Devo dire che gli inglesi mi piacciono sempre molto però forse questo libro qualche macchia ce l’ha. Comincia bene, bella l’idea della storia di questa famiglia di stronzi. Si scusate, è una famiglia di miserabili vermi, di persone senza scrupoli, pronte a tutto pur di raggiungere i propri obiettivi di successo, potere e denaro. Ci sono solo due componenti della saga che sono più “buoni”, tant’è che uno muore e l’altra viene internata perché accusa uno dei fratelli di essere il mandante dell’assassinio. La storia si intreccia con quella dello scrittore incaricato di fare il libro della famiglia. La fine? Un po’ copiata da 10 piccoli indiani… a meno che questo libro non sia stato scritto prima, ovvero tutta la famiglia riunita in una storica villa per la lettura di un testamento, e i componenti fatti fuori ad uno ad uno in modi raccapriccianti. Voto 6 ½. Coe sa fare di meglio.
Racconti, recensioni e altre quotidiane amenità della vita in Lussemburgo!
domenica 3 luglio 2011
JOSEPHINE 2. MEME PAS MAL – P. Bagieu
Nei miei vari pellegrinaggi parigini ho svaligiato il reparto fumetti delle librerie. Perché in questo i francesi sono 100 anni avanti a noi, ne hanno tantissimi e bellissimi! Josephine l’avevamo già incontrata! È questa ragazza francese, con sederotto un po’ pronunciato, sempre il lotta con la bilancia e in questo libro, che è il numero due, è alla prese con un fidanzato, che qualche difettuccio ce l’ha, quindi si ritrova un po’ a rimpiangere il suo status di single. Sempre divertente e caustica! Voto 8. Letto in una notte!
THE TREE OF LIFE – Film di T. Malick
http://www.youtube.com/watch?v=BsGS8_f0H6Y
Film d’autore. Bene. Ecco, non è che dicendo che è un film d’autore e che ha vinto Cannes bisogna necessariamente dire che sia un film capolavoro! Io l’ho trovato di una noia mortale. Direi che una buona mezz’ora si poteva anche evitare. Il messaggio? Totale e assoluta interpretazione, e chiaramente Roberta ed io che lo guardavamo insieme abbiamo dato due significati completamenti diversi! Lati positivi? Originale, sorprendente, il bambino attore straordinario, fotografia e ambienti. Lati negativi? Tutto il resto! Noioso. Sovrastimato. Ho letto un po’ di critiche e alla fine, ognuno ne da una propria interpretazione! Voto 5/6. Vedete altro.
VAN DONGEN – Mostra PAM, Palais des Arts Modernes
http://mam.paris.fr/fr/expositions/van-dongen
Quando c’è Roberta di mezzo, c’è sempre del bello da vedere! Questa mostra al palazzo di Arte Moderna di Parigi è meravigliosa. Van Dongen è uno dei maggiori rappresentanti della pittura dei fauves, detto altresi favismo, e le sue opere sono comunicative e colme di colore. Rappresenta paesaggi meravigliosi, ma quello che mi è piaciuto di più sono i suoi ritratti di donne. Sono superbi, sensuali da morire, traspare la sua sua passione. Le sue donne sono allungate, quasi come le donne di Modigliani, questa caratteristica conferisce loro un aspetto languido e malinconico. Aneddoto, le donne ambivano essere ritratte da lui perché le rappresentava più magre che nella realtà, i tempi cambiano ma le donne no! Voto 9. E’ stata davvero bella. Due ore ben spese. Parigi in questo non delude mai.
Quando c’è Roberta di mezzo, c’è sempre del bello da vedere! Questa mostra al palazzo di Arte Moderna di Parigi è meravigliosa. Van Dongen è uno dei maggiori rappresentanti della pittura dei fauves, detto altresi favismo, e le sue opere sono comunicative e colme di colore. Rappresenta paesaggi meravigliosi, ma quello che mi è piaciuto di più sono i suoi ritratti di donne. Sono superbi, sensuali da morire, traspare la sua sua passione. Le sue donne sono allungate, quasi come le donne di Modigliani, questa caratteristica conferisce loro un aspetto languido e malinconico. Aneddoto, le donne ambivano essere ritratte da lui perché le rappresentava più magre che nella realtà, i tempi cambiano ma le donne no! Voto 9. E’ stata davvero bella. Due ore ben spese. Parigi in questo non delude mai. CAILLEBOTTE – Mostra Musée Jacquemart André
http://www.musee-jacquemart-andre.com/jacquemart/177-events/?displayType=DetailALaUne&eventId=578
Due giorni a Parigi e due mostre! C’è forse un’alternativa? No! A parte due crepes! Comunque, anche questa mostra molto bella presso il Musee Jacquemart André, che sta vicino a casa mia, ovvero vicino a quella che era casa mia per essere precisi… Una clamorosa lavata, grazie ad una pioggia tropicale, ma senza la temperatura tropicale e riusciamo dopo una sola oretta di coda ad entrare a sbirciare! I Caillebotte sono due fratelli, uno fotografa e l’altro dipinge. Cosa? Scorci di Parigi. Magnifici. La Parigi di fine ‘800. Boulevard Haussmann, dove ho trascorso 3 anni della mia vita, place de l’Opera, donne chic che attraversano la strada con ombrelli leziosi. E ancora i magnifici giardini della loro villa, perché uno dei due fratelli ha la passione del giardinaggio e riesce ad ottenere risultati straordinari grazie alla cura e all’amore per le piante. Mostra molto interessante, bello vedere come uno “guarda” con la macchina fotografica e l’altro “guarda” con il colore. Voto 8.
Due giorni a Parigi e due mostre! C’è forse un’alternativa? No! A parte due crepes! Comunque, anche questa mostra molto bella presso il Musee Jacquemart André, che sta vicino a casa mia, ovvero vicino a quella che era casa mia per essere precisi… Una clamorosa lavata, grazie ad una pioggia tropicale, ma senza la temperatura tropicale e riusciamo dopo una sola oretta di coda ad entrare a sbirciare! I Caillebotte sono due fratelli, uno fotografa e l’altro dipinge. Cosa? Scorci di Parigi. Magnifici. La Parigi di fine ‘800. Boulevard Haussmann, dove ho trascorso 3 anni della mia vita, place de l’Opera, donne chic che attraversano la strada con ombrelli leziosi. E ancora i magnifici giardini della loro villa, perché uno dei due fratelli ha la passione del giardinaggio e riesce ad ottenere risultati straordinari grazie alla cura e all’amore per le piante. Mostra molto interessante, bello vedere come uno “guarda” con la macchina fotografica e l’altro “guarda” con il colore. Voto 8. venerdì 27 maggio 2011
Cazza la randa
"Nadia, che ne dici di venire con noi a fare due fine settimana di scuola di barca a vela? “. Non so sotto l’effetto di quale sostanza stupefacente fossi, ma a questa domanda ho risposto “Si”. Inesorab
ilmente si. Mi pare di ricordare che si trattasse di una domenica pomeriggio, in montagna, in mezzo alla neve, dotata di stivali con suola di cuoio, decisamente perfetti per la neve appunto e non avevo ancora digerito un chilo di polenta concia, andata giù con un bel po’ di vino rosso sanguigno. Comunque, inutile stare a rimuginare, alcune settimane dopo sono in auto con Simonetta e Monica in direzione Porto Venere.
Ad un certo punto, Simonetta, la vera ideatrice di questo progetto, esordisce dicendo: “Ma cosa cavolo mi è venuto in m
ente di andare a fare questa cosa?”, magari non proprio con le stesse parole. Monica ed io ci guardiamo disperate: lei era quella motivata, noi stiamo solo cercando di capire se la pioggia smetterà di scendere e come saranno due giorni a dormire nel sacco a pelo a mollo. Così non va bene, è lei che deve motivare noi e non viceversa. Comunque arriviamo a Spezia a recuperare Stefano in stazione, puntuali come orologi e dopo soli venti minuti di strada, un sacchetto di patatine bisunte e la discesa con più curve del mondo direzione porto, parch
eggiamo e scendiamo alla ricerca di Alessandro, lo skipper Capo con il quale abbiamo tenuto i contatti fino a quel momento e che ci sta aspettando.
Decidiamo di andare a mangiare per prima cosa, perché come sempre siamo un gruppo di simpatici anoressici, la cui priorità è sempre e solo alimentare. Incontriamo Alessandro al ristorante e per fortuna non assomiglia a capitan Findus, sembra simpatico. Vediamo se è solo l’apparenza o se si trasformerà in un incubo domani mattina. Finita la cena ci avviciniamo al porticciolo e le barche sono numerosissime, cerchiamo quelle con la bandierina Horca Myseria per capire dove dormiremo e ci appaiono tre barche a vela di tutto rispetto di fianco a tre barchini in miniatura. Bello dico! Queste sono proprio belle! Anche Monica e Simonetta sorridono rinfrancate alla vista dei velieri. Ma Stefano ci riporta subito alla realtà. “Guardate che sono questi qui!”. Quali? I tre barchini che avevamo fatto finta di non vedere. No, non è possibile, non ci staremo mai in quattro li dentro. Ora risalgo in macchina e torno a casa. Ci guardiamo disperate, tra l’altro so
no “parcheggiate a pacchetto”, ovvero una attaccata all’altra, ma solo la prima attaccata al molo. Bisogna essere gazzelle per passare da una all’altra e pipistrelli per passarci di notte, perché non sono illuminate, buio pesto. Non ce la faremo mai, cadremo in acqua senza speranza, infilandoci tra una barca e l’altra. Alessandro, probabilmente conscio del pericolo che corre, ci lascia dormire nella prima barca, così riusciamo a calare i sacchi a pelo e i bagagli con un passaggio di mano in mano. Sembriamo i Sette Nani in miniera e staremo tutti insieme. La prima sera si consuma velocemente anche perché è già molto tardi e ci limitiamo a studiare i compagni di barca. Alla fine andiamo a letto alle tre tra una cosa e un’altra! Ma come è possibile? Non vado a letto alle tre
neanche a capodanno. Letto poi. Ci infiliamo nei sacchi a pelo come delle mummie egiziane e da quel momento non possiamo più nemmeno voltarci, lo spazio a disposizione non lo consente. Per coerenza incrociamo le braccia sul petto con scettro heka appoggiato.
La mattina successiva, comincia con una colazione importante, ma solo con il fine di socializzare, Anna e Federico per socializzare ancora di più si fanno fuori due brioches a testa, una cioccolato e una nutella per restare in tema, Paola una fetta di focaccia perché siamo in Liguria, io e Simonetta brioches alla marmellata perché siamo a dieta e ci vuole la frutta. Segue la spesa per la cambusa, nuova parola che apprendo, riusciamo però a mandare fuori di senno la commessa sessantenne del Conad, perché le chiediamo di affettare 2kg di prosciutto, aprire 12 panini, 12 focacce e di div
idere tutto in tre sacchetti, e pensare che si tratta di un multiplo, non dovrebbe neanche essere difficile, ma il fatto che lo scontrino sia uno solo la fa entrare in crisi quindi Stefano accetta di appiccicarselo in fronte e di passare lui allo scanner per toglierla dall’impiccio.
Segue a questo punto il momento di teoria e scopriamo che anche in questo settore ci sono dogmi, presto scopriremo che sono molti di più di quello che pensiamo. La cosa inquietante è che incontriamo un uomo di cui sono convinta di avere già visto la faccia, che ci saluta cordiale con un accento fortemente romano, che contrasta non poco con la località ligure. Di colpo in tre capiamo dove lo abbiamo visto: sopra la nostra testa in cabina stanotte. C’era la foto di un uomo appiccicata sopra la nostra testa con scritto: Ubaldo vi vede sempre! Sembrava una campagna elettorale! E’ lui! E’ Ubaldo! Sorvegliante del porto!! E scopriamo che l’adesivo è uno scherzo dei suoi compagni skipper. Ci fa un po’ di battute da farci sbellicare e spera di rivederci la sera… è di sicuro di buon auspicio questo augurio.
Dogma: sapere sem
pre da dove soffia il vento. Capiamo che il vento è importante, la prima domanda è: da che parte viene il vento? E come si fa a capire da che parte viene? Francamente facce allucinate guardano i 3 skipper. E che diamine ne sappiamo? Succhiare un dito ed esporlo all’aria? Guardare un capello strappato al vicino? Buttare per aria un fazzoletto di carta? Non ci abbiamo preso neppure stavolta, basta guardare le bandierine appese all’albero di barche ferme. E chi ci aveva pensato? Ma se la barca va? Restiamo con questo dubbio e una riposta che ha che fare con il fischio nelle orecchie, ma nessuno di noi in grado di capire, prova sul campo ci dicono. Bene, dopo un’ora di teoria in cui capiamo o perlomeno facciamo finta di avere capito cosa è la bolina, cosa il traverso, cosa il lasco (Johnny Lasco, non era il titolo di un film?), ci viene detto che esiste anche il punto morto. Io mi sento subito triste, perché godere di un week end quando qualcuno è trapassato mi pare poco gentile, ma mi hanno detto che non ha sofferto.
Skipper Alb
erto ci dice: “ Forza, dobbiamo armare la barca”. Cosa? Ma io mi rifiuto, sono pacifista, con voi non vengo! Mi spiegano cosa vuole dire, comincio mesta a cercare di capire cosa vogliono che faccia. Tra l’altro, skipper Alessandro, detto anche Gran Visir di tutti gli Skipper, ci comunica che a bordo ci sono 5 animali e che dobbiamo trovarli durante i due fine settimana. Sarà un dogma anche questo? Mah. E comincia a darci ordini che sono per me assolutamente incomprensibili: liberate le scotte. Eh? C’è a bordo un movimento di scarcerazione di pasta troppo cotta? Ma che bello! No, non ho capito. Tirate fuori il fiocco e la randa per favore. Come scusa? Ma un fiocco non si confeziona come una bella galla? La randa? Randa lo dirai a tua sorella. Anche stavolta non ho capito. Ma la frase chiave è: Incoccia la bugna nel capra. Ma come cazzo parli???? Punto 1: capra è femminile! E punto 2, NON HO CAPITO UNA MAZZA!!
Insomma non so come, riusciamo ad issare le vele, e a partire. Chi è il primo a stare al timone? Ma stai scherzando vero? Sono qui, con il mio giubbino salvagente, affascinante come l’omino Michelin, a momenti non so neppure cosa è un timone, se ci muoviamo cadiamo e tocca a me? Ma non se ne parla
neppure. Dopo due minuti sono al timone, si vede che ho leadership, solo che il mio primo skipper è Alberto, che è uscito per errore dal film, Platoon e con grande incoscienza, non solo mi molla in mano il timone, ma pure la scotta della randa. Eh? Cosa è la scotta? Ricordamelo un attimo? Ah si ‘sta corda che ho in mano, che pare essere l’acceleratore o il freno. Mah, sarà… ma perché scotta? Ahia! Ah ecco ho capito, mi sono bruciata. Io comunque faccio fatica a fare una cosa per volta, figuriamoci due.
Ad un certo punto una raffica di vento fa partire la barca a manetta (che termini tecnici. Non so se notate) e la barca si inclina a 45° , io sto per svenire e Alberto mi chiede: “ con che andatura stai andando?” Con quella di una che ha la dissenteria e cerca un bagno! Ma che domanda è??? Ma che diamine ne so?? Capisco che è la bolina. Anzi, non è che lo capisco, me lo dice lui. Cerca il punto morto, mi dice. Come scusa? Non mi interessa, non lo conosco, rispettiamo il suo dolore, il suo momento di nulla. Cerca il punto moooooorto!! Oh mamma mia, ma dove è? A destra? Noooooooooo!! Non si dice destra, si dice dritta. Ma porca miseria ma perché in questo diavolo di barchino niente si chia
ma come sulla terra ferma? Ma allora volete proprio complicarci la vita! Non posso farcela. La barca è ormai quasi orizzontale al mare, quelli che sono in barca con me stanno chiamando i parenti per l’ultimo saluto, io ho perso 20 capelli e Alberto mi dice: cazza la randa! Questa l’avevo già sentita in effetti, è la frase più celebre del mondo della barca, peccato non avere la più pallida idea di cosa debba fare. Mi rendo conto che il tema dell’incomunicabilità è un tema importante. Qualunque cosa Alberto mi dica, non ha per me alcun significato. Lasca il fiocco! Cazza la randa! Molla quella scotta e passa sottovento. Ora scoppio a piangere. Anche il pianto in barca avrà un nome diverso? Ma quando tocca ad un altro? Insomma dopo una mezzora di terrore
per fortuna il timone passa ad un altro. Ed io posso meditare, mi hanno assegnato al fiocco. Boh. Chissà cosa vuol dire, mi hanno detto anche “usa il winch”, sarà una di quelle belle ragazzine dei cartoni animati in cui ognuna ha un vestito di colori diversi? Winch, winxs, quelle no? E cosa le chiedo di fare? Rimah.
Insomma per fortuna dopo un po’ tutte e tre le barchine si riuniscono per la pausa pranzo e dopo esserci disposti a pacchetto mangiamo. Disporsi a pacchetto vuol dire stare vicini vicini, manovra che riesce dopo esserci lanciati delle cime (non si chiamano corde) da una barca all’altra possibilmente bagnate e sulla testa. C’è però lo sfigato del gruppo che deve agguantare la trappa, di solito capita ad Anna, siciliana doc, che la chiama THRAPPA, con trh alla siciliana. Ovvero la cima attaccata
ad un quadrato di cemento in fondo al mare che è ricoperta di cozze, vongole e alghe disgustose. E’ proprio bello andare in barca a vela. Natura pura. Dopo pranzo si riparte e alla fine il momento più rilassante è l’aperitivo da Giuliano a Porto Venere, dove con l’alcool noi marinai cerchiamo di dimenticare cosa abbiamo fatto e gli skipper cercano di ricordare cosa li ha convinti a tenere corsi di primo mare per provetti barca velisti.
Dopo una doccia nei lussuosi bagni della marina, essere in India in una guest house da 2 euro a notte fa più o meno lo stesso effetto, andiamo a cena tutti insieme. Ma neanche andare in bagno è cosa facile, per aprire la porta bisogna conoscere il codice, quindi non solo devi portarti tutto il fabbisogno in un sa
cchetto di plastica per non bagnare ogni cosa e per non prendere il tetano, ma devi anche fare esercizi di memoria per non rimanere chiuso fuori. Come se già la nostra vita fosse facile.
La cena scorre via veloce, tra una fetta di focaccia e un piatto di lasagne al pesto, due cozze fritte, una salsiccia al forno, le acciughe con i crostini, la zuppa di pesce, un bicchiere di vino e tiriamo le due anche stavolta. Ormai si è creata confidenza con tra compagni di corso, in vino veritas e la strizza del pomeriggio ci ha uniti tutti quanti. Riusciamo comunque ad andare a letto e alle 7 e mezza di nuovo tutti in piedi. Un’altra ora di teoria e poi pronti a salpare, ormai oggi dimostriamo una certa padronanza, forse mi sto un po’ allargando. Cambio equipaggio e cambio skipper e via per una nuova avventu
ra. “Passa la cima nel grillo”. Come? Ma miseria ladra, adesso che ho imparato due parole me ne tiri fuori già di nuove? Però così abbiamo trovato due nuovi animali: il capra e il grillo. Sarà la grillo? Sai mai.
Insomma anche la seconda giornata scorre via veloce e alle 5 torniamo in porto. Disarmate la barca. E qui non capisco lo sbattimento. Ma come, abbiamo tanto faticato ieri per montare tutto ed oggi tiriamo giù tutto? Ma non è fatica inutile? Ovviamente vengo cazziata come la randa per questa imprudente affermazione, ah no, randa è cazzata, non cazziata! Io avrei incartato nel domo pack le vele o nella pellicola e per me erano pronte per la settimana successiva, ma invece niente, bi
sogna smontare per non rovinare e rimontare tutto la prossima settimana, lo fanno anche per noi. Impariamo meglio! Te possino… Comunque smontato tutto, ops, disarmato disarmato! Ho capito. Solito ape da Giuliano e poi siamo pronti a tornare alle nostre vite, piuttosto gasati però, perché il giorno due è andato decisamente meglio! Un pochino padroneggiavamo il mezzo!
La seconda settimana però abbiamo preso più confidenza! Io scendo con un litro e mezzo di limoncello home made, tasso alcolico della vodka russa in inverno e una crostata ancora calda di forno e Anna, con un muffin al cioccolato da volar via! La serata comincia con un momento di socializzazione in barca a testare il limoncello! E anche lì, tiriamo le tre. Abbiamo capito, la prima sera non si riesce ad andare a letto prima e poi pronti per infilarci nei sacchi a pelo e confondere i quattro russamenti sotto coperta. E spendere appunto russando le 4 ore che mancano ad alzarci, solita posizione mummia, ormai dormiamo così anche a casa nel matrimoniale.
Ce la faremo anche stavolta! La prima giornata dobbiamo fare un percorso tra strambate e virate e dopo i primi cinque minuti di panico ormai padroneggiamo il barchino. Ad un certo punto però ci accorgiamo che ci sono un sacco di barche a vela intorno a noi! Ma che bello! Ma che belle! Ma come vanno f
orte! Ma che bravi! Al terzo insulto proveniente dai velisti intorno, capiamo che stiamo attraversando una regata. Se non ci hanno ucciso è un vero miracolo, è stata solo grande cortesia e solo perché in effetti ci siamo accorti quasi subito che stavamo attraversando una gara. Però la regata non era segnalata bene! Ci fermiamo per il solito pranzetto in mare aperto, solo che ci sono onde tipo tzunami e i barchini sbatacchiano uno contro l’altro. Ci viene spiegato un nuovo dogma: “barca ferma non si governa”, in realtà noi non la governiamo neppure in movimento, ma questa è un’altra storia! In ogni caso nonostante vento, onde e varie riusciamo senza difficoltà a spalmare la maionese sulla focaccia e a passarci di barca in barca un bicchiere di prosecco più crostata e muffin!! Quando si tratta di cibo sappiamo sempre cosa fare! E’ strano, è proprio istinto marinaro.
Anche la prima giornata volge al termine e raggiungiamo Marina di Fezzano, un posto davvero cari
no dove i bagni sono degni di tal nome e riusciamo a farci una vera doccia senza prendere strane malattie. Il momento igienico è ovviamente preceduto da un aperitivo all’aperto all’inseguimento di oche libere, che tentiamo di portare in barca per dare un’identità al terzo animale, ma con noi non vogliono venire. Anzi si tratta del quinto animale, perché il terzo lo abbiamo scoperto, è il pappagallo, che in realtà è un normale attrezzo di lavoro, ma essendo sul barchino assume una nuova dignità. E il quarto il ragno. Che schifo eh? Il ragno tiene la randa. Ma quante ne so adesso? Certo che il quinto proprio non si trova. Non sono stati ammessi al concorso:
Il maiale, se lo skipper è a bordo (suggerito da un amico skipper)
Il cavallo, dei pantaloni dello skipper (suggerito sempre da amico skipper)
L’armadillo, ovvero interpretazione dell’amantiglio, che ancora non ho capito a cosa serve
Leoncini, il cognome dello skipper
Insomma, non ci passano mai niente come valido, anche loro sono intransigenti e pignoli.
Comunque anche questa seconda cena termina con una camminata. Ebbene si, perché mi sono dimenticata di dir
vi che anche il primo sabato, Capitano Alessandro, con la scusa della visita di Porto Venere prima e con quella di Marina di Fezzano poi, ci obbliga ad una camminata notturna in salita, su gradini scoscesi, senza luci, se non i dorsi illuminati delle lucciole, che però non possiamo portare in barca come quinto animale. Secondo noi, vuole provare a decimare la squadra, teoria darwiniana, se qualcuno si schianta in camminata, non dovrà portarlo in barca il giorno dopo. Ma noi sembriamo delle capre tibetane, nonostante tutto riusciamo a non farci male e a tornare in barca, sarà la forza del limoncello che ci guida, o meglio l’aspettativa del limoncello che si attende sul barchino, perché dopo il limoncello non solo non saremmo riusciti a scendere, ma di sicuro manco a salire.
Arrivati al porto, co
ndividiamo la diabolica bevanda gialla anche con altri velisti, e ne stendiamo un paio, perché noi ormai siamo assuefatti, gli altri non sono preparati a quel tasso alcolico!! All’ultimo gradino della discesa però scopriamo il quindi animale, è un gioco di parole, veramente da bastardi! Navigazione a FARFALLA! Ovvero quando fiocco e randa non sono girati dalla stessa parte (lo so perfettamente che non si dice così, ma non sono in grado di spiegarlo in nessun altro modo!).
Siamo arrivati all’ultima domenica! Che vola via in fretta, ci tocca di nuovo disarmare la barca, ma ormai siamo espertissimi. L’unico momento di difficoltà è la lettura fatta con Paola dell’elenco delle cose da controllare prima di lasciare la barca. Fantastico, basta leggere, verificare e spuntare, pec
cato che già alla prima frase non capiamo cosa c’è scritto e quindi non siamo in grado di procedere senza chiamare skipper Alessandro Marte!! Non conosciamo i nomi delle cose sottocoperta da verificare….
Nel giro di pochissimo comunque siamo pronti per l’aperitivo da Giuliano come al solito. Siamo un gruppo di alcolisti anonimi, non di velisti conosciuti! Doniamo ai nostri fantastici skipper delle magliette autografate che loro educatamente hanno il coraggio di provare e il primo numero del giornalino di bordo! Non sapremo navigare, ma Paola ed io in quanto a cazzate creative siamo imbattibili, lei come scrittore io come fotografo, correttore di bozze! Un po’ di malinconia perché stavolta non ci attende un week end successivo e siamo pronti a rientrare nella città tentacolare, ma già m
otivati per la prossima avventura! Grazie per questi due bellissimi fine settimana a tutti loro:
Anna detta Thrappa: siciliana doc, parla in siciliano, sembra di avere in barca Giovanni Verga, cucina da dio, il suo punto di forza è l’attitudine al sogno: quando la barca si inclina, lei chiude gli occhi, anche se la barca la sta conducendo lei!
Federico detto Panda: è salito in barca e già aveva il segno degli occhiali, pensiamo sia nato così ma non glielo abbiamo chiesto per educazione, ed è peggiorato dopo due fine settimana. In ogni caso è nato per navigare, capisce i comandi e sa gestire randa e timone contemporaneamente, decisamente molto più avanti di noi, un fuoriclasse. Per essere più avanti di noi ci
vuole pochissimo in effetti, credo abbia guidato un salvagente a 3 anni per avvantaggiarsi.
Simonetta detta Fiocco: lei ha una forma di anarchia, vuole gestire solo il fiocco, la randa non le piace e il timone neppure, in fondo, siamo in regime di democrazia, possiamo scegliere, secondo me, vuole testare i guantini di renna del Decathlon, davvero chic.
Stefano detto Trivella: anche lui nato con la vela sulla schiena, peccato che nei momenti di relax, la gola lo tradisca, dopo aver fatto fuori, crostata e muffin decide che non ha finito, tira fuori un pacchetto di gran cereale e comincia a trivellare il barattolo di nutella. Vergognoso.
Silvana detta Manuale: riconosce ogni barca da 500 metri di distanza, sa i nomi di tutti i venti, sa leggere una bussola, sa leggere una cartina! E’ l’unica di noi che ha studiato e ha una barca! Ma la vera domanda è: cosa ci facevamo noi in barca con lei poverina?
Terry detta
Ematoma: sale in barca al giorno 1 e si fa un ematoma grande come l’Africa! Ma non versa neppure una lacrima, perché in barca con noi ci sono solo eroi!
Monica detta Randa: anche lei già al giorno 1 sembra nata con il timone in mano, una nasce portata! Per fortuna ci sono anche donne a tenere alto l’onore di questo equipaggio, skippa una boa a pochi centimetri come se facesse uno slalom gigante.
Paola detta Guthemberg: sono salita in barca ed è stato subito amore! Due donne una penna ed un computer, gran visir del cazzeggio e della scrittura! Rientrate a Milano e invece di lavorare sembriamo la pubblicità della Costa Crociere, piangiamo di disperazione e scriviamo cazzate per dimenticare e tirare il prossimo giro!
E per finire, un grazie a
Martino detto Cayard: ci guarda disarmato disarmare e medita a lungo sulle sue scelte di vita: ma chi me l’ha fatto fare di portare in giro questi qui?
A
lessandro detto Marte: la pazienza di un frate, la gentilezza di San Francesco, rientrato a Firenze ha dato le dimissioni da Horca Miserya.
Alberto detto Platoon: ha voluto farci gestire la scotta della randa insieme al timone il primo giorno. Ha ignorato il pericolo che ha corso, se fosse stato un gatto, di vite se ne sarebbe giocate 3, una per ogni membro del suo equipaggio.
Alessandro detto Capitano: ci ha tollerato per tutti e quattro i giorni. Al rientro a Pontedera ha preso i voti presso i carmelitani scalzi (lui scalzo lo era spesso, dovevamo capire già da lì la vocazione) ed ha abbandonato la vela per sempre.
Nadia detta Limonc’è.
ente di andare a fare questa cosa?”, magari non proprio con le stesse parole. Monica ed io ci guardiamo disperate: lei era quella motivata, noi stiamo solo cercando di capire se la pioggia smetterà di scendere e come saranno due giorni a dormire nel sacco a pelo a mollo. Così non va bene, è lei che deve motivare noi e non viceversa. Comunque arriviamo a Spezia a recuperare Stefano in stazione, puntuali come orologi e dopo soli venti minuti di strada, un sacchetto di patatine bisunte e la discesa con più curve del mondo direzione porto, parchDecidiamo di andare a mangiare per prima cosa, perché come sempre siamo un gruppo di simpatici anoressici, la cui priorità è sempre e solo alimentare. Incontriamo Alessandro al ristorante e per fortuna non assomiglia a capitan Findus, sembra simpatico. Vediamo se è solo l’apparenza o se si trasformerà in un incubo domani mattina. Finita la cena ci avviciniamo al porticciolo e le barche sono numerosissime, cerchiamo quelle con la bandierina Horca Myseria per capire dove dormiremo e ci appaiono tre barche a vela di tutto rispetto di fianco a tre barchini in miniatura. Bello dico! Queste sono proprio belle! Anche Monica e Simonetta sorridono rinfrancate alla vista dei velieri. Ma Stefano ci riporta subito alla realtà. “Guardate che sono questi qui!”. Quali? I tre barchini che avevamo fatto finta di non vedere. No, non è possibile, non ci staremo mai in quattro li dentro. Ora risalgo in macchina e torno a casa. Ci guardiamo disperate, tra l’altro so
La mattina successiva, comincia con una colazione importante, ma solo con il fine di socializzare, Anna e Federico per socializzare ancora di più si fanno fuori due brioches a testa, una cioccolato e una nutella per restare in tema, Paola una fetta di focaccia perché siamo in Liguria, io e Simonetta brioches alla marmellata perché siamo a dieta e ci vuole la frutta. Segue la spesa per la cambusa, nuova parola che apprendo, riusciamo però a mandare fuori di senno la commessa sessantenne del Conad, perché le chiediamo di affettare 2kg di prosciutto, aprire 12 panini, 12 focacce e di div
Segue a questo punto il momento di teoria e scopriamo che anche in questo settore ci sono dogmi, presto scopriremo che sono molti di più di quello che pensiamo. La cosa inquietante è che incontriamo un uomo di cui sono convinta di avere già visto la faccia, che ci saluta cordiale con un accento fortemente romano, che contrasta non poco con la località ligure. Di colpo in tre capiamo dove lo abbiamo visto: sopra la nostra testa in cabina stanotte. C’era la foto di un uomo appiccicata sopra la nostra testa con scritto: Ubaldo vi vede sempre! Sembrava una campagna elettorale! E’ lui! E’ Ubaldo! Sorvegliante del porto!! E scopriamo che l’adesivo è uno scherzo dei suoi compagni skipper. Ci fa un po’ di battute da farci sbellicare e spera di rivederci la sera… è di sicuro di buon auspicio questo augurio.
Dogma: sapere sem
Skipper Alb
Insomma non so come, riusciamo ad issare le vele, e a partire. Chi è il primo a stare al timone? Ma stai scherzando vero? Sono qui, con il mio giubbino salvagente, affascinante come l’omino Michelin, a momenti non so neppure cosa è un timone, se ci muoviamo cadiamo e tocca a me? Ma non se ne parla
Ad un certo punto una raffica di vento fa partire la barca a manetta (che termini tecnici. Non so se notate) e la barca si inclina a 45° , io sto per svenire e Alberto mi chiede: “ con che andatura stai andando?” Con quella di una che ha la dissenteria e cerca un bagno! Ma che domanda è??? Ma che diamine ne so?? Capisco che è la bolina. Anzi, non è che lo capisco, me lo dice lui. Cerca il punto morto, mi dice. Come scusa? Non mi interessa, non lo conosco, rispettiamo il suo dolore, il suo momento di nulla. Cerca il punto moooooorto!! Oh mamma mia, ma dove è? A destra? Noooooooooo!! Non si dice destra, si dice dritta. Ma porca miseria ma perché in questo diavolo di barchino niente si chia
Insomma per fortuna dopo un po’ tutte e tre le barchine si riuniscono per la pausa pranzo e dopo esserci disposti a pacchetto mangiamo. Disporsi a pacchetto vuol dire stare vicini vicini, manovra che riesce dopo esserci lanciati delle cime (non si chiamano corde) da una barca all’altra possibilmente bagnate e sulla testa. C’è però lo sfigato del gruppo che deve agguantare la trappa, di solito capita ad Anna, siciliana doc, che la chiama THRAPPA, con trh alla siciliana. Ovvero la cima attaccata
Dopo una doccia nei lussuosi bagni della marina, essere in India in una guest house da 2 euro a notte fa più o meno lo stesso effetto, andiamo a cena tutti insieme. Ma neanche andare in bagno è cosa facile, per aprire la porta bisogna conoscere il codice, quindi non solo devi portarti tutto il fabbisogno in un sa
La cena scorre via veloce, tra una fetta di focaccia e un piatto di lasagne al pesto, due cozze fritte, una salsiccia al forno, le acciughe con i crostini, la zuppa di pesce, un bicchiere di vino e tiriamo le due anche stavolta. Ormai si è creata confidenza con tra compagni di corso, in vino veritas e la strizza del pomeriggio ci ha uniti tutti quanti. Riusciamo comunque ad andare a letto e alle 7 e mezza di nuovo tutti in piedi. Un’altra ora di teoria e poi pronti a salpare, ormai oggi dimostriamo una certa padronanza, forse mi sto un po’ allargando. Cambio equipaggio e cambio skipper e via per una nuova avventu
Insomma anche la seconda giornata scorre via veloce e alle 5 torniamo in porto. Disarmate la barca. E qui non capisco lo sbattimento. Ma come, abbiamo tanto faticato ieri per montare tutto ed oggi tiriamo giù tutto? Ma non è fatica inutile? Ovviamente vengo cazziata come la randa per questa imprudente affermazione, ah no, randa è cazzata, non cazziata! Io avrei incartato nel domo pack le vele o nella pellicola e per me erano pronte per la settimana successiva, ma invece niente, bi
La seconda settimana però abbiamo preso più confidenza! Io scendo con un litro e mezzo di limoncello home made, tasso alcolico della vodka russa in inverno e una crostata ancora calda di forno e Anna, con un muffin al cioccolato da volar via! La serata comincia con un momento di socializzazione in barca a testare il limoncello! E anche lì, tiriamo le tre. Abbiamo capito, la prima sera non si riesce ad andare a letto prima e poi pronti per infilarci nei sacchi a pelo e confondere i quattro russamenti sotto coperta. E spendere appunto russando le 4 ore che mancano ad alzarci, solita posizione mummia, ormai dormiamo così anche a casa nel matrimoniale.
Ce la faremo anche stavolta! La prima giornata dobbiamo fare un percorso tra strambate e virate e dopo i primi cinque minuti di panico ormai padroneggiamo il barchino. Ad un certo punto però ci accorgiamo che ci sono un sacco di barche a vela intorno a noi! Ma che bello! Ma che belle! Ma come vanno f
Anche la prima giornata volge al termine e raggiungiamo Marina di Fezzano, un posto davvero cari
Il maiale, se lo skipper è a bordo (suggerito da un amico skipper)
Il cavallo, dei pantaloni dello skipper (suggerito sempre da amico skipper)
L’armadillo, ovvero interpretazione dell’amantiglio, che ancora non ho capito a cosa serve
Leoncini, il cognome dello skipper
Insomma, non ci passano mai niente come valido, anche loro sono intransigenti e pignoli.
Comunque anche questa seconda cena termina con una camminata. Ebbene si, perché mi sono dimenticata di dir
Arrivati al porto, co
Siamo arrivati all’ultima domenica! Che vola via in fretta, ci tocca di nuovo disarmare la barca, ma ormai siamo espertissimi. L’unico momento di difficoltà è la lettura fatta con Paola dell’elenco delle cose da controllare prima di lasciare la barca. Fantastico, basta leggere, verificare e spuntare, pec
Nel giro di pochissimo comunque siamo pronti per l’aperitivo da Giuliano come al solito. Siamo un gruppo di alcolisti anonimi, non di velisti conosciuti! Doniamo ai nostri fantastici skipper delle magliette autografate che loro educatamente hanno il coraggio di provare e il primo numero del giornalino di bordo! Non sapremo navigare, ma Paola ed io in quanto a cazzate creative siamo imbattibili, lei come scrittore io come fotografo, correttore di bozze! Un po’ di malinconia perché stavolta non ci attende un week end successivo e siamo pronti a rientrare nella città tentacolare, ma già m
Anna detta Thrappa: siciliana doc, parla in siciliano, sembra di avere in barca Giovanni Verga, cucina da dio, il suo punto di forza è l’attitudine al sogno: quando la barca si inclina, lei chiude gli occhi, anche se la barca la sta conducendo lei!
Federico detto Panda: è salito in barca e già aveva il segno degli occhiali, pensiamo sia nato così ma non glielo abbiamo chiesto per educazione, ed è peggiorato dopo due fine settimana. In ogni caso è nato per navigare, capisce i comandi e sa gestire randa e timone contemporaneamente, decisamente molto più avanti di noi, un fuoriclasse. Per essere più avanti di noi ci
Simonetta detta Fiocco: lei ha una forma di anarchia, vuole gestire solo il fiocco, la randa non le piace e il timone neppure, in fondo, siamo in regime di democrazia, possiamo scegliere, secondo me, vuole testare i guantini di renna del Decathlon, davvero chic.
Stefano detto Trivella: anche lui nato con la vela sulla schiena, peccato che nei momenti di relax, la gola lo tradisca, dopo aver fatto fuori, crostata e muffin decide che non ha finito, tira fuori un pacchetto di gran cereale e comincia a trivellare il barattolo di nutella. Vergognoso.
Silvana detta Manuale: riconosce ogni barca da 500 metri di distanza, sa i nomi di tutti i venti, sa leggere una bussola, sa leggere una cartina! E’ l’unica di noi che ha studiato e ha una barca! Ma la vera domanda è: cosa ci facevamo noi in barca con lei poverina?
Terry detta
Monica detta Randa: anche lei già al giorno 1 sembra nata con il timone in mano, una nasce portata! Per fortuna ci sono anche donne a tenere alto l’onore di questo equipaggio, skippa una boa a pochi centimetri come se facesse uno slalom gigante.
Paola detta Guthemberg: sono salita in barca ed è stato subito amore! Due donne una penna ed un computer, gran visir del cazzeggio e della scrittura! Rientrate a Milano e invece di lavorare sembriamo la pubblicità della Costa Crociere, piangiamo di disperazione e scriviamo cazzate per dimenticare e tirare il prossimo giro!
E per finire, un grazie a
Martino detto Cayard: ci guarda disarmato disarmare e medita a lungo sulle sue scelte di vita: ma chi me l’ha fatto fare di portare in giro questi qui?
A
Alberto detto Platoon: ha voluto farci gestire la scotta della randa insieme al timone il primo giorno. Ha ignorato il pericolo che ha corso, se fosse stato un gatto, di vite se ne sarebbe giocate 3, una per ogni membro del suo equipaggio.
Alessandro detto Capitano: ci ha tollerato per tutti e quattro i giorni. Al rientro a Pontedera ha preso i voti presso i carmelitani scalzi (lui scalzo lo era spesso, dovevamo capire già da lì la vocazione) ed ha abbandonato la vela per sempre.
Nadia detta Limonc’è.
IL VENTO SOFFIA DOVE VUOLE – Mostra collettiva allo spazio 68 metri quadri
Bello avere un’amica artista e creativa! Così a sorpresa vengo invitata al suo vernissage. Mostra davvero molto interessante, arte moderna. Fabia Girombelli è la mia amica e le sue opere mi parlano di lei, del suo percorso della sua storia, da dove è venuta, dove è adesso e magari anche un pochino di dove vorrebbe andare. In trappola, L’angelo della danza, La rinascita. Fabia disegna sui cartoncini delle calze di nylon. Ha tecnica ha esperienza, diplomata all’accademia d’arte di Brera, ha un passato da artista e da insegnante. Grazie per le tue opere e per i tuoi
messaggi. Bello conoscere i tuoi amici e condividere con te questo prezioso momento di gioia e allegria, con un bicchiere di spumante fresco e un cornetto di sfoglia la prosciutto! Buona mostra!
E DISSE – E. De Luca
Sapete che io adoro De Luca, però questo libro è uno dei suoi che parla della bibbia! Ovvero il racconto del percorso di Mosè e la sua raccolta delle tavole dei comandamenti con un accenno al contenuto di ognuno. Diciamo che non è proprio il mio genere anche se come al solito è scritto con grande attenzione, profondità e originalità. Ma troppo religioso.. Voto 6. Perché è Erri.
MOSTRA IMPRESSIONISTI – Palazzo Reale
Come sapete di mostre ne ho viste parecchie, soprattutto relative agli impressionisti, sopratt
utto a Parigi e soprattutto di pittura, ebbene questa è riuscita ancora una volta a stupirmi positivamente! E’ magnifica! Ci sono almeno 22/23 quadri di Renoir, uno più spettacolare dell’altro. L’audio guida illustra il percorso in modo esaustivo senza stancare. Ve la consiglio vivamente perché ne vale davvero la pena, la mostra non l’audioguida!! Spesso capita che un manifesto mostri un quadro famoso e poi la mostra contiene solo quello. Non è di sicuro questo il caso. Ovviamente vi deve piacere Renoir. Ma non solo, ci sono quadri di Monet, Pizzarro, Morizot, Rousseau, Gauguin, Toulouse Lautrec. La cosa impressionante è che si tratta di una collezione derivante da unacollezione privata divenuta poi pubblica, ovvero quella della famiglia Clark, Sterling & Francine del Massachussets, una coppia di magnati della cultura, che raccolsero queste opere durante la loro vita e dal
momento che non avevano nessuno a cui lasciarle decisero di trasformare questa raccolta in un museo. Beh, decisamente un grande grazie! Voto 9. MOSTRA ARCIMBOLDO – Palazzo Reale
Anche questa bellissima! A dire il vero l’avevo già vista a Parigi, è stata una delle prime mostre che ho visto al Palais du Luxemburg, e proprio perché
l’avevo trovata meravigliosa e originale ho deciso di rivederla. Voto 9 anche questa, è magnifica, tra l’altro ancora migliore della francese, incredibile vero?? Però in effetti qui a Milano ci sono le tre versioni delle quattro stagioni che lui ha dipinto negli anni, a parte dell’autunno che sono andate distrutte. Quindi è possibile vedere l’evoluzione dello stile e i cambiamenti che si sono succeduti. Da uno stile più “grossolano” (Arcimboldo si rivolta nella tomba in questo momento…) ad uno decisamente più fine e accurato. Mi stupiscono sempre l’originalità, l’ironia ed il sarcasmo di un pittore del 1500! Decisamente avanti. Note particolari, la mostra segue un certo percorso, quindi si cerca di spiegare il successo di questo pittore (e non solo, anche scultore e scenografo) situandolo in un determinato periodo storico, durante il quale una delle cose che aveva più successo era la sala delle meraviglie, ovvero i ricchi signori raccoglievano in questa sala stile museo, oggetti provenienti da altre parti del mondo che all’epoca parevano straordinari (scheletri di pesci palla, di squali, coralli, cose per noi oggi sono ordinarie, ma che allora erano rare ed ambite. Le cose strane colpivano e piacevano, e così sono le pitture di Arcimboldo. Date un’occhiata alle pitture “ridicole”, così sono definite, come Il bibliotecario ed Il giurista, oppure ai quattro elementi: Terra, Fuoco, Acqua (il mio preferito) Aria. Ancora le
pitture con la doppia lettura, dette “teste reversibili”. HABEMUS PAPAM – Film di N. Moretti
Bel film ed io Moretti non lo tollero di norma!! E’ una storia delicata e dolce che comunica una serie di messaggi relativamente al mondo della chiesa, che ognuno poi è libero di interpretare come vuole. Io vi leggo in primis l’anzianità spaventosa dei suoi rappresentanti e poi la difficoltà di avere a che fare con un’istituzione che non è al passo con i tempi. Il film è molto carino e scorrevole, forte la presa in giro degli psicoterapeuti e divertentissimo il torneo di pallavolo… non vi dico altro, candidatura a Cannes meritata per l’attore protagonista, Michel Piccoli, una vera perla. Voto 8.
LA COTOGNA DI ISTAMBUL– P. Rumiz
domenica 10 aprile 2011
Lo scaffale
Sto sistemando dei barattoli di carne in scatola sugli scaffali. Sto pensando che quella stronza della mia collega ha finto un dolore alla mano per evitare di fare questo lavoro che tutte detestiamo. Fa sempre così, quando una cosa non le piace si fa venire un mal di pancia e la scampa. Ma prima o poi riuscirò a farlo capire alla Xin Yoi che razza di vipera fannullona è. Nessuno la sopporta in reparto, eppure riesce sempre a farla franca, la stronza. Improvvisamente ho una sensazione di giramento di testa. Mi sembra di ondeggiare. No, non è un giramento di testa, è qualcosa d’altro. E’ il terremoto. Ormai lo riconosco. Non mi ricordo neanche più quante volte è già capitato. Vedo gli scaffali muoversi. Mi affretto a tenere fermi i barattoli altrimenti mi toccherà ricominciare tutto daccapo. Già odio questo lavoro, ci manca pure la scossa a buttare giù le cose e a farmi ricominciare da capo, che giornata da cancellare.
Certo che oggi è proprio forte. I barattoli cominciano a cadere tutti a terra, non riesco a bloccarli, troppi e tutti insieme. Cadono le bottiglie di soia dietro di me e si frantumano. Mi affanno a rincorrere le cose che continuano inesorabilmente a precipitare al suolo ma in un attimo cado io a terra. Io e tutti gli altri che sono in negozio insieme a me. Siamo ridicoli a vederci da fuori, mi fa quasi ridere quel vecchio signore che si accascia al suolo come scivolato su una buccia di banana, ma la buccia non c’é e non c’é niente da ridere, perché lui è immobile al suolo, la testa é rimbalzata come una palla ed ora non da segni di vita. Qualcun altro starà guardando me e starà ridendo di me. Sembriamo birilli abbattuti da una grande palla da bowling lanciata con violenza. La grandine di barattoli continua, un dolore al labbro, un sapore metallico sulla lingua che non riconosco subito. E’ sangue. Mi tocco la bocca, ho un labbro spezzato. Le cose continuano a cadere, all’improvviso un frastuono assordante mi stordisce per qualche secondo, tutti i vetri sono andati pezzi. Esplosi, schizzati, frantumati, questa scossa sembra non finire mai. Provo ad alzarmi ma un dolore lancinante alle gambe mi blocca. Le ginocchia al suolo sono macchiate di sangue, frammenti di bottiglie escono dal grembiule imbrattato, il rosso del sangue si confonde con il marrone della soia e tutto brucia, non so se è la soia o i graffi o le ferite. Provo a mettermi in piedi ma non riesco. L’orrore o questa interminabile scossa.
Improvvisamente silenzio. Non cade più niente. Non c’è più niente che può cadere. Tutto per terra, uomini, cose, carrelli, sacchetti, sangue, salsa, succo, pesce, carne, lacrime. Scavalco corpi, polvere, barattoli, scaffali, mi avvicino alla porta a vetri, distrutta, i montanti distorti come divelti dall’incredibile Hulk, però sono ancora in piedi, siamo bravi a costruire cose che non possano disintegrarsi durante il terremoto, ma questa volta è diverso. Qualcosa si è disintegrato. Guardo fuori, il niente, polvere e silenzio, un silenzio irreale per attimi, o secondi, o forse sono minuti, ma a me paiono ore. Un goccia di sangue mi scende dalla fronte, mi avrà colpito uno di quei merdosi barattoli, il rosso mi annebbia la vista, ho le guance bagnate, sto piangendo e non lo so neppure. All’improvviso sento in lontananza una sirena, poi due, poi venti, poi mille. Il silenzio di pochi istanti fa è scomparso, spazzato via da grida, sirene, pianti e il mostruoso frastuono delle scosse di assestamento. Forse quel silenzio non c’è mai stato, me lo sono immaginato io. Generato da quella polvere che non mi permette di vedere a più di due metri. Improvvisamente una morsa alla stomaco mi immobilizza. Dove sarà mio marito? E i miei due figli? Erano a scuola. Che fine avrà fatto la scuola? Vedo in lontananza una macchia arancione, cos’è? Sembra un incendio e un altro ancora dall’altro lato della strada. Devo andare a cercarli, il petto sobbalza, sono singhiozzi, tutti intorno a me sono a terra, sembrano morti, sembrano, lo so che non sono morti, non può essere, non c’è mai stato un terremoto così, no davvero, non è mai successo, stanno dormendo, non si alzano perché aspettano che sia tutto finito. Ora vado, vado a cercarli, se solo le ginocchia non mi facessero così male…
FUKUSHIMA:
8,9° della scala Richter
6° terremoto del pianeta per intensità
1° terremoto del Giappone
La più grande catastrofe atomica dopo Hiroshima e Chernobyl
27.000 tra morti e dispersi, la gente si cerca attraverso post it appesi ai muri, non sanno neanche se sono morti o dispersi.
ALBERTO SAVINIO – Mostra a Palazzo reale
Alberto Savinio è lo pseudonimo di Andrea Francesco Alberto De Chirico. Ebbene si, è il fratello di De Chirico, e non deve essere facile avere una tale parentela. La mostra è originale, ma devi essere preparato per vederla. Uomini con teste di animali, tacchini, cani, uomini con teste piccolissime, colori esagerati, onde che sembrano cavalli, insomma decisamente ottimo rappresentante del surrealismo. Alcune cose mi sono piaciute per la particolarità dell’idea, altre non le ho capite. Non do un voto, non sono in grado di giudicare, non la ritengo una mostra memorabile, ma probabilmente perché il surrealismo non è il mio genere. Attendo un vostro parere! AIACE FILOTTETE – Teatro Studio
La storia dei due eroi è bellissima, ma lo spettacolo non lo è stato altrettanto!
Aiace, eroe greco, valoroso e forte, alla morte di Achille avrebbe diritto a ricevere le sue armi grazie al suo valore, ma Odisseo se ne impossessa e lui impazzisce di dolore. In preda ad un incubo si alza e stermina un gregge di pecore convinto di uccidere i generali achei, al suo risveglio si accorge dell’errore e per il disonore si suicida trafiggendosi con la spada che Ettore gli ha donato alla fine di un combattimento.
Filottete, altro grande eroe greco, non giunse a Troia per il grande combattimento perché ferito ad un piede da un serpente nel corso di un sacrificio e su di lui grava una maledizione. La ferita diviene così infetta da emanare un odore insopportabile, così Ulisse lo abbandona su un’isola dove rimarrà per dieci anni. Salvato poi dall’indovino Eleno che svelerà che la città non cadrà mai se Filottete non sarà sul luogo a combattere con il suo arco magico. Insomma le due storie sono meravigliosamente drammatiche ma la recitazione non lo è stata. Interessante il pezzo di Filottete, ma il pezzo di Aiace inframmezzato da un viaggiatore sul treno che sbuccia una mela, onestamente non lo abbiamo capito… Voto 6. Appena sufficiente per averci fatto conoscere i due personaggi.
UNA COSA DA NULLA – M. Haddon
VENUTO AL MONDO – M. Mazzantini
Bellissimo. Ma in assoluto il libro più triste che io abbia letto in quarant’anni di vita. E’ una storia d’amore completa, totalizzante, insolita e intensa. La ricerca spasmodica di un figlio che non vuole arrivare e poi un viaggio a Saraievo a incontrare vecchi amici e poi…. E poi la guerra, dove tutto può accadere anche quello che la mente umana non può immaginare. La morte, l’orrore e la vita. Ma quale vita? Gemma torna a Saraievo 16 anni dopo con il figlio per raccontargli tutto quello che ancora non sa, di suo padre, di sua madre e del luogo dove è nato. Voto 8. E’ bellissimo, ma leggetelo solo se siete davvero, davvero profondamente felici! Altrimenti vi buttate dalla finestra. MINE VAGANTI – Film di F. Ozpetek
Carino questo film! Me lo ha regalato un collega e siccome risaliva al mio periodo francese non lo avevo ancora visto. Storie di gay raccontate in modo divertente e originale. Soprattutto quando i gay sono Preziosi e Scamarcio! Ennio Fantastichini padre tradito dalla sessualità “sbagliata” dei due figli è eccezionale. La visita insolita degli amici di Scamarcio in famiglia rende tutto più movimentato, e la nonna, la mina vagante, una super nonna. Voto al film 8 e ½, lo rivedrei volentieri anche se l’ho appena visto.
mercoledì 2 marzo 2011
SEMINARIO
No, non ho deciso di prendere i voti. Neppure quelli televisivi di Maria De Filippi. Non mettetevi strane idee in testa. Sono sempre la solita anticristo, con la propensione alla religione di una strega medioevale, solo che per fortuna i roghi li hanno proibiti, e poi oggi vanno di moda le escort!Dunque vado ad un seminario di Bilancio. Vi ho visto, ho visto il “cognato” di vomito che vi ha pervaso, l’occhio sgranato a guardare increduli qualcuno che ha deciso di sua spontanea volontà di fare una cosa che voi neppure sotto tortura vorreste affrontare. Eppure si, Nadia ha detto si al seminario di bilancio, forse con una buona dose di incoscienza, ammetto.
Meravigliosa meta di commercialisti, revisori dei conti, auditors e, nella migliore delle ipotesi, direttori finanza. Per entrare in quella sala come controller ho dovuto indossare davvero teste d’aglio e sfoggiare una croce per tenere lontani i vampiri che mi accusano di invadere il loro territorio lavorativo.
Prima di tutto scopro che non c’è un parcheggio e dopo aver girato venti minuti come un taxista isterico decido di parcheggiare a cavallo dell’immondizia, unico posto disponibile, chissà come mai, direi che l’inizio è ottimo. Q
uindi l’aglio lo recupero in un bidone, e poi visto che devo scavalcare un sacchetto della plastica, basterà l’odore che mi si appiccica a tenere lontane le persone moleste. Solo che mi sento molesta da sola. Tra l’altro mi sono anche messa tacchi altissimi per darmi un tono, tacchi e immondizia sono di sicuro un’accoppiata pubblicizzata su Vogue Febbraio.Entro e mi danno un cartellino di riconoscimento tipo FBI, mi sento molto importante, tra l’altro entro con la convinzione che saremo in cinque a frequentare, non può esserci molta gente interessata alla tematica, e invece vedo una sala con almeno trecento persone sedute. Certo che di sfigati è pieno il mondo.
Mi siedo in testata di fila, meglio essere pronti alla fuga, posto dietro e vicino alla porta, sai mai che serva, anche solo per fare una pausa tecnica alla toilette.
Il seminario comincia con un professore dell’Università di Pisa che parla degli effetti della crisi sui bilanci italiani e tedeschi. Incredibile, il tema è interessante e lui è giovane, non avrà più di quarant’anni, non lo abbiamo preso dal geriatrico dunque. Paletta, voto 7!
La seconda presentazione invece la fa un revisore dei conti. Per chi fosse digiuno di questi lavori, potr
ebbe essere assimilato ad un finanziere, uno della guardia di finanza intendo, il revisore dovrebbe fare in modo che la guardia di finanza non trovi niente da eccepire nei conti, ecco, Totò e Peppino praticamente. Insomma questo revisore è un po’ meno interessante del suo predecessore e come potete notare dalla foto questo è l’effetto che produce. Bolle al naso come se piovesse. Il signore dorme ed io perdo tempo a fotografarlo con atteggiamento indifferente, si vede che ho visto tante puntate di CSI e soprattutto che gli argomenti trattati sono di assoluto interesse.Alla prima pausa siamo invitati ad uscire e a visitare gli stand degli sponsor. In entrambi i casi dobbiamo lasciare il nostro biglietto da visita per poi essere tormentati da newsletter inquietanti che inneggiano alle tasse differite oppure ad un programma informatico che ci permetterà di risolvere il problema degli incassi prima ancora di avere venduto, dove starà il trucco? Bene, in un caso ottengo come contropartita al mio biglietto una guida del Touring sul nord Italia, ecco perché lo stand era preso d’assalto come il buffet di un banchetto di nozze, mentre nel secondo caso, uno sparuto personaggio mi tratta come se fossi la regina d’Inghilterra per avere il mio biglietto da visita e subito dopo mi rifila un libro che userò o per pareggiare le gamb
Eh? Si ? Scusate, mi ero assopita. No bello, lo troverete nelle recensioni. Si, dei prossimi 50 anni…
Poi c’è il pranzo. Contrariamente alla mia indole cerco di non dare confidenza, ma c’è un tavolino ogni trenta persone quindi mi tocca mangiare accompagnata. Si avvicina un signore appena uscito dal dipartimento Scuola Educazione, reparto Mummie e Dinosauri. Ci chiede se siamo tutti revisori dei conti. MA SEI FUORI??? MA MI HAI VISTO NONNO???
Cerco di non manifestare con comunicazione non verbale questa mia sgradevole sensazione, ma forse il mio “Nooooooooooooooooo” prolungato tradisce un certo sgomento. Mi scuso immediatamente e comincio a scavarmi la fossa. Avete presente quando una farebbe meglio a n
on dire più niente e invece comincia a dire esattamente quello che non dovrebbe dire che aggrava la situazione e si vede la pala che scende sempre più a fondo? Ecco quella sono io.“No, non sono un revisore. Non che io abbia niente contro i revisori neh? Però, ecco, bravissime persone eh? Però, no, non sono un revisore, preferirei avere il cimurro piuttosto che incontrarne uno, no ecco, servono in azienda eh? Si, utili come una supposta… no, ecco, professionisti seri, simpatici, spiritosi.. “. Ma qualcuno vuole darmi una mazzata in testa per favore? E mi tramortisce?
I miei vicini ad uno ad uno si presentano e per fortuna nessuno è revisore. Ma poi c’è Cristina. Si, sono Cristina e sono revisore. Brava! Brava! Facciamo outing! Io vado a cercare una cassa da morto con la quale seppellirmi.
Per fortuna il pranzo finisce e rientriamo. Gli argomenti principe sono quelli fiscali e ho seduto di fianco a me un commercialista di Brescia in preda ad un orgasmo perché parleranno del trattamento fiscale delle plusvalenze derivanti dal fair value.
Punto 1) Non mi ha parlato per tutta la mattina, non poteva permanere nel suo stato di mutismo? No, l’entusiasmo gli ha tolto la timidezza. Peccato. E’ pure brutto.
Punto 2) A malapena so cosa è il fair value. Avrà a che fare con Vanity Fair? Vuoi vedere che nella rivista si parla di fisco e non mi sono mai accorta?
Punto 3) Ma la puoi smettere di dire “pota” ogni quattro parole??? Sembra di parlare con il senatur Bossi e non è un complimento, pota.
Ad un certo punto parte con una filippica sulle capacità oratorie di un fiscalista vicino al palco che sta per p
arlare e che ha le sembianze e l’età dell’ex presidente Pertini, oggi però. Dice che è l’unico che gli ha permesso di risolvere un dubbio amletico sulla registrazione dell’IVA in conto sguaragnaus con ipotesi di vendita della cippa, in regime fiscale lippa. Bene, chissà se si vede che sto per piangere.Pertini sale sul palco e incomincia a parlare dell’abuso di diritto in campo fiscale. Beh amici, stavo per piangere davvero. Si è trasfigurato, improvvisamente sembrava Sean Connery, snocciolava sentenze con la memoria di A Beautiful mind ed era interessante da morire. Già vedevo fiorire la mia carriera di evasore fiscale ricercato in mille continenti.
Comunque, il bresciano si è acquietato in preda all’estasi fino alla fine del corso. E a quel punto, liberi tutti dopo la domanda rito: ci sono domande? Ma scherzi? Scappiamo!!
Comunque, a mia discolpa vi comunico che settimana prossima sarò a pranzo con Cristina. Cristina chi? Il revisore naturalmente!!
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