian de Palma, ma quelli che stanno li in India e sono cosi sfortunati che non hanno neanche una casta a cui appartenere. Che fortuna invece, direte voi, visto che noi di casta abbiamo quella di Rizzo e Stella. Ecco, in effetti non é proprio la stessa cosa, ma nel dettaglio vi spieghero’ quando arrivero’ sul posto.
So che ci sono i primi in classifica che sono i sacerdoti e mi astengo dal commentare duramente solo perché non sono cattolici, i soldati al secondo posto, i commercianti, agricoltori e artigiani si assicurano un terzo posto e in quarta ed ultima posizione ci sono i servi (chissà dove stanno i controller, anche se l’istinto mi suggerisce l’ultima casta).
Noi due gine e quelli a cui andremo ad insegnare stiamo fuori da tutte e quattro, fuori di senno era chiaro da tempo, siamo nei Dalit. Insomma le regine del mastrino, les grandes maitresses della partita doppia, le ragioniere da esportazione sono pronte per partire. Insomma più o meno.
Si comincia con i medicinali. E già solo la lista basterebbe a scoraggiare Rambo. Antitetanica, antipoliomielite, antidifterica, antitifo che significa che mentre siamo li non possiamo tirare fuori né la bandiera della Juventus né quella del Paris Saint Germain? Antipatico, antitetico, antina, antico, 8 metri di bende, 62 cerotti, 2 scatoloni di anti dissenteria, pastiglie disinfettanti per l’acqua, pastiglie disinfettanti per il bicchiere, pastiglie disinfettanti per la pastiglia. Zampironi come se piovesse, Autan, forbici, aghi e occhiali, perché se vi ferite, proprio come Rambo vi dovete ricucire da soli.
Ok, fatto tutto. Manca solo la profilassi antimalarica, che qui si chiama paludismo. E già ci vedo immerse nelle mangrovie, sotto piogge monsoniche, con una rana gigante sotto l’ascella sfoggiata come se fosse una Vuitton e una ninfea in testa come ornamento.
Insomma una pastiglia al giorno di qualcosa che si chiama Malarone e il cui nome non é di sicuro di buon auspicio. Con approccio kamikaze affronto il bugiardino, che se si chiama cosi magari é perché non dice la verità e comincio a leggere.
Effetti indesiderati “molto” frequenti: mal di testa, dolori, nausea, vomito e dissenteria, siamo a posto, già mi viene perché sono in India, devo portare molto da leggere suppongo.
Non riesco a credere che abbiano messo anche una super classifica show di sintomi. Eppure....
Effetti indesiderati “poco” frequenti: orticaria, decolorazione o perdita dei capelii. Ma nooooooo!! Ma possibile? Tornero’ anoressica, con i brufoli e calva. Una caricatura di mia nonna.
Ultima indicazione: se avete una crisi di paludismo chiamate un medico. No ma starai scherzando spero, che diavolo lo prendo a fare il medicinale se la malattia mi viene lo stesso?
Dopo questa frase lo butto via, decido di rassegnarmi alle conseguenze e di passare alla scelta dei vestiti, che normalmente sono legati al clima tranne in un paese con 40 gradi di temperatura media che considera le donne in pantaloni corti e top delle prostitute. Quindi mi appresto a tirare fuori la tuta da sci, due dolcevita e il cappottino di lana, magari i moon boot li porto la prossima volta con il cane da slitta e il famoso colbacco di Stoccolma. Aggiungo dei mitici sandali con straps (molto anni ’80 se ve li ricordate), che dato lo scarso appeal hanno generato l’autodistruzione del dvd di Sex&The City, un paio di infradito di gomma e le scarpe da tennis. Leggendo scopro che posso lasciare la pancia scoperta ma questa non é di certo una cosa che mi conforta. Quindi invece di prendere un tubo da mezzo chilo di crema rassodante opto per delle tshirts che farebbero la gioia di Suor Maria Filippa del colllegio delle Orsoline in sandalo.Aggiungo una torcia a dinamo, accappatoio da valigia ripiegabile in mille che puoi portare in borsetta insieme al rossetto, una presa multipla, un martello, quattro viti, un’antenna radio, due brugole e il manuale di Mc Giver in omaggio con quello delle Giovani Marmotte, perché si sa, di marmotte l’India é piena.
Un rapido sguardo al mio bagaglio e mi accorgo che potrei facilmente essere scambiata per una punkabbbestia, pero’ scusate, mica posso andare in tacco 12 da quelle parti é chiaro? Ora vado a farmi i capelli rasta.
L’ultimo dettaglio importante prima della partenza é scambiare i numeri di telefono di mia mamma e della mamma di Flo. C’é solo un particolare insignificante da rilevare: mia mamma non parla francese e la mamma di Flo non parla l’italiano, quindi é tutto sotto controllo. Florence mi rassicura dicendomi “Le ho insegnato a dire Tutti va beno”, ecco siamo a posto. Ed io spiego a mia mamma che cosa le verrà detto cosi é preparata e lei in compenso afferma sicura che le parlerà in dialetto piemontese, in fondo, mi pare un’ottima idea.
Insomma siamo pronte a partire. Do un’occhiata alla cartina geografica per essere sicura di avere capito dove vado e mi rendo conto che non saro’ proprio dietro l’angolo, pero’ avro’ il mio computer ed un collegamento funzionante! Quindi mi sarà possibile inviarvi notizie direttamente da là. E allora pronti via, sabato mattina in pista!
WHATEVER WORKS – Il film
THE READER – Il film
LE MENZOGNE DELLA NOTTE – G. Bufalino di Carla Mayrhofer
Con "Le menzogne della notte" riprende l'idea del Decamerone di Boccaccio, ma questa volta l'ambiente è l'anticamera dei rivoluzionari del Risorgimento condannati a morte (giusto per ritrovarci con la solita 'allegria' siciliana). Questa volta il tema base è il racconto di ognuno del momento più felice della propria vita. Il tutto è imbastito su una vicenda, molto intrigante, spionistico-poliziesca. Non dico altro per non togliere il gusto della sorpresa.
STREGHE – L. Gruber
“Libere di decidere del proprio corpo, capaci di mantenersi, brave ad amare ma anche a stare da sole. Così sono o vorrebbero essere, le donne di oggi. Le loro simili, nel Cinquecento, venivano bruciate come streghe.” Questo é l’inizio del libro e la ragione che mi ha spinto a comprarlo.Davvero interessante, ed ora non cominciate a dire che sono femminista, che é letteratura spazzatura, che non vi interessa perché se no, non andiamo d’accordo! Partiamo dal presupposto che la Gruber cerchi di dare una spiegazione razionale alla condizione della donna in Italia oggi, spiegando le conseguenze di determinate politiche sociali esistenti o non, nel nostro paese in confronto ad altri che sono riusciti a fare molto meglio di noi (guarda caso quasi tutti salvo il Burkina Faso). Il tutto spiegato anche grazie alle interviste di personaggi famosi, sia uomini e donne, del mondo dello spettacolo, del cultura, della politica e perfino religiosi. Ruini, Luciana Littizzetto, Natalia Aspesi, Rita Levi Montalcini perfino Silvio Berlusconi, sono alcuni dei nomi che figurano nel libro. Come mai in un paese dove il livello di occupazione femminile é il più basso della media europea (siamo migliori forse solo della Polonia) anche il tasso di natalità é tra i più bassi in assoluto? Allora non é vero che la donna italiana non lavora perché fa figli, é esattamente il contrario. Quali sono le politiche di aiuto sociale che sono state messe in opera da paesi come la Spagna, decisamente cattolica, che hanno permesso a questa nazione di scavalcarci su questi temi in meno di un ventennio? Quanto ancora la religione é in grado di influenzare le scelte politiche nel nostro paese? Insomma questi sono gli argomenti e anche se di solito non sono pro saggio, questo libro mi é decisamente piaciuto, mi ha fatto sentire meno strana! Voto 9.
domenica 19 luglio 2009
Da consumarsi preferibilmente entro...
Amici e amiche, consumatori di cibo scaduto, quelli che buttar via la roba da mangiare mi fa venire i vermi, campioni di bruciore di stomaco da raviolo passato a miglior vita la settimana scorsa, collezionisti di scatolame d’epoca: chi batte una confezione di pisellini annata 1987? Pregasi inviare foto comprovante la data, prego astenersi perditempo, sfidanti del barattolo dello yogurt gonfio, sbafatori della patatina gnecca (parola internazionale o usata solo dalla comunità montana della Val D’Ossola?), non siate timidi, uscite allo scoperto, fate outing e uniamoci tutti nell’ACPSDAUSA Associazione Consumatori Prodotti Scaduti Da Almeno Una Settimana Anonimi (i consumatori non i prodotti). Soci Fondatori Claudia ed io. Se un giorno ci troverete morte in casa, prima di chiamare la polizia aprite il bidone dell’immondizia e controllate le date di scadenza del cibo, se supera l’anno presumibilmente quella é la causa del decesso. Noi a differenza di Jacko non possiamo permetterci una lavanda gastrica alla settimana, per ora ci é sempre andata egregiamente. Insomma, lavorando nell’alimentare, si sa che si sta un po’ stretti con le date di scadenza, che il prodotto é buono anche dopo qualche giorno, tutto sta al vostro senso di responsabilità, al vostro coraggio e alla vostra resistenza gastrica.Eccovi alcune indicazioni che potranno esservi di aiuto nella scelta di cosa puo’ ancora essere utilizzato e che cosa invece dovrete accompagnare nell’ultimo ed estremo viaggio verso la pattumiera.
Pomodori verdi, non alla fermata del treno e neanche fritti, ma mummificati nel vostro frigorifero. Quando aprendo, udite un canto celtico proveniente da un pomodoro che indossa un burka di muffa, avete due scelte: 1) vi armate di guanti di gomma o scottex ad alta resistenza, se no vi si spappola in mano e potete ben immaginare che non si tratti di una bella sensazione, strappate la verdura dal fondo e gettatela in un sacchetto di plastica velocemente, ignorando le sue urla, altrimenti il mefitico odore del putrido liquido che si é creato nell’ultimo cassetto si appiccicherà alle pareti della vostra casa, come il poster dei Duran Duran che avete attaccato in camera a quindici anni senza alcuna possibilità di essere rimosso, tant’é vero che ancora perseguita il sonno dell’inquilino subentrato dopo di voi. 2) Chiamate l’associazione Vincenzo Tiberio (non si sa quale sia il nome e quale il cognome, ma sembra che avesse scoperto il potere delle muffe trent’anni prima di Fleming, Claudia ed io raccogliamo questa pesante eredità e continuiamo a sperimentare sarà per quello che siamo sane come pesci, Findus), che grazie alla quantità di muffa presente nel vostro appartamento sarà in grado di produrre antibiotici per 12 mammut, Moby Dick, Gambadilegno e Ciccio di Nonna Papera.
Il Camembert. Non parlo di quello che trovate alla Esselunga, ma di quello originale francese accompagnato dai formaggini di capra purissima, che ancora bela e che sono contenuti in una scatola di pelo con le corna. La gendarmerie li ha inclusi nell’elenco delle armi chimiche che l’ONU ha stilato ufficialmente, Bin Laden ne detiene un catalogo e un giorno annienterà cosi la Francia: bombette puzzolenti colpiranno la tour Eiffel, una in fronte a Carla Bruni e perché no, anche un paio ad Aznavour cosi magari rinsavisce e si mette a cantare una cosa allegra una volta tanto, se ne avanzano anche un paio alla Bellucci, cosi la finiscono tutte quante di parlar male dell’Italia, puzzone, nel vero senso della parola.Il produttore dovrebbe specificare ad un ignaro cittadino straniero che non si puo’ aprire lo sportello del frigorifero con naturalezza e semplicità alle 8 del mattino alla ricerca del latte per il tuo caffé dopo che il mostro ha passato una notte intera là dentro invadendo ogni spazio vitale con quella catastrofica puzza di piedi. La prima volta sono svenuta in cucina, pensando di aver dormito con un paio di Superga o di All Stars per una settimana di fila. La seconda mi sono coperta la faccia con un asciugamano e appena aperta l’antina ho sparato senza esitazione. La terza ho comprato un contenitore ermetico. La puzza é uguale ma almeno controlli il momento dell’apertura con consapevolezza. Scegli quando morire. Puo’ sempre essere utilizzato come arma in caso di litigio con il fidanzato, ti avvicini, apri di scatto e quando lui si accascia a terra lo imbavagli con l’asciugapiatti.
Le uova. Come spiega la parola stessa, fino a che restano tali, si possono consumare. Il mio campanello d’allarme é rappresentato dalla piuma, se é all’esterno si puo’ procedere, se invece é all’interno affiancata da altre piume ed in presenza di un becco magari lasciate stare, sbattuto non viene bene, vi rovinerebbe la frittata. Se vola via, va da se.Il bastoncino Findus. Questo meraviglioso amico. Lui non scade mai. Perché é surgelato e non vi sto neanche a dire che in quanto surgelato per me un prodotto diventa consumabile per sempre per definizione. Senza contare poi quel gran figo di Capitan Findus, pace all’anima sua, che vi osserva dalla scatola e vi sorride e voi per sentirvi meno in colpa lo farete saltare in padella senza olio, cosa che permetterà la generazione di una gustosissima crosticina nero petrolio. La puzza di merluzzo si attaccherà al vostro divano per un anno circa. Potete sempre sostituire il bastoncino con il sofficino, voi che siete in Italia, in quanto prodotto non esistente fuori dal confine e sostituire la puzza di pesce fritto con quella di formaggio fritto che si abbina bene alla capra tibetana nel caso.
Per chiudere degnamente vi pare forse possibile negarsi due french fries? Estraete dal freezer la confezione di patate fritte per il micronde che avete nascosto dietro ai broccoli a vapore (pensavate che non me ne fossi accorta furbetti del quartierino?), introducetela a temperatura 850° per 3,5 minuti e pronti a servire insieme ad un’onda di maionese a basso apporto di colesterolo che vi darà l’impressione di prendervi cura del vostro organismo. Avrete un pout pourri di fritti diversi che allieterà la visione dell’episodio di dottor House in cui si occupa di un paziente affetto da ulcera da frittura.Dopo tutti questi racconti immagino siate travolti dall’entusiasmo all’idea di venire a cena a casa mia, sappiate comunque che non impongo la muffa agli ospiti, quella la conservo per me, per le occasioni speciali. Cene ne faccio spesso e per il momento nessuno é ancora finito all’ospedale, sono molto attenta alla dosatura degli ingredienti cosiddetti speciali...ehehehe!! Paura eh? State cercando di ricordare? Non fatelo, é meglio. Qualcuno che ricorda invece c’é ed é la mia amica Simona.
Normalmente quando faccio una cosa la prima volta mi viene splendida, gustosa, praticamente perfetta, la seconda invece una chiavica, impresentabile, dalla terza in poi torna ad essere affrontabile, evidente andamento parabolico. Colta da raptus da wok, la pentola giapponese, decido di abusare della regola che “la prima viene bene” e le propongo riso basmati, pisellini, uova e mazzancolle belle fresce e di un rosso sfavillante, come nella migliore tradizione giapponese, boh, forse cinese. Ma insomma già da qui dovevo capire che mancava qualcosa. Comunque scaldo la padella, faccio saltare il riso perfettamente al dente, butto i pisellini, giuro che non erano quelli dell’87, comincio ad aggiungere le mazzancolle, che colorano il riso di rosa. Che bel gioco di parole, a vederlo invece é un po’ meno divertente, Simona é terrorizzata, mentre guarda il cibo, non vuole credere che dopo dovrà mangiare quello che vede e che ha il colore di Hello Kitty. Ma manca ancora il tocco da Alaimo: l’uovo. Come cita il manuale dei giovani cuochi Xin Chao Ping, va buttato sul fondo del wok dopo aver generato un buco nel riso, fatto rapprendere per pochi minuti e quindi mescolato. Ecco, io salto tutta la prima parte e vado direttamente al tuffo dell’uovo generando una splendida e gustosissima frittata di piselli, riso e gamberi, ROSA. Inutile dire che Simona é molto più che una cara amica. Quindi non solo ha mangiato tutto ed é sopravvissuta ma mi ha anche detto che era buonissima la frittata, peccato che dovesse essere un’altra cosa... Chissà perché pero’ da quella sera non mangia più da me a meno che non ci sia pizza, mah. In ogni caso volevo chiedervi: quando venite a cena?
Odio Alitalia - 1
E' giusto che il mondo sappia come viene trattato chi decide di viaggiare con Alitalia (o è obbligato a farlo suo malgrado). E' ormai da Settembre 2008 che viaggio regolarmente sulla tratta Milano-Algeri, ed ho avuto modo di utilizzare i servizi di Air France (via Parigi), Lufthansa (via Francoforte) e, purtroppo, Alitalia (via Roma). Inutile dire che la nostra compagnia di bandiera ne esce non solo perdente, ma proprio disfatta, stracciata, a brandelli. Dopo mesi di ritardi, voli cancellati, scortesia, poca professionalità, totale mancanza di attenzione al cliente, ho deciso di iniziare a tenere traccia di quanto mi succede settimanalmente. Visto che tanto le cose non cambieranno, spero che possiate almeno sorridere delle mie disavventure. 9 Aprile. Decido di provare il nuovo volo delle 17.05 Algeri-Milano Malpensa, figlio della nuova Alitalia, che ha sostituito il per me comodissimo volo del venerdi' mattina delle 10.30. Ovviamente non potro' prenderlo tanto spesso, ma visto che oggi e' giorno di elezioni e qui non lavora nessuno, il capo mi concede mezza giornata. Dal prossimo venerdi', peraltro, mi aspetta il simpaticissimo Algeri - Fiumicino delle 4.30 del mattino e il Fiumicino – Linate delle 8.00... Grazie Alitalia! Come dicevo, sono sette mesi che volo con Alitalia, quindi ormai sono preparato a (quasi) tutte le possibilita', anche se la nostra compagnia di bandiera fa sempre del suo meglio per sorprendermi. La prima regola del viaggiatore Alitalia dice di premunirsi contro il "ritardato arrivo dell'aeromobile", scusa regina di ogni ritardo. Doverosamente collegato dall'ufficio di Algeri via internet con Malpensa, scruto attentamente l'orario di partenza del Malpensa-Algeri, per sapere quando uscire dall'ufficio e non aspettare delle ore in aeroporto. Partenza prevista da Milano: 15.00, arrivo ad Algeri alle 16.15 locali, ripartenza dalla capitale algerina alle 17.10 ed arrivo a Malpensa alle 20.00. Sulla carta, una pacchia. Senonche' il mio fido email alert (eh si', perche' ho anche l'email alert sul volo in partenza), alle 14.30 inizia a vibrare: partenza ritardata alle 15.20. Vabbe', e' scontato, il quarto d'ora accademico, continuo la mia presentazione. BZZZZZZ partenza prevista per le 15.20, BZZZZZ no, per le 15.35, BZZZZZZ no, per le 16.05. A questo punto logica vorrebbe che io aspettassi in ufficio lavorando, e invece no: perche' le regole di Alitalia (scalo di Algeri) dicono che il check-in si chiude un'ora prima della partenza prevista dell'aereo, non di quella effettiva. Quindi, nonostante io sappia che ci sara' almeno un'ora e mezza di ritardo, mi metto tristemente in macchina verso l'aeroporto. Come ampiamente previsto, una volta arrivato al terminal e fatto il check-in scruto con l'occhio gia' iniettato di sangue il cartellone delle partenze e - bien sûr – partenza dell'Algeri-Milano prevista per le 18.50. Due rapidi calcoli mi dicono che non saro' a casa prima delle 23.00, anche perche' per i voli in arrivo dall'Africa e' previsto un ulteriore controllo bagagli all'arrivo a Malpensa. Ma dico io, dove si e' mai visto che si controlla il bagaglio a mano all'arrivo di un volo? Comunque, una volta salito a bordo, mi tolgo una piccola soddisfazione chiedendo all'hostess il perche' del ritardo: "Ritardato arrivo dell'aeromobile da Malpensa, signore", mi risponde sorridendo (cazzo avrai mai da sorridere? Hai capito che abbiamo due ore di ritardo?). E qui calo l'asso di bastoni: "Questo lo so, signorina. Volevo sapere perche' siete partiti in ritardo da Malpensa". Panico negli occhi dell'hostess. Questo e’ sgamato – le leggo in volto – e adesso cosa gli racconto? "Ehm..., non sono arrivati i documenti per la partenza" Non sono arrivati i documenti per la partenza? Ma cosa cazzo mi stai raccontando? Mancava il bollo, l'assicurazione, la carta verde, CHE COSA? Un aereo non e' una macchina, non ha bisogno del libretto di circolazione, non lo fermano i vigili! Comunque mi complimento con l'hostess per l'originalita' della trovata (non la prende bene, devo ammettere) e mi accomodo sul solito sedile sfondato. Ciliegina sulla torta, la hostess ormai incupita non ha la piu' pallida idea di che ora sia, nessuno l'ha avvisata che in Algeria non c'e' l'ora legale (ma cazzo, informarti di che ora e' nel paese dove stai lavorando no, eh? Se c’e’ un’emergenza e devi comunicare un’orario cosa fai, lo canni di un’ora?). Quando, due ore dopo, con le due ore di ritardo normali, le ruote toccano l'asfalto della pista di Malpensa, un pensiero mi sfiora la mente: sono finalmente libero dalle grinfie di Alitalia. Almeno fino a lunedi'.