domenica 10 aprile 2011

VENUTO AL MONDO – M. Mazzantini

Bellissimo. Ma in assoluto il libro più triste che io abbia letto in quarant’anni di vita. E’ una storia d’amore completa, totalizzante, insolita e intensa. La ricerca spasmodica di un figlio che non vuole arrivare e poi un viaggio a Saraievo a incontrare vecchi amici e poi…. E poi la guerra, dove tutto può accadere anche quello che la mente umana non può immaginare. La morte, l’orrore e la vita. Ma quale vita? Gemma torna a Saraievo 16 anni dopo con il figlio per raccontargli tutto quello che ancora non sa, di suo padre, di sua madre e del luogo dove è nato. Voto 8. E’ bellissimo, ma leggetelo solo se siete davvero, davvero profondamente felici! Altrimenti vi buttate dalla finestra.

MINE VAGANTI – Film di F. Ozpetek


Carino questo film! Me lo ha regalato un collega e siccome risaliva al mio periodo francese non lo avevo ancora visto. Storie di gay raccontate in modo divertente e originale. Soprattutto quando i gay sono Preziosi e Scamarcio! Ennio Fantastichini padre tradito dalla sessualità “sbagliata” dei due figli è eccezionale. La visita insolita degli amici di Scamarcio in famiglia rende tutto più movimentato, e la nonna, la mina vagante, una super nonna. Voto al film 8 e ½, lo rivedrei volentieri anche se l’ho appena visto.

mercoledì 2 marzo 2011

SEMINARIO

No, non ho deciso di prendere i voti. Neppure quelli televisivi di Maria De Filippi. Non mettetevi strane idee in testa. Sono sempre la solita anticristo, con la propensione alla religione di una strega medioevale, solo che per fortuna i roghi li hanno proibiti, e poi oggi vanno di moda le escort!
Dunque vado ad un seminario di Bilancio. Vi ho visto, ho visto il “cognato” di vomito che vi ha pervaso, l’occhio sgranato a guardare increduli qualcuno che ha deciso di sua spontanea volontà di fare una cosa che voi neppure sotto tortura vorreste affrontare. Eppure si, Nadia ha detto si al seminario di bilancio, forse con una buona dose di incoscienza, ammetto.
Meravigliosa meta di commercialisti, revisori dei conti, auditors e, nella migliore delle ipotesi, direttori finanza. Per entrare in quella sala come controller ho dovuto indossare davvero teste d’aglio e sfoggiare una croce per tenere lontani i vampiri che mi accusano di invadere il loro territorio lavorativo.
Prima di tutto scopro che non c’è un parcheggio e dopo aver girato venti minuti come un taxista isterico decido di parcheggiare a cavallo dell’immondizia, unico posto disponibile, chissà come mai, direi che l’inizio è ottimo. Q
uindi l’aglio lo recupero in un bidone, e poi visto che devo scavalcare un sacchetto della plastica, basterà l’odore che mi si appiccica a tenere lontane le persone moleste. Solo che mi sento molesta da sola. Tra l’altro mi sono anche messa tacchi altissimi per darmi un tono, tacchi e immondizia sono di sicuro un’accoppiata pubblicizzata su Vogue Febbraio.
Entro e mi danno un cartellino di riconoscimento tipo FBI, mi sento molto importante, tra l’altro entro con la convinzione che saremo in cinque a frequentare, non può esserci molta gente interessata alla tematica, e invece vedo una sala con almeno trecento persone sedute. Certo che di sfigati è pieno il mondo.
Mi siedo in testata di fila, meglio essere pronti alla fuga, posto dietro e vicino alla porta, sai mai che serva, anche solo per fare una pausa tecnica alla toilette.
Il seminario comincia con un professore dell’Università di Pisa che parla degli effetti della crisi sui bilanci italiani e tedeschi. Incredibile, il tema è interessante e lui è giovane, non avrà più di quarant’anni, non lo abbiamo preso dal geriatrico dunque. Paletta, voto 7!
La seconda presentazione invece la fa un revisore dei conti. Per chi fosse digiuno di questi lavori, potr
ebbe essere assimilato ad un finanziere, uno della guardia di finanza intendo, il revisore dovrebbe fare in modo che la guardia di finanza non trovi niente da eccepire nei conti, ecco, Totò e Peppino praticamente. Insomma questo revisore è un po’ meno interessante del suo predecessore e come potete notare dalla foto questo è l’effetto che produce. Bolle al naso come se piovesse. Il signore dorme ed io perdo tempo a fotografarlo con atteggiamento indifferente, si vede che ho visto tante puntate di CSI e soprattutto che gli argomenti trattati sono di assoluto interesse.
Alla prima pausa siamo invitati ad uscire e a visitare gli stand degli sponsor. In entrambi i casi dobbiamo lasciare il nostro biglietto da visita per poi essere tormentati da newsletter inquietanti che inneggiano alle tasse differite oppure ad un programma informatico che ci permetterà di risolvere il problema degli incassi prima ancora di avere venduto, dove starà il trucco? Bene, in un caso ottengo come contropartita al mio biglietto una guida del Touring sul nord Italia, ecco perché lo stand era preso d’assalto come il buffet di un banchetto di nozze, mentre nel secondo caso, uno sparuto personaggio mi tratta come se fossi la regina d’Inghilterra per avere il mio biglietto da visita e subito dopo mi rifila un libro che userò o per pareggiare le gamb
e del tavolo o per stordire un ladro in un tentativo di furto oppure per guarire i problemi di insonnia che mi caratterizzano. Titolo del libro: Le imprese italiane, Aspetti strutturali e tendenze congiunturali recen…zzzzzzzzzzzzzzz
Eh? Si ? Scusate, mi ero assopita. No bello, lo troverete nelle recensioni. Si, dei prossimi 50 anni…
Poi c’è il pranzo. Contrariamente alla mia indole cerco di non dare confidenza, ma c’è un tavolino ogni trenta persone quindi mi tocca mangiare accompagnata. Si avvicina un signore appena uscito dal dipartimento Scuola Educazione, reparto Mummie e Dinosauri. Ci chiede se siamo tutti revisori dei conti. MA SEI FUORI??? MA MI HAI VISTO NONNO???
Cerco di non manifestare con comunicazione non verbale questa mia sgradevole sensazione, ma forse il mio “Nooooooooooooooooo” prolungato tradisce un certo sgomento. Mi scuso immediatamente e comincio a scavarmi la fossa. Avete presente quando una farebbe meglio a n
on dire più niente e invece comincia a dire esattamente quello che non dovrebbe dire che aggrava la situazione e si vede la pala che scende sempre più a fondo? Ecco quella sono io.
“No, non sono un revisore. Non che io abbia niente contro i revisori neh? Però, ecco, bravissime persone eh? Però, no, non sono un revisore, preferirei avere il cimurro piuttosto che incontrarne uno, no ecco, servono in azienda eh? Si, utili come una supposta… no, ecco, professionisti seri, simpatici, spiritosi.. “. Ma qualcuno vuole darmi una mazzata in testa per favore? E mi tramortisce?
I miei vicini ad uno ad uno si presentano e per fortuna nessuno è revisore. Ma poi c’è Cristina. Si, sono Cristina e sono revisore. Brava! Brava! Facciamo outing! Io vado a cercare una cassa da morto con la quale seppellirmi.
Per fortuna il pranzo finisce e rientriamo. Gli argomenti principe sono quelli fiscali e ho seduto di fianco a me un commercialista di Brescia in preda ad un orgasmo perché parleranno del trattamento fiscale delle plusvalenze derivanti dal fair value.
Punto 1) Non mi ha parlato per tutta la mattina, non poteva permanere nel suo stato di mutismo? No, l’entusiasmo gli ha tolto la timidezza. Peccato. E’ pure brutto.
Punto 2) A malapena so cosa è il fair value. Avrà a che fare con Vanity Fair? Vuoi vedere che nella rivista si parla di fisco e non mi sono mai accorta?
Punto 3) Ma la puoi smettere di dire “pota” ogni quattro parole??? Sembra di parlare con il senatur Bossi e non è un complimento, pota.
Ad un certo punto parte con una filippica sulle capacità oratorie di un fiscalista vicino al palco che sta per p
arlare e che ha le sembianze e l’età dell’ex presidente Pertini, oggi però. Dice che è l’unico che gli ha permesso di risolvere un dubbio amletico sulla registrazione dell’IVA in conto sguaragnaus con ipotesi di vendita della cippa, in regime fiscale lippa. Bene, chissà se si vede che sto per piangere.
Pertini sale sul palco e incomincia a parlare dell’abuso di diritto in campo fiscale. Beh amici, stavo per piangere davvero. Si è trasfigurato, improvvisamente sembrava Sean Connery, snocciolava sentenze con la memoria di A Beautiful mind ed era interessante da morire. Già vedevo fiorire la mia carriera di evasore fiscale ricercato in mille continenti.
Comunque, il bresciano si è acquietato in preda all’estasi fino alla fine del corso. E a quel punto, liberi tutti dopo la domanda rito: ci sono domande? Ma scherzi? Scappiamo!!
Comunque, a mia discolpa vi comunico che settimana prossima sarò a pranzo con Cristina. Cristina chi? Il revisore naturalmente!!

lunedì 28 febbraio 2011

QUALUNQUEMENTE - Film di A. Albanese



Ho guardato anche questo film ad onor di cronaca. Che ne penso? Mah, meglio di sicuro di Zalone. Almeno sapevo fin da subito che messaggio mi voleva dare e quindi la sensazione di disgusto per come funzionano le cose in Italia non mi ha sorpreso! Albanese è davvero bravo, solo che sono dubbiosa sulla validità di Cetto La Qualunque per un’ora e mezza. Quando è il suo personaggio per quindici minuti è divertente, un film intero è forse un po’ troppo. Comunque ben fatto dai, bello il personaggio del figlio che viene sgridato perché gira con il casco e perde il rispetto dei pari! Voto 6 ½. Quanto avevo dato a Zalone? Spero non la sufficienza….

IL CIGNO NERO - Film di D. Aronofsky



Se siete in un momento difficile della vostra vita, non andate a vedere questo film, se siete tristi, se avete delle difficoltà, se fate fatica a dormire… IDEM!! Vi dico solo che la trama che si intuisce dal trailer non è del tutto vera, c’è di più: la protagonista ha seri problemi psicologici a causa dei quali si causa del male fisico. Non aggiungo altro. Natalie Portman in compenso è superba, oscar meritatissimo, cambia personalità e ruolo come un camaleonte. Vincent Cassel fa sempre la parte del cattivo, e gli viene benissimo, ma resta un uomo di grande fascino e la sua parte è interessante. Musiche chiaramente splendide, Il lago dei cigni. Voto 9 alla Portman. Voto 7 al film, davvero angoscianti alcune scene, preparatevi, sangue a fiumi, neanche fosse Il silenzio degli innocenti.

VALLANZASCA. GLI ANGELI DEL MALE - Film di M. Placido



Questo film mi è piaciuto abbastanza. Però capisco da dove vengano le critiche a Placido sulla visione che da di Vallanzasca: viene dato rilievo soprattutto al suo lato umano piuttosto che a quello criminale. Si sottolineano i pestaggi che subisce in carcere (peraltro sempre provocati da lui stesso arrogante e ribelle), la perdita dei suoi compagni di rapina per mano della polizia, uccisi “durante il compimento delle loro funzioni di rapinatori”, la tragica e violenta morte del suo testimone di nozze, Francis Turatello, prima nemico giurato e poi fedele compagno, piuttosto che il suo aspetto di criminale incallito, responsabile di numerose morti anche di innocenti civili. Renato Vallanzasca non si è mai pentito dei suoi crimini ed è stato condannato a scontare più di 260 anni di prigione. Kim Rossi Stuart è bellissimo e maledetto in questo film, la sua interpretazione mi è piaciuta molto. Il suo forte accento milanese fa sorridere. Voto 7 e ½.

BURLESQUE - Film di S. Antin


Cher e la sua magnifica You haven't seen the last of me

http://www.youtube.com/watch?v=cQNnGocNf7Y

Aguileira in Bound to you

http://www.youtube.com/watch?v=pkVfANH5Zrc

Vabbè, lo so, sono di parte. I film musicali mi piacciono molto e se ballano anche ancora di più! A me questo film è piaciuto un bel po’, ma so che non riuscirò a convincere molti di voi… Allora musiche belle, Cher splendida (ma quanti anni ha? E soprattutto chi è il suo chirurgo visto il risultato egregio?) e ha ancora una gran voce, costumi meravigliosi. Il film e le coreografie non sono affatto volgari, non pensate a spogliarelli o a lap dance (uomini scoraggiati), ma solo ad una grande energia e sensualità a fiumi. Cristina Aguileira non è male e comunque canta davvero da ner. Vi metto qua sotto i link delle mie due canzoni preferite, una di Cher e una dell’Aguileira. Voto 8, si mi piaciuto come un film da oscar.. forse anche un attimo di più!

FEMMINE CONTRO MASCHI – Film di F. Brizzi



Non mi è piaciuto per niente. Il primo (Maschi contro femmine) era abbastanza divertente e leggero, questo è abbastanza leggero e banale. Non mi rimarrà in testa nessuna delle storie, anzi, a dire il vero le ho già dimenticate. Non fa particolarmente ridere, non è memorabile, non è originale, non lo consiglierei! Voto 5. Se dovete andare al cinema scegliete altro! Meglio! E se scegliete questo comunque, non dite che non ve l’avevo detto.

IL DISCORSO DEL RE – Film di T. Hooper



Vincitore del premio oscar come miglior film, miglior attore e miglior sceneggiatura del tutto meritati. E’ una bella storia, emozionante e ti fa uscire dal cinema con il sorriso sulle labbra. Colin Firth è magnifico, ma lo è di sicuro anche Geoffrey Rush che interpreta il logopedista. E’ la storia di re Giorgio VI che sale al trono dopo che il fratello vi rinuncia per sposare un’americana divorziata ma ha un gravissimo problema di balbuzie che deve risolvere per poter fare il discorso alla nazione che sta per scendere in guerra. Voto 8. Penso che visto in lingua originale si guadagni il massimo dei punti.

QUESTA NOTTE MI HA APERTO GLI OCCHI – J. Coe

Il protagonista di questo libro e William, un ventenne pieno di problemi, una fidanzata che non pare tale, visto che al massimo lo ha baciato su una guancia, il gruppo musicale in cui suona che lo sottovaluta e denigra la sua musica e alla fine anche testimone suo malgrado di un orrendo omicidio. Ma cosa ha fatto di male William nella vita per meritare tutto questo? Leggere Coe è un po’ come leggere un ibrido tra Hornby e Welsh… per; questo non mi ha convinto più di tanto, voto 6 e ½, se dovete leggere Coe, cominciate da qualcos’altro.

L’ASSERTIVITA’ – O. Castanyer

«Un comportamento assertivo promuove l'uguaglianza nei rapporti umani, mettendoci in grado di agire nel nostro migliore interesse, di difenderci senza ansia, di esprimere con facilità e onestà le nostre sensazioni, di esercitare i nostri diritti senza negare quelli degli altri».
Ero interessata personalmente a questo tema, ma qui ne mette in evidenza due estremi in cui non mi immedesimo, ovvero la mancanza di assertività che si manifesta con l’aggressività del soggetto oppure con una sua assoluta mancanza di discussione e reazione, silenzio, timidezza. Penso esista una forma intermedia. Continuerò l’approfondimento su altri testi. Voto 6 ½, alcuni spunti sono comunque interessanti.

martedì 8 febbraio 2011

Povero Italiano....

Quindici anni di lavoro e in questi quindici anni una raccolta di frasi memorabili che distruggono la lingua italiana. Le ho raccolte per tematica. Non ho molto da commentare, si commentano da sole direi! Si dice il peccato, ma non il peccatore, o meglio i peccatori....





COMPLEMENTO DI TERMINE (A CHI? A CHE COSA?)




1. Non si può perdere tempo a queste telefonate
2. Mettere ordine a questo tipo di attività
3. È stata vissuta come qualcosa da mettere ordine
4. Più una persona conosce più gli viene facile a vendere
5. E’ importante a loro sapere come sono organizzati


COMPLEMENTO DI SPECIFICAZIONE (DI CHI? DI CHE COSA?)



6. Se il prodotto arriva di un certo tipo di pallet
7. Partiamo di quello che c’è
8. Che cosa stiamo facendo da un punto di vista di essere sereni
9. Non perché io sia un tipo di essere credibile



COMPLEMENTO DI LUOGO (DOVE?)



10. Ci sono certuni che vanno all’edp
11. Ai livelli dove abbiamo raggiunto noi
12. Non è un atteggiamento che si fa che la dottoressa è dappertutto
13. Fa parte in un gruppo



DETTI E PROVERBI

14. Questa è la prova provata
15. Se la mia esposizione al credito ha un valore di x o di iupson
16. Tutte le strade percorrono a qui
17. Se ci sono delle lagune le colmiamo
18. Diciamolo in parole magre
19. Ne vedrai di cotte e di belle
20. Non voglio mettere la mano nella piaga
21. Ti si apre la lampadina
22. Se uno è già competente avrà meno fatica
23. Condizione si qua non
24. L’anagrafica è stata analizzata punto e virgola
25. È come se si è bloccata l’emorragia



ANIMALI



26. Il picchio delle vendite
27. Le vendite si dividono in due branchie



PROBLEM SOLVING



28. Non bisogna coprire il problem solving bisogna farlo saltare fuori
29. Dobbiamo avere qualcuno che sia bravo nel risolvere il problem solving
30. Tutti i problem solving che ne derivano dovete essere voi a gestirli



ORROR APPROACH



31. Bisogna sviscerare le cose sul tavolo
32. Ci dobbiamo sviscerare sul tavolo
33. Il trans point
34. Se no ogni colloquio è uno stellicidio

INGLESE



35. La Slite
36. Salvare sul Dektop



COINCIDENZE



37. Si va anche a coincidere che secondo me
38. Si coincide che questi fogli
39. Si è coinciso che arrivava la dottoressa



QUANTITA? QUANTO? POCO MOLTO TANTO….



40. A differenza che se ne parla tanto
41. Mi sembra molto impossibile che si vanno a ridiscutere
42. Sono molto irremovibile
43. Devo avere un minimo di rendermi conto



PIRLE DI SAGGEZZA, OPS, PERLE…




44. Il motivo perché io abbia scelto questa persona è questo motivo
45. Può essere un segnale di invitarvi di essere più efficienti
46. Si instaura un rapporto di intesa che questa qui deve essere seguita
47. Prendo spunto che venga visto un po’ da tutti noi
48. Quello che richiamo è quello che ho parlato stamattina
49. Non possiamo scindere dalle responsabilità di ognuno
50. Una squadra già comunque di se è cosi.
51. Diamo adito ad interpretazioni che ognuno hanno



EH ????


52. I righi vuoti vengono eliminati
53. La porta non è nata che può assorbire un adesivo.
54. Quote rose
55. Io domani mi farebbe piacere che ci sia Rossi
56. La pasqua è come se non c’è stata
57. Bisogna sciogliere il dubbio
58. Innascare il principio
59. Non puoi sconoscere la parte amministrativa
60. Devo essere comprensivo per essere capito da tutti
61. Prendiamo cavia di un caso come questo
62. Sono stato da aspettare



ULTIMISSIME





63. Se possa andare lo affrontiamo
64. Nell’allegato B posso mettere lì stesso la zona
65. Quali sono le società che lavorano altra alla nostra
66. Perché l’essere umano è fatto che è così
67. Ce la posso rubare un minuto
68. Quello che invito sempre è venire a fare una visita
69. Se non faccio il primo non posso uscire il secondo
70. Dobbiamo imparare di saperci comportare all’interno di tutti noi
71. Significa che le cose sono state fatte in maniera bene
72. Quando dico barra è perché le due cose sono divise
73. In questi cicli ci siamo incominciati a domandare
74. Non riusciamo ad espletare tutto per modo che loro lavorano bene
75. La vuoi comprare a cotone la maglietta

Che ne dite? Mi ha chiamata il Manzoni, era in lacrime, a Leopardi è passata la gobba e Calvino si è ubriacato dal dispiacere….

L’UOMO A ROVESCIO – PARTI IN FRETTA E NON TORNARE – F. Vargas

Questi due libri fanno parte della trilogia di Adamsberg. Il secondo, L’uomo a rovescio è già molto più bello de L’uomo dai cerchi azzurri di cui abbiamo parlato il mese scorso. E’ la storia di un assassino lupo mannaro, che vaga per la Francia uccidendo persone che all’apparenza non hanno alcun legame tra di loro. La fine è decisamente sorprendente, voto 7, mezzo punto in più rispetto all’altro.
Magnifico invece e avvincente Parti in fretta e non tornare. Il commissario Adamsberg si trova a dover gestire un assassino che uccide utilizzando la peste come strumento e che annuncia la tragedia attraverso un banditore che raccoglie le comunicazioni della gente e le legge sulla pubblica piazza. Ma c’è qualche legame tra le vittime? E come fa a conoscere così tante cose sulla peste del 1920 in Francia? E i 4 che segnano le porte delle case con l’intento di proteggerne gli abitanti? Voto 8. Alle due del mattino ero ancora sveglia per finirlo!

WORKING IDENTITIES – H. Ibarra

Si tratta di letteratura un po’ meno leggera rispetto ai romanzi, ma di certo non meno interessante. Questo libro discute 39 casi di manager che nel mezzo del cammin della loro vita professionale si rendono conto di voler cambiare percorso. Descrive quindi quali sono secondo lei gli step da seguire sulla base delle esperienze raccolte ed analizzate.
Il punto è che ognuno deve comprendere i proprio desideri, le proprie capacità e agire invece di pensare (act instead of thinking). Uno dei punti chiave del libro è che alcune cose, per capire se ci piacciono davvero, vanno provate. Ovviamente non è necessario lasciare il proprio lavoro, basta fare dell’esperienze collaterali, nel tempo libero, per comprendere quali sono davvero le nostre aspirazioni. Ci sono diversi spunti molto interessanti, oltre a questo, che vale la pena di analizzare. Il libro è in inglese… vi avviso. Non voglio dare un voto, perché mi pare poco utile contrariamente al libro che invece lo è stato molto.

I DOLORI DEL GIOVANE WALTER - L. Littizzetto

Divertentissimo! Non si possono leggere solo cose serie e questo ci stava proprio bene insieme al manuale in inglese. Come al solito la Littizzetto è dissacrante, alcune battute le ritroviamo nelle sue apparizioni della domenica sera da Fazio, ma molte altre inedite e spiritose.
Se volete leggere qualcosa di leggero questo è il libro che fa per voi, in pochi giorni lo finite. Voto 7 ½ per il suo genere e vi assicuro che vi migliora l’umore!

CHE BELLA GIORNATA – Film di C. Zalone


Sarò la voce fuori dal coro, ma a me questo film non è proprio piaciuto. Da un’immagine dell’italiano penosa e da me per niente condivisa. C’è qualche battuta spiritosa, ma avevo un’aspettativa alta visto che tutto il mondo è andato il cinema a vederlo e ha superato anche La vita è bella (no comment, mi astengo) e onestamente non mi sono certo ammazzata dal ridere. Se il prototipo dell’italiano è questo, si salvi chi può: raccomandato sempre, ignorante, arrogante, scemo. Amarezza. Voto 5.

PANARIELLO NON ESISTE – Spettacolo teatrale

Si vede che ultimamente sono di manica stretta…, non c’è niente che riesca ad entusiasmarmi. Anche questo spettacolo è stato carino, ma non esaltante. Panariello quando interpreta i suoi personaggi non mi piace molto, a parte Renato Zero e Briatore. Bravino quando fa se stesso e racconta della vita di tutti i giorni. Qualche bella battuta spiritosa, ma nel complesso niente di memorabile secondo me, molte cose decisamente scontate, anche se con quello che accade in questi giorni, le battute di chiunque sono prevedibili! Prima parte dello spettacolo buona, la seconda in discesa… Me lo sarò dimenticato tra un mese. Voto 6.

domenica 23 gennaio 2011

Riflessioni

Inizio d’anno, forse anche un pochino più avanti. Tempo di bilanci, tempo di riflessioni, tempo di pensieri, forse un po’ disordinati, spettinati nella testa.
Sedersi un attimo, incrociare le gambe, guardare indietro e vedere che è successo. Vedere CHI è successo. E vedere chi di voi si riconosce.
Tanti visi passati dal mare, passati a salutare, a spuntare una presenza, un po’ come a Parigi, ma con molto più sole!
Un pensiero dedicato ad ognuno di loro.
Ad un coraggioso ragazzino a cui lo squalo di Ostia ha rapito un pezzo e che è stato il più grande estimatore della piadina della Sangiovesa e alla sua mamma il cui caloroso sorriso ridimensiona il dolore del suo sguardo.
A Paperino e sua moglie Elena, che non ho mai avuto occasione di conoscere di persona a Milano e che ho dovuto vivere al mare per poter bere un bicchiere di vino al porto canale per conoscere le loro storie e il loro cammino, perché a Milano si corre mentre al mare ci si ferma un momento.
All’amica che da tempo non dorme in camera con nessuno che non sia suo marito e si è trovata costretta a dormire di fianco a me che probabilmente russo, isolandosi con l’ipod, ma l’amicizia supera anche il ronfolamento.
Al Rominaus, la prima ospite di Cervia, che mi ha aiutato a scegliere le tende sperimentando in primis la gentilezza dei romagnoli e che mi ha fatto provare le prime meravigliose bettole ristorante.
Alle Girls, che sono passate tutte come sempre a vedere dove sono scappata. Che mi hanno fatto segnare il record di ospitalità alla pensione da Nadia, registrando il tutto esaurito, seminando tacchi, trucchi e trine.
Alla mia amica parigina, che neppure le Alpi l’hanno fermata ed è venuta a salutarmi lo stesso accompagnata da una lucida e brillante tour Eiffel carca di preziosi ricordi.
All’amico macellaio che mi ha sempre detto che non capisco un c…o di carne, con cui ho litigato, fatto pace e che per certi versi mi ha visto seguire il suo stesso cammino.
A Chicca ed Elena che vanno al mare in Romagna da anni e forse sono io che ho raggiunto loro e non loro che sono venute a salutare me!
A Laura, Bea ed Emiliano che da Bergamo con furore sono venuti a mangiare un gigante cono gelato a due passi dal mio ufficio.
A Stefania che non è passata con il corpo ma di sicuro è passata con la mente e con il cuore e che lotta senza sosta.
Ai vicini di casa che ho conosciuto nel giro di poche settimane e che organizzano cene collettive, mentre a Milano l’unica cosa collettiva che organizzano è l’assemblea condominiale!
Alle corse sulla spiaggia al freddo, perché siccome sono furba, quando ha cominciato a fare caldo non ci sono più andata. Ai piedi bagnati in acqua a febbraio con le scarpe da tennis posate sulla sabbia. E non mi è venuto nemmeno il raffreddore perché il gelo tempra!
Agli aperitivi in spiaggia al tramonto, perché è qualcosa che difficilmente potrò dimenticare anche quando sarò vecchia e decrepita, cioè fra qualche mese.
Al mio bellissimo ombrellone bianco che è entrato nel mio terrazzo un mattino di fine luglio e da allora il sole ha cambiato senso e l’ho aperto due volte ma ha assistito a colazioni meravigliose.
Ai gerani del mio terrazzo che così belli non li ho mai avuti e al mio fantastico limone, che ha i fiori, ora bisogna solo aspettare i frutti.
Alla vita che ti cambia un po’ alla volta, che ti mette alla prova e l’importante è poter dire sempre: se tornassi indietro rifarei esattamente le stesse cose.
Buon anno…

martedì 18 gennaio 2011

UN ALTRO MONDO – Film di Silvio Muccino



Bellissimo film. Sentimentale ma non triste. Silvio Muccino è il protagonista, figlio di genitori ricchi viene abbandonato dal padre all’età di sei anni. Dopo 22 anni riceve una lettera dal padre morente che gli chiede di raggiungerlo a Nairobi perché lo vuole rivedere per l’ultima volta. Giunto sul luogo lo attende una non proprio gradita sorpresa “vivente” che pretende di cambiargli la vita e rimette in discussione tutto il suo presente. Non vi racconto altro, molto bello, originale e con bellissimi paesaggi e spaccati di vita africana. Il film è stato tratto dal libro di Carla Vangelista che collabora al soggetto del film. Voto 7. Visto al cinema Bicocca, ecco quello ve lo sconsiglio vivamente, diciamo che il giorno della befana c’era un po’ troppa umanità e di l’umanità del tipo maleducato che parla ad alta voce durante il film, litiga con i vicini e lascia un porcile sotto i sedili. Da bandire dal cinema come gli ultrà dai campi di calcio.

WE WANT SEX – Film di Nigel Cole



Davvero un film che vi consiglio. Divertente, con un bel messaggio, begli ideali, ben fatto. E’ la storia vera di un gruppo di donne, dipendenti di Ford, che decide di scioperare per ottenere la parità di salario con gli uomini e comincia una dura battaglia contro la dirigenza dell’azienda fino all’epilogo segnato da un decreto legge emanato nel Regno Unito negli anni ’70 grazie al ministro Barbara Castle che cambierà se non altro la legge. Bravissimo Bob Hoskins nella parte del sindacalista che sostiene le ragazze. Voto 7 ½.

LA BELLEZZA DEL SOMARO – Film di Margareth Mazzantini



Film carino, ma non memorabile. Racconta la crisi delle famiglie, dei rapporti genitori e figli. Bravi gli interpreti da Castellitto alla Morante ad un insolito Jannacci, forse i personaggi un po’ troppo caricati. A meno che, la realtà non sia davvero così eccessiva. In ogni caso spiritoso e con battute divertenti. Per passare una serata in leggerezza. Voto 6 1/2.

L’UOMO DEI CERCHI AZZURRI – F. Vargas

Di questo autore, che in realtà è una donna avevo già letto Nei boschi eterni e mi era piaciuto tantissimo. Questo mi è piaciuto un po’ meno. L’ho trovato meno originale. A Parigi un misterioso individuo comincia a diffondere per le strade degli strani cerchi azzurri disegnati con il gessetto con all’interno un oggetto qualunque, o così sembra e circondati dalla scritta: Victor, malasorte, il domani è alle porte. Fino al momento in cui all’interno di un cerchio viene trovato un cadavere e poi un secondo… Ci sono personaggi bizzarri, come la signorina Mathilde esperta di pesci che si diverte a seguire le persone per strade per carpirne comportamenti strani oppure Danglard, il poliziotto che aiuta Adamsberg, il commissario protagonista della serie, che è in assoluto il più eccentrico di tutti, ma anche geniale e brillante. Voto 6 ½. Provo a leggere il secondo della trilogia L’uomo a rovescio, vediamo se va meglio.

THE TOURIST – Film di F.H. Von Donnersmarck



Di film orrendi ne ho visti, ma di sicuro questo è il peggiore degli ultimo 20 anni. Ci sono due cose belle: Angelina Jolie, con i duecento primi piani delle sue labbra Johnny Deep, che mi si è pure un po’ appesantito. La tram è penosa, non è un film di azione, non è una storia di amore, non è una storia di sesso, non è una storia! Che noia! Non succede niente per tutto il primo tempo e poi succede poco nel secondo e a venti minuti dalla fine hai già capito come va a finire! Ma possibile?
Aggiungo che gli italiani vengono presentati con i peggiori stereotipi apparendo qua e là come camei di cui avremmo volentieri fatto a meno. Qualche esempio? De Sica che prende bustarelle, Nino Frassica che interpreta un carabiniere scemo e Raul Bova che fa l’imprenditore seduttore. Che vergogna. Penso di non aver mai usato questo numero ma qui serve: voto 3.

MEGAMIND – Film di T. Mc Grath



E’ bello avere un nipotastro che ti permette di vedere i film per ragazzi! Il cartone è molto carino. Megamind è un cattivo super intelligente dall’enorme testa blu che combatte contro un eroe bello e buono. Ad un certo punto però questo eroe muore e Megamind si trova disorientato perché non ha più nessuno con cui confrontarsi. Decide dunque di ricreare un altro, ma le cose non vanno proprio come aveva previsto… Molto carino e con un bel messaggio. Voto 7.

HEIDI NON LO SA – Brignone – Dallapina

Libro scritto a quattro mani da Brignone e Dallapina che descrive spaccati di vita di Brignone, “odierno eroe” verbanese che ha fatto del suo handicap (focomelico, dalla nascita ha una sola gamba) un manifesto di normalità riuscendo a dimostrare di poter fare praticamente tutto quello che una persona normale riesce a fare ogni giorno e di sicuro anche di più. Penso che nessuno di noi infatti sia andato a piedi a Roma (in stampelle nel suo caso) per reclamare un diritto che riteneva gli spettasse. Ma Stefano viene trovato impiccato in casa sua. Perché? Cosa è successo? Dallapina prova a ripercorrere la sua vita per cercare di comprendere e perché qualcuno gli assegnato il compito di raccontarla per iscritto. Ci saranno ricordi, racconti, ironia e politica e una fine inattesa. Voto 7 ½.

domenica 19 dicembre 2010

Pollock, Picasso e Pina

SdFF. Settimana di ferie forzate. Capita a tutti, purtroppo. Da che pulpito viene la predica. Proprio da me che nell’esercizio delle mie funzioni sollecito tutti a farle per ridurre i costi come se fosse una cosa che tocca le mie tasche…. Da me, gran visir del controllo spese, fata Morgana del risparmio, Harry Potter dell’utilizzo fondi in stato patrimoniale, Merlino dello squaraus.
Comunque se sono da fare facciamole, diamo il buon esempio, ma per non perdere l’allenamento non si può stare con le mani in mano, quindi, faccio scattare l’operazione pittura. In effetti, per quanto il grigio sia molto di moda quest’anno, quello che caratterizza le mie pareti milanesi, tonalità inquinamento, con striature tendenza color calorifero deve essere eliminato al più presto.
Conscia delle mie capacità, o incapacità, come preferite, opto per il bianco puro, una parete rossa ce l’ho, che sarà impossibile eliminare per tutti i secoli dei secoli, tutto il resto, lo riporterò ad uno splendente bianco Lele Mora, ve lo ricordate il suo appartamento di Videocracy? Ecco uguale: bianco Mora.
Ho a disposizione un secchiellino di pittura speciale per bagni e cucine, decido di cominciare da quelli, che sono anche i due locali più piccoli di casa mia, approccio umile, funziona sempre. Mi armo di pennello e di rullo. Sono però colta da un afflato di ingiustificata presunzione o forse potremmo definirla ignoranza globale e inforco il pennello.
FATAL ERROR. FATAL ERROR. FATAL ERROR. Vero, per fare una parete grande, non ci vuole un pennello grande, ma un grande pennello (chi l’ha detto? Voltaire mi pare), la mia è una parete media, quindi pennello medio. O grande lo stesso? Boh. Comunque mio padre mi disse: comincia dagli angoli, ed è l’unica cosa giusta che faccio.
DOGMA: PER USARE IL PENNELLO BISOGNA ESSERE DEI PROFESSIONISTI.
Azzo ridete? Non si tratta affatto di una battuta a sfondo sessuale. Aveste visto il mio soffitto dopo la prima mano avreste capito: segni di pennellata ovunque, magnifiche striature bianche su fondo grigio. Se non sei un imbianchino, questo è il risultato. Orrore, due ore buttate via. Disperazione e dolore. Non abbattiamoci. Facciamo un punto della situazione. Possiedo anche un rullo. Facciamo un tentativo con la cucina. Prima però bisogna preparare. Eh si amici. Pitturare è il meno, è tutto quello che ci sta intorno la gran rottura di sgnaus. Passi quattro ore a spostare, scocciare e incartare tutte le suppellettili e quando arriva il momento di pitturare sei già distrutta dalla fatica. Ma ho la risposta. Il rullo. Scendo al Brico, vado a comprare l’apposita vaschetta, e già che ci sono, crepi l’avarizia, compro anche un rullino! No, non un rullino fotografico, un rullo piccolo da pittura, appunto un rullino. Si rivelerà una decisione da vera professionista. Comincio a “rullare” in cucina… perfetto: ho trovato la via, la verità, la fede!!
Veloce, preciso e meravigliosamente bianco. E con il rullino, angoli da paura. Sono il Picasso dei soffitti, il Pollock delle pareti, si, la Pina della cucina. Mi sto un po’ esaltando. Sto cominciando a pensare di far stampare dei volantini pubblicitari di questa mia nuova attività, biglietti da visita, sito internet e salopettes personalizzate, come gadget. Si, si mi calmo.
La seconda mano al bagno, rullata, viene un capolavoro. Tra l’altro realizzo guardandomi allo specchio che lavorare invecchia: sembro il nonno di Heidi, ma cosa è successo ai miei capelli? Sono bianchi!! Effetto rullo = invecchiamento precoce. Miseria ladra, i capelli imbiancati da milioni di puntini di pittura. Così posso immaginarmi in pensione.
Ma ho finito il primo secchiellino di pittura, devo scendere al Brico a comprare un secchione, perché mi mancano ancora corridoio, camera e sala che sono i locali più grandi. Al Brico ormai mi accolgono con la standing ovation, ho incrementato il fatturato del mese, sono già scesa 13 volte perché mi dimentico sempre qualcosa: nastro adesivo di carta? Cellophane per coprire i mobili? Sacchetti dell’aspirapolvere? Ecco appunto. Comprati uno alla volta.
Dunque vado al reparto bricolage e mi metto ad osservare la parete delle pitture con la stessa attenzione con cui guarderei la vetrina di Armani. Cosa ci vorrà per scegliere un secchio? Facile. Un amico mi dice, idropittura lavabile. Perché? Non faccio domande, eseguo. Sembra facile ma ci sono milioni di idropitture! Traspirante. A cosa serve? Alla parete con l’ascella pezzata? Acrilica. Per chi è allergico al cotone? Boero. Deve essere una pittura al cioccolato, per leccare le pareti nei momenti di tristezza. Al quarzo. E cosa te ne fai? Sintonizzi la sveglia? Antimuffa. Mica sono messa così male! Alla fine scelgo Max Meyer, perché riconosco la marca, riconosco il cane con il pennello in bocca, mi piace questo marchio! Devo averlo visto usare dal babbo. Ora agguanto il secchio da 14 litri. Non vi sto a dire che giro per il punto vendita con la testa bianca e con la tuta mimetica tatuata da macchie di vernice della prima mano vero? Mi sento molto artigiana e vago come una che non ha mai fatto altro nella vita.
Sottovaluto l’articolo però e quando tento di sollevare il secchio resto bloccata con la schiena mentre il secchio non si muove di un millimetro, “Ciao Ernia!”. Un commesso premuroso mi dice: le porto un carrello? MA SEI SCEMO? E come ce lo carico sul carrello? Perché tanto lui non si offre. Trascino il secchio fino alla cassa. Ho già perso 8 anni di vita. Come lo trascino fino a casa? Circa 300 metri.
Esco dal negozio e praticamente mi muovo alzando il secchio, spostandolo fino a dove arrivano le braccia e riposandolo a terra. Ogni passo 1 metro. Ogni metro 10 secondi. Quanto ci metterò ad arrivare a casa? 50 minuti. Molto bene. Spunteranno le primule ora che arrivo. Blocco il traffico un quarto d’ora per attraversare la strada. A metà percorso incontro: 1) una vecchina: “oh povera ragazza, chissà come è pesante”. Momento commiserativo. 2) una ragazzina che peserà 20 kg bagnata: “Vuoi che te lo porti io?”, non ce la farebbe neppure ad alzare il coperchio. Momento indulgenza. 3) un ragazzo arabo: “Zignora, pittura? Porto io fino dove?” lo guardo come se avessi visto il santo Graal e accetto. Momento gratitudine. Mi dice che sta pitturando nel palazzo di fronte e mi lascia il suo numero di telefono nel caso avessi bisogno “Brava Zignora!”. Dimmi Zignora ancora una volta che ti pitturo da capo a piedi. Però è stato davvero utile, da sola non ce l’avrei mai fatta.
Intanto finisco di scocciare tutto. No, non tutti, spiritosi, tutto, tutto quello che non può essere spostato e messo sotto ad un telo di plastica va isolato con scotch e giornali. E maledizione il corridoio è pieno di boiseries, mi ci vuole una giornata solo per isolare. Sono più portata per la pittura pura, tutto il corollario mi fa un po’ schifo, si vede che ho l’anima artistica! Nella mia società assumerò qualcuno che faccia questa parte, io mi limito alle pareti e al soffitto! Arte pura, devo specializzarmi anche nel colore. Rispondere alla esigenze del mercato.
Fare il soffitto però è uno strazio. Ma quanto pesa il rullo intinto con il suo manico? Quanto è lontano? A fine giornata sono distrutta. Mi fa male la schiena e non solo… andare su e giù dalle scale ha rafforzato di sicuro il lato B, però non posso sedermi! E la mattina quando mi sveglio il braccio destro si sveglia 30 minuti dopo di me e mi raggiunge in cucina a bere il caffè con comodo. Ho perso un chilo, non sottovaluterei questo punto.
Dopo una settimana ho finito tutto! Capolavoro! Invito gli amici a turno a cena per vedere l’opera conclusa, manco si trattasse della cappella Sistina e li minaccio quando entrano nel caso per errore macchiassero una parete. Non hanno il coraggio di dirmi che fa pena immagino e fanno facce di sbalordita sorpresa: “Oh ma come è venuto bene!!!”! Voglio credere che sia così. Di sicuro è tutto più bianco e pulito, ma il mio occhio ormai esperto vede le magagne che ho generato… In fondo era la prima volta. Momento auto celebrativo.
In ogni caso è stato un processo utilissimo, chilo a parte, nel frattempo ho buttato sacchi di cose inutili, tipo le istruzioni di elettrodomestici che in questa casa non sono mai entrati. Riviste del 1997, interessano? Guide turistiche di città inesistenti, tipo Antartide, qualche camicia con le spalline imbottite che portavo alle superiori e scatole di prodotti tecno che occupano posto. Sono certa che mi serviranno nell’esatto istante in cui saranno entrate nel locale immondizia, erò ho l’accortezza di mettere tutte le istruzioni in una scatola.
Quindi, nel caso aveste bisogno: NADIA RULLO & C. – Specialista in pittura e buttamenti.

venerdì 17 dicembre 2010

IO E TE – N. Ammaniti

Ammaniti è una garanzia. Lo ammiro perché riesce a scrivere in modo magnifico cose completamente diverse tra loro. I suoi libri non centrano niente l’uno con l’altro eppure sono tutti maledettamente belli. Cominci a leggere e non riesci a staccarti perché devi sapere come va a finire, i personaggi ti entrano dentro e ti ci affezioni. Come dio comanda mi aveva letteralmente rapito, lo stesso Io non ho paura e poi Che la festa cominci, che è quello che mi è piaciuto di meno ma è un altro pianeta in termini di storia e quindi riconosco la sua capacità di saper fare cose così differenti. Vorrei saper scrivere come lui, saper rendere le situazioni in quel modo, che ti sembra di essere lì. In Io e te, come non amare Lorenzo che invece di partire per la settimana bianca si chiude in cantina per una settimana per vivere questa avventura che dovrebbe essere in totale solitudine ma non lo sarà suo malgrado? Finale splendido. Voto 8 e mezzo.

DIVORZIO ALL’ISLAMICA A VIALE MARCONI -A. Lakhous

Questo libro racconta di Sofia, una donna egiziana emigrata a Milano e delle difficoltà della gestione della cultura mussulmana con grande ironia e sensibilità. Nel libro c’è anche Christian, un siciliano che parla perfettamente l’arabo e che viene infiltrato nella comunità islamica per tentare di scoprire una cellula terroristica. E ci sono anche tanti altri personaggi a corollario che permettono di disegnare in modo autentico ma senza drammi, le difficoltà della comunità islamica e dell’integrazione nella metropoli. Voto 7. Diverso e originale.

UNA VITA TRANQUILLA – Film di C. Cupellini

http://www.youtube.com/watch?v=chJoBwDEhXw

Lo so, sono di parte perché amo Tony Servillo, però questo è proprio un bel film. Il messaggio è: al proprio passato non si sfugge. Insomma se siete un po’ giù di morale magari non andate a vederlo perché non ci si piega in due dalle risate ecco. Però è ben fatto. Un ex malavitoso che cerca di ricostruirsi una vita in Germania e dopo 15 anni sembra anche riuscirci, fino al giorno in cui due vecchie conoscenze bussano alla sua porta e allora… Beh non vi posso dire tutto se no vi svelo il finale. Andate a vederlo, voto 7 e mezzo.

INCONTRERAI L’UOMO DEI TUOI SOGNI – Film di W. Allen

http://www.youtube.com/watch?v=lrefgCV4KcQ&feature=related


Mamma mia che film noioso. Non sono una fan di Allen, però in genere i suoi film sono divertenti e con un messaggio che può essere interessante. Ecco, questo qui no. Non ci sono battute spiritose, i personaggi sono patetici, forse perché rispecchiano una verità patetica ma di certo un po’ troppo caricaturalizzata (si dice così?) e il messaggio dov’è? A volte le illusioni funzionano più delle medicine? Amarezza.
Per non parlare del fatto che i primi quaranta minuti li passi a pregare che succeda qualcosa. Film che non finisce, e non ho niente contro questo genere di film, però in questo caso ti lascia proprio con l’amaro in bocca, con la sensazione di aver buttato via due ore e il ricordo di un film che svanirà dopo pochi minuti. Onestamente lo sconsiglio vivamente, voto 4. Penso che anche le cavolate natalizie possano essere meglio e se pensate che sono una di manica larga …

POTICHE – Film di F. Ozon

http://www.youtube.com/watch?v=AYpv6mkzEo4&feature=related

Questo invece ci è piaciuto molto! Grandissimi Depardieu e la Deneuve, attempatelli ma sempre pieni di grande fascino. Siamo negli anni ’70 e la Deneuve è la moglie apparentemente stupida e superficiale, un po’ “statuina” (Potiche significa bella statuina in francese) di un imprenditore tiranno. Ma i casi della vita vogliono che il cerbero sia colto da infarto e debba essere lei ad occuparsi della fabbrica, con esiti del tutto inaspettati! Bel messaggio, bei personaggi, risate e allegria e il finale… una sorpresa! Andate a vederlo se volete del buonumore. Mi tocca confermare che i francesi in alcuni generi sono bravi. Voto 7.

GIOVANNI VERNIA – E SIAMO NOI


Ti stimo fratello! Ok, non parliamo di cultura, però vi assicuro che sono state tre ore di sano divertimento. Mezz’ora di Jonny Groove, che è simpatico ma soprattutto due ore e mezza di un Giovanni Vernia inedito che fa davvero ridere, che interpreta il genovese arrivato nella Milano da bere, oppure il turista che incontra il milanese sapientone in vacanza, o ancora racconta della sua vita lavorativa prima del successo come comico sapendo descrivere la vita aziendale con l’ironia di chi ormai se ne sta fuori e la guarda da lontano! Bravissimo! Tra l’altro accompagnato da un corpo di ballo composto da tre ragazze e due ragazzi bravissimi (oltre che dal fisico spaziale!) che “incorniciano” lo spettacolo con belle e simpatiche coreografie. Il tutto allo spazio Zelig, l’originale, è piccolo e il comico è proprio vicino! Grasse risate! Voto 8!

venerdì 19 novembre 2010

HOT YOGA

Piove in continuazione, non si può andare a correre. Il muscolo si rammollisce, si necessita di intervento d’urgenza. Il corpo decade, bisogna correre ai ripari. Quindi? Guardiamo avanti, cerchiamo un’attività evoluta, qualcosa che ci permetta di uscire dallo stress quotidiano, che ci dia una visione zen della vita, ma che… perbacco, ci permetta anche di consumare delle calorie e di presentarsi in società con un corpo sodo come quello di un delfino! (Delfino Goloso!! Si che si abbuffa di caramelle elargite da una ragazzina scema come un sasso, oppure Moby Dick, che è una balena, ma rende l’idea, non state lì a spaccare il capello in quattro, sempre i soliti pignoli, un pesce vale l’altro).
Insomma decido di iscrivermi a questo corso di Hot Yoga. No, Simona, non è un corso di ginnastica che si svolge attaccati ad un palo da lap dance, questa è la domanda che mi ha fatto la mia cara amica. Si tratta di un corso di yoga, che si svolge in una stanza riscaldata la cui temperatura oscilla tra i 38 e i 42 gradi. Bene. Si, molto bene.
Sembra di essere in India in piena estate chiusi in una serra. Ma perché mai uno dovrebbe sottoporsi a tale tortura? Perché il calore rende i muscoli più fluidi ed elastici, facilita lo svolgimento degli esercizi e genera sudorazione che elimina le tossine. Sembro Piero Angela. E’ tutto chiaro?
La titolare della palestra mi invita a venire in pantaloni corti e top. Ma sei fuori? Che se qualcuno vede le mie ginocchia si svuota la sala in un battibaleno. Devo anche portare una bottiglietta d’acqua, perché è consentito bere. Beh certo, “mancasse autro” direbbe la mia amica Mirella, cos’è, siamo forse in un regime militare che non posso neppure bere? Mi accorgerò che la risposta a questa domanda è si.
A lezione. Entro in sala, mi approprio di un materassino e già percepisco questo calore umido che mi si appiccica addosso. Una delle ragazza dichiara: “Ho portato anche il deodorante perché durante questo corso accadono cose strane.” Eh? Strane? Ci manca solo che con sta temperatura qualcuno emani odori. Bombe chimiche. Inizia la lezione e la professoressa ci informa che si tratta di eseguire 26 posizioni in parte in piedi ed in parte a terra bevendo “Solo quando lo dice lei”. A posto, il regime è cominciato. Non ho fatto ancora niente e già mi suda la fronte. Con grande sorpresa scopro che ci sono più uomini che donne. Uno di loro ha un corpo statuario e sta già incrociato e arrotolato come un budda in breakdance. Deve essere il secchione della classe. Mi metto lontano se no mi deprimo. Ho di fianco un ragazzo che sembra normale, vediamo un po’.
Si comincia, le prime tre posizioni vanno via con un filo di gas, come si dice qui in Romagna, la quarta mi chiede di fare cose improbabili: solleva la gamba destra e porta il piede destro all’inguine sinistro. E va bene. Tenete il piede con la mano sinistra e portate la mano destra al mento. Ok, ok, ci sono. Togliete anche la mano sinistra e unitela alla mano destra sotto al mento. Eh? Ma mi cade giù il piede!!! Allora continuate a tenere il piede. Inchinatevi in avanti e posate la mano destra a terra. MA SEI FUORI???? E COME CI ARRIVO A TERRA? Piegando il ginocchio sinistro e avvicinandomi al suolo. Si certo. E poi Chiamiamo il circo di Moira Orfei e le facciamo avere il mio curriculum se ci riesco. Ma non è finita. Una volta a terra tornate indietro e rimanete in equilibrio sulla gamba sinistra piegata senza appoggiarvi completamente. MIRACOLOOOO! Ma stai scherzando? Ma lo sai quanto pesa il mio sedere? Secondo te, sul mio piede sinistro ci sta: la gamba sinistra, la destra piegata, il sedere e tutto quello che ci sta sopra? Non ce la farà mai!! Ma non è finita. Staccate la mano destra da terra. Fatto. Non so come. Sembro un fenicottero obeso. Ondeggio. La caviglia sinistra cigola. Staccate anche la mano sinistra. Si “fai un salto, fanne un altro, fai una giravolta, falla un’altra volta, guarda in su, guarda in giù, dai un bacio a chi vuoi tu”. Questa è pazza. Mi consola che i tre quarti della sala cadono a terra. Io compresa. Tranne il secchione ed una ragazza sottile che pare una ballerina. Professionisti.
Nel frattempo il mio vicino traspira vistosamente. E’ disgustoso, l’acqua (eufemismo) gli cola dal gomito. E’ tutto imperlato di sudore e ha la maglietta che si è scurita di tre toni a macchia di leopardo. Che brutta scena. E comincia ad emanare odore. Ma per favore, lavati! Memorizzo la faccia, la prossima volta mi metto a venti metri di distanza visto che oltretutto ci è proibito respirare con la bocca perché abbasserebbe la temperatura del corpo diminuendo l’effetto benefico di sta sauna che sto facendo. Tutto rema contro. E non posso stare in apnea. Muoio.
E’ venuto al corso anche un tipo che pare la copia di Briatore, è entrato tutto pimpante, facendo un po’ il figo. Bravo, bravo, fai il superiore che ne riparliamo fra 45 minuti visto che il corso dura un’ora e mezza. Dopo i primi quindici minuti si è tolto la tshirt da strizzare. Il capello svolazzate ha perso pimpantezza e sta appiccicato alla fronte. Il fiatone gli impedisce di parlare. Dopo mezzora si toglie anche il bermudino e rimane in costume da bagno che sottolinea impietosamente la pancia prominente. I capelli sembrano quelli di uno appena uscito dal mare. Cerca di nascosto di prendere la bottiglia dell’acqua ma la professoressa lo riprende e glielo impedisce. Sta per soccombere. Dopo la prima ora giace supino sul materassino e piange umiliato. Fuori ci sarà una velina ad aspettarlo per portarlo al suo suv.
Abbiamo anche la donna silicone al corso. E’ perfetta tutta truccata, con un seno che non si sposa con il suo peso e la sua struttura e soprattutto che non cade ai lati quando sta supina, neanche la bocca parla con il suo viso, sembra Nina Morich. Avrà una quinta di reggiseno e di labbra. Sghignazzo. E’ truccata! Non sa che dopo la prima mezzora la sua faccia sembrerà quella di un panda, lo so, perché alla prima lezione mi sono dimenticata di struccarmi e quando sono uscita sembravo la protagonista di un film di Disney o di un documentario sui simpatici orsetti bianchi e neri, avevo il rimmel sul mento quasi. E invece no, dopo 90 minuti lei è uguale a come è entrata, la classe non è acqua, il trucco è tatuato! Non le va via neanche quando siamo sotto la doccia, bisogna guardare e apprendere. Chissà quando si sgonfierà…
Guardando i miei compagni di corso mi rendo conto che sono davvero out. Non ho neppure un tatuaggio. Sono l’unica. La ragazza sottile ballerina ha un pierrot sulla spalla. Onestamente mi mette la depressione. Quando la rivedo in doccia scopro che ha anche una rosa in fondo alla schiena e una tigre sulla gamba! Complimenti! Un’altra bionda fisico palestrato ha un drago immenso che parte dal collo e arriva al sedere! Una terza diversi simboli su braccia e gambe e pancia. Ok, domani vado a prendere i trasferelli e mi faccio anche io qualcosa di trasgressivo e grande se no sono ordinaria, devo romagnolizzarmi. Tipo? Un bilancio finanziario sulla schiena? A destra debiti e a sinistra crediti? Un conto economico? Una lista di tassi di interesse? Vabbè ci penso e poi decido. Mancano due giorni alla prossima lezione.
Dopo 1 e 15 minuti la professoressa ci dice che possiamo bere. Grazie. Siamo già morti, non c’è bisogno. Mi accorgo che ho dimenticato l’acqua. Un ragazzino vicino a me mi guarda impietosito e mi dice: “Signora, se vuole può bere insieme a me”. Signora tua nonna. Solo perché ci separano 25 anni di vita, niente ti autorizza a chiamarmi signora. Faccio la superiore e rifiuto. Morirò di sete, dopo, da sola, in auto, ma la soddisfazione non gliela do.
Siamo agli ultimi esercizi, che ovviamente si complicano. Seduti a terra, incrociamo le gambe come un punto all’uncinetto. Sopra, sotto, metti il braccio dietro alla schiena, l’altro sopra all’orecchio, ginocchio tirato, fronte sulla coscia, tira la spalla, collo in alto… MA COME FACCIO CHE E’ INCASTRATO SOTTO AD UN GINOCCHIO? Ponte, posizione del cammello, fate il gatto, serpente, (si siamo proprio al circo, non c’è dubbio) chiudere le gambe, respirate, ok. Rilassamento. Ora siamo tutti annodati e non riusciamo a tornare in una posizione normale in meno di 22 minuti netti. Mette una musica hambient, ci fa sdraiare pancia in su e comincia a dirci che siamo stati bravi, bugiarda, falsa. Metà dei partecipanti giace ad occhi chiusi in stato catatonico. Dopo un po’ ci autorizza a rialzarci e ad andare a casa. Hai detto niente. Zoppicando arrivo alla doccia. Il giorno dopo una tragedia. MA ESISTONO MUSCOLI SUGLI STINCHI?

LE PERFEZIONI PROVVISORIE – G. Carofiglio

Un libro di caro figlio è sempre una garanzia. Voto 8, lo dico subito. Le avventure dell’avvocato Guerrieri appassionano sempre e non deludono mai. E’ al solito un libro che cominci e non riesco a smettere di leggere, finito in tre giorni a discapito del sonno. Guido Guerrieri si trova ad indagare sulla scomparsa di una ragazza coinvolta in uno strano giro e durante questa vicenda resta affascinato da Caterina, amica della ragazza scomparsa e da Nadia, un’ex prostituta, sua cliente che ora ha aperto un locale particolare dove ormai l’avvocato è di casa.
Sarà morta la ragazza? Che fine ha fatto? A voi scoprirlo. Buona lettura.

LE GRAND TORUBILLON DE LA VIE – Voutch

Fumetti. Ne abbiamo già parlato il mese scorso, avevo letto il libro che parlava dell’azienda questo parla della vita normale. Qualche battuta come al solito? Un vecchio sulla sedia a rotelle che parla con un giovane: “E tutt’ad un tratto la verità mi si è palesata: invecchiando, non si diventa vecchi e saggi, invecchiando si diventa vecchi e basta! “. Donna nuda a letto che guarda Superman che si riveste: “Diciamo che mi aspettavo qualcosa di nettamente, nettamente meglio!”. Insomma ironia a fiumi, sarcasmo a montagne. Oggi vado a Parigi e me ne compro degli altri, riescono a mettermi davvero il buonumore! Voto 8.

MIA SUOCERA BEVE – D. De Silva

Libro molto molto originale! Un avvocato, Vincenzo Malinconico, di nome e di fatto, si trova coinvolto in un processo organizzato in un supermercato, trasmesso in tv attraverso le telecamere del supermercato stesso. Il tecnico che le ha installate ha subito la perdita del figlio per mano di un mafioso che è uscito impunito dalla vicenda e decide che è giunto il momento di riprocessarlo, ma a modo suo, quindi viene sequestrato, nel punto vendita appunto e di fatto difendere da Malinconico, sequestrato pure lui. Insomma una vicenda tutto sommato esilarante, raccontata con grande lucidità ed ironia. Un esempio del modo di pensare di Malinconico per definire il personaggio: “Io non sono un duro, non lo sono mai stato. In vita mia, se devo essere sincero, credo di non aver mai preso una decisione. Non mi piacciono molto le decisioni. Per decidere devi essere convinto, e io non sono convinto quasi di niente. Sono più un tipo da opzioni, ecco. “. Insomma, frase capolavoro.
Se volete provare qualcosa di diverso leggetelo, premio l’originalità! Voto 7. Un amico mi ha detto che è molto bello anche il primo: Non avevo capito niente. Proverò!

giovedì 30 settembre 2010

Trincherini contro Alaimo

Mi pare di ricordare che non abbiamo mai toccato l’argomento cucina. Penso sia giunto il momento di farlo.
Partiamo dal presupposto che le mie capacità culinarie sono pari a quelle di una capra tibetana, però ho tre piatti forti e posso invitare le stesse persone al massimo tre volte, perché poi mi toccherebbe ripartire con il primo piatto e la gente scoprirebbe li dejà vu, oppure il dejà gouté! Comunque da quando vivo in Romagna mi sono abbastanza sbizzarrita con le ricette e ho tentato nuove strade.
LA STRAGE DI MASSA
Un tranquillo sabato estivo, decido di comprare dalla mia azienda le vongole fresche, per improvvisare una splendido spaghetto. La prima difficoltà è tirare fuori la macchi
na dal parcheggio per andare al magazzino pesce fresco a fare il carico: i miei colleghi burloni mi hanno delicatamente posato dietro all’auto un pallet di cartoni che mi lascia all’incirca 5 cm per fare manovra davanti, mentre dietro sono attaccata al pallet. Che simpaticoni! Ora scendo, agguanto un muletto e mi metto a correre all’impazzata nel parcheggio fino a che non viene qualcuno a fermarmi. Dopo ardue manovre sposto il pallet e riesco ad uscire. Infami felloni, pagherete l’offesa con il pesce: carico una fionda con i gusci di vongola vuoti e ve li lancio a ripetizione. Porto a casa finalmente le mie vongolette e seguendo i consigli del massimo esperto, il gran visir di tutti i pesci, il responsabile del reparto, le lascio a bagno in acqua e sale per un’ora e mezza, perché se no muoiono mi viene detto (rimuovo il concetto funebre per il momento, non realizzo la realtà drammatica che sta per prospettarmisi). Dopo la sosta salata in pentola, svuoto e le ricopro parzialmente d’acqua intanto gli spaghetti cominciano a cuocere. Accendo il fornello e attendo, dopo 6/7 minuti dovrebbero schiudersi. 3 minuti, niente di niente. L’acqua si è scaldata ma le vongole giacciono imperterrite senza parlarmi. 5 minuti, ancora niente. 7 minuti il niente. ALLORAAAAA? Improvvisamente si apre una boccuccia! E poi un’altra e un’altra ancora… e via! Tripudio di boccucce aperte! I miei amici si congratulano e mi dicono: ora sono morte! Eh? Prego? Come sono morte? Realizzo in quell’istante di essere la causa di una strage di massa, non compro l’astice o l’aragosta per un principio di rispetto nei confronti della natura e del mondo animale e poi stermino un’intera chilata di vongole in pochi minuti? Mi sta per scendere una lacrima, ma faccio scaldare aglio e olio e do l’estrema unzione alle poverine insieme a dei meravigliosi spaghetti De Cecco 13 minuti di cottura. Una spolverata di prezzemolo, la morte loro, ops, la battuta è forse fuori luogo? E via di forchetta. Il funerale è stato celebrato con grande partecipazione. La loro morte non è avvenuta invano.
LIMONCELLO
Saltiamo di regione in regione e adattiamo la cucina al clima. Siamo al caldo, come non celebrare degnamente la fine di una cena con un buon limoncello? E poi devo bere per dimenticare che ho ucciso le vongole. L’uni
ca ricetta in mio possesso cita il succo di limone, denigrato da tutte le cuoche del mondo vado quindi in internet, fonte inesauribile di informazioni più corrette. Bene, trovo una ricetta con nove varianti: per un litro di alcool a 95° passiamo da 200 a 1000 grammi di zucchero per lo sciroppo, da 2 giorni di sosta delle bucce con l’alcool a 40 giorni e per finire chi filtra il tutto al giorno 1 e chi filtra dopo 2 anni. Ma come diavolo faccio a decidere quale fare? Ma non c’è il sito: cuochi per caso? Il manuale dei giovani cuochi? Insomma, approccio scientifico, chiudo gli occhi e scelgo una ricetta a caso. Tolgo tutte le bucce senza la parte bianca e lascio in infusione per 23 giorni, il tempo di far arrivare le mie amiche, filtro e metto in bottiglia. Assaggio. A momenti svengo. Grado alcolico: 47,5°!! All’anima del limoncello leggero!! Certo che se mi dite di diluire il tutto con un litro di sciroppo, si fa in fretta a fare il calcolo, è matematica: 1 litro a 0° + 1 litro a 95° = 2 litri a 47,5°! Ovvero, una bomba! Rimaneggio la sostanza e aggiungo sciroppo, altrimenti le mie amiche penseranno di essere in alta montagna a bere Genepi invece del mare a bere limone!! Alla fine le costringo all’assaggio dopo una lauta cena e complice la pancia piena riesco a non farle star male! In compenso dopo il primo assaggio si assopiscono ad una ad una sul tavolo della cucina e sul divano della sala! Capolavoro! Dopo soli 6 minuti ko tutte quante con bolla al naso. Però due su quattro se ne vanno con una bottiglia sotto il braccio, evidentemente così orrendo non era.
PESTO, TI PESTO, IL PESTO
Questo è uno dei miei cavalli di battaglia. Il pesto mi viene sempre un gran bene, e se riesco a rianimare il basilico che ho sul balcone che dopo un temporale tipo tempesta perfetta ha assunto un colore giallognolo banana, siamo a cavallo. Abbiamo tutti gli ingredienti: pecorino, grana, pignoli, a
nzi, pinoli, basilico, lavato a mano fogliolina per fogliolina, dopo aver praticato la respirazione bocca a bocca, sale, olio extravergine di oliva, e per finire qualche mandorla! Butto tutto in una terrina e attivo il minipimer, purtroppo niente mortaio di marmo, siamo moderni. Nell’esatto istante in cui attivo l’interruttore mi parte uno schizzo di olio e di basilico sulla maglia, sono soddisfazioni, ferita nel compimento del proprio dovere. Ho dimenticato un ingrediente importante: l’aglio! Per il noto proverbio meglio abbondare che deficiere ne metto un paio di spicchi. Forse tre, magari anche quattro? Insomma una bomba numero due. Dopo una cena con questo pesto, ci vuole per forza un limoncello a 50°… Se invito qualcuno devo essere certa che lo mangiamo in due, oppure chi non lo mangia muore. Intossicazione da gas letali.
IL MIO NOME E’ ZINO, BRAN ZINO
Citiamo il pesce. Chiedo al mitico caporeparto anche un pescetto da fare al forno. Quando vado a ritirarlo devo aprire un finestrino per farlo stare in macchina, mi sembra lungo un metro. Per fortuna se Dio vuole è già estinto e mi sento meno in colpa rispetto alle vongole. Quando lo tolgo dalla carta in ogni caso mi sta guardando e devo dire che la cosa non mi mette tranquilla. Ha un non so che di inquietante. Lo metto sotto il lavandino, è lungo come una baguette! Potevo portarlo sotto ad un’ascella! Lavato e stirato lo adagio sulla stagnola e lo riempio di sapori, compreso l’aglio ovviamente, quando uno comincia, poi è difficile uscire dal tunnel… lo ricopro anche di sale di Cervia, non posso fare altrimenti. Comunque continua a guardarmi, ve lo giuro. Mi scende un brivido, decido quindi di finirlo e lo caccio in forno a 160°. Dopo un’ora lo tiro fuori, perfetto, ma è sempre vigile! Poniamo rimedio: decapitazione, depilazione deliscamento, pronto per lo stomaco! L’occhio lo butto in pattumiera… e magari per sicurezza la pattumiera la porto giù stasera!
LE SCALOPPINE ROSSE, COMUNISTE?
Un altro dei miei piatti forti sono le scaloppine, peraltro uno dei pochi secondi che sono in grado di cucinare se escludiamo le frittate. Bene mi accingo a prepararne un paio e chiamo la massima esperta di cucina per farmi consigliare, la mia amica Romina, che cucina come Massimiliano Alaimo. Mi suggerisce di unire alle scaloppine del succo d’arancia per renderle più morbide e delicate, non specifica però di che tipo. Decido chiaramente di seguire il consiglio, dispongo solo di arance tarocco, quelle rosse avete presente? Ecco appunto. Spremo il succo che è chiaramente rosso. Metto in padella la carne, dolcemente avvolta nella farina e aggiungo il succo di arancia dopo pochi minuti di cottura…. TRAGEDIA! Pare una scena di Dario Argento, le cotolettine si tingono di sangue e diventano meravigliosamente rosse. Non ci posso credere, anche stavolta ho commesso un crimine in cucina. Che ci metto come verdura? Un bel lato di spinaci due righe di mozzarella e ho fatto Verde Bianco e Rosso! La bandiera italiana: come trasformare un crimine in un atto patriottico
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domenica 26 settembre 2010

PORNO – I. Welsh

Sapete che amo Welsh, ma stavolta voto 5. Non ce la faccio a finirlo. L’ho cominciato il 23 di agosto e a fine settembre non sono riuscita ad arrivare a pagina 200, quindi mi arrendo. Lo ammetto. Non è come al solito. Si, d’accordo, parolacce, trasgressioni, i nostri amici di Trainspotting tornano tra noi, ci raccontano nuove cose, ma… non succede niente! In 200 pagine non è successo niente e non intendo andare avanti e arrivare alla fine delle 500 per capire se cambia lo stile, ho già perso troppo tempo. Potrete dirmi che non posso recensire una cosa che non ho letto, verissimo! Ma constato e chi mi conosce sa che in vita mi sarà successo 2 volte di non finire un libro! E questa è la seconda! Quindi, decidete voi cosa fare di questo testo se vi capita tra le mani! Sono liberale.

SIMON’S CAT – S. Tofield



Questo è il mese del fumetto. Stremata da Welsh, decido di dedicarmi a cose leggere e dopo averlo visto su youtube, trovo il libro del personaggio che mi chiama dallo scaffale della libreria! Questo gattone è fantastico! Un libro che consiglio a tutti quelli che hanno un gatto o che l’hanno avuto o che intendono averlo, perché il simpatico peloso amico è davvero come lo descrive questo fumetto: furbo, fetente, coccolone e bugiardo. Ci sono delle scene che ti fanno venire davvero le lacrime agli occhi, perché io, che un gattaccio malefico l’ho avuto, le ho vissute personalmente, ad esempio quando lo devi far entrare nella gabbietta per portarlo dal veterinario! Oppure quando vuole da mangiare e tu sei sul divano a guardare la tv, oppure ancora quando avete una scatola o la valigia aperta e lui ci si infila subito dentro! Insomma, voto 9! Un magnifico e divertente fumetto. Provate a dare un'occhiata ai video!